Silvana Quadrino, psicologa, psicoterapeuta formatasi negli anni ruggenti della Scuola del Milan Approach, autrice di numerosi libri (fra cui un paio di romanzi), è insieme a Giorgio Bert l’anima dell’Istituto Change di Torino, vale a dire una di quelle realtà dove l’approccio sistemico esce dai setting della terapia e diventa bagaglio di professionisti della cura e della relazione nei contesti più vari.

Di quella realtà Quadrino e Bert sono due pionieri (per capire qualcosa della storia di Silvana, leggete qui). E si fa presto a capire quanto, per una epistemologia che attribuisce somma importanza alla differenza, sia necessaria la sperimentazione che avviene in quelle realtà, in cui il modello e la pratica sistemica si misurano con istanze diverse dalla terapia e moltiplicano i modi in cui diventano cura per le persone.
Peccato che da noi qualunque discorso sull’interazione con quegli altri campi inciampi contro il protezionismo della psicologia clinica e la confusione di una questione mal posta sui rapporti tra figure e professioni differenti. Ma questo è un altro discorso e comunque, ringraziando gli dèi tutti, il mondo si muove. Chi vuole costruire muri continuerà a farlo e chi vuole aprire porte anche.

Da anni il lavoro di Silvana Quadrino si rivolge alle forme del dialogo: di quel dialogo che si svolge in una forma assai più concentrata che quello terapeutico, in cui la relazione si gioca in tempi più compressi e l’efficacia del lavoro deve dispiegarsi su una distanza assai più breve. Pertanto il suo è un occhio che esplora e scompone i dettagli, gli aspetti microscopici del verbale e del non verbale. È un’impresa che richiede una sensibilità particolarmente sottile: a quella sensibilità e a una visione sistemico-narrativa Silvana e il suo gruppo addestrano professionisti di provenienze varie e dalle esperienze più diverse, spesso del mondo sanitario.

Per Il Pensiero Scientifico Editore è uscito ora “Il dialogo e la cura. Le parole tra medici e pazienti”, in cui Silvana Quadrino torna sul tema della comunicazione fra il medico e l’altro. Quell’altro che, da indefinito che è – come il pronome che (non) lo identifica – acquisisce gradualmente dei contorni anche attraverso l’interesse che il professionista sa provare per lui.
I dettagli del dialogo d’aiuto vengono osservati sotto una specie di microscopio, in un percorso in cui la cura delle finezze della tecnica è sempre al servizio di uno scopo: costruire un contesto adatto a contenere le ansie di qualcuno che ha un problema di salute e ha bisogno di essere informato, di avere degli alleati, talvolta di prendere una decisione. Per ottenere questo scopo, il libro offre una quantità di occasioni sia al Professionista esperto che a quello che sta costruendo una consapevolezza dell’importanza delle parole e della relazione.

Continuo a dire genericamente “professionista” perché, se le storie che contiene parlano soprattutto a medici e counselor in campo sanitario, son convinto che ad esempio un terapeuta possa trarre molte informazioni da un modo di lavorare simile sebbene nettamente distinto: comuni sono le premesse e la visione sistemica, costruttivista e narrativa; diverso è il ritmo della musica, ma – se la metafora è chiara – è bello, quando si passa la vita a suonare su ritmi complicati e irregolari, riscoprire la bellezza e anche la complessità dello swing. E perché no?, pensare che certe volte va bene suonare anche in quel modo, magari per scoprire che non è per niente facile.

Il libro è denso ma la lettura è piacevole. Si esplorano vari momenti della relazione: dall’informare all’accompagnare nelle decisioni, dal comunicare una diagnosi spinosa al costruire l’alleanza per la cura, dall’importanza delle domande alle diverse funzioni che esse hanno e ai diversi modi di porgerle.

Devo scoprire le carte: non sono il più indicato a scrivere una recensione distaccata. Da tanto tempo mi capita di intrecciare il mio percorso con quello degli amici di Change e in alcune recenti occasioni con Silvana in particolare. Se questo forse non mi permette di recensire con voce autorevole questo libro, mi offre però la possibilità di svelarvi di una chiave di lettura che me lo fa apprezzare particolarmente: nelle pagine di “Il dialogo e la cura” ritrovo il clima, la cura e anche la leggerezza e il divertimento delle lezioni in aula di Silvana. Chi conosce queste doti le rintraccerà dentro le pagine; gli altri ne faranno la conoscenza.

Curiosità: il primo romanzo di Silvana Quadrino uscito nel 1997 per le Edizioni e/o e ripubblicato in anni più recenti dalle Edizioni Change.

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