È uscito in queste settimane per Cortina Editore il volume “Complessità e psicoterapia”, curato da Pietro Barbetta e Umberta Telfener. Barbetta è direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, Umberta Telfener è docente del Centro e responsabile dei rapporti internazionali.
Autori dei contributi pubblicati sono docenti del Centro Milanese, tanto da giustificare il sottotitolo “L’eredità di Boscolo e Cecchin”: in questo richiamo esplicito, il libro si pone in continuità coi “classici” del Milan Approach, ed è una opportunità di ragionare su quell’eredità (se si crede, anche sul modo in cui essa è stata spesa).

È un piacere particolare far parte del gruppo di autori di questo libro che racconta l’approccio milanese nel 2019. Il mio contributo sta nella parte terza (“Il sociale”) e riguarda la terapia online. Mi trovo, così, in compagnia di Marilena Tettamanzi, Fabio Sbattella, Marco Bianciardi, Pier Giorgio Semboloni, Enrico Cazzaniga, Giuseppe Cersosimo, Lia Mastropaolo, Gianluca Ganda, Pier Francesco Sannasardo, Chiara La Barbera, Manuela Bertocchi, Piero Muraro, Andrea Mosconi, Igino Bozzetto, Michela Carmignani, Valentina Ferluga, Cinzia Giordano e – appunto – Pietro Barbetta e Umberta Telfener.
Mica male.

Mi pareva necessario aggiungere a una letteratura sulle terapie a distanza che va crescendo in questi ultimi tempi qualcosa che fosse scritto da una prospettiva sistemica. Non solo nel senso che aprisse alle terapie della famiglia e della coppia, ma nel senso che affrontasse la questione senza cadere nei dualismi banalizzanti che mi sembrano dominare i discorsi sull’argomento. “Funziona o non funziona?”. “C’è il corpo o non c’è il corpo?”. “La relazione virtuale è autentica o non è autentica?”. E così via.

Che il mio capitolo sia ospitato nella sezione dedicata al sociale è una scelta che mi piace e che secondo me valorizza la questione: è utile ricordare (nel mio capitolo provo a farlo) che oggi ci interessa parlare di terapie a distanza non perché sia l’ultimo capriccio della generazione dei social, non perché ora abbiamo il computer e internet, ma perché, ad esempio, ci sono pazienti che hanno una terapia in corso e che non riescono più ad andare alle sedute perché, ad esempio, prendersi due ore dal lavoro è diventato un privilegio; o perché vengono trasferiti in un’altra sede di lavoro senza possibilità di negoziazione; o ancora perché, ben più di prima, fuori dai confini del nostro paese ci sono italiani (giovani, meno giovani…) che se hanno bisogno di aiuto, lo cercano nella propria lingua madre.

Tutto questo ho cercato di dire e approfondire nel mio capitolo.
“Complessità e psicoterapia” è un capitolo che si aggiunge, dicevo, alla bibliografia “classica” del Milan Approach, aggiungendo una riflessione articolata sui contesti: che poi è quello che i singoli autori, negli ultimi decenni, hanno fatto su diversi fronti, spesso sperimentando e scrivendone. Se i testi di Boscolo e Cecchin avevano messo le basi per una terapia sistemica “dipendente dal contesto”, che poi è un certo setting, qui vediamo come essa può essere declinata in setting molto diversi (e persino nella dissoluzione dei setting: vedi appunto le terapia via Skype) e applicata pensando alle forme che oggi assumono i problemi relazionali nella famiglia e nella società.

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