{"id":6806,"date":"2026-01-08T07:57:50","date_gmt":"2026-01-08T06:57:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6806"},"modified":"2026-07-04T06:14:52","modified_gmt":"2026-07-04T05:14:52","slug":"perche-scrivere-di-psicoterapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2026\/01\/08\/perche-scrivere-di-psicoterapia\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 scrivere di psicoterapia. Anche nel 2026."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Playfair Display';\"><em>Questo articolo \u00e8 stato inviato all&#8217;inizio dell&#8217;anno agli abbonati alla \u00a0mia newsletter di <a href=\"https:\/\/massimogiuliani.substack.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Substack<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/newsletter\/\">Puoi abbonarti<\/a> per ricevere via e-mail in anteprima gli articoli del blog.<\/em><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p>Ho tre progetti che mi stanno a cuore, ma prima di parlarne lasciatemi rivolgere i miei<strong> auguri a tutti gli abbonati e ai lettori della newsletter<\/strong>. Grazie a tutti. Il modo in cui in pochi mesi ho visto crescere la piccola schiera mi ha sorpreso e mi ha fatto pensare \u2014 ne parler\u00f2 fra poco.<\/p>\n<p>I tre progetti in questione c\u2019entrano tutti con la <strong>scrittura<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il primo riguarda questa newsletter<\/strong>, nata come esperimento collaterale al mio antico blog e diventata presto il luogo preferenziale per parlare di cose professionali. Mi permette di farlo davanti a un sacco di lettori, alcuni del mestiere, molti altri no.<br \/>\nLa newsletter non comincia oggi, ma diciamo che i sei mesi precedenti mi sono stati utili per capire che senso darle \u2014 domanda che si faceva pi\u00f9 interessante a mano a mano che vedevo crescere il numero dei lettori.<br \/>\nCos\u00ec, se fino a dicembre aveva un titolo ereditato da un mio libro di qualche anno fa, oggi entra nell\u2019anno nuovo con un nome tutto suo \u2014 se lo merita.<\/p>\n<p><strong>Il secondo<\/strong> (si sente il rullo di tamburi?) <strong>\u00e8 la mia collaborazione con <a href=\"https:\/\/www.uppa.it\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">UPPA<\/a><\/strong>, il bimestrale edito dall\u2019omonima casa editrice specializzata su genitorialit\u00e0 e infanzia (UPPA sta per \u201cUn Pediatra Per Amico\u201d). \u00c8 una rivista con decine di migliaia di abbonati, distribuita in ambulatori, consultori, biblioteche e strutture di assistenza alla maternit\u00e0 e all\u2019infanzia, e che esiste anche in digitale attraverso sito e app. Ci scrivono pediatri, pedagogisti, psicologi. Mi \u00e8 gi\u00e0 capitato che ospitasse miei articoli e mi \u00e8 sempre piaciuto il modo in cui si prende cura delle parole e di chi le scrive.<br \/>\nDa gennaio avr\u00f2 una rubrica, scriver\u00f2 di genitori ma pi\u00f9 dalla prospettiva del terapeuta di coppia.<br \/>\n\u00c8 un altro esercizio interessante: cercare di dire cose utili senza essere prescrittivi e tenendo conto della variet\u00e0 di vissuti ed esperienze di chi legge.<br \/>\nScrivere per non addetti, farlo dentro una linea culturale e stilistica molto riconoscibile, che mi richiede pragmatismo e concisione, \u00e8 molto diverso sia dalle libert\u00e0 che mi prendo sul web che dai vincoli, ancora differenti, che ho quando scrivo articoli dal taglio pi\u00f9 scientifico. Esercitare la sintesi, rinunciare a tutto quello che non \u00e8 strettamente necessario, \u00e8 una delle cose pi\u00f9 interessanti dello scrivere. Forse anche della terapia.<\/p>\n<p><strong>Il terzo<\/strong> <strong>\u00e8 un progetto editoriale <\/strong>che ho coltivato negli ultimi anni perch\u00e9 mi sembrava quanto mai necessario, e di cui mi \u00e8 stata affidata la direzione: la prima collana di libri delle <strong><a href=\"https:\/\/connessioni.cmtf.it\/cmtf-editore\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">Edizioni del CMTF<\/a><\/strong> (dopo anni di pubblicazione della rivista, il Centro Milanese di Terapia della Famiglia investe la propria esperienza nel produrre pensiero sulla terapia sistemica e la cronica grafomania dei colleghi che vi orbitano intorno). Della collana ho curato la prima uscita, una raccolta di scritti sull\u2019epistemologia (chi \u00e8 interessato <strong><a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/12\/30\/lesperienza-e-la-causa-il-mondo-e-la-conseguenza-introduzione-al-libro\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">trova qui tutte le informazioni con l\u2019introduzione che ho scritto per il libro<\/a><\/strong>). Anche per questo progetto il 2026 significa uscire dalla fase \u201cdi avvio\u201d e guardare ai prossimi passaggi, fra cui una collana di <strong>opere originali<\/strong> e <strong>versioni in altre lingue<\/strong> del volume che ho curato.<\/p>\n<h3 class=\"header-anchor-post\">Scrivere perch\u00e9<\/h3>\n<p>In generale il discorso <em>mainstream<\/em> sulla cura della parola privilegia alcuni punti di vista che, come tutti i punti di vista, hanno un loro perch\u00e9. Ne riconosco il successo ma credo anche che gioverebbe, accanto a quelli, rendere noto che esistono altre voci e altre idee.<\/p>\n<p>La psicologia come emerge dai media, generalmente, appare soprattutto come una serie di <em><strong>fatti<\/strong><strong> acquisiti<\/strong><\/em>. Ad esempio, \u00e8 un <em>fatto <\/em>che ci siano dei <em>fatti<\/em> che causano altri <em>fatti<\/em>.<br \/>\nIn questa visione <em>fatti<\/em> e <em>cause<\/em> sono faccende oggettive, che prescindono dal punto di vista di chi le descrive: ad esempio, <em>famiglie cos\u00ec<\/em> producono <em>figli<\/em> <em>cos\u00e0<\/em>, eventi di un certo tipo generano inevitabilmente conseguenze di un certo tipo. <em>Fatti<\/em>, punto. Indipendenti da qualunque variabile contestuale, politica, culturale e storica.<br \/>\nSeguo con interesse, cercando di imparare da loro, autori a cui \u00e8 riconosciuta una capacit\u00e0 divulgativa che, oltre a parlare in modo pi\u00f9 o meno masticabile dell\u2019oggetto di cui si occupano, parlano di come lo conoscono, di come la conoscenza sia <em>situata<\/em>, e soggetta a mille influenze, e di come nel tempo cambiano le idee su quell\u2019oggetto. Leggere <strong>Carlo Rovelli<\/strong>, ad esempio, \u00e8 interessante in questo senso. Scrive di particelle e di buchi neri, ma il suo \u00e8 sempre, anche, un discorso sullo sguardo dello scienziato, e in fin dei conti dell\u2019<em>osservatore<\/em>, quale che sia il suo statuto. Non sappiamo molto di come sia <em>davvero<\/em> quella certa cosa <em>al di l\u00e0<\/em> di noi che la guardiamo, n\u00e9 abbiamo modo di parlarne, ma possiamo parlare di come la osserviamo e delle conseguenze del nostro modo di osservarla. Qualunque nostra descrizione del mondo non pu\u00f2 essere una descrizione <em>dall\u2019esterno<\/em>: del mondo che descriviamo facciamo parte anche noi, le nostre descrizioni fanno parte delle dinamiche che descriviamo.<br \/>\nSe \u00e8 vero per la fisica, figuriamoci per il discorso sulla <em>mente<\/em>.<br \/>\nPi\u00f9 che fatti acquisiti abbiamo questioni e domande a cui \u00e8 interessante provare a rispondere, sapendo che la risposta sar\u00e0 probabilmente transitoria.<\/p>\n<p>In questo contesto fatalmente la cura \u00e8 descritta sempre pi\u00f9 come una serie di <strong>risposte semplici<\/strong> e concrete ad altrettanti problemi: quel sintomo si cura con quella <em>tecnica<\/em>. Anche problemi e cure sono <em>fatti<\/em>.<br \/>\nMentre pure, un po\u2019 pi\u00f9 in ombra, si confrontano idee interessanti, la narrazione della terapia come una questione di \u201ccose da fare\u201d si conquista una certa egemonia mediatica. Cos\u00ec il terapeuta \u00e8 un tizio che risolve problemi, come il Signor Wolf, anzich\u00e9 un artefice di relazioni e di conversazioni, che cerca di creare contesti in cui accadano cose.<br \/>\n(Di un mercato della salute che si nutre di questa ideologia efficientista ho scritto <a href=\"https:\/\/massimogiuliani.substack.com\/p\/lintegrazione-tra-sistemica-e-emdr\" rel=\"nofollow ugc noopener\">qui<\/a> e, in qualche misura, <a href=\"https:\/\/massimogiuliani.substack.com\/p\/supportata-da-prove-scientifiche\" rel=\"nofollow ugc noopener\">qui<\/a>).<\/p>\n<p>Infine ha un certo successo un<strong> approccio moralistico <\/strong>al discorso psicologico: l\u2019esperto si presenta come una specie di <em>autorit\u00e0 morale<\/em>che deplora cattive abitudini e biasima chi legge\/ascolta.<br \/>\nLe psicostar della tv sono castigatori di costumi che tuonano e sbigliettano, costruendo l\u2019idea che questo lavoro sia quella roba l\u00e0: istruttiva, correttiva e soprattutto ingrugnata.<\/p>\n<p>Beh, le istruzioni su come si sta al mondo non cercatele qui, non nella psicologia: l\u2019abbiamo detto, non \u00e8 un punto di vista oggettivo e stabile <em>sul<\/em> mondo e <em>sulla<\/em> societ\u00e0, \u00e8 <em>dentro<\/em> il mondo e <em>dentro<\/em> la societ\u00e0, si muove con loro e spesso al traino delle idee dominanti \u2014 perch\u00e9 dovrebbe esserne svincolata? E tanto meno cercatele nella psicoterapia, che della psicologia \u00e8 la sorella matta e un po\u2019 artistoide. Quando riesce a rendersi utile a qualcuno \u2014 e succede davvero molte volte, credete \u2014 lo fa nella misura in cui \u00e8 capace di abbandonare il giudizio e di scendere sulla terra, nella <em>relazione<\/em> e in mezzo alle sue contraddizioni.<br \/>\nHo visto una vignetta in cui un paziente ha nella testa un filo tutto ingarbugliato che poi nella testa del terapeuta diventa un gomitolo. Il paziente \u00e8 portatore di caos e il terapeuta esperto di ordine.<br \/>\nMa se da quel filo ingarbugliato si ricaver\u00e0 qualcosa, lo si ricaver\u00e0 nella relazione fra tutti i presenti nella stanza, e fra loro e la realt\u00e0. Tanto che nessuno sa in anticipo se sar\u00e0 un maglione natalizio, o un paio di mutandoni, o un poncho peruviano. Di sicuro non sar\u00e0 un gomitolo ordinato. Anzi, l\u2019idea di terapia come ricostruzione di un ordine che il terapeuta conosce gi\u00e0 mi pare una semplificazione autoritaria e deresponsabilizzante \u2014 e ho in mente tanta gente paralizzata dal fatto di avere nella testa un gomitolo troppo perfetto.<\/p>\n<h3 class=\"header-anchor-post\">Scrivere per chi<\/h3>\n<p>Dai tempi del mio blog scrivo spesso pensando a chi non \u00e8 un collega (gli articoli della serie <strong><a href=\"https:\/\/massimogiuliani.substack.com\/t\/la-terapia-spiegata\" rel=\"nofollow ugc noopener\">\u201cLa terapia spiegata a chi fa un altro mestiere\u201d<\/a><\/strong>, iniziata sul blog e continuata in Substack, mi dettero molta soddisfazione). Provo a trovare <strong>una chiave che possa restituire un po\u2019 dello stupore<\/strong> che ho provato io quando mi sono avvicinato a certi concetti, e son contento quando mi riesce.<\/p>\n<p>Gli psicologi di solito tengono in gran conto l\u2019importanza della parola scritta. L\u2019articolo 34 del codice deontologico raccomanda a ciascuno di \u201c<em>contribuire allo sviluppo delle discipline psicologiche\u201d <\/em>e a <em>\u201ccomunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche alla comunit\u00e0 professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e sociale\u201d.<br \/>\n<\/em>Mi piace che sia considerato parte integrante della responsabilit\u00e0 professionale ragionare su quel che si fa e condividere la riflessione con la comunit\u00e0 scientifica, mi piace questo <strong>richiamo alla costruzione collettiva di un sapere condiviso<\/strong>.<br \/>\nTrovo un tantino ambigua la parola \u201cprogresso\u201d, che fa pensare che ogni tanto \u201cscopriamo\u201d cose che spingono in avanti la nostra conoscenza, come succede magari nella medicina. Io non credo che il nostro sapere <em>proceda \u201cin avanti\u201d<\/em> aggiungendo passi ai precedenti, ma che cresca <em>espandendosi<\/em> in molteplici direzioni, e anche in modo un po\u2019 caotico. Non aggiungiamo nuove \u201cscoperte\u201d alle precedenti, insomma, piuttosto <em>ampliamo<\/em> continuamente il nostro corredo di metafore sull\u2019umano, la nostra riflessione sulla relazione d\u2019aiuto, generando idee anche in conflitto le une con le altre, in un processo che incrocia pi\u00f9 la filosofia, l\u2019antropologia e la letteratura che la scienza medica. Ma va bene lo stesso. Nulla che intacchi la mia gratitudine per l\u2019art. 34 e per chi l\u2019ha scritto.<\/p>\n<p>Discutere le nostre idee <em>fra di noi<\/em> ha un senso ovviamente, ma lasciare il discorso solo agli esperti, appartati dai <strong>soggetti che di quel sapere dovrebbero essere destinatari<\/strong>, non esaurisce quella necessit\u00e0 di evoluzione della psicologia.<br \/>\nCredo che sia utile rendere <em>trasparenti<\/em> le nostre idee e le nostre pratiche. Se volete chiamatela \u201cdivulgazione\u201d, ma dobbiamo capirci sul senso della parola: immagino che abbia un suo perch\u00e9 diffondere informazioni sulle guerre puniche, sulla meccanica quantistica, o sull\u2019omeostasi dei sistemi viventi, ma non \u00e8 quello che mi interessa. <strong>Io penso soprattutto a un discorso pubblico che supporti il <\/strong><em><strong>senso critico<\/strong><\/em><strong> e la possibilit\u00e0 di scelta<\/strong>. Ad esempio, mi interessa contrastare l\u2019idea, diffusa e seducente, che questo sapere sia una collezione di certezze e di risposte ai guai e alle ferite delle persone, quando \u00e8 prevalentemente una raccolta di <em>problemi<\/em> e di <em>domande<\/em> che cambiano continuamente.<\/p>\n<p>Anni fa fui coinvolto da un caro collega, <strong>Luca Casadio<\/strong>, nella realizzazione di una sua idea. Scrivemmo un libro sulle madri e sulla <strong>funzione materna<\/strong>, dove la parola <em>funzione<\/em> ci stava particolarmente a cuore perch\u00e9 una <em>funzione<\/em> \u00e8 tale indipendentemente da chi la incarna e dal suo genere.<br \/>\nC\u2019era una motivazione che ci stava a cuore: tornare su idee e teorie che storicamente avevano caricato sulle madri la responsabilit\u00e0 esclusiva della cura dei figli e dunque dei loro eventuali incidenti evolutivi. La cosiddetta \u201cdiade madre-bambino\u201d era stata l\u2019unit\u00e0 di osservazione della psicologia per tanto tempo, prima che a qualcuno venisse in mente che esistevano anche i padri. Provammo cos\u00ec a parlare della funzione materna come funzione diffusa e non individuale; parlammo di storie che avevamo conosciuto in terapia, di coppie omogenitoriali, e anche di storie violente in cui le persone avevano preservato una funzione di cura. Fra le altre cose, Luca scrisse un capitolo molto bello sulla scrittrice russa <strong>Ir\u00e8ne N\u00e9mirovsky<\/strong>, io uno sul rapporto di <strong>Bruce Springsteen<\/strong> con sua madre e sulle vicissitudini del materno e del paterno nella sua biografia.<br \/>\nVolevamo dire qualcosa sulla possibilit\u00e0 di una lettura non normativa delle relazioni umane, e farlo davanti a una platea non ristretta agli iniziati. Tanto ci premeva che ci accollammo il rischio di una contraddizione nella quale spero siamo riusciti a stare in un modo eticamente corretto e il pi\u00f9 possibile consapevole: quella di un libro sul <em>femminile<\/em>, sulle <em>madri<\/em> e sulle teorie che le hanno oppresse, scritto <em>da due maschi<\/em>.<br \/>\nPi\u00f9 che \u201cdivulgare\u201d mi sta a cuore un modo di tirare fuori il discorso clinico dalle torri d\u2019avorio degli addetti e portarlo nelle stanze di vetro della comunicazione. <strong>Conversare con chi \u00e8 addetto, ma al cospetto dei non addetti<\/strong>.<\/p>\n<p>Forse scrivere domandandosi \u201ccosa spiegare alle persone?\u201d non basta, forse <strong>anche scrivere \u00e8 prendersi cura di contesti<\/strong>. Che in rete vuol dire un ecosistema comunicativo interconnesso, fatto di chi scrive e di chi legge, di terapeuti e di utenti, di strumenti e di processi di interazione. Scrivere di cura non \u00e8 sufficiente se non \u00e8 un modo di prendersi cura anche di quei processi e di quegli strumenti. Forse va cercato un modo di narrare la terapia che faccia bene alla terapia, a chi la pratica, a chi se ne serve, a chi scrive, a chi legge e anche a <strong>Internet<\/strong>, perch\u00e9 sia un luogo di informazione plurale e di contenuti di qualit\u00e0, e non solo megafono delle solite cose.<\/p>\n<h3 class=\"header-anchor-post\">Una ragione personale<\/h3>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che all\u2019origine di tutto c\u2019\u00e8 una mia personale fissazione \u2014 ma tutto questo mestiere non \u00e8 in fondo una maniera di risolvere i propri impicci facendo in modo che le soluzioni tornino utili anche ad altri?<br \/>\n<strong>Ho sempre considerato la scrittura parte integrante di questo mestiere<\/strong>, questa \u00e8 la mia fissazione.<br \/>\nCominci\u00f2 tutto con la fascinazione preadolescenziale per il cinema di Alfred Hitchcock: sentivo dire che il regista inglese subiva l\u2019influenza della <em>psicoanalisi<\/em>, cos\u00ec per capirne di pi\u00f9 mi comprai cose da leggere, a partire da <em>Il piccolo Hans<\/em> e <em>L\u2019uomo dei lupi<\/em>: da noi noti come <em>Casi clinici<\/em> \u2014 ma chi mastica il tedesco mi dice che <em>Krankengeschichten<\/em> si pu\u00f2 rendere in tanti modi e che anche <em>storie cliniche<\/em> non \u00e8 male, con quella virata dalla medicina al romanzo. All\u2019universit\u00e0 scoprii Bateson, e poco pi\u00f9 tardi il Gruppo di Milano. Lessi <em>Paradosso e controparadosso<\/em> e trovai un giacimento di storie: saghe familiari, avventure di terapeuti curiosi&#8230;<br \/>\nLa psicoanalisi, e poi la psicoterapia, per me non erano disgiunte dal loro <em>racconto<\/em>.<br \/>\nNon ricordo se pensai prima <strong>\u201cVoglio fare questo mestiere\u201d<\/strong> o <strong>\u201cVoglio scrivere un libro cos\u00ec\u201d<\/strong>. Qualche anno dopo, i libri di <strong>Luigi Boscolo<\/strong> e <strong>Paolo Bertrando<\/strong> mi convinsero che era il momento di tornare a Milano per riprendere la formazione e per conoscere i Maestri \u2014 ma pi\u00f9 di tutto, gli autori di quei libri.<br \/>\nAlla fine degli anni Novanta smanettavo con le piattaforme di blogging e con un po\u2019 di codice html e avevo un sito del mio studio \u2014 verosimilmente dovrei essere stato fra i primi psicologi a farsi un sito web. Scrivevo di tanto in tanto brevi articoli (di cui per fortuna oggi non resta traccia): mi pareva normale, oltre al curriculum, corredare le mie pagine di una parte pi\u00f9 dialogica e narrativa.<\/p>\n<p>E poi il blog, e poi i primi libri e articoli, e la collaborazione con la rivista della mia Scuola (prima di carta, poi online). Pi\u00f9 tardi ancora me ne affidarono la direzione, che \u00e8 <a href=\"https:\/\/connessioni.cmtf.it\/grazie\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">durata fino a quest\u2019anno<\/a>.<\/p>\n<p>E alla fine, sapete?, quel libro che sognavo di scrivere <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/10\/14\/introduzione-corpi-parlano-psicoterapia-metafora\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">l\u2019ho scritto<\/a>. \u00c8 venuto proprio come piace a me. \u00c8 nato dentro un\u2019altra storia che c\u2019entra con la scrittura. Sapevo che nel mio campo pubblicare \u00e8 difficile, se non hai gi\u00e0 una notoriet\u00e0 consolidata, o se scrivi cose che non sono fatte per essere popolari (il libro sulle madri non era proprio un titolo da alta classifica, ma non gli mancava niente per essere un buon viatico; solo, per qualche ragione il suo cammino si interruppe presto e non so nemmeno se sia ancora in circolazione). Facilmente finisci in un tunnel di \u201cci richiami il mese prossimo\u201d e di editoria a pagamento (nel senso che paghi tu per pubblicare). Oggi in realt\u00e0 alcuni editori che fanno eccezione ci sono, ma c\u2019\u00e8 stato un momento che mi son detto \u201cdai, facciamo <strong>la casa editrice che non c\u2019\u00e8<\/strong>; e facciamo<strong> solo e-book<\/strong>, quello \u00e8 il futuro!\u201d. Non era il futuro, oggi possiamo dirlo. Prevedere cosa succeder\u00e0 in Italia dopo cinque o dieci anni sulla base di quello che accade nel mondo in un dato momento ha una logica, ma non \u00e8 una scienza esatta.<br \/>\nLa casa editrice part\u00ec, con mia moglie e me. In quel momento avevo fra le mani appunti da sette o otto anni di seminari e lezioni su un argomento che mi stava a cuore, e sul quale sapevo di avere cose da dire \u2014 cose che, anche secondo chi le conosceva, avevano un certo grado di originalit\u00e0. Cos\u00ec, invece di mettermi in coda da qualche editore per sentirmi dire \u201cs\u00ec, ma quante copie vendute mi garantisci?\u201d ne feci un e-book coi miei mezzi. Successivamente la piccola casa editrice <a href=\"https:\/\/www.durangoedizioni.it\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">pass\u00f2 in altre mani<\/a>: la adott\u00f2 <strong><a href=\"https:\/\/curacultura.wordpress.com\/\" rel=\"nofollow ugc noopener\">Felice Di Lernia<\/a><\/strong>, a cui fui grato perch\u00e9 aveva spalle pi\u00f9 forti delle mie e una macchina organizzativa che avrebbe permesso alla creatura di sopravvivere. In quegli anni il digitale cominciava a significare anche <em>print on demand<\/em>, una buona occasione per produrre libri di carta in modo sostenibile, e finch\u00e9 collaborai con Felice sperimentammo con grande euforia quella tecnologia. Anche il mio libro ebbe la sua esistenza fisica.<\/p>\n<p>Mi era venuto talmente bene che decisi che non avrei pi\u00f9 fatto libri. In seguito alcuni colleghi mi avrebbero chiesto di scrivere per progetti curati da loro e qualche volta ho contribuito, anche con piacere, ma sapendo che meglio di quello non avrei fatto. Quel libro riscosse un certo affetto, credo meritato, fu letto pi\u00f9 di quelli usciti per case editrici pi\u00f9 note (dalle quali peraltro non ho mai ricevuto un dato di vendita). Contiene storie cliniche e passaggi di sedute che contribuiscono a un certo brio narrativo e rendono la teoria un po\u2019 pi\u00f9 trasparente. Era fatto di storie che avevo in mente da anni e che avevo <em>raccontato<\/em> spesso \u2014 credo si senta, sebbene scrivere quello che hai in mente lo trasformi profondamente a sua volta. Pi\u00f9 di uno mi disse che, certo, era un libro di una certa densit\u00e0 teorica, ma <strong>era godibile anche per chi non era del mestiere<\/strong>.<br \/>\nEcco, quando trovi quel punto preciso di intersezione \u00e8 una soddisfazione impagabile.<\/p>\n<p>Ancora buon anno a tutti e grazie a chi mi legger\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 stato inviato all&#8217;inizio dell&#8217;anno agli abbonati alla \u00a0mia newsletter di Substack&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6810,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[11],"tags":[384,385,383,382],"class_list":["post-6806","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia-e-psicoterapia","tag-divulgazione","tag-psicologia-mainstream","tag-scrittura","tag-uppa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Perch\u00e9 scrivere di psicoterapia. 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