{"id":6658,"date":"2025-09-08T08:15:00","date_gmt":"2025-09-08T07:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=6658"},"modified":"2026-10-23T12:58:48","modified_gmt":"2026-10-23T11:58:48","slug":"dieci-convinzioni-piuttosto-diffuse-sulla-psicoterapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/09\/08\/dieci-convinzioni-piuttosto-diffuse-sulla-psicoterapia\/","title":{"rendered":"Dieci convinzioni piuttosto diffuse sulla psicoterapia"},"content":{"rendered":"<h6 data-pm-slice=\"1 1 []\"><em>(Articolo uscito <a href=\"https:\/\/massimogiuliani.substack.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sul mio Substack<\/a> l&#8217;1 settembre scorso. <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/newsletter\/\">Puoi abbonarti<\/a> per ricevere via e-mail i miei articoli una settimana prima dell&#8217;uscita sul blog)<\/em><\/h6>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\" data-pm-slice=\"1 1 []\"><strong>Sono pregiudizi che circolano sulla cura della parola e sulla relazione terapeutica: ad essi prover\u00f2 a contrapporre i <em>miei<\/em> pregiudizi. <\/strong><br \/>\n<strong>Sono pi\u00f9 veri di quelli? Diciamo che mi assumo la responsabilit\u00e0 di ritenerli piuttosto utili\u2026<br \/>\n(Vignetta in alto: da APsA, American Psychoanalysis Association)<\/strong><!--more--><\/p>\n<h3 data-pm-slice=\"1 1 []\">1. \u201cIn terapia trovi un esperto che ne sa pi\u00f9 di te, ti d\u00e0 le risposte e ti consiglia cosa fare\u201d<\/h3>\n<p>Di cosa \u00e8 esperto chi pratica la psicoterapia? Intanto di alcune teorie su come le persone stanno bene o si ammalano, sullo sviluppo psicologico, sulle emozioni, sulle relazioni. Ma queste competenze non producono nulla se non incontrano la competenza del paziente: sulla propria vita, sui propri desideri, sulla propria storia. Allora i due partecipanti (o pi\u00f9, qualora il setting sia di coppia o familiare) costituiscono una specie di <em>team<\/em> che mette insieme le rispettive competenze.<br \/>\nPer cui: a) no, il\/la terapeuta non ha molte risposte; anzi \u00e8 pi\u00f9 utile se ha delle buone <em>domande<\/em>; e b) no, non elargisce consigli: i consigli, se va bene, non li segue nessuno; se va male, sono sbagliati. E in ogni caso \u00e8 pi\u00f9 utile accompagnare le persone nel costruire scelte proprie che indicare loro la \u201ccosa giusta\u201d da fare.<br \/>\nVa bene, dir\u00e0 qualcuno, ma allora cosa ci sta a fare?<br \/>\nLa competenza di un\/una terapeuta sta nel creare un contesto in cui la conversazione, le domande, insomma la relazione, accolgano le persone nel chiarire aspetti della propria vita. Sta nell\u2019usare le sue teorie senza prenderle come certezze assolute, ma come utili idee da confrontare con quella vicenda specifica. Sta nel saper guardare le cose da una prospettiva nuova e imprevista, con curiosit\u00e0 e senza giudizio. Non c\u2019entra l\u2019altruismo o il buon cuore: parlo di capacit\u00e0 che si appoggiano a studi, a tecniche e a una riflessione su di s\u00e9 che accompagna il terapeuta in tutto l\u2019arco della sua carriera.<\/p>\n<h3>2. \u201cLa terapia trova e risolve le <em>cause<\/em> di quello che ti succede\u201d<\/h3>\n<p>L\u2019idea che la terapia lavori sulle \u201ccause\u201d \u00e8 ricalcata sull\u2019immagine che abbiamo del medico: cos\u00ec il\/la terapeuta identifica cause e le rimuove, o trova un modo per ridimensionarne l\u2019effetto sul paziente, un po\u2019 come fa un chirurgo o un gastroenterologo. C\u2019\u00e8 per\u00f2 che le cose della mente hanno uno statuto di \u201cesistenza\u201d un po\u2019 diverso da quello di una infezione o di un danno del corpo.<br \/>\nMi rendo conto che sto operando una semplificazione di cui mi sento gi\u00e0 in colpa e che nemmeno la medicina pretende di affidarsi a una epistemologia radicalmente oggettivista. Ma diciamo che \u00e8 un po\u2019 diverso dire \u201cCarlo ha una tibia fratturata\u201d e \u201cCarlo soffre per la sua relazione conclusa\u201d. Della prima affermazione uno pu\u00f2 dire \u201c\u00e8 vero\u201d, o \u201cnon \u00e8 vero\u201d, o anche \u201c\u00e8 probabile\u201d osservando una radiografia. Sulla seconda invece Carlo ha l\u2019ultima parola, e se qualcuno volesse sapere della verit\u00e0 dell\u2019affermazione dovrebbe chiedere a lui. E se \u00e8 vera, \u00e8 vera in un altro modo: in un modo che pu\u00f2 modificarsi nel tempo e nella rinarrazione. La sua frattura non si modifica parlandone. Certamente il dolore risente degli effetti di una relazione di fiducia (lo sappiamo anche dagli studi sul placebo): ma il dolore, non quello che si vede sulla lastra.<br \/>\nCercare \u201ccause\u201d ha pi\u00f9 senso nel mondo fisico (a proposito: la tibia di Carlo ha ceduto a un colpo troppo duro in uno scontro diretto sul campo di calcetto), e un po&#8217; meno nel mondo dei pensieri e dei significati, dove non esistono cose come forze o urti. Allora quel che emerge in terapia non \u00e8 tanto il collegamento lineare fra un sintomo (o un malessere) e un evento causale, quanto l\u2019inserimento di quel sintomo (o quel malessere) dentro una storia, dentro un quadro dove la domanda non \u00e8 \u201cqual \u00e8 la causa?\u201d ma pi\u00f9 \u201cin che rapporto sta con le altre cose che accadono nella vita di questa persona?\u201d, \u201ccome sta insieme tutto quanto?\u201d, anche quando al centro di quella rete di fatti c&#8217;\u00e8 un evento \u201cforte\u201d che ha evidentemente innescato la sofferenza. Non per identificare cause da rimuovere, ma per unire i puntini in un disegno che abbia senso, per costruire una storia che sia un po\u2019 diversa, o contenga qualcosa di pi\u00f9, da quella che il paziente conosce gi\u00e0. La prima cosa che fa la terapia d\u2019altra parte \u00e8 questa: \u00e8 la scommessa che a quello che sembra insensato si pu\u00f2 trovare, insieme, un senso.<br \/>\nDieci terapeuti troveranno lo stesso senso? Probabilmente no. La differenza nel modo di unire i puntini \u00e8 quello che distingue modelli diversi: come se ciascun approccio terapeutico avesse sue proprie regole narrative e raccontasse le persone da prospettive un po\u2019 diverse.<\/p>\n<h3>3. \u201cIn terapia si parla del passato (e della mamma)\u201d<\/h3>\n<p>Un pregiudizio connesso al precedente: \u00e8 che nel passato che si trovano le cause di quello che accade oggi, e dunque le domande e l\u2019esplorazione della vita del paziente (o della famiglia, o della coppia) guarderanno soprattutto indietro. Per esempio in qualche problema coi genitori (in un certo periodo si sarebbe pensato innanzitutto alla mamma: i padri vanno a lavorare, no?, che c\u2019entrano loro?).<br \/>\nAnche in virt\u00f9 di riflessioni sulla memoria e sul tempo psicologico, quello che oggi in campo sistemico pensiamo \u00e8 che un ricordo \u00e8 una ricostruzione che avviene nel presente (\u201cil presente del passato\u201c, dice <a href=\"https:\/\/pep-web.org\/search\/document\/PSU.028D.0133A?page=P0133\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">questo libro<\/a>), pi\u00f9 che il recupero di una traccia oggettiva di qualcosa accaduta nel passato. Il passato non sta l\u00ec dove sta, con tutto il suo potere maligno e la sua influenza unidirezionale sul presente: l\u2019esperienza del passato influenza il presente e la visione del futuro, e le idee sul futuro (timori, aspettative) influenzano il presente ma anche il modo in cui ricordiamo il passato, e la visione del presente influenza il modo in cui raccontiamo gli eventi passati e quello che ci aspettiamo dal futuro. \u00c8 in questa rete di influenze fra le diverse dimensioni del tempo che si svolge la conversazione terapeutica. Le domande non sono solo del tipo \u201cmi racconti quella volta che\u2026?\u201d, ma anche del genere \u201dse facessi questa scelta, come ti vedi dopo ?\u201d, o \u201ccosa accadrebbe se facessi l\u2019altra scelta?\u201d o \u201cche effetto potrebbe avere per i tuoi figli questo periodo?\u201d e cos\u00ec via.<\/p>\n<h3>4. \u201cSe ci hanno indicato la terapia familiare per il problema di nostro figlio, ritengono che sia colpa nostra\u201d<\/h3>\n<p>No, no, no e no.<br \/>\nCoinvolgere la famiglia non serve ad assegnare colpe. La colpa \u00e8 un concetto che ha senso nel confessionale o in un\u2019aula di tribunale, ma nella stanza di terapia si fa tutt&#8217;altro. La terapia della famiglia non si occupa di colpe ma di significati e di relazioni. Certo, in qualche caso c\u2019\u00e8 qualcosa che si poteva far meglio. Ma il punto non \u00e8 deplorare l&#8217;errore, ma piuttosto capire insieme cosa ha impedito che andasse diversamente. La terapia della famiglia serve a inquadrare un problema in un contesto, guardare la sofferenza o il problema di un singolo come parte di una sofferenza o di una crisi pi\u00f9 grande. Oppure a cercare risorse in altre parti del sistema: in questo senso a volte \u00e8 utile pensare i genitori come i veri terapeuti dei figli, quelli che meglio di tutti possono ascoltare e tradurre il messaggio che sta dentro a un comportamento preoccupante di un altro membro della famiglia.<br \/>\nVorrei dire una cosa molto seriamente.<br \/>\nSo che riscuotono molto successo, ma il richiamo mediatico di personaggi \u2014 magari con grandi meriti passati \u2014 che si pongono come autorit\u00e0 morali, esperti giudicanti che si rivolgono ai genitori con aria sprezzante e annoiata, non \u00e8 di grande aiuto a questo mestiere. Perch\u00e9 promuove una immagine sbagliata di questo lavoro, perch\u00e9 contribuisce a tenere lontane da un aiuto famiglie che potrebbero ricavarne giovamento ma che, giustamente, non ci stanno ad aggiungere al dolore anche un verdetto di incapacit\u00e0 o di cattiveria. Ecco, giudizio e moralismo non sono la sostanza di cui sono fatte le soluzioni ai problemi umani: sono anzi la sostanza di cui sono fatti quei problemi. Va bene per i talk show, ma la cura \u00e8 un&#8217;altra cosa.<\/p>\n<h3>5. \u201cIl\/la terapeuta usa tecniche che ti cambiano, e magari senza che te ne accorgi\u201d<\/h3>\n<p>Beh: s\u00ec e no.<br \/>\n\u00c8 vero, ci sono terapeuti che usano tecniche che godono del conforto di ricerche quantitative che ne confermano il potere. La storia della terapia sistemica \u00e8 anche una storia di tecniche pi\u00f9 o meno efficaci, che aggiravano la volont\u00e0 delle persone e le inducevano a comportarsi diversamente. Ma oggi molti di noi tendono a pensare che la grande fiducia per quelle tecniche ci nascondeva aspetti molto pi\u00f9 cruciali. Ad esempio, la relazione terapeutica.<br \/>\nAllora: s\u00ec, la conversazione terapeutica \u00e8 guidata da una tecnica. Anche il suonare uno strumento richiede una tecnica possibilmente allenata e acquisita. Ma non \u00e8 la stessa cosa <em>avere una tecnica<\/em> e <em>usare delle tecniche<\/em>. Quando un terapeuta conversa, ovviamente non lo fa cos\u00ec come lo farebbe al bar o in altri contesti informali: lo fa seguendo dei princ\u00ecpi tecnici. Questi danno forma alla relazione e lo guidano nella conversazione, nel fare le domande, nel proporre e attivare connessioni.<br \/>\nMa tutt\u2019altro \u00e8 l\u2019<em>exploit<\/em> di tecniche \u201cmiracolose\u201d.<br \/>\nSempre sulle tracce della metafora del suonare, un bravo musicista ha una tecnica solida, curata e perfezionata per anni, ma quella tecnica, quando suona, non <em>si vede<\/em>. Quello che si vede (e si sente) \u00e8 una persona che crea musica. Se poi se ne esce con un numero di quelli che sembrano dire \u201cehi, guarda adesso come ti stupisco\u201d, beh, l\u00ec la magia si rompe e lascia il posto a sfoggi di tecniche guidati da una intenzionalit\u00e0 un po\u2019 vanesia. E quella non \u00e8 mai la parte pi\u00f9 interessante del concerto, cos\u00ec come le tecniche pi\u00f9 o meno miracolose non sono mai la parte pi\u00f9 importante della terapia \u2014 anche se <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2015\/02\/19\/strategie-per-una-terapia-non-strategica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">tante ragioni fanno s\u00ec che le si racconti come decisive<\/a>.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un altro aspetto importante. S\u00ec, da un po\u2019 di tempo a questa parte assistiamo a un ritorno di fiamma per tecniche sorprendenti e presunte \u201crisolutive\u201d. Ma ammesso che abbiano un effetto (ammesso che l\u2019effetto si possa attribuire proprio a quelle, in mezzo alle mille cose, quelle microscopiche e quelle pi\u00f9 visibili, che avvengono in una relazione terapeutica) molti di noi credono che ci sia pi\u00f9 di una buona ragione per stare alla larga da questi innamoramenti. Soprattutto una ragione <em>etica<\/em>: l\u2019idea che in terapia possiamo innescare eventi e cambiamenti che aggirino la responsabilit\u00e0 delle persone ci piace sempre meno. Per quanto possa accrescere il senso di potenza e di efficacia di un terapeuta, il cambiamento purchessia non ci appare pi\u00f9 come un obiettivo desiderabile della terapia: un obiettivo desiderabile \u00e8 quello di favorire <em>responsabilit\u00e0<\/em> e <em>libert\u00e0 di scelta<\/em>.<\/p>\n<h3>6. \u201cIl terapeuta \u00e8 serioso ed enigmatico (e non parla mai di s\u00e9)\u201d<\/h3>\n<p>Questa idea generalizza nell\u2019immaginario il mandato di <em>opacit\u00e0<\/em> dello psicoanalista, che \u00e8 quella posizione per cui il clinico non parla mai della propria vita e se per caso incontra un cliente al supermercato deve essere abbastanza rapido da mimetizzarsi tra i fustini. \u00c8 l\u2019esatto opposto \u2014 altrettanto ideologico \u2014 dell\u2019idea che il terapeuta \u201cautentico\u201d \u00e8 quello totalmente \u201ctrasparente\u201d.<br \/>\nCerto, la seduta non \u00e8 un palcoscenico per l\u2019autobiografia del\/della terapeuta, ma a ciascuno sta di decidere cosa mostrare di s\u00e9 e cosa no. L\u2019inizio e la fine di tutto \u00e8 l\u2019impegno di coltivare e preservare la relazione terapeutica: a quello va subordinata qualunque altra scelta.<br \/>\nE sulla seriosit\u00e0, beh, la terapia \u00e8 un posto dove talvolta si sta in silenzio e talvolta si piange, ma fidatevi: si sorride anche un bel po\u2019.<\/p>\n<h3>7. \u201cUna terapia utile deve essere breve\u201d<\/h3>\n<p>La terapia in poche sedute \u00e8 stata il mito della terapia sistemica, alla sua nascita. Oggi siamo pi\u00f9 portati a pensare che ci vogliono le sedute che ci vogliono, che non abbiamo il potere di far accadere le cose quando lo vogliamo noi, che i tempi del cambiamento dipendono da tanti elementi e che non tutti quegli elementi dipendono da noi.<br \/>\nPer\u00f2 ci \u00e8 rimasta la convinzione che il tempo \u00e8 prezioso, che ogni seduta dev\u2019essere utile, anche quando non \u00e8 decisiva.<br \/>\nA volte gi\u00e0 una prima seduta porta ristruttrazioni importanti. Ad esempio emerge una domanda diversa e pi\u00f9 utile di quella con cui il paziente o la coppia o la famiglia sono arrivati. Pu\u00f2 succedere anche che alla fine di quella seduta ci si saluti: magari va bene cos\u00ec, o magari ci si rivedr\u00e0 quando i tempi saranno maturi per dedicarsi a quella nuova domanda.<br \/>\nInsomma: n\u00e9 breve, n\u00e9 lunga. Una terapia dura <em>quanto deve durare<\/em>.<\/p>\n<h3>8. \u201cUna terapia utile deve essere lunga\u201d<\/h3>\n<p>Una terapia che si protrae per anni pu\u00f2 soddisfare il desiderio di una conoscenza approfondita di s\u00e9, come in certe analisi che si fanno in formazione. Altre volte, magari con sedute pi\u00f9 distanti, risponde al bisogno di un accompagnamento ravvicinato, di un monitoraggio costante nel corso di una fase della vita.<br \/>\nLa lunghezza di una terapia ha a che fare con le necessit\u00e0 e i desideri della persona o della famiglia che vi si sottopone, con le possibilit\u00e0 di quel momento e con quelle del contesto. Ma se \u00e8 vero che il terapeuta accorto non manda a casa un paziente prima di quanto sia utile, altrettanto (anzi, forse ancora di pi\u00f9!) si guarda dal prolungare una terapia che generi solo dipendenza.<br \/>\nE poi una terapia non dev\u2019essere necessariamente \u201cdefinitiva\u201d: si pu\u00f2 tornarci in un altro momento, dallo stesso clinico o da un altro, provare differenti prospettive e angolazioni per diversi momenti della vita.<br \/>\nAncora: n\u00e9 breve, n\u00e9 lunga. Una terapia dura <em>quanto deve durare<\/em>.<\/p>\n<h3>9. \u201cPer capire veramente, il\/la terapeuta deve aver passato le tue esperienze\u201d<\/h3>\n<p>\u201cDottore, lei ha figli?\u201d: qualche volta significa \u201cposso usare certi impliciti, certi riferimenti, una sorta di, diciamo, <em>stenografia<\/em> emozionale e andare dritto al punto?\u201d, ed \u00e8 quindi una questione di <em>economia<\/em> della comunicazione, che non mette in discussione la possibilit\u00e0 di comprendere. Altre volte quella domanda, soprattutto se rivolta a professionisti giovani, vuol dire \u201ccome fai a sapere di cosa stiamo parlando, se non hai mai passato quello che sto passando io?\u201d.<br \/>\nAver fatto una certa esperienza non \u00e8 garanzia di avere delle idee utili al riguardo. Terapeuti maschi non hanno mai partorito, terapeute donne non hanno mai avuto problemi erettili, un sacco di professionisti non hanno avuto gravi incidenti d\u2019auto, non hanno disordini del comportamento alimentare n\u00e9 dipendenze, non hanno attraversato depressioni, non hanno mai tentato il suicidio, eppure tutti i giorni parlano di tutto questo.<br \/>\nPer\u00f2 tutti condividono la condizione umana, e se il terapeuta ha una vita fuori dalla stanza di terapia e non \u00e8 convinto che quello che sta sui suoi libri sia il mondo, \u00e8 meglio. Ma l\u2019idea che se ha superato una malattia possa comprendere meglio una persona che la sta affrontando, o che aver tirato su dei figli lo metta in condizione di essere pi\u00f9 <em>competente<\/em> per aiutare dei genitori, \u00e8 fallace \u2014 sebbene comprensibile. Posso aver fatto quella esperienza, ma \u00e8 la <em>mia<\/em> esperienza.<br \/>\nE soprattutto, ancora una volta: prima che <em>sapere<\/em>, il mestiere del terapeuta \u00e8 <em>fare domande<\/em>. E quando pensi di sapere cosa l\u2019altro prova, smetti di fare domande: le domande <em>vere<\/em>, intendo, quelle di chi <em>non sa<\/em> (e sa che non sa).<\/p>\n<h3>10. \u201cIl\/la terapeuta \u00e8 una persona <em>risolta<\/em>\u201d<\/h3>\n<p>Ahahahahah!<br \/>\nNo, dai, era una battuta, vero?<br \/>\nAh, non era una battuta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono pregiudizi che circolano sulla cura della parola e sulla relazione terapeutica: ad essi prover\u00f2 a contrapporre i miei pregiudizi.<br \/>\nSono pi\u00f9 veri di quelli? 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