D: Come nasce la terapia online? È un altro sintomo dell’invadenza della tecnologia?
R: No, nasce come risposta a trasformazioni sociali ed esigenze concrete. Ho iniziato a sperimentare i colloqui in remoto già nei primi anni 2000, inizialmente per offrire supervisione a colleghi all’estero. Successivamente, la crisi finanziaria del 2008 ha imposto ritmi di lavoro più rigidi: molti pazienti non potevano più chiedere permessi o venivano trasferiti. Parallelamente, un’intera generazione di italiani ha iniziato a spostarsi all’estero, avvertendo il bisogno vitale di esprimere le proprie emozioni nella lingua madre.Nel 2020, con la pandemia, questa modalità ha vissuto un’espansione formidabile. Lavoravo nel mio studio a Brescia e, subito dopo l’esplosione dei contagi in Lombardia tra febbraio e marzo, ho concordato con i pazienti il passaggio online, anticipando le restrizioni ufficiali delle autorità regionali. Per chi aveva già esperienza clinica in remoto, non è stata un’improvvisazione, ma un’evoluzione naturale di strumenti già collaudati.
D: Significa che la terapia online è utile solo in situazioni estreme o d’emergenza?
R: Certamente no. Le emergenze ci hanno costretto a familiarizzare con lo strumento, ma l’esperienza clinica e la ricerca dimostrano che la terapia online è efficace tanto quanto quella tradizionale. Oggi un percorso (individuale, di coppia o familiare) può nascere direttamente online. Molte persone scelgono questa modalità non solo per ottimizzare il tempo, ma per poter lavorare con un determinato professionista che ha competenze specifiche, anche se si trova in un’altra città.
D: È necessario fare almeno un incontro di persona per iniziare?
R: All’inizio della mia pratica clinica online tendevo a richiedere un incontro in studio nelle prime fasi del percorso. Nel tempo, l’esperienza mi ha dimostrato che incontrarsi dal vivo può essere una piacevole esperienza complementare, ma la validità, l’efficacia e la riuscita della terapia non sono in alcun modo limitate se il percorso si svolge interamente a distanza.
D: È possibile fare terapia di coppia o familiare in remoto?
R: Sì, è una modalità ormai regolare nel mio studio, anche con famiglie numerose. I partecipanti possono collegarsi stando seduti insieme davanti alla stessa webcam oppure da luoghi diversi (come nel caso di coppie separate, partner in viaggio di lavoro o figli che studiano fuori sede), ciascuno dal proprio dispositivo.
D: È vero che nella terapia online manca la comunicazione non verbale?
R: No, per definizione è impossibile che manchi. L’idea che l’online sia “privo” di non verbale nasce dal disorientamento iniziale di alcuni clinici, abituati a osservare solo determinati segnali fisici nel proprio studio. Lo spazio digitale offre semplicemente un contesto diverso, ricco di nuovi elementi non verbali che il terapeuta impara a leggere e integrare nella relazione.
D: Come si instaura una vera relazione terapeutica senza la presenza fisica del corpo?
R: Il corpo c’è sempre. Si esprime nel modo in cui stiamo davanti alla webcam, nel tono della voce, nello sguardo e nella postura. Coerentemente con il mio approccio sistemico, il corpo non è un’entità isolata, ma è sempre connesso al contesto e allo strumento tecnologico che lo relaziona agli altri. La tecnologia non annulla il corpo, ne media la presenza.
D: Quali caratteristiche deve avere un paziente per accedere alla terapia online?
R: Non esistono categorie diagnostiche, livelli di conflittualità o configurazioni familiari che escludano a priori l’efficacia dell’online. Non è il “tipo di problema” a determinare la scelta, ma la valutazione clinica del professionista che, caso per caso e con la necessaria sensibilità, valuterà la sostenibilità e l’adeguatezza del percorso a distanza.
D: E quali competenze deve avere il terapeuta?
R: Se un professionista considera la dimensione digitale come inautentica o mancante di qualcosa, farà fatica a trasmettere valore al paziente. Se invece possiede una solida teoria della relazione mediata dal digitale e una buona consapevolezza della possibilità di ascolto emotivo anche attraverso uno schermo, l’esperienza terapeutica online si rivelerà efficace e generatrice di cambiamento.