{"id":6817,"date":"2024-02-20T10:06:00","date_gmt":"2024-02-20T09:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6817"},"modified":"2026-01-08T14:32:36","modified_gmt":"2026-01-08T13:32:36","slug":"il-genere-la-violenza-e-le-teorie-parte-prima-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/02\/20\/il-genere-la-violenza-e-le-teorie-parte-prima-2013\/","title":{"rendered":"Il genere, la violenza e le teorie, parte prima (2013)"},"content":{"rendered":"<p><em>(Ho ritrovato questo articolo che nel 2013 era uscito su un mio blog che ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Lo ripubblico qui in una versione riveduta, con un <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6817\">seguito qui<\/a>).<\/em><\/p>\n<p>Allora, partiamo chiarendo il punto di osservazione dal quale guardo le cose che vedo. Un punto di osservazione \u00e8 necessario per vedere e nello stesso tempo determina i limiti della porzione di realt\u00e0 che si pu\u00f2 vedere. Dunque:<br \/>\n&#8211; sono un maschio;<br \/>\n&#8211; sono un terapeuta relazionale, che vuol dire che fra le altre cose che faccio nella vita c\u2019\u00e8 lavorare con coppie e famiglie in crisi o in conflitto.<\/p>\n<p>Quando ho letto l\u2019articolo <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/non-e-violenza-di-genere\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cNon \u00e8 violenza di genere\u201d<\/a> dello psicoanalista Sarantis Thanopulos sul manifesto del 31 agosto, come altri sono rimasto perplesso per pi\u00f9 di un passaggio, ma devo dire che i punti controversi mi parevano enormit\u00e0 tali che avevo deciso di attribuirli a una questione di incomprensioni linguistiche, o da parte dell\u2019autore nei confronti dei concetti che ricavava dal dibattito in corso da noi, o da parte di chi aveva tradotto il suo articolo per il giornale <em>[edit: Thanopulos vive in Italia. Cos\u00ec l&#8217;ipotesi successiva \u00e8 di uno scollamento nel significato delle parole fra una cornice teorica e l&#8217;altra]<\/em>. Pensavo che prima o poi un nuovo articolo sarebbe tornato sulla questione e tutto sarebbe andato a posto con qualche puntualizzazione e tante scuse.<br \/>\nAd esempio, quando ho letto che critica la definizione di \u201cviolenza di genere\u201d perch\u00e9 essa attribuirebbe \u201call&#8217;uomo una violenza nei confronti della donna connaturata al suo modo di essere (e risalente al suo patrimonio genetico)\u201d, dapprima ho fatto un salto sulla sedia; poi mi sono detto che Thanopulos non poteva confondere cos\u00ec ingenuamente \u201csesso\u201d e \u201cgenere\u201d: dove il primo consiste nella, diciamo, dotazione biologica di un individuo, mentre il secondo ha pi\u00f9 a che fare col modo in cui in un certo contesto le premesse condivise, la cultura, costruiscono dei significati intorno alla biologia, e dunque concorrono a costruire l\u2019identit\u00e0 degli individui di un sesso e dell\u2019altro, e le regole delle loro relazioni reciproche. In un caso il riferimento alla natura e al patrimonio genetico sarebbe pertinente, nell\u2019altro molto meno. Per quanto i due concetti siano legati (e si pu\u00f2 anche discutere su quanto lo siano) non possono essere confusi, se non al prezzo di pericolose ambiguit\u00e0 concettuali. Pensate solo a quanto dolore si procura decidendo che sia \u201cnaturale\u201d un certo comportamento o modo di essere, quando esso invece \u00e8 in parte significativa un prodotto di contesti, di pratiche, di costruzioni collettive.<\/p>\n<p>Tanto imponente \u00e8 stata la risposta dei lettori del Manifesto all\u2019intervento, che il quotidiano, sull\u2019edizione di carta e sulla pagina Facebook, ha ospitato mercoled\u00ec 4 settembre l\u2019intervento di un lettore genovese (giudicato evidentemente piuttosto rappresentativo della mole di obiezioni arrivate in redazione) e la replica dello psicoanalista.<br \/>\nFondatamente, la prima obiezione del lettore \u00e8 quella di aver \u201cignorato come il concetto di genere sia dinamico, dialettico, sociale, simbolico\u201d. E conclude: \u201cBanalmente, l&#8217;autore confonde genere con sesso\u201d.<br \/>\nMa Thanopulos risponde: \u201cse un concetto nasce statico si pu\u00f2 cercare di renderlo dinamico (sociale, simbolico ecc.) ma la fatica \u00e8 sprecata\u201d. E poi: \u201cil concetto di \u00abgenere\u00bb \u00e8 fuorviante. Indipendentemente dalle intenzioni, esso inevitabilmente rimanda a entit\u00e0 a s\u00e9 stanti che hanno il loro fondamento ultimo in un funzionamento separato innato.\u201d<br \/>\nMa \u00e8 stato proprio lui a parlare di \u201cgenere\u201d, e proprio per mettere in discussione l&#8217;uso di <i>quel<\/i> concetto nella locuzione &#8220;violenza di genere&#8221;. Come se io, in un dibattito su, che ne so, Giovanni Pascoli, intervenissi per dire che quel poeta non mi piace perch\u00e9 non ho mai sopportato &#8220;L&#8217;infinito&#8221;; e quando uno mi contestasse \u201cma forse ti confondi con Giacomo Leopardi: qui si parla di Giovanni Pascoli!\u201d io rispondessi \u201cil concetto di Giovanni Pascoli \u00e8 fuorviante, meglio parlare di Giacomo Leopardi\u201d.<\/p>\n<p>Thanopulos fa uno sforzo per separare quello che gli pare e poi lamenta che sia separato. \u00c8 vero che le categorie del maschile e del femminile, nella nostra cultura, si rifanno tradizionalmente a concetti opposti e polarizzati: razionale l\u2019uno, emotivo l\u2019altro; orientato allo scopo l\u2019uno, alla cura l\u2019altro; alla competizione l\u2019uno, alla relazione l\u2019altro; attivo il primo, passivo il secondo, e cos\u00ec via. L\u2019uno si definisce in relazione all\u2019altro e per differenza. Spesso addirittura per contrapposizione. Per\u00f2 oggi sappiamo che possiamo decidere di considerare queste polarit\u00e0 come alternative che si escludono o invece come differenti versanti di relazioni complementari: versanti che possono essere frequentati sia dall&#8217;uno che dall&#8217;altro dei sessi. Quello che non si pu\u00f2 fare \u00e8 considerarle distinte e poi dolersene; come non si pu\u00f2 usare un costrutto culturale (e perci\u00f2 dinamico per definizione) rimproverando altri di voler &#8220;renderlo&#8221; forzosamente dinamico.<br \/>\nMa \u00e8 proprio il concetto di \u201ccomplementarit\u00e0\u201d a risultare ambiguo in quello che scrive Thanopulos. Che parte bene e lascia sperare altro: come prima cosa mette in guardia dal \u201cconcepire la donna e l&#8217;uomo in modo indipendente dalla loro complementarit\u00e0\u201d. Bene, viene da pensare: un invito a leggere la questione della violenza in una chiave complessa.<\/p>\n<p>Qui devo aprire una parentesi, per dire che quando si dice \u201ccomplementari\u201d bisogna stare ben attenti a un po\u2019 di cosette.<br \/>\nUno dei passi avanti nella comprensione dei fenomeni umani fu proprio l\u2019introduzione di un pensiero complesso che superasse la vecchia idea di comportamenti e sintomi individuali come prodotto lineare di eventi del passato. L\u2019introduzione di spiegazioni dei fatti umani come prodotto di una complementarit\u00e0, appunto, liber\u00f2 molte persone dallo stigma dell\u2019attribuzione di una patologia, e aiut\u00f2 a capire come gli individui in relazione contribuiscano, in gran misura, a costruire la realt\u00e0 che pensano di vedere \u201cl\u00e0 fuori\u201d. Non c\u2019\u00e8 un soggetto che agisce su un altro: ci sono due o pi\u00f9 soggetti in interazione reciproca e costante, e il prodotto di questa interazione \u00e8 persino indipendente dalle effettive volont\u00e0 dei due. Nessuno degli individui in relazione ha davvero il potere sugli altri n\u00e9 sull\u2019interazione.<br \/>\nFu una grande svolta, perch\u00e9 superando l\u2019idea che il problema sta \u201cnella testa\u201d delle persone, quel modo di pensare investiva la relazione, ampliava l\u2019osservazione e legava le persone in una rete di responsabilit\u00e0 reciproche invece che separare sani e matti.<br \/>\nUn pensiero molto utile, insomma. Solo che a un certo punto dovette confrontarsi con una prevedibile obiezione, che veniva in gran parte dal mondo femminista e comunque da chi avesse esperienza con le vittime di violenza. L\u2019obiezione, pi\u00f9 o meno, era che questa lettura circolare delle relazioni umane rischiava di mettere sullo stesso piano vittima e carnefice; che attribuendo a tutti i partecipanti uguale potere sulla relazione investiva crudelmente la vittima di una responsabilit\u00e0 che non le toccava, sollevandone il colpevole; che dunque non era in grado di differenziare adeguatamente chi dev\u2019essere punito e chi dev\u2019essere protetto.<\/p>\n<p>Quella critica fu utile. Quando una teoria \u00e8 un po&#8217; troppo astratta rispetto alla realt\u00e0 che vuole descrivere, rischia di creare mostri. Sebbene nessuno di quanti applicavano quella lettura circolare intendesse disconoscere la differenza tra chi abusa e chi \u00e8 abusato, se quel pensiero suonava cos\u00ec brutale qualcosa doveva essere meglio definito.<br \/>\nHo aperto questa lunga parentesi per dire che gi\u00e0 la complementarit\u00e0 \u00e8 un concetto delicato e pericoloso da maneggiare. Se poi lo si usa per contrastare quella che si ritiene una semplificazione, ma semplicemente ribaltandola in un\u2019altra, non meno lineare, quello \u00e8 un uso discutibile del concetto.<\/p>\n<p>La conseguenza del ragionamento di Thelopulos sulla complementarit\u00e0 dei sessi \u00e8 che \u201cLa violenza nei confronti della donna (&#8230;) nella sostanza danneggia pi\u00f9 l&#8217;uomo che la donna perch\u00e9 l&#8217;uomo violento perde il suo oggetto del desiderio e subisce una deprivazione psichica devastante. Una donna pu\u00f2 essere sopraffatta dalla violenza ma restare internamente viva mentre l&#8217;uomo sopraffattore \u00e8 gi\u00e0 morto dentro.\u201d Insomma, se lo sforzo di complessificazione dell\u2019autore ha come conseguenza affermare che il violento \u00e8 pi\u00f9 vittima della vittima, bel risultato. La donna pu\u00f2 essere sopraffatta dalla violenza, persino morire, ma vuoi mettere il danno per l\u2019uomo che perde l\u2019oggetto del desiderio?<br \/>\nEcco: questo \u00e8 un altro di quei casi di furore iperteorico che pretende che sia la vita a doversi adeguare alle teorie.<br \/>\nSe fosse il mio parroco a dire che il carnefice \u00e8 messo peggio della vittima, comprenderei la cornice dentro la quale lo dice: ma fuori dalla prospettiva di un risarcimento ultraterreno, continuo a ritenere la morte il danno pi\u00f9 irreversibile, e personalmente non riesco a immaginare nulla di pi\u00f9 atroce che ricevere violenza, e magari la morte, da qualcuno che dice di amarti. Alla pretesa che la ferita del carnefice sia pi\u00f9 incurabile dell\u2019altra, non riesco a trovare giustificazione n\u00e9 teorica, n\u00e9 clinica, n\u00e9 di altro genere.<\/p>\n<p>Magari quello che sto per dire sembrer\u00e0 poco raffinato in confronto a certi svolazzi: ma il fatto che uno avr\u00e0 tutta una vita davanti per fare della sua ferita quel che potr\u00e0, e l\u2019altra no, fa una certa differenza.<br \/>\nDetto tutto questo, la necessit\u00e0 di una lettura che non sia banale e lineare, ma nemmeno incapace di distinguere fra chi accoltella e chi muore, resta aperta.<br \/>\nQuell\u2019idea di circolarit\u00e0, di cui parlavo prima, conserva una sua grande utilit\u00e0. Se la maggior parte degli appelli contro la violenza domestica non si rivolge ai potenziali carnefici (che raccomandazioni si possono fare a loro?), ma alle donne in pericolo (\u201cnon accettate pi\u00f9 che vi manchino di rispetto!\u201d, \u201cnon confondete l\u2019amore con qualcosa di completamente diverso!\u201d), \u00e8 perch\u00e9 in fondo dobbiamo pensare che anche nelle situazioni pi\u00f9 terribili, anche quando le possibilit\u00e0 si riducono, un barlume di possibilit\u00e0 di essere un soggetto attivo, di scegliere, deve esserci per forza. Ecco, le domande su quanto ciascun partecipante abbia un margine per fare qualcosa, e anche su quanto ciascun partecipante sia prigioniero entro certi limiti che permettono solo di colpire o solo di subire, sono utili per capire e, se il caso, per aiutare. Ma mi pare un&#8217;altra questione rispetto al fare graduatorie bislacche.<\/p>\n<p>Spero di riuscire a riprendere il discorso. Ho messo il numero al titolo di questo post per avere una buona ragione per aggiungere qualche pensiero appena posso.<\/p>\n<p><em>[Il fotogramma in apertura viene dal <a href=\"http:\/\/marinarosa.hubpages.com\/hub\/signs_and_symptoms_DV\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video &#8220;Faces of Violence&#8221;<\/a> di Ellen Bukstel]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ritrovato questo articolo che stava su un mio blog che ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. 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