{"id":5445,"date":"2025-02-21T20:01:58","date_gmt":"2025-02-21T19:01:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=5445"},"modified":"2025-04-14T15:15:57","modified_gmt":"2025-04-14T14:15:57","slug":"coronavirus-perche-parliamo-sempre-di-guerra-e-competizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/02\/21\/coronavirus-perche-parliamo-sempre-di-guerra-e-competizione\/","title":{"rendered":"(2020) Coronavirus: perch\u00e9 parliamo sempre di guerra e competizione?"},"content":{"rendered":"<p data-offset-key=\"71djc-0-0\"><em>Nelle prime settimane della pandemia il collega <strong>Luca Bidogia<\/strong> mi chiese, per il suo gruppo Facebook &#8220;Psicologia Pragmatica e Coscienza di s\u00e9&#8221;, un intervento sul linguaggio metaforico nella comunicazione sul Covid-19. Misi per iscritto alcuni concetti che usavo per i miei seminari sulla metafora, e circolarmente scrivere questo contributo arricch\u00ec il materiale dei miei seminari. In qualche misura, secondo la prassi di quel gruppo, il mio scritto fu un work in progress che crebbe, anche dopo l&#8217;uscita, grazie ad alcune sollecitazioni di Luca.<br \/>\nLo ripesco dagli archivi del social per evitare che finisca nell&#8217;oblio: contiene alcune cose di cui vorrei ricordarmi e ho la speranza che possa interessare non solo a me. In generale la questione dell&#8217;invadenza delle metafore belliche nella nostra comunicazione di tutti i giorni \u00e8 un tema che mi interessa, cos\u00ec ho creato un tag per raccogliere <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/tag\/metafore-belliche\/\">gli articoli che girano intorno all&#8217;argomento [clicca]<\/a>.<br \/>\nBuona lettura e ancora grazie a Luca Bidogia.<\/em><!--more--><\/p>\n<h3 class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Guerra e nuovi nemici<\/span><\/h3>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">C\u2019\u00e8 un aspetto di tutta questa strana esperienza dell\u2019emergenza coronavirus che ho trovato interessante dal primo momento, ma pi\u00f9 come una conferma che una sorpresa. N\u00e9 mi ha sorpreso che la mia curiosit\u00e0 fosse ampiamente condivisa e che tante persone scrivessero sull\u2019argomento (dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/daniele-cassandro\/2020\/03\/22\/coronavirus-metafore-guerra\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">articolo di Internazionale<\/a>, fino all\u2019ultimo che vedo mentre vi scrivo, <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/gianlucabriguglia\/2020\/03\/23\/no-non-e-una-guerra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">quello del Post<\/a>). Alcuni di questi articoli sono ben scritti, talvolta citano a proposito <strong>Susan Sontag<\/strong> che nel suo <strong>\u201cMalattia come metafora\u201d<\/strong> spieg\u00f2 in che modo le metafore con cui descriviamo le cose diano forma alla nostra esperienza di quelle cose. Ma Susan Sontag aveva anche messo in guardia dal rischio che la metaforizzazione della malattia portasse a posizioni moralistiche.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/sontag-e1740047924459.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5449\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/02\/21\/coronavirus-perche-parliamo-sempre-di-guerra-e-competizione\/sontag\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/sontag-e1740047924459.jpg?fit=500%2C764&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"500,764\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"sontag\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/sontag-e1740047924459.jpg?fit=196%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/sontag-e1740047924459.jpg?fit=670%2C1024&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-5449\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/sontag-e1740047924459.jpg?resize=450%2C688&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"688\" \/><\/a>La questione di cui si parla \u00e8 il fatto che la difficile prova che stiamo condividendo in queste settimane, cio\u00e8 il grande sforzo di liberarci da un virus, sia descritto da pi\u00f9 parti nei termini di una <strong>\u201cguerra\u201d<\/strong>. E non solo nel linguaggio dei governanti (il pi\u00f9 esplicito \u00e8 stato Emmanuel Macron (\u201cCari compatrioti, siamo in <strong>guerra<\/strong> contro un <strong>nemico<\/strong> invisibile che sta <strong>avanzando<\/strong>, ma <strong>vinceremo<\/strong>\u201d, 17 marzo scorso). Il punto non \u00e8 solo come politici e informazione cerchino un effetto nel racconto del virus: il punto \u00e8 che ciascuno di noi applica alla comprensione di una realt\u00e0 nuova delle immagini metaforiche prese dalla realt\u00e0 che conosce (e la guerra la conosciamo, se non direttamente, dai racconti di tanti che l\u2019hanno conosciuta: le sue immagini in qualche misura fanno parte della nostra storia).<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Guardate anche solo, qualche riga pi\u00f9 su, le espressioni che io stesso ho usato: \u201csforzo\u201d, \u201cliberarci da\u201d. Sono immagini che vengono dall\u2019esperienza <strong>fisica<\/strong>. Stare chiusi in casa non \u00e8 uno \u201csforzo\u201d in senso letterale (non richiede alcuna forza fisica, non \u00e8 come sollevare una cassa di bottiglie); e anche \u201cliberarsi da qualcosa\u201d ha a che fare con il rompere una costrizione fisica. Non \u00e8 solo Macron, non sono solo i giornali: fa parte della natura umana il pensare per metafore; poi Macron e i giornali ne fanno un uso in pi\u00f9, che non \u00e8 quello che facciamo noi nella vita di tutti i giorni: cio\u00e8 usano quella facolt\u00e0 normale per essere pi\u00f9 convincenti e per darci delle immagini che siano persuasive e che abbiano un effetto su di noi, cio\u00e8 ci indicano a fare delle cose anzich\u00e9 altre.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Non abbiamo un altro linguaggio che non sia quello metaforico per parlare di &#8211; anzi per <strong>pensare<\/strong> a &#8211; quello che ci succede \u201cdentro\u201d (vedete? Anche dire \u201cdentro\u201d e \u201cfuori\u201d per distinguere la nostra vita mentale da quello che presumiamo non essere la nostra mente \u00e8 come parlare di un mondo fatto di contenitori fisici). Dicevo, la metafora della guerra non \u00e8 solo nell\u2019intenzionalit\u00e0 della retorica del discorso pubblico. A quanti di noi, quando ci hanno chiesto di restare chiusi in casa, \u00e8 venuto in mente il <strong>coprifuoco<\/strong>? Credo che per molti la guerra sia la metafora pi\u00f9 immediata. E a livello politico la metafora ha una sua utilit\u00e0: fa leva (\u201cfa leva\u201d: vedete come la fisica ci offra continuamente metafore per parlare di cose che con la fisica non hanno niente a che vedere?), fa leva, dicevo, sul senso di <strong>coesione<\/strong> nell\u2019auspicio che esso ci spinga (\u201cci spinga\u201d: ancora!) a impegnarci pensando anche agli altri.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">La questione \u00e8 proprio questa: le metafore che scegliamo hanno degli effetti, delle <strong>conseguenze<\/strong>: costruiscono mondi. Se pensiamo che siamo in guerra \u201cfunzioniamo\u201d come se fossimo in guerra. E per\u00f2 questo ha anche delle conseguenze che secondo me non sono sempre utili.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">In guerra, per cominciare, ci sono gli <strong>eroi<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Avete presente tutta quella retorica che esalta l\u2019eroismo dei medici? Io non sono tanto convinto che non abbia dei risvolti negativi. Io credo che ciascuno di noi debba immensa gratitudine ad ogni medico e ogni infermiere che in questo momento \u00e8 in prima linea (oh, guarda: \u201cin prima linea\u201d; da dove viene questa metafora?). Una sera ho visto al telegiornale esaltare la dottoressa di Cremona e l\u2019infermiera che da lei era stata immortalata nella famosa foto in cui era riversa sul tavolo alla fine di una giornata terribile (entrambe erano collegate via Skype col TG dal loro ospedale), e mi \u00e8 sembrato un servizio piuttosto crudele. Ho trovato alquanto cinico il modo in cui il conduttore alzava il grado di <strong>emotivit\u00e0<\/strong> del servizio davanti a due donne che stavano evidentemente molto male. E ho pensato anche che in guerra non si guarda in faccia a nessuno (si dice \u201cin amore e in guerra tutto \u00e8 permesso\u201d). Non l\u2019ho apprezzato anche perch\u00e9 raccontare quello che sta succedendo come una storia di eroismi <strong>individuali<\/strong> \u00e8 piuttosto fuorviante. Io credo piuttosto che a quelle due donne, in diretta, si dovesse chiedere pubblicamente scusa. Perch\u00e9 non avrebbero dovuto essere due, ma dieci. Perch\u00e9 da tanti anni vengono deprivate di strumenti, di posti letto e di quello di cui avrebbero bisogno per non ridursi cos\u00ec. Pi\u00f9 che due donne eroiche mi sembrano due vittime: la narrazione eroica non era un riconoscimento o un risarcimento, ma piuttosto una <strong>fregatura<\/strong>. Gli eroi, in fondo, ci fanno sentire bene perch\u00e9 muoiono per tutti.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5450\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/02\/21\/coronavirus-perche-parliamo-sempre-di-guerra-e-competizione\/grandeguerra\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?fit=591%2C388&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"591,388\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"grandeguerra\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?fit=300%2C197&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?fit=591%2C388&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-5450\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?resize=449%2C295&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"449\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?w=591&amp;ssl=1 591w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?resize=300%2C197&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/grandeguerra.jpg?resize=500%2C330&amp;ssl=1 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 449px) 100vw, 449px\" \/><\/a>Io peraltro avevo sempre pensato che avere un sistema sanitario che funziona bene ci liberasse dal bisogno di eroi e miracoli, esattamente come un\u2019amministrazione della giustizia serve per liberarci dalla tentazione di farci giustizieri. Trovo che la retorica bellica dell\u2019eroismo sia utile fino a un certo punto, almeno fino a che non affida la soluzione di un problema all\u2019eroismo <strong>personale<\/strong> anzich\u00e9 alla cooperazione di una <strong>collettivit\u00e0<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">E poi in guerra non ci sono soltanto eroi: ci sono anche <strong>disertori<\/strong>. E infatti pochi giorni dopo parte lo scandalo di alcune centinaia di medici e sanitari in congedo per malattia. Non era vero, lo diranno gli stessi organi di informazione nei giorni successivi, ma per un po\u2019 i personaggi del film di guerra ci sono tutti. E quando i media dovranno ammettere che la notizia era gonfiata, troveranno a disposizione un\u2019altra categoria di infami. Un telegiornale informa che la notizia dei medici \u201cfurbetti\u201d era infondata, <em><strong>ma<\/strong><\/em> (proprio cos\u00ec, \u201cma\u201d: dove la congiunzione avversativa fra le due notizie, quella falsa e quella vera, sottolinea la rassicurazione che il copione della guerra \u00e8 salvo); \u201cma\u201d, dice il giornalista con aria di sconforto e anche un po\u2019 di sdegno, tra i medici richiamati dalla pensione \u201csolo il 10% ha risposto di s\u00ec\u201d. \u00c8 una guerra, se a settant\u2019anni non hai voglia di fare l\u2019eroe sei un traditore della patria e, cosa peggiore, una delusione per il conduttore del TG. Viene in mente Susan Sontag: il rischio delle metafore della malattia \u00e8 il moralismo.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Ci si accanisce contro i corridori amatoriali con la rabbia e il disprezzo che in guerra si riserva ai <strong>collaborazionisti<\/strong>. Aprono le porte al nemico: nei loro confronti si reclamano punizioni esemplari. Nel momento in cui serve collaborazione, si innesca l\u2019odio contro una categoria di persone. Si pu\u00f2 abolire con le multe salate il bisogno di uscire di casa? Se la risposta \u00e8 no, bisogna trovare un modo di governarlo, in un\u2019ottica di <strong>riduzione<\/strong> del rischio invece che nell\u2019utopia dell\u2019<strong>eliminazione<\/strong> radicale del male e dei suoi untori. Altrimenti, alla necessit\u00e0 di coesione stiamo sacrificando una categoria di persone chiamate a catalizzare l\u2019odio dei \u201cbuoni\u201d, cio\u00e8 di quelli che obbediscono alle regole. Peraltro, dall\u2019inizio del \u201ccoprifuoco\u201d si \u00e8 segnalato qua e l\u00e0 un aumento dei trattamenti psichiatrici obbligatori: che forse non c\u2019entra niente, ma eradicare il bisogno di uscire di casa con metodi di controllo e con le forze dell\u2019ordine non \u00e8 molto utile a governare la complessit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Un dettaglio, che con le metafore ci entra indirettamente ma che ci dice quanto sia potente il linguaggio. Quelli che corrono per la strada, per i giornali sono diventati i \u201c<strong>runner<\/strong>\u201d. Chi di voi aveva mai sentito questa definizione? \u201cRunner\u201d \u00e8 semplicemente la traduzione inglese di \u201cpodista\u201d: ma quanto suona diverso \u201cattenti ai runner!\u201d da \u201cattenti ai podisti!\u201d? Il podista evoca familiarit\u00e0 da strapaese, buoni sentimenti e abitudini salutiste. Il \u201crunner\u201d suona esotico, pericoloso, \u00e8 un tocco di fatua e minacciosa modernit\u00e0. Se abbiamo bisogno di un nemico, \u00e8 meglio che si chiami cos\u00ec.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<h3 class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"71djc-0-0\"><span data-offset-key=\"71djc-0-0\">Metafore collaborative<\/span><\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/corsa.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5451\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/02\/21\/coronavirus-perche-parliamo-sempre-di-guerra-e-competizione\/corsa\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/corsa-e1740049300723.jpg?fit=622%2C334&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"622,334\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"corsa\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/corsa-e1740049300723.jpg?fit=300%2C161&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/corsa-e1740049300723.jpg?fit=622%2C334&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-5451\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/corsa.jpg?resize=500%2C273&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"273\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ragionavo ieri con un gruppo di giovani e meno giovani colleghi in formazione: riusciremmo a immaginare una metafora meno competitiva e pi\u00f9 <strong>collaborativa<\/strong> per parlare dell\u2019emergenza del virus? Dal gruppo \u00e8 emersa una metafora che mi \u00e8 piaciuta: quella della <strong>\u201cstaffetta\u201d<\/strong>. Dove i medici e i sanitari non sono eroi al fronte, ma corridori responsabili ciascuno di un tratto di strada, che corrono per passare un \u201ctestimone\u201d (le informazioni utili, i risultati della ricerca) al collega che corre nella stessa squadra. E noi non siamo solo vittime inermi chiuse in casa per il coprifuoco: in una competizione sportiva il <strong>pubblico<\/strong> che interagisce dalle gradinate fa la sua parte per il risultato.<\/p>\n<p>Dunque dobbiamo pensare che una metafora non solo non \u00e8 la <strong>realt\u00e0<\/strong> (possiamo \u201crealmente\u201d vivere una pandemia come una guerra, ma non lo \u00e8 in senso letterale), ma che se pure pu\u00f2 essere utile, non \u00e8 detto che lo sia in ogni caso, per tutto quanto e per ogni momento.<\/p>\n<p>Probabilmente non c\u2019\u00e8 una spiegazione unica per il fatto che le metafore belliche e competitive siano cos\u00ec <strong>irresistibili<\/strong>. Certo questo \u00e8 dovuto anche al fatto che abbiamo uno sguardo limitato sulla realt\u00e0: competizione e cooperazione sono due livelli di quello che succede nel mondo. Nella staffetta, per citare l\u2019immagine che evocavamo, ciascun corre per la squadra, ma \u00e8 pur vero che corre contro qualcun altro: e questo d\u00e0 ragione del fatto che bisogna correre pi\u00f9 veloce di qualcuno (il virus).<\/p>\n<p>Dunque <strong>cooperazione<\/strong> e <strong>competizione<\/strong> sono solo aspetti parziali di quello che succede, e in un certo senso emergono l\u2019uno dall\u2019altro. Ma probabilmente per vedere l\u2019aspetto cooperativo dell\u2019intero processo abbiamo bisogno di una prospettiva pi\u00f9 ampia di quella di cui godiamo.<\/p>\n<p>Avevo citato gi\u00e0 da qualche parte la storia di un fiore alpino che si chiama <strong>lupino<\/strong>. Perch\u00e9 \u201clupino\u201d? Perch\u00e9 sembra che intorno a lui non cresca altro: dunque si \u00e8 guadagnato la nomea di un fiore \u201cpredatore\u201d, come il lupo, impegnato in una competizione di cui fanno le spese forme di vita pi\u00f9 deboli. Ora, tralasciamo il fatto che probabilmente questa visione \u00e8 <strong>calunniosa<\/strong> anche per lo stesso lupo. Ma insomma, questo \u00e8 quello che per tanto tempo hanno pensato di quel fiore. Solo a un certo punto qualcuno ha stabilito che le cose stessero in modo molto diverso: il lupino in realt\u00e0 attecchisce in luoghi in cui la vita vegetale non \u00e8 facilissima; ma lui pi\u00f9 di altri riesce a prendere nutrimenti dal terreno e quando muore rilascia sali e altre sostanze che contribuiscono alla vita di altre forme vegetali che seguiranno, meno attrezzate di lui. Insomma, una forma di generosit\u00e0 alla quale le lenti attraverso le quali guardiamo il mondo sono sostanzialmente cieche.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/lupo-e1740048897577.webp?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5452\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2025\/02\/21\/coronavirus-perche-parliamo-sempre-di-guerra-e-competizione\/lupo\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/lupo-e1740048897577.webp?fit=500%2C333&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"500,333\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"lupo\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/lupo-e1740048897577.webp?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/lupo-e1740048897577.webp?fit=960%2C638&amp;ssl=1\" class=\"alignleft size-full wp-image-5452\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/lupo-e1740048897577.webp?resize=500%2C333&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a>D\u2019altra parte, se passiamo dalle sue parti vediamo un fiore che sembra occupare spazio tutto per s\u00e9; ma per capire quello che vediamo dovremmo conoscere un intero <strong>processo<\/strong>, vedere quello che \u00e8 successo prima e quello che succeder\u00e0 dopo. Forse il nostro sguardo inevitabilmente limitato favorisce letture pi\u00f9 spicce, <strong>\u201cmors tua, vita mea\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Mi viene in mente un\u2019altra ragione per la quale le metafore competitive ci vengono in aiuto pi\u00f9 facilmente per spiegare il mondo. Noi pensiamo anche alle azioni umane in termini di <strong>\u201ccause\u201d<\/strong>, <strong>\u201ceffetti\u201d<\/strong>, \u201cspinte\u201d e cos\u00ec via. Naturalmente pensare alle vicende complesse in termini di \u201ccause\u201d \u00e8 una semplificazione utile e tragica insieme. Diciamo per esempio che Giovanni \u00e8 stato \u201cspinto da\u201d Alfredo a compiere una certa azione: esattamente come se Giovanni e Alfredo fossero palle da biliardo. La nostra osservazione del mondo fisico ci offre le metafore per leggere il mondo: prima che menti pensanti siamo <strong>corpi<\/strong> che si muovono nel mondo. Anzi, qualcuno direbbe che siamo menti che pensano proprio perch\u00e9 siamo corpi. L\u2019esperienza dello spazio, dei muscoli, dei sensi, ci d\u00e0 elementi per pensare a quello che non \u00e8 spazio, muscoli, sensi. Perci\u00f2 diciamo che <strong>\u201c\u00e8 passato\u201d<\/strong> (come fosse il treno delle otto) tanto tempo, che una lezione \u00e8 <strong>\u201cpesante\u201d<\/strong> (come fosse un manubrio di ghisa) e che l\u2019umore di quella persona \u00e8 <strong>\u201cnero\u201d<\/strong>, come se potessimo vederlo e come se avesse caratteristiche persino cromatiche.<\/p>\n<p>Ecco, allora il mondo fisico, per come \u00e8 fatto, ci offre anche metafore competitive, \u201co io o tu\u201d. Nello spazio fisico occupato da questo computer non pu\u00f2 esserci il cellulare, che infatti sta venti centimetri pi\u00f9 in l\u00e0. O l\u2019uno, o l\u2019altro. Se lo colpisco con un martello, il computer probabilmente ha la peggio: il martello ha caratteristiche fisiche che lo rendono \u201cpi\u00f9 forte\u201d. Ma toh!, se invece la martellata la do a mio cugino, curiosamente reagisce in un modo diverso: evidentemente gli esseri viventi rispondono ad altre leggi che gli oggetti <strong>inanimati<\/strong>, eppure continuiamo ad applicare agli uni dei princ\u00ecpi che abbiamo appreso con gli altri. Va bene cos\u00ec, non \u00e8 un invito a smettere di farlo: c\u2019\u00e8 qualcosa di utile nelle semplificazioni, tanto come come genere umano ne condividiamo tantissime. Ma \u00e8 per riflettere sul fatto che tante cose che ci diciamo e che ci sembrano scontate e ragionevoli, sono solo dei modi piuttosto <strong>utili<\/strong> di descrivere una complessit\u00e0 ingovernabile. Dunque raccontare le vicende umane in termini di \u201cforze\u201d, \u201ccause\u201d, \u201ceffetti\u201d, \u201cspinte\u201d, \u201curti\u201d, \u00e8 far riferimento a un mondo in cui succedono cose come un oggetto pi\u00f9 pesante schiaccia un oggetto pi\u00f9 fragile. Credo che la nostra fissa di spiegare le cose in termini di forze e competizioni venga anche da qui.<\/p>\n<p>Come che sia, per un po\u2019 di tempo ancora dobbiamo mantenerci metaforicamente <strong>aperti<\/strong> alla fiducia ma restare fisicamente ben <strong>chiusi<\/strong> in casa. Possiamo sentirci tutti metaforicamente <strong>vicini<\/strong> ma restando letteralmente <strong>lontani<\/strong>. E in bocca al lup&#8230; cio\u00e8, auguri a tutti!<\/p>\n<h3>Aggiornamento 1 aprile 2020: bibliografia ragionata<\/h3>\n<p>A gentile richiesta integro una breve bibliografia ragionata un po\u2019 pi\u00f9 approfondita delle noticina che avevo aggiunto all\u2019inizio. Direi che la lettura di Gregory Bateson \u00e8 necessaria per qualunque discorso sulla metafora come facolt\u00e0 del pensiero. Per Bateson il sillogismo \u201cl\u2019erba \u00e8 mortale, l\u2019uomo \u00e8 mortale, l\u2019uomo \u00e8 erba\u201d non era un incidente del pensiero logico, ma era il paradigma di una logica \u201caltra\u201d: quella del sogno, dell\u2019arte, della metafora; in una parola, del sacro. Dunque vi rimando a:<\/p>\n<ul>\n<li>Bateson G., Bateson M. C. (1987), <em>Dove gli angeli esitano. Verso un\u2019epistemologia del sacro<\/em>. Adelphi, Milano, 1989.<\/li>\n<li>Bateson G. (1991), <em>Una sacra unita\u0300. Altri passi verso un\u2019ecologia della mente<\/em>. Adelphi, Milano, 1997.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Alcuni buoni approfondimenti della questione si trovano in:<\/p>\n<ul>\n<li>Cotugno A., Di Cesare G. (a cura di), <em>Territorio Bateson<\/em>. Meltemi, Roma, 2001.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un autore di riferimento per una comprensione della metafora come modalit\u00e0 del pensiero \u00e8 George Lakoff. Cominciando dai suoi testi con Mark Johnson (li cito entrambi anche se il secondo \u00e8 in gran parte fatto di contenuti che stanno anche nel primo, ed \u00e8 anche meno reperibile; vedete voi):<\/p>\n<ul>\n<li>Lakoff G., Johnson M. (1980), <em>Metafora e vita quotidiana<\/em>. Bompiani, Milano, 1998 (III ed. 2007).<\/li>\n<li>Lakoff G., Johnson M. (1998), <em>Elementi di linguistica cognitiva<\/em>. Quattro Venti, Urbino.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Poi si pu\u00f2 continuare con un libro (non tradotto da noi) che approfondisce la questione della \u201cmente incorporata\u201d:<\/p>\n<ul>\n<li>Lakoff G., Johnson M. (1999), <em>Philosophy in the Flesh. The embodied Mind and Its Challenge to Western Thought<\/em>. Basic Books, New York.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Lakoff ha scritto anche libri, molto popolari e molto influenti negli Stati Uniti, su linguaggio, metafora e cornici (\u201cframes\u201d) nella comunicazione politica, che \u00e8 in gran parte ci\u00f2 di cui si parla nel mio post. Dunque:<\/p>\n<ul>\n<li>Lakoff G. (2004), <em>Non pensare all\u2019elefante<\/em>. Fusi Orari, Roma, 2006.<\/li>\n<li>Lakoff G. (2006), <em>La liberta\u0300 di chi?<\/em> Codice, Torino, 2008.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Accanto a Lakoff un autore importante per un pensiero sulla metafora \u00e8 Steven Pinker. Non sempre \u00e8 d\u2019accordo con Lakoff ma il suo contributo mi pare complementare, certo affascinante:<\/p>\n<ul>\n<li>Pinker S. (2007), <em>Fatti di parole<\/em>. Mondadori, Milano, 2009.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Mi \u00e8 stato di grande ispirazione per pensare agli aspetti etici della metafora un librino di un docente di lingue classiche:<\/p>\n<ul>\n<li>Bettini M. (2011), <em>Contro le radici<\/em>. Tradizione, identit\u00e0, memoria. Il Mulino, Bologna.<\/li>\n<\/ul>\n<p>A dimostrazione di quanto sia difficile pensare che le metafore non sono le cose, la maggior parte dei recensori di questo libro lo ha preso come se fosse davvero un libro contro le radici, e non contro la metafora delle radici. Interessante anche per questo. Ancora, la storia del lupino (che avevo raccontato <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2013\/11\/22\/potere-metafore-e-lupini\/\">anche qua<\/a>) ricordo di averla letta su:<\/p>\n<ul>\n<li>W. Jeremy Hayward, Varela F. (1998), <em>Ponti sottili. Conversazioni del Dalai lama sulla scienza della mente<\/em>. Neri Pozza Editore, Milano.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per concludere, allora, aggiungo che nel corso degli anni mi sono nutrito di queste letture e ho provato a lavorare sul concetto di metafora nella psicoterapia, una questione secondo me ampiamente fraintesa negli anni, fino a fare della metafora un artificio, uno strumento di persuasione allo stesso modo che nella politica e nella pubblicit\u00e0 (anzich\u00e9 riconoscere ad esso la funzione principale che \u00e8 quella di parlare di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 fisico, compresa la nostra vita interiore e le relazioni. Ne \u00e8 uscito un libro rintracciabile (pi\u00f9 facilmente) anche in e-book:<\/p>\n<ul>\n<li>Giuliani M. (2016), <em>Corpi che parlano. Psicoterapia e metafora<\/em>. Durango Edizioni, Trani.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di questa esperienza dell\u2019emergenza coronavirus ho trovato interessante da subito il fatto che la difficile prova di queste settimane sia descritta da pi\u00f9 parti nei termini di una \u201cguerra\u201d&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5446,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[262,360,13],"tags":[283,282,296,122,288,291],"class_list":["post-5445","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicazione-media","category-disseminati","category-societa","tag-coronavirus","tag-covid","tag-malattia","tag-metafore","tag-metafore-belliche","tag-pandemia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>(2020) Coronavirus: perch\u00e9 parliamo sempre di guerra e competizione? 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