{"id":6822,"date":"2024-02-20T17:39:13","date_gmt":"2024-02-20T16:39:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6822"},"modified":"2026-01-08T14:32:24","modified_gmt":"2026-01-08T13:32:24","slug":"chi-serve-in-tavola-il-genere-la-violenza-e-le-teorie-parte-seconda-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/02\/20\/chi-serve-in-tavola-il-genere-la-violenza-e-le-teorie-parte-seconda-2013\/","title":{"rendered":"Chi serve in tavola? (Il genere, la violenza e le teorie, parte seconda) (2013)"},"content":{"rendered":"<p><em>(Ho ritrovato questo articolo che nel 2013 era uscito su un mio blog che ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, come seconda parte di <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6817\">questo<\/a>. Lo ripubblico qui in una versione riveduta).<\/em><\/p>\n<p>Mi ha sorpreso la violenza della reazione, immediata come un riflesso condizionato, al breve accenno di Laura Boldrini alla questione dell&#8217;immagine della donna nella pubblicit\u00e0: che sia la moglie che serve in tavola mentre il marito aspetta o che sia la donna che rende sexy uno yogurt, un viaggio, un computer. Non c&#8217;\u00e8 niente di cos\u00ec rivoluzionario, a ben vedere, in quel che ha detto. Piuttosto<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>\u2014<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>diciamo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>\u2014 una di quelle cose che sappiamo ma che ogni tanto \u00e8 bene che qualcuno ci ricordi.<\/p>\n<p>Eppure, delle sue frasi &#8211; brevi ma dal senso abbastanza chiaro &#8211; molti commentatori hanno capito, sorprendentemente, che la Boldrini stava polemizzando su chi serve in tavola. E su quello sono seguite reazioni talmente violente da costringere la Presidente della Camera a pubblicare un video per chiarire i termini della questione a chiunque volesse fare un piccolo sforzo per capirli: non parlava di donne che servono a tavola, ma di stereotipi dei media: come quello che vuole della donna che spignatta col grembiule da cucina mentre i mariti siedono a tavola ad aspettare col lembo del tovagliolo infilato nel colletto della camicia.<\/p>\n<p>Apro giusto una parentesi, per dire che quando un giornalista decide di partecipare all&#8217;aria che tira, non si limita a livellarsi sulla chiacchiera corrente, ma partecipa alla legittimazione della rozzezza semplificatrice come forma di confronto. Si assume una responsabilit\u00e0 grave, insomma.<\/p>\n<div class=\"embed-twitter\">\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-width=\"550\" data-dnt=\"true\">\n<p lang=\"it\" dir=\"ltr\">Oggi la mia compagna ha apparecchiato la tavola. Mi ha pure servito da bere. Se lo viene a sapere la Boldrini, rischio l&#39;ergastolo.<\/p>\n<p>&mdash; Andrea Scanzi (@AndreaScanzi) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/AndreaScanzi\/status\/382849877648355328?ref_src=twsrc%5Etfw\">September 25, 2013<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"https:\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/div>\n<p>Chiusa parentesi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nemmeno la puntualizzazione della presidente Boldrini \u00e8 servita al popolo del mondo bidimensionale, come dimostra la serie di commenti sulla sua pagina Facebook da parte sia di uomini che di donne.<br \/>\nColpisce, ma non meraviglia, l&#8217;impossibilit\u00e0 di dire due cosette semplici semplici:<\/p>\n<p>1: la differenza fra <em>&#8220;una donna serve in tavola&#8221;<\/em> e <em>&#8220;una donna \u00e8 colei che serve in tavola&#8221;<\/em> \u00e8 apparentemente sottile, ma ci passa un mondo; chi non ne tiene conto lancia accuse a vanvera (che sarebbe anche la cosa meno grave);<\/p>\n<p>2: qualunque stereotipizzazione dell&#8217;immagine della donna comporta specularmente una violenza simile anche sull&#8217;altro sesso. Io non sono una donna, e non mi piace per niente l&#8217;immagine di quell&#8217;uomo seduto ad aspettare di riempire la pancia. Col giornale aperto, o con forchetta e coltello in mano e piantati sulla tavola, con la salivazione abbondante o al contrario azzerata dall&#8217;apprensione per le performance culinarie della donna di casa (chi si ricorda: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=QodiNPmBnAU\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;ehi, pap\u00e0, guarda: un pollo!&#8221;<\/a>?).<\/p>\n<p>Se posso aggiungere, non mi piace nemmeno l&#8217;idea di tavola e di convivialit\u00e0 che emerge da quegli spot, e penso che questo abbia molto a che fare anche coi buchi della nostra educazione all&#8217;alimentazione e al piacere. Alla corporeit\u00e0, persino: ecco, invece di prendermela con <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2012\/03\/18\/le-foto-contro-lanoressia-che-meno-male-che-qualcuno-ci-ha-pensato\/\">le modelle secche<\/a> per spiegare come mai tante ragazze si maltrattano digiunando, comincerei proprio da l\u00ec, dal modo in cui tutti quanti concettualizziamo il piacere e il gusto. E anche qui, chiudo parentesi.<\/p>\n<p>Mi pare che la preoccupazione principale di tanti commentatori viscerali sia che qualunque leggerezza a proposito della rigidit\u00e0 dei ruoli &#8220;naturali&#8221; metta in pericolo le differenze; che minacci la fiducia in un mondo sufficientemente comprensibile, nella realt\u00e0 che le femmine sono femmine e i maschi sono maschi. Che il nero \u00e8 nero e il bianco \u00e8 bianco.<br \/>\nL&#8217;accusa frequente alla presidente Boldrini \u00e8 stata di &#8220;femminismo&#8221;, anzi, di &#8220;veterofemminismo&#8221;. Il prefisso &#8220;vetero&#8221; \u00e8 uno di quei trucchi retorici che si usano per mettere in ridicolo una posizione senza fare la fatica di confutarla: non c&#8217;entra il contenuto ma la sua et\u00e0 (\u00e8 della stessa scuola della &#8220;rottamazione&#8221;). Resta da capire quale sia il &#8220;neo&#8221;-femminismo che tutti quelli che accusano di &#8220;veterofemminismo&#8221; troverebbero evidentemente pi\u00f9 <em>cool<\/em>.<br \/>\nNon c&#8217;entra il &#8220;vetero&#8221;, dunque, \u00e8 proprio l&#8217;argomento a fare problema. E non \u00e8 questione che riguardi solo le femministe, e nemmeno solo le donne, perch\u00e9<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>\u2014<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>come dicevo pi\u00f9 su<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>\u2014<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>gli stereotipi su un genere non danneggiano solo <em>un<\/em> genere.<br \/>\nE nemmeno mi lascio incantare dall&#8217;argomento &#8220;si occupi di chi non arriva alla fine del mese, non sono quelli l\u00ec i problemi&#8221;; son graduatorie fesse che si usano solo per chiudere i conti con una questione.<br \/>\nE se non si capisce l&#8217;accento posto da Laura Boldrini sul problema, non si capisce che non si tratta di una piccola ancorch\u00e9 antipatica faccenda marginale, ma ha implicazioni che abbracciano diversi aspetti importanti delle nostre vite.<br \/>\nSi tranquillizzino, vorrei dire ai commentatori. Le differenze sono salve. Solo, il grosso guaio \u00e8 che le differenze non sono cose, ma <em>relazioni<\/em>. E le relazioni sono quella roba che si muove, che si modifica, che si trasforma nel tempo. Cos\u00ec le differenze non restano uguali: generano differenze, anche fra le differenze.<br \/>\nNon esiste la possibilit\u00e0 che il bianco e il nero, uno accanto all&#8217;altro, rimangano uguali a s\u00e9 stessi per molto tempo. Si inventeranno qualche altro stato, magari uno diventer\u00e0 un po&#8217; a strisce e l&#8217;altro un po&#8217; a pallini. Se la &#8220;natura&#8221; avesse predisposto un genere per preparare il cibo e l&#8217;altro per aspettare seduto, la specie umana si sarebbe estinta piuttosto in fretta. E per fortuna la natura non \u00e8 cos\u00ec idiota.<\/p>\n<p>Se davvero fossimo fatti per non modificarci e per fare dei nostri ruoli prescritti delle &#8220;storie uniche&#8221;, non saremmo sopravvissuti al giro di boa delle ultime due o tre generazioni.<br \/>\nL&#8217;abbattimento della mortalit\u00e0 infantile (negli anni Quaranta morivano dieci bambini su cento nati vivi e gi\u00e0 si erano dimezzati rispetto a ottant&#8217;anni prima; oggi sono poco pi\u00f9 di tre), l&#8217;ingresso sulla scena della piccola famiglia nucleare, hanno reso la famiglia il luogo degli affetti. Oggi ci pare scontato, ma basta osservare come i &#8220;bambini&#8221; siano una invenzione tutto sommato recente. Lo \u00e8 l&#8217;investimento emotivo e progettuale sui figli, la loro centralit\u00e0 nella vita familiare (e nella pubblicit\u00e0, se vogliamo usarla come specchio di quello che succede intorno).<br \/>\nTutto questo ha richiesto l&#8217;apprendimento di una nuova lingua (avete presente, s\u00ec?, la fesseria <a href=\"http:\/\/27esimaora.corriere.it\/articolo\/non-sono-un-mammo-sono-un-papa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dura a morire<\/a> del &#8220;mammo&#8221; per dire una figura di padre accudente che comincia a condividere il ruolo di cura e di vicinanza psicologica?). I maschi, soprattutto, hanno dovuto imparare una nuova lingua per rispondere alla richiesta crescente di una presenza affettivamente rilevante al di l\u00e0 del procacciamento del pane.<br \/>\nFiumi di inchiostro si versano sulla presunta &#8220;morte&#8221; del padre, sulla scomparsa di una figura guida nella vita come nella politica e nelle istituzioni. <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=DkVxm9kN_W4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Massimo Recalcati prende &#8220;Habemus Papam&#8221;<\/a> di Nanni Moretti come metafora di questo &#8220;passo indietro&#8221; del padre: il pontefice eletto si ritrae lasciando vuoto il balcone di piazza San Pietro.<br \/>\nIo credo che non sia sparito. Credo che stia l\u00ec dietro la finestra, con gli altri uomini, a cercare di capire da che parte si comincia, in un mondo che forse \u00e8 troppo diverso da quello per il quale l&#8217;ha preparato suo padre.<br \/>\nMolti ci riescono, e bene. Parlano la lingua della cura e degli affetti, non hanno paura di nominare i propri n\u00e9 di riconoscere quelli dei figli, o della persona che hanno accanto. Venti anni fa nel mio lavoro era &#8211; non sempre, non dappertutto &#8211; piuttosto difficile coinvolgere un padre, un marito: &#8220;non pu\u00f2, \u00e8 a lavorare&#8221;; e poi non era affar suo, lui pensava alle cose pi\u00f9 concrete. Tutto il resto era roba da mamme. Oggi gi\u00e0 \u00e8 diverso. Non sempre, non dappertutto, ma generalmente \u00e8 un po&#8217; diverso.<\/p>\n<p>Ma molti altri non ce la fanno, oppure pensano che quella lingua, come far da mangiare e servire in tavola, sia roba da donne. E sempre di pi\u00f9 le donne si rivolgono loro in quella lingua e loro non capiscono cosa quelle si aspettino. Non capiscono la domanda. E pi\u00f9 non capiscono, pi\u00f9 impazziscono. Leggo spesso che un uomo violento \u00e8 un uomo che non sa elaborare l&#8217;abbandono. Aggiungo che non sa farlo perch\u00e9 non conosce la parola. Non sa dire &#8220;non mi abbandonare&#8221;, non sa dire &#8220;mi sento abbandonato&#8221;. Non ha ancora imparato la lingua.<\/p>\n<p>Insegniamogli a cucinare, a questi ragazzi. Insegniamogli a uscire dalle tossiche &#8220;storie uniche&#8221; su come dovrebbe essere un uomo e come una donna. Insegniamogli a servire a tavola, e insegniamogli che, se servire a tavola non ha a che fare con la sottomissione ma col piacere, col contatto, beh, il piacere e il contatto sono cose da uomini e da donne.<br \/>\nE insegniamogli la lingua. Quando gli domandiamo &#8220;perch\u00e9 piangi?&#8221; abbiamo fatto gi\u00e0 un bel pezzo del nostro lavoro. Se imparano che ci sono le parole per quella domanda, imparano che ci sono le parole anche per la risposta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo era uscito nel 2013 su un mio blog che ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. \u00c8 il seguito del precedente, e anche questo torna qui in una versione riveduta<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6825,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[262,13],"tags":[386,118],"class_list":["post-6822","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicazione-media","category-societa","tag-genere","tag-mass-media"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Chi serve in tavola? 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