{"id":6939,"date":"2026-06-22T14:35:09","date_gmt":"2026-06-22T13:35:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6939"},"modified":"2026-07-03T05:55:31","modified_gmt":"2026-07-03T04:55:31","slug":"in-questa-stanza-nessuno-e-sbagliato-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2026\/06\/22\/in-questa-stanza-nessuno-e-sbagliato-prima-parte\/","title":{"rendered":"In questa stanza nessuno \u00e8 sbagliato (prima parte)"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6939?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png?w=960&#038;ssl=1\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">PDF<\/span><\/a><\/div><p><em>Questo articolo \u00e8 uscito in anteprima per gli abbonati alla \u00a0mia newsletter di\u00a0<a href=\"https:\/\/steady.page\/it\/sistemica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Steady<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/newsletter\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Puoi abbonarti<\/a>\u00a0per ricevere via e-mail in anteprima gli articoli del blog.<\/em><\/p>\n<h3><strong>La forma delle domande<\/strong><\/h3>\n<p>In\u00a0<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/11\/17\/lintegrazione-tra-sistemica-e-emdr-come-la-vedo-io\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">questo articolo<\/a>\u00a0dello scorso novembre parlavo dell\u2019offensiva di un nuovo tecnologismo (con particolare riferimento al trend dell\u2019<strong>EMDR<\/strong>) nella pratica sistemica e, fra tutti gli altri argomenti, indicavo in ci\u00f2 il pericolo di una progressiva\u00a0<em>depoliticizzazione<\/em>\u00a0della terapia. Che immagino sia un concetto su cui spendere due parole \u2014 e infatti qualcuno mi ha chiesto di tornarci su.<\/p>\n<p>Mi piace quando mi chiedono di scrivere cose \u201cda psicologo\u201d: cosa vuol dire quella diagnosi, quell\u2019etichetta, i rapporti fra genitori e figli, la vita di coppia, tutto quello che ha a che fare con la salute psicologica. Lo faccio con molto piacere in uno spazio su una diffusissima\u00a0<a href=\"https:\/\/www.uppa.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">rivista per genitori<\/a>. L\u00ec provo a parlare della differenza fra cose che fanno star bene e cose che fanno star male, nella coppia, nella relazione con i figli, in quella con la famiglia d\u2019origine, ma quello di cui parlo non \u00e8 tanto l\u2019oggetto, ma il\u00a0<em>discorso<\/em>\u00a0sull\u2019oggetto. Non tanto cose \u201cgiuste\u201d da fare e cose \u201csbagliate\u201d da non fare, ma piuttosto le idee che abbiamo sulle cose giuste e le cose sbagliate e l\u2019effetto che quelle idee hanno sulle nostre azioni e su quello che ci scambiamo.<br \/>\nParlare di relazioni oggi \u00e8 anche entrare dentro i luoghi comuni, dentro le parole degli psicofustigatori della tv, dentro il discorso pubblico sulla psicologia, smontarlo e guardare come \u00e8 fatto; guardare come le parole diventano cornice, vincolo, cultura, premesse condivise, certezze che si autoconvalidano, profezie che si autoavverano, e come qualche volta le descrizioni diventano parte del problema.<\/p>\n<p>In generale quello che mi viene naturale, e che oggi sento necessario, \u00e8 parlare delle\u00a0<em>forma<\/em>\u00a0del mio mestiere, pi\u00f9 che del\u00a0<em>contenuto<\/em>. Delle parole, e anche di come si usano.<\/p>\n<p>Nella mia newsletter, come qualcuno di voi avr\u00e0 visto, pi\u00f9 che parlare di soluzioni scientificamente efficaci, a volte mi interessa\u00a0<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/12\/22\/supportata-da-prove-scientifiche-cosa-vuol-dire-in-psicoterapia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ragionare su cosa intendiamo per \u201csoluzioni scientificamente efficaci\u201d<\/a>. Anche perch\u00e9 il nostro modo di parlarne condiziona le soluzioni che le persone sceglieranno e, in qualche misura, la loro libert\u00e0 di scegliere. E nella newsletter\u00a0<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2026\/04\/01\/ma-accudire-e-da-femmine-narrazioni-binarie-e-ruoli-naturali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">che avete ricevuto ad aprile<\/a>\u00a0ho parlato di come la biologia stessa smonta la retorica dei ruoli di genere \u201cnaturali\u201d.<br \/>\nIl\u00a0<em>discorso<\/em>\u00a0sull\u2019oggetto, appunto. Parlare di\u00a0<em>come<\/em>\u00a0parliamo delle cose pu\u00f2 essere altrettanto importante che parlare delle cose. Parlare della\u00a0<em>forma<\/em>\u00a0del discorso, oltre che del suo contenuto.<\/p>\n<p>Anche la conversazione terapeutica ha una forma.<br \/>\nMettiamo che uno\/una psicoterapeuta abbia davanti un adolescente \u2014 chiamiamolo Ricky \u2014 e gli dica: \u201cDunque siamo qui perch\u00e9 i tuoi genitori hanno scoperto che da due settimane non andavi a scuola. Perch\u00e9 hai preso questa decisione?\u201d. In questo modo comincerebbe cercando delle \u201ccause\u201d, e francamente non sarebbe molto interessante.<br \/>\nMa se cominciasse cos\u00ec: \u201cDunque siamo qui perch\u00e9 i tuoi genitori hanno scoperto che da due settimane non andavi a scuola. Come si sono spiegati questa decisione? Hanno un\u2019idea comune?\u201d, sarebbe parecchio pi\u00f9 intrigante. Soprattutto se la domanda successiva chiudesse il cerchio: \u201ce tu che ne pensi delle spiegazioni che si sono dati? Che effetto ti fa che pensino questo?\u201d. Che va a parare ancora l\u00ec, cio\u00e8 alle ragioni di Ricky, ma ci arriver\u00e0 disegnando una mappa delle relazioni importanti: \u201ccome vedi che ti vedono? Come ti vedi mentre ti vedono? Come li vedi? Come vedi che si vedono?\u201d.<\/p>\n<p>Ma adesso mettiamo che il\/la terapeuta abbia davanti la famiglia intera. Sono l\u00ec insieme a Ricky, li chiameremo Howard (il padre), Marion (la madre), Joanie (la sorella).<br \/>\nAllora potrebbe dire: \u201cJoanie, secondo te che ragione si sono dati i tuoi genitori per il fatto che tuo fratello ha abbandonato il liceo?\u201d. E lei dir\u00e0 \u201cbeh, la mamma pensa che non sappia assumersi responsabilit\u00e0\u201d. Oppure dir\u00e0 \u201cmio padre \u00e8 andato a chiamare la nonna\u201d, e cos\u00ec via. Di l\u00ec seguirebbe una domanda come \u201ccosa ha pensato la mamma del fatto che il pap\u00e0 coinvolgesse la nonna?\u201d, e la risposta potrebbe essere \u201cmah, la mamma ha imparato a nascondere bene i propri sentimenti per proteggere la famiglia\u201d oppure \u201cnon lo so, sto cercando di non occuparmene\u201d.<br \/>\nNaturalmente in questa conversazione gli altri potrebbero avere reazioni non verbali interessanti: Howard potrebbe mostrarsi abbattuto, o reagire alla descrizione che lo riguarda, o altro ancora; Marion potrebbe mostrare un cenno di approvazione o sottolineare la conversazione in qualche modo.<\/p>\n<p>A questo punto il\/la terapeuta potrebbe domandare a Ricky come l\u2019ha vista lui, e magari Ricky racconterebbe che il padre quando \u00e8 in difficolt\u00e0 chiama sempre la nonna, e che la madre si \u00e8 chiusa nello studio con Joanie. Le domande successive potrebbero riguardare cosa pensa la mamma quando il pap\u00e0 si rivolge a sua madre, o cosa il pap\u00e0 pensa che la mamma pensi in quei frangenti, o se \u00e8 una cosa frequente che la mamma conferisca con Joanie.<\/p>\n<p>Naturalmente quando qualcuno attribuisce intenzioni a qualcun altro, quest\u2019ultimo ha il diritto di replica. Cos\u00ec a quel punto ci si potrebbe rivolgere a Marion e Howard per domandare \u201cora che avete ascoltato quello che hanno detto i ragazzi, cosa ne pensate?&#8221; e la mamma risponder\u00e0 per esempio \u201cs\u00ec, sua madre \u00e8 il suo punto di riferimento\u201d, il padre \u201cnon \u00e8 vero, mia madre \u00e8 scesa per caso in quel momento\u201d, o commenterebbero variamente, trovandosi in accordo o in disaccordo nelle loro descrizioni. Magari la domanda a seguire potrebbe essere \u201csecondo lei, Howard, chi conosce meglio i pensieri della mamma quando \u00e8 assorta?\u201d, o \u201cMarion, chi \u00e8 pi\u00f9 critico in casa col pap\u00e0?\u201d, o \u201csecondo voi che reazione si aspettava Ricky?\u201d. Per poi rivolgersi ai ragazzi perch\u00e9 commentino quello che \u00e8 stato detto di loro.<br \/>\nAncora, una domanda per i genitori potrebbe essere \u201cse fosse stata Joanie a lasciare la scuola vi avrebbe stupito di pi\u00f9 o di meno?\u201d. Che vuol dire entrare non tanto nelle differenze fra i due figli, ma nel modo in cui i genitori\u00a0<em>raccontano<\/em>\u00a0le differenze fra i due figli \u2014 e magari scopriremmo che la madre e il padre ci darebbero due risposte differenti: non solo differenze, ma differenze fra differenze, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>\u00c8 il modo in cui si lavora intorno alla depressione di un congiunto, al digiuno di una figlia, ai comportamenti a rischio dell\u2019adolescente di casa, a un dolore che affligge il nucleo, a una crisi, a un conflitto, a un trauma. Si fanno domande su cosa \u00e8 cambiato da quando la figlia ha annunciato di voler continuare gli studi all\u2019estero, da quando il figlio ha fatto coming out, da quando la nonna \u00e8 morta, da quando il pap\u00e0 dorme sul divano. Sempre in questo gioco di specchi in cui tutti sono osservatori di tutti e del modo in cui gli altri li osservano.<br \/>\n\u00c8 una tecnica che i terapeuti studiano, apprendono, allenano, ma \u00e8 soprattutto la traduzione nell\u2019azione di una teoria, di un modo di vedere le relazioni e la cura. Ha bisogno, per realizzarsi, di un\/una terapeuta in una posizione rispettosa, che sappia stare stare dentro un dolore, prendersi il tempo per esplorarne insieme alla famiglia sfaccettature e descrizioni possibili.<\/p>\n<p>Come dicevo sempre nell\u2019articolo di novembre, un conto \u00e8\u00a0<em>avere una tecnica<\/em>, che \u00e8 la forma che si d\u00e0 al proprio lavoro, e un conto \u00e8\u00a0<em>usare delle tecniche<\/em>, che sono delle trovate da cui ci si aspetta un\u00a0<em>effetto<\/em>, la manifestazione di qualche preteso potere taumaturgico.<br \/>\nSe, raccontato cos\u00ec, questo modo di condurre la conversazione sembra una prassi un po\u2019 pedante, considerate la differenza fra l\u2019esercitarsi a fare le scale e il suonare: pi\u00f9 si ha esperienza, pi\u00f9 le scale e la tecnica spariscono dietro la musica. Un conto \u00e8 seguire una lista di domande in modo rigido, un altro \u00e8 la fluidit\u00e0 di una conversazione come forma di improvvisazione che nasce dall\u2019ascolto e dal sapere cosa e come guardare.<br \/>\nE come la musica non \u00e8 solo assoli formidabili, questi brevi esempi di raffiche di domande non rappresentano tutta la pratica della conversazione in terapia. Non \u00e8 tutto cos\u00ec vertiginoso, ci sono anche \u201ccome stai?\u201d, \u201c che effetto ti ha fatto?\u201d, cosa desideri?\u201d. E c\u2019\u00e8 anche molto di pi\u00f9, certo, ma qui mi interessa un aspetto particolare della cura della parola: la sua\u00a0<em>forma<\/em>.<\/p>\n<h3><strong>Cosa succede quando si fanno domande in un certo modo?<\/strong><\/h3>\n<p>In questa profusione di domande e risposte che si inseguono e si intrecciano si vedono emergere tre fatti molto interessanti.<\/p>\n<p><strong>Il primo<\/strong>\u00a0\u00e8 che si anima un teatro di relazioni e motivazioni.<br \/>\nPer capire questo bisogna tener presente un concetto:\u00a0<em>dati<\/em>\u00a0e\u00a0<em>informazioni<\/em>\u00a0non sono la stessa cosa. Spesso li prendiamo per sinonimi, ma sono materiali di complessit\u00e0 completamente diversa.<br \/>\n<em>\u201cHoward ha chiamato la nonna\u201d<\/em>\u00a0non \u00e8 una informazione: \u00e8, diciamo, un dato percettivo, un\u2019osservazione grezza.\u00a0<em>\u201cMarion dice che Howard si rivolge sempre a sua madre, ma lui minimizza\u201d<\/em>\u00a0\u00e8 qualcosa di un altro ordine di complessit\u00e0. \u00c8 una vera informazione. L&#8217;informazione, dice Bateson, \u201c\u00e8 una differenza che fa una differenza\u201d: Marion ha descritto una azione di Howard e lui la descrive in un altro modo. C\u2019\u00e8 una differenza. Non solo: quella differenza genera a sua volta una differenza, per esempio introduce un\u2019altra storia, che prima non c\u2019era. Quella, sembrerebbe, di un contrasto fra Howard e Marion, e che fra le altre cose questo potrebbe riguardare la relazione di lui con la madre, e che Howard potrebbe sentirsi sotto accusa per questo. Tanto che chi conduce la seduta a quel punto potrebbe cominciare a domandare come mai la mamma veda un filo diretto preferenziale fra suo marito e la suocera, o se capita spesso che parlando della nonna abbiano impressioni differenti.<br \/>\nSi illumina un palcoscenico popolato non di\u00a0<em>fatti<\/em>\u00a0puri e semplici ma di\u00a0<em>relazioni<\/em>, di personaggi tridimensionali coi loro desideri e le loro emozioni. Ciascuno si racconta ed \u00e8 raccontato, ciascuno osserva ed \u00e8 osservato, ciascuno si osserva nell\u2019atto di osservare \u2014 e di osservare il modo in cui \u00e8 osservato. \u00c8 un sistema che si muove e prende forma intorno a un sintomo, a un problema, a un conflitto. E che mentre si mostra a noi, riflette su se stesso.<\/p>\n<p><strong>Il secondo<\/strong>\u00a0fatto \u00e8 particolarmente strano. Non succede facilmente nella vita di tutti i giorni: le persone\u00a0<em>si ascoltano<\/em>. Ascoltano punti di vista diversi senza intervenire, accettano ben presto di aspettare il proprio turno per commentare il commento. Ciascuno, mentre racconter\u00e0 la propria versione di un fatto, ci dir\u00e0 come vede gli altri (perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 solo quello che si dice, c\u2019\u00e8 anche\u00a0<em>come<\/em>\u00a0lo si dice), che intenzioni e che ragioni attribuisce loro, e gli altri lo ascoltano parlare di loro, e aspetteranno. In un secondo momento ciascuno commenter\u00e0 i punti di vista degli altri, aggiunger\u00e0 il proprio, e nessuno di quei punti di vista sar\u00e0 quello \u201cvero\u201d o definitivo. Ne emerger\u00e0 una descrizione molteplice, sfaccettata, che sar\u00e0 il prodotto di tante narrazioni complementari o anche in contraddizione fra loro. Ciascuna di queste sar\u00e0 ricevuta come un punto di vista: legittimo e importante, ma un punto di vista e non una spiegazione da valutare secondo un criterio di verit\u00e0.<br \/>\nTutte quelle domande, infatti, non servono ad approdare a una verit\u00e0 ultima.\u00a0<em>Non c\u2019\u00e8<\/em>\u00a0una verit\u00e0 ultima: c\u2019\u00e8 che le persone vivono le cose da prospettive diverse e dentro cornici diverse, e questo a volte le mette le une contro le altre. Se raccontano un fatto in modi differenti, se hanno persino ricordi diversi di un fatto \u201coggettivo\u201d non \u00e8 perch\u00e9 uno di loro \u00e8 un mistificatore, ma perch\u00e9 vivono s\u00ec, dei\u00a0<em>fatti<\/em>, ma li vivono dentro dei\u00a0<em>significati<\/em>. Questa \u00e8 la premessa implicita, e se necessario anche esplicita: non siamo qui per capire chi ha\u00a0<em>ragione<\/em>, ma per capire come si compongono insieme le\u00a0<em>ragioni<\/em>\u00a0di tutti.<\/p>\n<p>Questa idea di moltiplicare le spiegazioni possibili anzich\u00e9 tendere a una e definitiva \u00e8 un modo di prendere come bussola l\u2019imperativo etico di Heinz von Foerster: &#8220;agisci sempre in modo da aumentare il numero di possibilit\u00e0\u201d.<br \/>\n\u00c8 una regola che evidentemente conosce delle eccezioni, ma poche e gravi. Ad esempio, se c\u2019\u00e8 qualcuno che fa del male a qualcun altro, proporre un contesto di conversazione cooperativa, in cui tutte le versioni sono alla pari, sarebbe orribilmente ingiusto e dannoso per chi \u00e8 in pericolo. \u00c8 l\u2019atto della violenza che per definizione chiude possibilit\u00e0, e prenderne atto \u00e8 l\u2019unico modo di riaprirle sia per la vittima che, domani, per il violento.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle situazioni in cui c\u2019\u00e8 qualcuno da proteggere, pu\u00f2 capitare che il o la terapeuta provi pi\u00f9 comprensione verso le ragioni di qualcuno che quelle di qualcun altro. Se c\u2019\u00e8 un giovane che aspira ad uscire da casa e un genitore che fa di tutto per tenerlo legato, \u00e8 chiaro che molti di noi saprebbero da che parte stare. Ma qui non si tratta di stare con chi ha ragione: piuttosto, di garantire un dialogo fra le ragioni di tutti. Non si aumenta il numero delle possibilit\u00e0 con le prediche o parteggiando per chi secondo noi \u00e8 nel giusto, lo si fa garantendo cittadinanza a tutti i punti di vista: nel confronto aumenta la probabilit\u00e0 che ciascuno di essi appaia come, appunto, un punto di vista, e in quanto tale discutibile, parziale, situato.<\/p>\n<p><strong>Il terzo<\/strong>\u00a0fatto \u00e8 che emergono idee e ipotesi sulle relazioni familiari che non coincidono con la somma delle singole descrizioni ma con un livello di lettura pi\u00f9 complesso. La persona che porta addosso un problema diventa parte di un coordinamento di azioni, di posizioni e di pensieri molto pi\u00f9 ampio.<br \/>\nPer esempio, il colpo di testa del figlio pu\u00f2 cominciare ad apparire un atto che porta alla luce il bisogno che tutti hanno di una cambiamento evolutivo. Forse, come lui era bloccato in una scelta di vita che non gli piaceva, Howard dipendeva dalla madre, con un costo importante per il suo matrimonio, Marion si sentiva sola nella sua relazione, Joanie era incastrata nel ruolo di mediatrice e consolatrice. Anni fa si sarebbe detto che \u201cRicky ha fatto quello che ha fatto\u00a0<em>per<\/em>\u00a0salvare la sua famiglia\u201d: l\u2019idea era che le persone non fossero soltanto interconnesse, ma che giocassero dei ruoli in una partita strategica per cercare di cambiare gli altri. Oggi siamo assai meno inclini a pensare che le persone tramino strategie, siamo molto meno impegnati a cercare una \u201clogica interna\u201d funzionale a qualche genere di equilibrio del sistema, e pensiamo piuttosto che quell\u2019intreccio di storie generi possibilit\u00e0 di descrizioni molteplici. Pi\u00f9 che cercare intenzioni nascoste o inconsapevoli, magari ci interessiamo al modo peculiare in cui quelle quattro infelicit\u00e0 si compongono fra loro.<br \/>\nUn\u2019altra storia potrebbe essere sul modo in cui quello che ha fatto Ricky potrebbe aiutare i genitori a parlarsi; e magari, se questo avr\u00e0 un seguito, Joanie potrebbe considerare la possibilit\u00e0 di abbandonare il suo ruolo di supporto alla madre e pensare alla propria vita. O ancora, in una versione dei fatti in cui Ricky \u00e8 silenziosamente solidale con un padre che vede coartato e bloccato, potremmo vedere un figlio che sta dicendo al padre: \u201cguarda come ci si ribella all\u2019autorit\u00e0 dei genitori!\u201d. Le storie si avvicendano, stanno una accanto all\u2019altra, nessuna \u00e8 una verit\u00e0 da scoprire e ciascuna suggerisce differenti modelli di connessione. Ognuna di queste aprirebbe a nuove domande: \u201cRicky, secondo te chi in casa sente pi\u00f9 bloccata la propria vita?\u201d; \u201cSecondo voi che termine si \u00e8 data Joanie per lasciare l\u2019incarico di appoggiare la mamma e riprendere in mano i propri progetti?\u201d; \u201cDa quando Ricky potrebbe essere diventato un testimone silenzioso della depressione del pap\u00e0?\u201d.<br \/>\nE il ciclo riparte. Storie e storie di storie, punti di vista e punti di vista sui punti di vista, dove sintomi e comportamenti problematici non si identificano con le persone, ma sono cose che le persone fanno, per ragioni che sono connesse con le ragioni degli altri. E che hanno un inizio e una fine, una dimensione temporale, un senso che si incastra col senso delle cose che fanno gli altri. Nessuno \u00e8 \u201cmatto\u201d, nessuno \u00e8 \u201csbagliato\u201d, tutti hanno voce in capitolo.<\/p>\n<p>Forse si comincia a intuire in che senso dico che in tutto questo c\u2019\u00e8 qualcosa di \u201cpolitico\u201d. Sar\u00e0 pi\u00f9 chiaro, conto, nella seconda parte dell\u2019articolo, fra una o due settimane.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conversazione terapeutica nella seduta sistemica. 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