{"id":5116,"date":"2024-07-30T07:57:01","date_gmt":"2024-07-30T06:57:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=5116"},"modified":"2025-05-26T18:03:36","modified_gmt":"2025-05-26T17:03:36","slug":"jihad-e-rivolta-generazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/","title":{"rendered":"Jihad e rivolta generazionale?"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5116?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png?w=960&#038;ssl=1\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">PDF<\/span><\/a><\/div><p><em>[Su Ibridamenti pubblicai nel 2016 una riflessione sul terrorismo, di cui si parlava in quel momento in un&#8217;ottica che mi sembr\u00f2 utile anche per parlare d&#8217;altro. L&#8217;articolo su Ibridamenti non \u00e8 pi\u00f9 reperibile, o \u00e8 stato spostato a un indirizzo che non \u00e8 rintracciabile dai motori di ricerca. <\/em><em>Grazie a <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/ranierisalvadorini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ranieri Salvadorini<\/a>, per alcuni link e per il confronto su alcune questioni; grazie alla collega <a href=\"http:\/\/news-town.it\/cronaca\/tag\/ilaria%20carosi.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ilaria Carosi<\/a> per il confronto su altre]<\/em><\/p>\n<p>Dall&#8217;inizio del 2015 \u00e8 emersa\u00a0una leva\u00a0di <em>jihadisti<\/em>\u00a0costituita da immigrati di seconda generazione, non pi\u00f9 venuti da lontano ma nati nel paese europeo nel quale compiono atti terroristici. Diverse analisi sugli attentati di Parigi\u00a0parlano del nuovo radicalismo come <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/olivier-roy\/2015\/11\/27\/islam-giovani-jihad\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rivolta\u00a0generazionale<\/a>, come la guerra\u00a0di una\u00a0<a href=\"http:\/\/www.poliscritture.it\/2016\/03\/25\/chi-sono-i-terroristi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;seconda generazione in rivolta contro i loro padri&#8221;<\/a>\u00a0e con la loro religione troppo &#8220;morbida&#8221;. Mi pare una considerazione molto stimolante per chi lavora con le relazioni familiari, con gli adolescenti e con i loro genitori, e\u00a0si trova ad osservare\u00a0i\u00a0modi in cui il conflitto generazionale si esprime anche attraverso la violenza, diretta all&#8217;interno della famiglia ma anche all&#8217;esterno.<br \/>\nMi torna utile, per parlare di\u00a0alcuni aspetti che mi interessano dei rapporti tra figli e genitori, e tra questi e il contesto sociale, un concetto che in questi ultimi anni ha focalizzato\u00a0<strong>Adriano Zamperini<\/strong>, professore di psicologia sociale all&#8217;universit\u00e0 di Padova: l&#8217;<strong>ostracismo<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5121\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/charlieparigi\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?fit=675%2C275&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"675,275\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"charlieparigi\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?fit=300%2C122&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?fit=675%2C275&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5121\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?resize=675%2C275&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"675\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?w=675&amp;ssl=1 675w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/charlieparigi.jpeg?resize=300%2C122&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" \/><\/a><\/p>\n<h3>L&#8217;ostracismo<\/h3>\n<p>Da <em>Charlie Hebdo<\/em> in poi, dunque, identifichiamo la minaccia terroristica sempre meno nei video di un miliardario annoiato e crudele, e sempre pi\u00f9 con una riserva di rabbia accumulata e compressa nelle <em>banlieue<\/em> e nelle periferie, nelle quali deflagrano questioni come la povert\u00e0, la disparit\u00e0 e l&#8217;esclusione. \u00c8 la ragione per cui\u00a0mi pare utile\u00a0ricorrere a una chiave di lettura che, nel campo della psicologia sociale, ci fornisce Adriano Zamperini\u00a0(in\u00a0<a href=\"https:\/\/it.in-mind.org\/article\/stigma-e-ostracismo-nelle-relazioni-interpersonali\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questo articolo<\/a> e nel suo <a href=\"http:\/\/lostracismo.blogspot.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">libro del 2010<\/a>). Riprendo una sua definizione di <em>ostracismo<\/em> e metto in corsivo alcuni passaggi che torneranno\u00a0utili nel ragionamento: &#8220;&#8230;qualsiasi atto volto a <em>ignorare, respingere e escludere individui o gruppi<\/em> (&#8230;). In tal modo, coloro che, per diversi motivi, sono ostracizzati subiscono una dissociazione relazionale: vengono privati dei comuni contatti interpersonali, evitati e respinti <em>ai margini dell\u2019attenzione<\/em>. Ampia \u00e8 la letteratura scientifica che evidenzia quanto il nostro benessere dipenda dal sentirsi inclusi e accettati dagli altri. E come l\u2019essere ostracizzati nei rapporti umani <em>si traduca in una condizione gravida di sofferenza<\/em>&#8220;.<br \/>\nUn capitolo cruciale del libro di Zamperini si intitola &#8220;Quando gli ostracizzati diventano cattivi&#8221; e\u00a0parla delle strategie estreme che le persone mettono in atto per essere <em>viste<\/em>. Perch\u00e9 il servilismo, cio\u00e8 la resa all&#8217;esclusione, \u00e8 la conseguenza pi\u00f9 indesiderabile dell&#8217;ostracismo.<br \/>\nMa cosa succede quando non solo non diventano cattivi, ma finiscono per partecipare ai meccanismi della loro stessa esclusione?<\/p>\n<h3>Figli di ostracizzati<\/h3>\n<p>Parte della mia esperienza professionale si \u00e8 svolta nella provincia del nord Italia, un\u2019altra parte in ambienti urbani e metropolitani. Si tratta di contesti piuttosto differenti: quello della provincia \u00e8 un contesto culturale fortemente segnato dalla tradizione che era stata rurale e poi industriale ed operaia, ed \u00e8 evoluto spesso intorno a una grande azienda\u00a0la cui storia ha coinciso in parte con quella del luogo. In un contesto che fonda la propria sopravvivenza\u00a0su un punto d\u2019appoggio quasi esclusivo, gli effetti di cambiamenti economici sul piano sociale e psicologico \u2013 cio\u00e8 sui gruppi e sulle vite delle singole persone \u2013 sono pi\u00f9 drammatici, improvvisi ed evidenti.<br \/>\nIn entrambi i contesti mi \u00e8 capitato di essere consultato da famiglie per difficolt\u00e0 di rapporto coi figli, e in alcuni di questi casi quello che affliggeva i genitori erano\u00a0comportamenti violenti dei figli a casa e fuori. Nel contesto della provincia questo accadeva a\u00a0<em>ondate<\/em>. Cio\u00e8, in alcuni periodi si presentavano con una frequenza pi\u00f9 alta del solito famiglie che soffrivano del fatto che un figlio sfasciasse i mobili litigando con la madre, o si distinguesse per comportamenti aggressivi\u00a0a scuola \u2013 particolarmente verso gli adulti \u2013 o manifestasse, insieme ai comportamenti oppositivi, atteggiamenti\u00a0ostili verso gli stranieri, o offensivi nei confronti delle donne: atteggiamenti che la famiglia trovava terribilmente deludenti, e che in nessun modo incoraggiava o condivideva.<\/p>\n<p>La faccia di quella provincia \u00e8 cambiata in pochi anni, di pari passo con la trasformazione di quel mondo industriale che un tempo era cos\u00ec essenziale al benessere e all\u2019identit\u00e0 di quei luoghi e che in breve tempo\u00a0\u00e8 andato in crisi.<br \/>\nQuello che mi capitava di vedere, nelle \u201condate\u201d di richieste d\u2019aiuto da parte di genitori di figli aggressivi, era che esse coincidevano con momenti, drammatici per la comunit\u00e0 e per le singole famiglie, di delocalizzazione e chiusura dell\u2019attivit\u00e0 di quelle fabbriche. Spesso i padri di quei ragazzi\u00a0avevano perso il lavoro. Qualche volta\u00a0erano riusciti a inventarsene presto un altro in proprio, ma erano finiti male. Altre volte avevano accettato\u00a0lavori alternativi e stipendi ben pi\u00f9 bassi\u00a0di quelli che erano abituati a portare a casa. In pochi casi avevano dovuto affrontare una disoccupazione pi\u00f9 lunga e senza prospettive. In tutti questi casi, per\u00f2, questi padri avevano subito\u00a0una ferita profonda alla propria identit\u00e0. Per lo pi\u00f9 ne soffrivano in silenzio, e nel raccontarmi la loro esperienza in presenza dei familiari, lo facevano con virile fatalismo ma tenevano a bada moti d\u2019emozione. Anche molte madri subivano le conseguenze\u00a0di quelle crisi, perdevano il posto e dovevano trovarne un altro, ma l\u2019impressione era che in una cultura ancora piuttosto tradizionale e fondata su ruoli di genere ben distinti, per le donne la ferita fosse meno profonda e pi\u00f9 riparabile.<br \/>\nEcco, se penso a quei padri, al senso di rifiuto e di inutilit\u00e0 che sperimentavano, al loro bisogno di essere riconosciuti, penso che la definizione di \u201costracizzati\u201d spieghi bene la loro condizione. Erano d\u2019improvviso privati del proprio ruolo in societ\u00e0 e in famiglia, e con quello perdevano la rete di relazioni che avevano intessuto nel mondo del lavoro.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi era spesso che questi figli fossero profondamente sensibili a quella sofferenza\u00a0e costantemente sintonizzati con essa. Se\u00a0in prima battuta sembravano voler diventare i vendicatori, o comunque i portavoce di un dolore non detto, a mano a mano che li si conosceva si faceva possibile pensare che con la loro riottosit\u00e0 offrissero un modello differente ai propri arrendevoli padri. Spesso pensiamo che il\u00a0comportamento aggressivo sia\u00a0un modo di richiamare attenzione, ma quegli adolescenti cercavano un\u2019attenzione non finalizzata al proprio riconoscimento, quanto alla rivalsa del padre ostracizzato e depresso: \u201cguarda come faccio io!\u201d.<br \/>\nNei casi in cui\u00a0questi padri, nella loro perdita di status e di\u00a0identit\u00e0, finivano per sentirsi soggiogati dalle mogli (le donne di queste culture tradizionali sanno essere molto pragmatiche e capaci di prendere la guida della situazione), la violenza\u00a0dei ragazzi\u00a0sembrava a volte accompagnarsi a comportamenti aggressivi verso\u00a0l\u2019autorit\u00e0 del corpo insegnante, che\u00a0era prevalentemente\u00a0femminile.<br \/>\nLa questione di chi fosse\u00a0il destinatario di quel richiamo era piuttosto importante, e lo \u00e8 qui per\u00a0ragioni che credo si capiranno meglio fra un po\u2019. L\u2019ipotesi che fosse una forma di protesta che aveva come interlocutore il padre depresso condusse a\u00a0cercare di promuovere intimit\u00e0 e dialogo fra quei figli e i padri. A volte questo dava sollievo a questi ultimi, che sperimentavano di avere ancora una possibilit\u00e0 di contare nelle\u00a0vite dei figli, e questi a loro volta sembravano gratificati da questo rapporto con un padre che sembrava di nuovo \u201ccompetente\u201d.<br \/>\nSoprattutto nella prima ondata migratoria degli anni 80-90 dai paesi africani e arabi l\u2019esperienza di ostracismo \u2013 del fallimento e del rifiuto \u2013 era frequente. Spesso l\u2019immigrato arrivava in Europa da solo, e lontano dalla propria famiglia\u00a0doveva lavorare per creare le condizioni per un ricongiungimento. Molte volte era vittima di un doppio ostracismo: se \u00e8 vero che una strategia di sopravvivenza all\u2019ostracismo consiste nel ridimensionare l\u2019investimento sull\u2019ambiente ostracizzante e nel\u00a0guardare altrove per trovare alternative in cui sperimentare di nuovo qualche forma di riconoscimento, questa possibilit\u00e0 era spesso preclusa:\u00a0ammettere di non aver trovato in Europa quello che cercava, tornare a casa e dichiarare il proprio fallimento, insomma tornare a mani vuote dopo aver lasciato la propria terra comportava l\u2019ostracismo\u00a0da parte dei parenti.<br \/>\nCome\u00a0<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/03\/27\/le-metafore-dellintegrazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ho scritto altrove<\/a>\u00a0(anche se in termini differenti: realizzo ora come il concetto di\u00a0ostracismo possa supportare bene quella critica), la stessa \u201cintegrazione\u201d che si propone come soluzione ai problemi della convivenza fra culture, \u00e8 una forma di ostracismo.\u00a0<em>Integrare<\/em>\u00a0non \u00e8 altro che (fonte: dizionario Treccani) \u201cfar entrare, incorporare un elemento nuovo (cosa o persona) in un insieme, in un tutto, cos\u00ec che ne costituisca parte integrante e si fonda con esso\u201d. Lo si intende dunque come un processo unidirezionale che la cultura \u201caccogliente\u201d opera su quella \u201cospite\u201d. Ma, scrivevo,\u00a0\u201cun\u2019integrazione \u2013 qualunque cosa si intenda con questo termine \u2013 operata da un soggetto nei confronti di un altro definisce un rapporto di potere. \u00c8 un\u2019azione unidirezionale e non reciproca, e dunque stabilisce una differenza incolmabile al di l\u00e0 dell\u2019intenzione di creare parit\u00e0 e dialogo\u201d.<\/p>\n<p>Ora, mi guarderei bene dal formulare una teoria del tipo \u201cun vissuto di ostracizzazione non dichiarato produce violenza nella generazione successiva\u201d, perch\u00e9 la troverei una reificazione indebita e perch\u00e9, applicata ai giovanissimi terroristi urbani, avrebbe almeno un difetto grave: io sono un osservatore occidentale ed europeo, e occidentali ed europee sono le famiglie che costituiscono il mio campo di osservazione circa la violenza giovanile. Per\u00f2 mi domando dove ci porterebbe pensare alla violenza estremista come a un messaggio\u00a0<em>rivolto ai padri ostracizzati<\/em>.<\/p>\n<h3>Ribelli di seconda generazione: i leghisti siciliani<\/h3>\n<p>Con tutte le dovute differenze, mi colpiva, anni fa, che la Lega Nord, negli anni in cui\u00a0interpretava un cupo sentimento antimeridionale, raccogliesse tante simpatie fra gli immigrati di seconda generazione dalle regioni del sud Italia. Non era ancora la\u00a0Lega attuale, che avrebbe unito nord e sud nel disprezzo per le altre culture (e attendiamo di capire l\u2019entit\u00e0 del fenomeno costituito\u00a0dai nuovi leghisti figli di extracomunitari).<br \/>\nQuesta osservazione sembra contraddire l\u2019ipotesi precedente: questi figli di immigrati avrebbero incarnato bene le fatiche di inserimento dei genitori e dato maggior voce alle loro radici recise se avessero dato vita, non so, a un estremismo meridionalista! Invece no, diventavano attivisti della Lega Nord.<br \/>\nMa pu\u00f2 darsi che la contraddizione sia solo\u00a0apparente. Certo, pensiamo subito al desiderio di identificarsi con un aspetto forte e unificante della cultura in cui si vive, di sentirsi accettati e di fare piazza pulita di complicazioni\u00a0identitarie. Ma avvicinandomi ad alcune di quelle storie mi capita di pensare che non sia secondario\u00a0il fatto che la generazione precedente (protagonista del progetto migratorio verso il nord) abbia vissuto la condizione dell\u2019ostracismo.<br \/>\n\u00c8 facile trovare anche in forum e articoli in\u00a0rete documenti che raccontano l\u2019esperienza e la scelta di questi figli di immigrati: sembra che\u00a0nella loro narrazione l\u2019ostracizzatore dei padri sia non il nord che li ha chiamati\u00a0<em>terroni,<\/em>\u00a0ma piuttosto il sud che li ha\u00a0<a href=\"http:\/\/www.meridionalismo.it\/?p=656\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">costretti a emigrare<\/a>; quel sud dei loro parenti che, mentre \u201cnoi [siamo] qui, a buttare il sangue in fabbrica\u201d, sono rimasti a \u201cl\u2019idea del posto fisso, di un santo che li aiuti\u201d. \u00c8 in quel sud che ai loro occhi li ha rifiutati e non ha esaltato il loro sacrificio, \u00e8 nelle generazioni\u00a0che sono rimaste l\u00e0, che questi giovani hanno rintracciato\u00a0il nemico da indicare ai padri. I quali forse, ai loro occhi, sono colpevoli di rimpiangere la terra che gli ha tolto la speranza, e di essere troppo benevoli con essa. Basta lacrime, nostalgia e sentimentalismi.<\/p>\n<h3>Alcune ipotesi, dunque<\/h3>\n<ul>\n<li>Mi domando come cambierebbe il nostro modo di vedere il terrorismo fuori dalla cornice della \u201cguerra fra culture\u201d e piuttosto come un \u201cmessaggio ai padri ostracizzati\u201d e inconsapevolmente piegati a una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/03\/27\/le-metafore-dellintegrazione\/\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">integrazione<\/a>\u00a0passivizzante e unidirezionale. Avrebbe conseguenze pragmatiche stimabili nel modo di guardare al rapporto con le culture che si avvicinano a noi, e al terrorismo?<\/li>\n<li>Per lo meno ridimensionerebbe il ruolo della religione in tutto questo. Essa avrebbe, in quest\u2019ottica, un ruolo non \u201ca monte\u201d, ma \u201ca valle\u201d con la sua capacit\u00e0 di costituire un modello tanto forte da fare da richiamo\u00a0conflittuale e\u00a0identitario. Come dice\u00a0<a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/giovani-tra-banlieue-e-radicalismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il sociologo Farad Khosrokhavar<\/a>, il richiamo alla religione \u00e8\u00a0\u201cun modo per sacralizzare il proprio odio e per legittimare e giustificare la propria aggressivit\u00e0\u201d.<\/li>\n<li>Il ruolo della religione sarebbe ridimensionato, ma acquisterebbero rilevanza\u00a0chiavi di lettura che facciano riferimento alle disparit\u00e0 e alle ingiustizie sociali ed economiche.<\/li>\n<li>Infine, sul fronte della prevenzione, si sente ultimamente parlare di identificare soggetti che soffrono di disturbi psicologici. Questo evoca qualche forma di schedatura e di\u00a0criminalizzazione di stranieri (ma, gi\u00e0 che ci siamo: perch\u00e9 solo di stranieri?) che attraversino momenti di sofferenza pi\u00f9 o meno profonda o duratura. La prevenzione possibile passa attraverso qualunque iniziativa che combatta l\u2019ostracismo e che favorisca pratiche di integrazione non unilaterale, di dialogo e di ascolto fra nativi e immigrati e fra genitori e figli.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Su Ibridamenti pubblicai nel 2016 una riflessione sul terrorismo, di cui si parlava in quel momento in un&#8217;ottica che mi sembr\u00f2 utile anche per parlare d&#8217;altro.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6115,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[360,13],"tags":[88,276,197,277],"class_list":["post-5116","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-disseminazioni","category-societa","tag-ibridamenti","tag-ostracismo","tag-padri","tag-terrorismo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Jihad e rivolta generazionale? - Psicoterapia (e altre metafore)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Jihad e rivolta generazionale? - Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"PDF[Su Ibridamenti pubblicai nel 2016 una riflessione sul terrorismo, di cui si parlava in quel momento in un&#8217;ottica che mi sembr\u00f2 utile anche per parlare d&#8217;altro. 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L&#8217;ostracismo Da Charlie Hebdo in poi, dunque, identifichiamo la minaccia terroristica sempre meno nei video di un miliardario annoiato e crudele, e sempre pi\u00f9 con una riserva di rabbia accumulata e compressa nelle banlieue e nelle periferie, nelle quali deflagrano questioni come la povert\u00e0, la disparit\u00e0 e l&#8217;esclusione. \u00c8 la ragione per cui\u00a0mi pare utile\u00a0ricorrere a una chiave di lettura che, nel campo della psicologia sociale, ci fornisce Adriano Zamperini\u00a0(in\u00a0questo articolo e nel suo libro del 2010). Riprendo una sua definizione di ostracismo e metto in corsivo alcuni passaggi che torneranno\u00a0utili nel ragionamento: &#8220;&#8230;qualsiasi atto volto a ignorare, respingere e escludere individui o gruppi (&#8230;). In tal modo, coloro che, per diversi motivi, sono ostracizzati subiscono una dissociazione relazionale: vengono privati dei comuni contatti interpersonali, evitati e respinti ai margini dell\u2019attenzione. Ampia \u00e8 la letteratura scientifica che evidenzia quanto il nostro benessere dipenda dal sentirsi inclusi e accettati dagli altri. E come l\u2019essere ostracizzati nei rapporti umani si traduca in una condizione gravida di sofferenza&#8220;. Un capitolo cruciale del libro di Zamperini si intitola &#8220;Quando gli ostracizzati diventano cattivi&#8221; e\u00a0parla delle strategie estreme che le persone mettono in atto per essere viste. Perch\u00e9 il servilismo, cio\u00e8 la resa all&#8217;esclusione, \u00e8 la conseguenza pi\u00f9 indesiderabile dell&#8217;ostracismo. Ma cosa succede quando non solo non diventano cattivi, ma finiscono per partecipare ai meccanismi della loro stessa esclusione? Figli di ostracizzati Parte della mia esperienza professionale si \u00e8 svolta nella provincia del nord Italia, un\u2019altra parte in ambienti urbani e metropolitani. Si tratta di contesti piuttosto differenti: quello della provincia \u00e8 un contesto culturale fortemente segnato dalla tradizione che era stata rurale e poi industriale ed operaia, ed \u00e8 evoluto spesso intorno a una grande azienda\u00a0la cui storia ha coinciso in parte con quella del luogo. In un contesto che fonda la propria sopravvivenza\u00a0su un punto d\u2019appoggio quasi esclusivo, gli effetti di cambiamenti economici sul piano sociale e psicologico \u2013 cio\u00e8 sui gruppi e sulle vite delle singole persone \u2013 sono pi\u00f9 drammatici, improvvisi ed evidenti. In entrambi i contesti mi \u00e8 capitato di essere consultato da famiglie per difficolt\u00e0 di rapporto coi figli, e in alcuni di questi casi quello che affliggeva i genitori erano\u00a0comportamenti violenti dei figli a casa e fuori. Nel contesto della provincia questo accadeva a\u00a0ondate. Cio\u00e8, in alcuni periodi si presentavano con una frequenza pi\u00f9 alta del solito famiglie che soffrivano del fatto che un figlio sfasciasse i mobili litigando con la madre, o si distinguesse per comportamenti aggressivi\u00a0a scuola \u2013 particolarmente verso gli adulti \u2013 o manifestasse, insieme ai comportamenti oppositivi, atteggiamenti\u00a0ostili verso gli stranieri, o offensivi nei confronti delle donne: atteggiamenti che la famiglia trovava terribilmente deludenti, e che in nessun modo incoraggiava o condivideva. La faccia di quella provincia \u00e8 cambiata in pochi anni, di pari passo con la trasformazione di quel mondo industriale che un tempo era cos\u00ec essenziale al benessere e all\u2019identit\u00e0 di quei luoghi e che in breve tempo\u00a0\u00e8 andato in crisi. Quello che mi capitava di vedere, nelle \u201condate\u201d di richieste d\u2019aiuto da parte di genitori di figli aggressivi, era che esse coincidevano con momenti, drammatici per la comunit\u00e0 e per le singole famiglie, di delocalizzazione e chiusura dell\u2019attivit\u00e0 di quelle fabbriche. Spesso i padri di quei ragazzi\u00a0avevano perso il lavoro. Qualche volta\u00a0erano riusciti a inventarsene presto un altro in proprio, ma erano finiti male. Altre volte avevano accettato\u00a0lavori alternativi e stipendi ben pi\u00f9 bassi\u00a0di quelli che erano abituati a portare a casa. In pochi casi avevano dovuto affrontare una disoccupazione pi\u00f9 lunga e senza prospettive. In tutti questi casi, per\u00f2, questi padri avevano subito\u00a0una ferita profonda alla propria identit\u00e0. Per lo pi\u00f9 ne soffrivano in silenzio, e nel raccontarmi la loro esperienza in presenza dei familiari, lo facevano con virile fatalismo ma tenevano a bada moti d\u2019emozione. Anche molte madri subivano le conseguenze\u00a0di quelle crisi, perdevano il posto e dovevano trovarne un altro, ma l\u2019impressione era che in una cultura ancora piuttosto tradizionale e fondata su ruoli di genere ben distinti, per le donne la ferita fosse meno profonda e pi\u00f9 riparabile. Ecco, se penso a quei padri, al senso di rifiuto e di inutilit\u00e0 che sperimentavano, al loro bisogno di essere riconosciuti, penso che la definizione di \u201costracizzati\u201d spieghi bene la loro condizione. Erano d\u2019improvviso privati del proprio ruolo in societ\u00e0 e in famiglia, e con quello perdevano la rete di relazioni che avevano intessuto nel mondo del lavoro. L\u2019ipotesi era spesso che questi figli fossero profondamente sensibili a quella sofferenza\u00a0e costantemente sintonizzati con essa. Se\u00a0in prima battuta sembravano voler diventare i vendicatori, o comunque i portavoce di un dolore non detto, a mano a mano che li si conosceva si faceva possibile pensare che con la loro riottosit\u00e0 offrissero un modello differente ai propri arrendevoli padri. Spesso pensiamo che il\u00a0comportamento aggressivo sia\u00a0un modo di richiamare attenzione, ma quegli adolescenti cercavano un\u2019attenzione non finalizzata al proprio riconoscimento, quanto alla rivalsa del padre ostracizzato e depresso: \u201cguarda come faccio io!\u201d. Nei casi in cui\u00a0questi padri, nella loro perdita di status e di\u00a0identit\u00e0, finivano per sentirsi soggiogati dalle mogli (le donne di queste culture tradizionali sanno essere molto pragmatiche e capaci di prendere la guida della situazione), la violenza\u00a0dei ragazzi\u00a0sembrava a volte accompagnarsi a comportamenti aggressivi verso\u00a0l\u2019autorit\u00e0 del corpo insegnante, che\u00a0era prevalentemente\u00a0femminile. La questione di chi fosse\u00a0il destinatario di quel richiamo era piuttosto importante, e lo \u00e8 qui per\u00a0ragioni che credo si capiranno meglio fra un po\u2019. L\u2019ipotesi che fosse una forma di protesta che aveva come interlocutore il padre depresso condusse a\u00a0cercare di promuovere intimit\u00e0 e dialogo fra quei figli e i padri. A volte questo dava sollievo a questi ultimi, che sperimentavano di avere ancora una possibilit\u00e0 di contare nelle\u00a0vite dei figli, e questi a loro volta sembravano gratificati da questo rapporto con un padre che sembrava di nuovo \u201ccompetente\u201d. Soprattutto nella prima ondata migratoria degli anni 80-90 dai paesi africani e arabi l\u2019esperienza di ostracismo \u2013 del fallimento e del rifiuto \u2013 era frequente. Spesso l\u2019immigrato arrivava in Europa da solo, e lontano dalla propria famiglia\u00a0doveva lavorare per creare le condizioni per un ricongiungimento. Molte volte era vittima di un doppio ostracismo: se \u00e8 vero che una strategia di sopravvivenza all\u2019ostracismo consiste nel ridimensionare l\u2019investimento sull\u2019ambiente ostracizzante e nel\u00a0guardare altrove per trovare alternative in cui sperimentare di nuovo qualche forma di riconoscimento, questa possibilit\u00e0 era spesso preclusa:\u00a0ammettere di non aver trovato in Europa quello che cercava, tornare a casa e dichiarare il proprio fallimento, insomma tornare a mani vuote dopo aver lasciato la propria terra comportava l\u2019ostracismo\u00a0da parte dei parenti. Come\u00a0ho scritto altrove\u00a0(anche se in termini differenti: realizzo ora come il concetto di\u00a0ostracismo possa supportare bene quella critica), la stessa \u201cintegrazione\u201d che si propone come soluzione ai problemi della convivenza fra culture, \u00e8 una forma di ostracismo.\u00a0Integrare\u00a0non \u00e8 altro che (fonte: dizionario Treccani) \u201cfar entrare, incorporare un elemento nuovo (cosa o persona) in un insieme, in un tutto, cos\u00ec che ne costituisca parte integrante e si fonda con esso\u201d. Lo si intende dunque come un processo unidirezionale che la cultura \u201caccogliente\u201d opera su quella \u201cospite\u201d. Ma, scrivevo,\u00a0\u201cun\u2019integrazione \u2013 qualunque cosa si intenda con questo termine \u2013 operata da un soggetto nei confronti di un altro definisce un rapporto di potere. \u00c8 un\u2019azione unidirezionale e non reciproca, e dunque stabilisce una differenza incolmabile al di l\u00e0 dell\u2019intenzione di creare parit\u00e0 e dialogo\u201d. Ora, mi guarderei bene dal formulare una teoria del tipo \u201cun vissuto di ostracizzazione non dichiarato produce violenza nella generazione successiva\u201d, perch\u00e9 la troverei una reificazione indebita e perch\u00e9, applicata ai giovanissimi terroristi urbani, avrebbe almeno un difetto grave: io sono un osservatore occidentale ed europeo, e occidentali ed europee sono le famiglie che costituiscono il mio campo di osservazione circa la violenza giovanile. Per\u00f2 mi domando dove ci porterebbe pensare alla violenza estremista come a un messaggio\u00a0rivolto ai padri ostracizzati. Ribelli di seconda generazione: i leghisti siciliani Con tutte le dovute differenze, mi colpiva, anni fa, che la Lega Nord, negli anni in cui\u00a0interpretava un cupo sentimento antimeridionale, raccogliesse tante simpatie fra gli immigrati di seconda generazione dalle regioni del sud Italia. Non era ancora la\u00a0Lega attuale, che avrebbe unito nord e sud nel disprezzo per le altre culture (e attendiamo di capire l\u2019entit\u00e0 del fenomeno costituito\u00a0dai nuovi leghisti figli di extracomunitari). Questa osservazione sembra contraddire l\u2019ipotesi precedente: questi figli di immigrati avrebbero incarnato bene le fatiche di inserimento dei genitori e dato maggior voce alle loro radici recise se avessero dato vita, non so, a un estremismo meridionalista! Invece no, diventavano attivisti della Lega Nord. Ma pu\u00f2 darsi che la contraddizione sia solo\u00a0apparente. Certo, pensiamo subito al desiderio di identificarsi con un aspetto forte e unificante della cultura in cui si vive, di sentirsi accettati e di fare piazza pulita di complicazioni\u00a0identitarie. Ma avvicinandomi ad alcune di quelle storie mi capita di pensare che non sia secondario\u00a0il fatto che la generazione precedente (protagonista del progetto migratorio verso il nord) abbia vissuto la condizione dell\u2019ostracismo. \u00c8 facile trovare anche in forum e articoli in\u00a0rete documenti che raccontano l\u2019esperienza e la scelta di questi figli di immigrati: sembra che\u00a0nella loro narrazione l\u2019ostracizzatore dei padri sia non il nord che li ha chiamati\u00a0terroni,\u00a0ma piuttosto il sud che li ha\u00a0costretti a emigrare; quel sud dei loro parenti che, mentre \u201cnoi [siamo] qui, a buttare il sangue in fabbrica\u201d, sono rimasti a \u201cl\u2019idea del posto fisso, di un santo che li aiuti\u201d. \u00c8 in quel sud che ai loro occhi li ha rifiutati e non ha esaltato il loro sacrificio, \u00e8 nelle generazioni\u00a0che sono rimaste l\u00e0, che questi giovani hanno rintracciato\u00a0il nemico da indicare ai padri. I quali forse, ai loro occhi, sono colpevoli di rimpiangere la terra che gli ha tolto la speranza, e di essere troppo benevoli con essa. Basta lacrime, nostalgia e sentimentalismi. Alcune ipotesi, dunque Mi domando come cambierebbe il nostro modo di vedere il terrorismo fuori dalla cornice della \u201cguerra fra culture\u201d e piuttosto come un \u201cmessaggio ai padri ostracizzati\u201d e inconsapevolmente piegati a una\u00a0integrazione\u00a0passivizzante e unidirezionale. Avrebbe conseguenze pragmatiche stimabili nel modo di guardare al rapporto con le culture che si avvicinano a noi, e al terrorismo? Per lo meno ridimensionerebbe il ruolo della religione in tutto questo. Essa avrebbe, in quest\u2019ottica, un ruolo non \u201ca monte\u201d, ma \u201ca valle\u201d con la sua capacit\u00e0 di costituire un modello tanto forte da fare da richiamo\u00a0conflittuale e\u00a0identitario. Come dice\u00a0il sociologo Farad Khosrokhavar, il richiamo alla religione \u00e8\u00a0\u201cun modo per sacralizzare il proprio odio e per legittimare e giustificare la propria aggressivit\u00e0\u201d. Il ruolo della religione sarebbe ridimensionato, ma acquisterebbero rilevanza\u00a0chiavi di lettura che facciano riferimento alle disparit\u00e0 e alle ingiustizie sociali ed economiche. Infine, sul fronte della prevenzione, si sente ultimamente parlare di identificare soggetti che soffrono di disturbi psicologici. Questo evoca qualche forma di schedatura e di\u00a0criminalizzazione di stranieri (ma, gi\u00e0 che ci siamo: perch\u00e9 solo di stranieri?) che attraversino momenti di sofferenza pi\u00f9 o meno profonda o duratura. La prevenzione possibile passa attraverso qualunque iniziativa che combatta l\u2019ostracismo e che favorisca pratiche di integrazione non unilaterale, di dialogo e di ascolto fra nativi e immigrati e fra genitori e figli.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2024-07-30T06:57:01+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2025-05-26T17:03:36+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/policecharlie.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"900\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"600\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Massimo Giuliani\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Massimo Giuliani\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"12 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/\"},\"author\":{\"name\":\"Massimo Giuliani\",\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920\"},\"headline\":\"Jihad e rivolta generazionale?\",\"datePublished\":\"2024-07-30T06:57:01+00:00\",\"dateModified\":\"2025-05-26T17:03:36+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/\"},\"wordCount\":2138,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/policecharlie.jpg?fit=900%2C600&ssl=1\",\"keywords\":[\"Ibridamenti\",\"ostracismo\",\"padri\",\"terrorismo\"],\"articleSection\":[\"Disseminazioni\",\"Societ\u00e0\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/\",\"url\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/\",\"name\":\"Jihad e rivolta generazionale? 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L&#8217;articolo su Ibridamenti non \u00e8 pi\u00f9 reperibile, o \u00e8 stato spostato a un indirizzo che non \u00e8 rintracciabile dai motori di ricerca. Grazie a Ranieri Salvadorini, per alcuni link e per il confronto su alcune questioni; grazie alla collega Ilaria Carosi per il confronto su altre] Dall&#8217;inizio del 2015 \u00e8 emersa\u00a0una leva\u00a0di jihadisti\u00a0costituita da immigrati di seconda generazione, non pi\u00f9 venuti da lontano ma nati nel paese europeo nel quale compiono atti terroristici. Diverse analisi sugli attentati di Parigi\u00a0parlano del nuovo radicalismo come rivolta\u00a0generazionale, come la guerra\u00a0di una\u00a0&#8220;seconda generazione in rivolta contro i loro padri&#8221;\u00a0e con la loro religione troppo &#8220;morbida&#8221;. 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L&#8217;ostracismo Da Charlie Hebdo in poi, dunque, identifichiamo la minaccia terroristica sempre meno nei video di un miliardario annoiato e crudele, e sempre pi\u00f9 con una riserva di rabbia accumulata e compressa nelle banlieue e nelle periferie, nelle quali deflagrano questioni come la povert\u00e0, la disparit\u00e0 e l&#8217;esclusione. \u00c8 la ragione per cui\u00a0mi pare utile\u00a0ricorrere a una chiave di lettura che, nel campo della psicologia sociale, ci fornisce Adriano Zamperini\u00a0(in\u00a0questo articolo e nel suo libro del 2010). Riprendo una sua definizione di ostracismo e metto in corsivo alcuni passaggi che torneranno\u00a0utili nel ragionamento: &#8220;&#8230;qualsiasi atto volto a ignorare, respingere e escludere individui o gruppi (&#8230;). In tal modo, coloro che, per diversi motivi, sono ostracizzati subiscono una dissociazione relazionale: vengono privati dei comuni contatti interpersonali, evitati e respinti ai margini dell\u2019attenzione. Ampia \u00e8 la letteratura scientifica che evidenzia quanto il nostro benessere dipenda dal sentirsi inclusi e accettati dagli altri. E come l\u2019essere ostracizzati nei rapporti umani si traduca in una condizione gravida di sofferenza&#8220;. Un capitolo cruciale del libro di Zamperini si intitola &#8220;Quando gli ostracizzati diventano cattivi&#8221; e\u00a0parla delle strategie estreme che le persone mettono in atto per essere viste. Perch\u00e9 il servilismo, cio\u00e8 la resa all&#8217;esclusione, \u00e8 la conseguenza pi\u00f9 indesiderabile dell&#8217;ostracismo. Ma cosa succede quando non solo non diventano cattivi, ma finiscono per partecipare ai meccanismi della loro stessa esclusione? Figli di ostracizzati Parte della mia esperienza professionale si \u00e8 svolta nella provincia del nord Italia, un\u2019altra parte in ambienti urbani e metropolitani. Si tratta di contesti piuttosto differenti: quello della provincia \u00e8 un contesto culturale fortemente segnato dalla tradizione che era stata rurale e poi industriale ed operaia, ed \u00e8 evoluto spesso intorno a una grande azienda\u00a0la cui storia ha coinciso in parte con quella del luogo. In un contesto che fonda la propria sopravvivenza\u00a0su un punto d\u2019appoggio quasi esclusivo, gli effetti di cambiamenti economici sul piano sociale e psicologico \u2013 cio\u00e8 sui gruppi e sulle vite delle singole persone \u2013 sono pi\u00f9 drammatici, improvvisi ed evidenti. In entrambi i contesti mi \u00e8 capitato di essere consultato da famiglie per difficolt\u00e0 di rapporto coi figli, e in alcuni di questi casi quello che affliggeva i genitori erano\u00a0comportamenti violenti dei figli a casa e fuori. Nel contesto della provincia questo accadeva a\u00a0ondate. Cio\u00e8, in alcuni periodi si presentavano con una frequenza pi\u00f9 alta del solito famiglie che soffrivano del fatto che un figlio sfasciasse i mobili litigando con la madre, o si distinguesse per comportamenti aggressivi\u00a0a scuola \u2013 particolarmente verso gli adulti \u2013 o manifestasse, insieme ai comportamenti oppositivi, atteggiamenti\u00a0ostili verso gli stranieri, o offensivi nei confronti delle donne: atteggiamenti che la famiglia trovava terribilmente deludenti, e che in nessun modo incoraggiava o condivideva. La faccia di quella provincia \u00e8 cambiata in pochi anni, di pari passo con la trasformazione di quel mondo industriale che un tempo era cos\u00ec essenziale al benessere e all\u2019identit\u00e0 di quei luoghi e che in breve tempo\u00a0\u00e8 andato in crisi. Quello che mi capitava di vedere, nelle \u201condate\u201d di richieste d\u2019aiuto da parte di genitori di figli aggressivi, era che esse coincidevano con momenti, drammatici per la comunit\u00e0 e per le singole famiglie, di delocalizzazione e chiusura dell\u2019attivit\u00e0 di quelle fabbriche. Spesso i padri di quei ragazzi\u00a0avevano perso il lavoro. Qualche volta\u00a0erano riusciti a inventarsene presto un altro in proprio, ma erano finiti male. Altre volte avevano accettato\u00a0lavori alternativi e stipendi ben pi\u00f9 bassi\u00a0di quelli che erano abituati a portare a casa. In pochi casi avevano dovuto affrontare una disoccupazione pi\u00f9 lunga e senza prospettive. In tutti questi casi, per\u00f2, questi padri avevano subito\u00a0una ferita profonda alla propria identit\u00e0. Per lo pi\u00f9 ne soffrivano in silenzio, e nel raccontarmi la loro esperienza in presenza dei familiari, lo facevano con virile fatalismo ma tenevano a bada moti d\u2019emozione. Anche molte madri subivano le conseguenze\u00a0di quelle crisi, perdevano il posto e dovevano trovarne un altro, ma l\u2019impressione era che in una cultura ancora piuttosto tradizionale e fondata su ruoli di genere ben distinti, per le donne la ferita fosse meno profonda e pi\u00f9 riparabile. Ecco, se penso a quei padri, al senso di rifiuto e di inutilit\u00e0 che sperimentavano, al loro bisogno di essere riconosciuti, penso che la definizione di \u201costracizzati\u201d spieghi bene la loro condizione. Erano d\u2019improvviso privati del proprio ruolo in societ\u00e0 e in famiglia, e con quello perdevano la rete di relazioni che avevano intessuto nel mondo del lavoro. L\u2019ipotesi era spesso che questi figli fossero profondamente sensibili a quella sofferenza\u00a0e costantemente sintonizzati con essa. Se\u00a0in prima battuta sembravano voler diventare i vendicatori, o comunque i portavoce di un dolore non detto, a mano a mano che li si conosceva si faceva possibile pensare che con la loro riottosit\u00e0 offrissero un modello differente ai propri arrendevoli padri. Spesso pensiamo che il\u00a0comportamento aggressivo sia\u00a0un modo di richiamare attenzione, ma quegli adolescenti cercavano un\u2019attenzione non finalizzata al proprio riconoscimento, quanto alla rivalsa del padre ostracizzato e depresso: \u201cguarda come faccio io!\u201d. Nei casi in cui\u00a0questi padri, nella loro perdita di status e di\u00a0identit\u00e0, finivano per sentirsi soggiogati dalle mogli (le donne di queste culture tradizionali sanno essere molto pragmatiche e capaci di prendere la guida della situazione), la violenza\u00a0dei ragazzi\u00a0sembrava a volte accompagnarsi a comportamenti aggressivi verso\u00a0l\u2019autorit\u00e0 del corpo insegnante, che\u00a0era prevalentemente\u00a0femminile. La questione di chi fosse\u00a0il destinatario di quel richiamo era piuttosto importante, e lo \u00e8 qui per\u00a0ragioni che credo si capiranno meglio fra un po\u2019. L\u2019ipotesi che fosse una forma di protesta che aveva come interlocutore il padre depresso condusse a\u00a0cercare di promuovere intimit\u00e0 e dialogo fra quei figli e i padri. A volte questo dava sollievo a questi ultimi, che sperimentavano di avere ancora una possibilit\u00e0 di contare nelle\u00a0vite dei figli, e questi a loro volta sembravano gratificati da questo rapporto con un padre che sembrava di nuovo \u201ccompetente\u201d. Soprattutto nella prima ondata migratoria degli anni 80-90 dai paesi africani e arabi l\u2019esperienza di ostracismo \u2013 del fallimento e del rifiuto \u2013 era frequente. Spesso l\u2019immigrato arrivava in Europa da solo, e lontano dalla propria famiglia\u00a0doveva lavorare per creare le condizioni per un ricongiungimento. Molte volte era vittima di un doppio ostracismo: se \u00e8 vero che una strategia di sopravvivenza all\u2019ostracismo consiste nel ridimensionare l\u2019investimento sull\u2019ambiente ostracizzante e nel\u00a0guardare altrove per trovare alternative in cui sperimentare di nuovo qualche forma di riconoscimento, questa possibilit\u00e0 era spesso preclusa:\u00a0ammettere di non aver trovato in Europa quello che cercava, tornare a casa e dichiarare il proprio fallimento, insomma tornare a mani vuote dopo aver lasciato la propria terra comportava l\u2019ostracismo\u00a0da parte dei parenti. Come\u00a0ho scritto altrove\u00a0(anche se in termini differenti: realizzo ora come il concetto di\u00a0ostracismo possa supportare bene quella critica), la stessa \u201cintegrazione\u201d che si propone come soluzione ai problemi della convivenza fra culture, \u00e8 una forma di ostracismo.\u00a0Integrare\u00a0non \u00e8 altro che (fonte: dizionario Treccani) \u201cfar entrare, incorporare un elemento nuovo (cosa o persona) in un insieme, in un tutto, cos\u00ec che ne costituisca parte integrante e si fonda con esso\u201d. Lo si intende dunque come un processo unidirezionale che la cultura \u201caccogliente\u201d opera su quella \u201cospite\u201d. Ma, scrivevo,\u00a0\u201cun\u2019integrazione \u2013 qualunque cosa si intenda con questo termine \u2013 operata da un soggetto nei confronti di un altro definisce un rapporto di potere. \u00c8 un\u2019azione unidirezionale e non reciproca, e dunque stabilisce una differenza incolmabile al di l\u00e0 dell\u2019intenzione di creare parit\u00e0 e dialogo\u201d. Ora, mi guarderei bene dal formulare una teoria del tipo \u201cun vissuto di ostracizzazione non dichiarato produce violenza nella generazione successiva\u201d, perch\u00e9 la troverei una reificazione indebita e perch\u00e9, applicata ai giovanissimi terroristi urbani, avrebbe almeno un difetto grave: io sono un osservatore occidentale ed europeo, e occidentali ed europee sono le famiglie che costituiscono il mio campo di osservazione circa la violenza giovanile. Per\u00f2 mi domando dove ci porterebbe pensare alla violenza estremista come a un messaggio\u00a0rivolto ai padri ostracizzati. Ribelli di seconda generazione: i leghisti siciliani Con tutte le dovute differenze, mi colpiva, anni fa, che la Lega Nord, negli anni in cui\u00a0interpretava un cupo sentimento antimeridionale, raccogliesse tante simpatie fra gli immigrati di seconda generazione dalle regioni del sud Italia. Non era ancora la\u00a0Lega attuale, che avrebbe unito nord e sud nel disprezzo per le altre culture (e attendiamo di capire l\u2019entit\u00e0 del fenomeno costituito\u00a0dai nuovi leghisti figli di extracomunitari). Questa osservazione sembra contraddire l\u2019ipotesi precedente: questi figli di immigrati avrebbero incarnato bene le fatiche di inserimento dei genitori e dato maggior voce alle loro radici recise se avessero dato vita, non so, a un estremismo meridionalista! Invece no, diventavano attivisti della Lega Nord. Ma pu\u00f2 darsi che la contraddizione sia solo\u00a0apparente. Certo, pensiamo subito al desiderio di identificarsi con un aspetto forte e unificante della cultura in cui si vive, di sentirsi accettati e di fare piazza pulita di complicazioni\u00a0identitarie. Ma avvicinandomi ad alcune di quelle storie mi capita di pensare che non sia secondario\u00a0il fatto che la generazione precedente (protagonista del progetto migratorio verso il nord) abbia vissuto la condizione dell\u2019ostracismo. \u00c8 facile trovare anche in forum e articoli in\u00a0rete documenti che raccontano l\u2019esperienza e la scelta di questi figli di immigrati: sembra che\u00a0nella loro narrazione l\u2019ostracizzatore dei padri sia non il nord che li ha chiamati\u00a0terroni,\u00a0ma piuttosto il sud che li ha\u00a0costretti a emigrare; quel sud dei loro parenti che, mentre \u201cnoi [siamo] qui, a buttare il sangue in fabbrica\u201d, sono rimasti a \u201cl\u2019idea del posto fisso, di un santo che li aiuti\u201d. \u00c8 in quel sud che ai loro occhi li ha rifiutati e non ha esaltato il loro sacrificio, \u00e8 nelle generazioni\u00a0che sono rimaste l\u00e0, che questi giovani hanno rintracciato\u00a0il nemico da indicare ai padri. I quali forse, ai loro occhi, sono colpevoli di rimpiangere la terra che gli ha tolto la speranza, e di essere troppo benevoli con essa. Basta lacrime, nostalgia e sentimentalismi. Alcune ipotesi, dunque Mi domando come cambierebbe il nostro modo di vedere il terrorismo fuori dalla cornice della \u201cguerra fra culture\u201d e piuttosto come un \u201cmessaggio ai padri ostracizzati\u201d e inconsapevolmente piegati a una\u00a0integrazione\u00a0passivizzante e unidirezionale. Avrebbe conseguenze pragmatiche stimabili nel modo di guardare al rapporto con le culture che si avvicinano a noi, e al terrorismo? Per lo meno ridimensionerebbe il ruolo della religione in tutto questo. Essa avrebbe, in quest\u2019ottica, un ruolo non \u201ca monte\u201d, ma \u201ca valle\u201d con la sua capacit\u00e0 di costituire un modello tanto forte da fare da richiamo\u00a0conflittuale e\u00a0identitario. Come dice\u00a0il sociologo Farad Khosrokhavar, il richiamo alla religione \u00e8\u00a0\u201cun modo per sacralizzare il proprio odio e per legittimare e giustificare la propria aggressivit\u00e0\u201d. Il ruolo della religione sarebbe ridimensionato, ma acquisterebbero rilevanza\u00a0chiavi di lettura che facciano riferimento alle disparit\u00e0 e alle ingiustizie sociali ed economiche. Infine, sul fronte della prevenzione, si sente ultimamente parlare di identificare soggetti che soffrono di disturbi psicologici. Questo evoca qualche forma di schedatura e di\u00a0criminalizzazione di stranieri (ma, gi\u00e0 che ci siamo: perch\u00e9 solo di stranieri?) che attraversino momenti di sofferenza pi\u00f9 o meno profonda o duratura. La prevenzione possibile passa attraverso qualunque iniziativa che combatta l\u2019ostracismo e che favorisca pratiche di integrazione non unilaterale, di dialogo e di ascolto fra nativi e immigrati e fra genitori e figli.","og_url":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/","og_site_name":"Psicoterapia (e altre metafore)","article_published_time":"2024-07-30T06:57:01+00:00","article_modified_time":"2025-05-26T17:03:36+00:00","og_image":[{"width":900,"height":600,"url":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/policecharlie.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Massimo Giuliani","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Massimo Giuliani","Tempo di lettura stimato":"12 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/"},"author":{"name":"Massimo Giuliani","@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920"},"headline":"Jihad e rivolta generazionale?","datePublished":"2024-07-30T06:57:01+00:00","dateModified":"2025-05-26T17:03:36+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/"},"wordCount":2138,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920"},"image":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/policecharlie.jpg?fit=900%2C600&ssl=1","keywords":["Ibridamenti","ostracismo","padri","terrorismo"],"articleSection":["Disseminazioni","Societ\u00e0"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/","url":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2024\/07\/30\/jihad-e-rivolta-generazionale\/","name":"Jihad e rivolta generazionale? 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