{"id":5102,"date":"2021-09-10T17:16:54","date_gmt":"2021-09-10T16:16:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=5102"},"modified":"2025-04-24T11:58:26","modified_gmt":"2025-04-24T10:58:26","slug":"pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2021\/09\/10\/pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre\/","title":{"rendered":"Pensando all\u2019empatia, in un negozio di chitarre"},"content":{"rendered":"<h4 id=\"5f5e\" class=\"pw-subtitle-paragraph gn fp fq bf b go gp gq gr gs gt gu gv gw gx gy gz ha hb hc cq dx\" style=\"text-align: center;\">L\u2019empatia \u00e8 definita come la capacit\u00e0 di una persona di \u201csentire quello che l&#8217;altro sente\u201d per meglio comprenderlo. Ma \u00e8 davvero possibile \u201cmettersi nei panni\u201d di qualcuno?<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_5103\" aria-describedby=\"caption-attachment-5103\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5103\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2021\/09\/10\/pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre\/empatia\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?fit=1280%2C853&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,853\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"empatia\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?fit=960%2C639&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-5103 size-large\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?resize=960%2C639&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"639\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?resize=480%2C320&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/empatia.webp?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5103\" class=\"wp-caption-text\">Una comune rappresentazione del concetto di empatia, presa a caso dalla rete.<\/figcaption><\/figure>\n<h3 id=\"218e\" class=\"mp mq fq bf mr ms mt gq mu mv mw gt mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk bk\">1. Sentire \u201cdentro\u201d?<\/h3>\n<p id=\"7c0a\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go no np nq gr nr ns nt nu nv nw nx ny nz oa ob oc od oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Quello di \u201cempatia\u201d sembra diventato un concetto di cui non si pu\u00f2 fare a meno quando si parla del lavoro clinico e della psicoterapia in particolare. Se ne parla come di una capacit\u00e0 imprescindibile che il terapeuta ha o non ha, e senza la quale \u00e8 impossibile anche solo immaginare una relazione di cura. L\u2019argomento che circola \u00e8 che senza empatia un terapeuta (ma anche un individuo in generale) \u00e8 distaccato e indifferente, incapace di <strong class=\"nn fr\">vicinanza<\/strong> col prossimo o per lo meno non in grado di <em class=\"oh\">comprendere<\/em> quello che l\u2019altro <em class=\"oh\">sente<\/em>.<br \/>\nIl dizionario Treccani la definisce come la \u201ccapacit\u00e0 di <em class=\"oh\">porsi nella situazione di un\u2019altra persona<\/em> o, pi\u00f9 esattamente, di <em class=\"oh\">comprendere immediatamente<\/em> i processi psichici dell\u2019altro\u201d. Nella \u201cGarzantina\u201d di psicologia curata da Umberto Galimberti \u00e8 \u201cla capacit\u00e0 di <strong class=\"nn fr\">immedesimarsi<\/strong> <em class=\"oh\">in un\u2019altra<\/em> persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d\u2019animo\u201d (per inciso, \u201cimmedesimazione\u201d sul Treccani \u00e8: \u201cProcesso attraverso cui un soggetto <em class=\"oh\">si trasferisce<\/em> idealmente nelle vicende e nella situazione psicologica ed emotiva di un\u2019altra persona\u201d); vi si cita G.H. Mead per cui l\u2019empatia richiede un assetto che permetta di \u201c<em class=\"oh\">entrare<\/em>nel ruolo dell\u2019altro\u201d in modo da \u201cvalutare il significato che la situazione (\u2026) riveste per l\u2019altra persona, nonch\u00e9 <em class=\"oh\">l\u2019esatta interpretazione verbale e non verbale<\/em>di ci\u00f2 che in essa si esprime\u201d (in tutti i casi i corsivi sono miei).<\/p>\n<p id=\"7c6a\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Tanto \u00e8 alta la sensibilit\u00e0 alla questione che se ne trovano tracce abbondanti nel dibattito su un altro argomento attuale. Il lavoro clinico <em class=\"oh\">a distanza<\/em> \u00e8 diventato pi\u00f9 rilevante, per le ragioni che sappiamo, da marzo 2020. Per quanto non si tratti di una novit\u00e0, l\u2019uso che se ne fa dal primo lockdown \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 imponente che negli anni precedenti, quando la versione in videochiamata della terapia riscuoteva un\u2019approvazione marginale, tra diffuse diffidenze e opposizioni. Poi \u00e8 diventata una prassi \u201cnormale\u201d \u2014 per alcuni un male necessario di cui liberarsi prima possibile. Dove resistono obiezioni, queste riguardano principalmente la mancanza di una <em class=\"oh\">prossimit\u00e0 fisica<\/em>. A distanza, insomma, non si <em class=\"oh\">sente<\/em> altrettanto bene. A distanza sarebbe pi\u00f9 difficile sperimentare <em class=\"oh\">empatia<\/em>, forse perch\u00e9 se \u2014 come dice la parola \u2014 l\u2019empatia \u00e8 un modo di sentire \u201cdentro\u201d (<em class=\"oh\">\u201c\u1f10\u03bd\u201d +\u201c\u03c0\u03ac\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1\u201d<\/em>) qualcosa che viene dall\u2019altro, essa necessita che quel \u201cqualcosa\u201d copra una distanza pi\u00f9 breve possibile e comunque si giova di una sufficiente prossimit\u00e0 dei corpi.<br \/>\nIn un mio contributo sulla terapia a distanza (nel libro collettaneo \u201cComplessit\u00e0 e psicoterapia\u201d) ho ricordato un episodio che sentii raccontare da uno dei testimoni (il collega e mio ex insegnante Pietro Barbetta): si tratta di una conversazione che vedeva coinvolti i nostri comuni maestri Luigi Boscolo e <strong class=\"nn fr\">Gianfranco Cecchin<\/strong>. Con loro c\u2019era \u2014 abile stimolatrice della discussione \u2014 Lynn Hoffman, che riteneva Boscolo un terapeuta con una forte attenzione all\u2019\u201cempatia\u201d. Cecchin si lasci\u00f2 sfuggire un certo fastidio nei confronti della parola e l\u2019ospite americana lo sollecit\u00f2 a trovarne una migliore. Lui ci pens\u00f2 un po\u2019 e poi propose: <strong class=\"nn fr\">\u201ctelepatia\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p id=\"f706\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Dunque \u201cempatia\u201d ha a che fare col \u201csentire dentro\u201d. Sentire dentro di s\u00e9 quello che l\u2019altro sente; o addirittura mettersi dentro l\u2019altro (dentro i suoi stati d\u2019animo) per condividerli. Il prefisso \u201ctele-\u201d, al contrario, vuol dire \u201cda lontano\u201d, \u201ca distanza\u201d (come per <em class=\"oh\">televisore<\/em>, <em class=\"oh\">teleselezione<\/em>, <em class=\"oh\">teletrasporto<\/em> eccetera). \u201cTelepatia\u201d allora \u00e8 \u201csentire <strong class=\"nn fr\">a distanza<\/strong>\u201d. Che nel linguaggio sistemico non \u00e8 una stranezza, se si ha confidenza con quel modo di osservare che l\u2019epistemologia definisce \u201cdi secondo livello\u201d. La metafora che lo illustra \u00e8 quella del matematico che riempie di numeri una grande lavagna e di quando in quando fa un passo indietro: da l\u00ec guarda la lavagna piena di numeri, tutta intera, per avere un\u2019idea di quello che sta facendo. Facendo un passo indietro pu\u00f2 avere uno sguardo <strong class=\"nn fr\">\u201cprocessuale\u201d<\/strong>, vedere il suo stesso pensiero all\u2019opera; essere spettatore del processo che lo comprende. Nulla di questo \u00e8 possibile dal suo punto di vista ravvicinato. Deve uscire da quel punto di vista: la vicinanza non sempre aiuta a vedere.<\/p>\n<p id=\"3f1f\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Dunque la \u201ctelepatia\u201d \u2014 se ci piace questa parola \u2014 non \u00e8 la prescrizione di stare fuori e <em class=\"oh\">distante<\/em> dalla relazione: ma implica il poter pensare alla distanza interpersonale come a uno spazio <em class=\"oh\">regolabile<\/em>, in cui poter fare un passo avanti e uno indietro, se e quando lo si desidera. Un passo indietro aiuta a vedere meglio: perch\u00e9 permette una prospettiva utile a vedere l\u2019oggetto della nostra osservazione (il paziente, la famiglia) e insieme <strong class=\"nn fr\">noi stessi<\/strong> che conosciamo quell\u2019oggetto, e il modo in cui lo influenziamo mentre lo conosciamo.<\/p>\n<p id=\"d9e0\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">In un certo senso, da vicino vediamo <em class=\"oh\">cose<\/em> (oggetti, individui, fatti); da un po&#8217; pi\u00f9 indietro vediamo <em class=\"oh\">relazioni <\/em>e <em class=\"oh\">processi<\/em>. Spostare il focus, cambiare inquadratura, muoversi dagli individui alle relazioni: tutto questo richiede una regolazione della distanza, una continua e mai definitiva messa a fuoco. Non c\u2019\u00e8 una posizione <strong class=\"nn fr\">giusta<\/strong> per tutto e per tutti i momenti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5104\" aria-describedby=\"caption-attachment-5104\" style=\"width: 915px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5104\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2021\/09\/10\/pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre\/hanapesut\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?fit=915%2C480&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"915,480\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"hanapesut\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Mettersi nei panni (Hana Pesut)&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?fit=300%2C157&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?fit=915%2C480&amp;ssl=1\" class=\"size-full wp-image-5104\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?resize=915%2C480&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"915\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?w=915&amp;ssl=1 915w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?resize=300%2C157&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/hanapesut.webp?resize=768%2C403&amp;ssl=1 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 915px) 100vw, 915px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5104\" class=\"wp-caption-text\">Mettersi nei panni (Hana Pesut)<\/figcaption><\/figure>\n<p id=\"6d89\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Ma la proposta di \u201ctelepatia\u201d secondo me aggiunge un altro elemento che \u00e8 del tutto inatteso rispetto alla mistica dell\u2019empatia: l\u2019altro \u00e8 <em class=\"oh\">altro<\/em>. Non esiste compenetrazione, non \u00e8 possibile un \u201ctrasferimento\u201d ideale dai propri confini, non c\u2019\u00e8 nessuno che <strong class=\"nn fr\">entri<\/strong> dentro qualcun altro, non si d\u00e0 nulla che possa essere definito come \u201cimmedesimazione\u201d. Due individui in relazione in un contesto si influenzano reciprocamente (se Cecchin aveva una fede, forse era questa), ma in un modo un po\u2019 pi\u00f9 <strong class=\"nn fr\">problematico<\/strong> di quello che pu\u00f2 essere descritto come \u201cmettersi nei panni\u201d o \u201csentire con esattezza quello che l\u2019altro sente\u201d.<\/p>\n<h3 id=\"dcf8\" class=\"mp mq fq bf mr ms mt gq mu mv mw gt mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk bk\">2. \u00c8 possibile \u201cessere dentro\u201d qualcun altro?<\/h3>\n<p id=\"b952\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go no np nq gr nr ns nt nu nv nw nx ny nz oa ob oc od oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Non \u00e8 un caso che questa definizione geniale di Cecchin si trovi in sostanziale continuit\u00e0 con l\u2019epistemologia costruttivista. Il costruttivismo \u00e8 un pensiero che negli anni \u201980 ha impresso una nuova direzione alle teorie e al lavoro dei sistemici. \u00c8 un modo di pensare a come conosciamo il mondo, che trae origine da varie discipline e in particolare da alcuni studi sul sistema nervoso. Di solito viene citato il lavoro di <strong class=\"nn fr\">Humberto Maturana<\/strong>: nel 1959 aveva contribuito all\u2019articolo \u2014 accolto invero da un certo generalizzato dileggio \u2014 \u201c<em class=\"oh\">Cosa dice l\u2019occhio della rana al cervello della rana?\u201d<\/em> che riferiva di un esperimento condotto con Jerome Lettvin, Warren McCulloch e Walter Pitts.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5105\" aria-describedby=\"caption-attachment-5105\" style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5105\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2021\/09\/10\/pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre\/maturanaand\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?fit=1400%2C1050&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1400,1050\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"maturanaand\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?fit=960%2C720&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-5105\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?resize=450%2C338&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/maturanaand.webp?w=1400&amp;ssl=1 1400w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5105\" class=\"wp-caption-text\">Humberto Maturana, secondo da sinistra, incontrato con un gruppo di colleghi a Milano nel 2015.<\/figcaption><\/figure>\n<p id=\"857a\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Seguitemi perch\u00e9 magari quello che sto per dire vi sembrer\u00e0 poco significativo per la questione che ci interessa, ma al contrario ha conseguenze importantissime.<br \/>\nIl gruppo era riuscito a ideare una modalit\u00e0 per registrare ogni singola fibra delle centinaia di migliaia che costituiscono il nervo ottico della rana (la storia \u00e8 raccontata un po\u2019 pi\u00f9 estesamente da Giorgio Vallortigara <a class=\"af op\" href=\"https:\/\/www.passionelinguaggi.it\/2021\/06\/01\/che-cosa-locchio-della-rana-ha-detto-al-cervello-di-maturana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener ugc nofollow\"><strong class=\"nn fr\">qui<\/strong><\/a>). Si riteneva che la retina fosse un recettore passivo che attraverso neuroni retinici invia segnali semplici al cervello e affida ad esso tutto il lavoro di interpretazione. In realt\u00e0 dall\u2019esperimento venne fuori che cos\u00ec non \u00e8, e che un lavoro di vera e propria <em class=\"oh\">costruzione<\/em> della percezione comincia sin da subito: sin dai primi passaggi lo stimolo esterno \u00e8 soggetto all\u2019opera di \u201crilevatori di caratteristiche\u201d. Addirittura <strong class=\"nn fr\">Heinz von Foerster<\/strong>, autore guida del pensiero costruttivista, retrodata l\u2019ipotesi che la percezione sia il prodotto di una <strong class=\"nn fr\">costruzione<\/strong> della realt\u00e0, e non una sua <strong class=\"nn fr\">rappresentazione<\/strong>, almeno al 1926. Fu in quell\u2019anno che Johannes M\u00fcller osserv\u00f2 che i nervi sensoriali producono sensazioni che corrispondono alla loro <strong class=\"nn fr\">funzione <\/strong>specifica e non alla natura dello stimolo. Ad esempio un nervo ottico stimolato con una goccia di acido acetico percepisce una <strong class=\"nn fr\">macchia<\/strong> colorata. Una papilla gustativa stimolata con scariche elettriche percepisce un <strong class=\"nn fr\">sapore<\/strong>, magari acido. Al di l\u00e0 dell\u2019impossibilit\u00e0 di stabilire se nel mondo esistano colori e odori, se l\u2019aceto diventa un colore e una scarica elettrica diventa aceto non \u00e8 cos\u00ec agevole continuare a descrivere la percezione come raffigurazione di una realt\u00e0 che esiste <em class=\"oh\">l\u00e0 fuori<\/em>. La molteplicit\u00e0 delle sensazioni possibili non ha a che fare con gli stimoli esterni: la possediamo gi\u00e0 pronta e <strong class=\"nn fr\">incorporata<\/strong>.<br \/>\nSulla base di questo repertorio l\u2019attivit\u00e0 del sistema nervoso \u2014 certo, innescata da uno stimolo proveniente dal mondo esterno \u2014 consiste in un lavoro di <em class=\"oh\">costruzione<\/em> della realt\u00e0 ad opera di un sistema che \u00e8 di fatto chiuso e autoreferenziale. \u00c8 quello che fa dire a Maturana che un sistema vivente \u00e8 un sistema <strong class=\"nn fr\">\u201cauto-poietico\u201d<\/strong>, cio\u00e8 si definisce e ridefinisce autonomamente e si produce dal proprio interno.<\/p>\n<p id=\"5e95\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">In questo senso un sistema vivente \u00e8 organizzazionalmente <em class=\"oh\">chiuso<\/em>. Non c\u2019\u00e8 nulla che assomigli a un trasferimento di informazione da un sistema a un altro e non \u00e8 possibile per nessuno determinare un cambiamento o decidere di influenzare con una certa finalit\u00e0 un altro sistema. Semmai si pu\u00f2 dire che un nostro comportamento funge da <strong class=\"nn fr\">perturbazione<\/strong>, da <em class=\"oh\">disturbo<\/em> nei confronti di un altro sistema: quello, a sua volta, risponder\u00e0 a quella perturbazione modificando in qualche modo il proprio stato per ritrovare la propria stabilit\u00e0. In che modo? In che direzione? Cosa si inventer\u00e0? Dipende solo da lui. Dipende dalla sua organizzazione, dalla sua storia, dall\u2019insieme di condizioni che costituiscono il suo stato in quel dato momento, nella sua sostanziale <em class=\"oh\">autonomia<\/em> funzionale.<\/p>\n<p id=\"d34a\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Per un certo numero di anni mi sono dedicato a capire quanto sia importante il pensiero <strong class=\"nn fr\">metaforico<\/strong>. In un libro che ho scritto sull\u2019argomento ho riportato una delle scoperte pi\u00f9 stupefacenti che ne ho ricavato. Viene dal lavoro di <strong>George Lakoff<\/strong>, il maggiore studioso del linguaggio delle metafore, approdato a una posizione sostanzialmente costruttivista. Il punto \u00e8: non abbiamo la possibilit\u00e0 di sapere cosa sia e come funzioni quella dimensione che chiamiamo <em class=\"oh\">tempo<\/em>. Ma la immaginiamo come una progressione \u201cda dietro in avanti\u201d perch\u00e9 ricalchiamo la sua concettualizzazione sull\u2019esperienza che il nostro corpo ha dello spazio fisico. Ordiniamo gli eventi su un continuum da \u201cprima\u201d a \u201cdopo\u201d perch\u00e9 non abbiamo altro modo che immaginarli come una fila di oggetti. \u00c8 il modo in cui funziona tutta la nostra conoscenza del mondo astratto (il tempo, le emozioni, gli stati d\u2019animo, le esperienze interiori), che non \u00e8 se non metaforica: gli diamo la forma del nostro <strong class=\"nn fr\">corpo<\/strong> e dello spazio fisico <em class=\"oh\">per come esso lo sperimenta<\/em>.<\/p>\n<p id=\"1285\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Credo che a questo punto il concetto di empatia \u2014 cos\u00ec come lo pensiamo di solito \u2014 cominci a mostrare alcune problematicit\u00e0, sebbene in campo sistemico sia piuttosto abituale sentire evocare il mercoled\u00ec l\u2019autonomia dei sistemi e il gioved\u00ec cose tipo \u201cl\u2019empatia \u00e8 una capacit\u00e0 fondamentale di un terapeuta\u201d.<br \/>\nPer capirci: seguo con molto interesse le teorie sui neuroni specchio e penso anche che ci siano dei momenti in cui in terapia si sperimenta quella sensazione di intesa e di condivisione che fa stare bene il paziente e il terapeuta. Sono alcuni fra i momenti eccitanti e impagabili che rendono bello questo mestiere. Solo, penso che descriverli come \u201centrare\u201d nei pensieri di qualcun altro sia inadeguato e che generi alcune conseguenze rischiose, come la fiducia nel fatto di poter davvero comprendere alla lettera i pensieri altrui e sentire le emozioni dell\u2019altro. Perch\u00e9 quando si \u00e8 certi di aver compreso, come minimo si smette di fare <strong class=\"nn fr\">domande<\/strong>.<\/p>\n<p id=\"72f1\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Insomma: quando mi parli di te, e io mi commuovo, partecipo, mi sento vicino eccetera, io non sento quello che senti tu. Sento <em class=\"oh\">quello che sento io<\/em>.<\/p>\n<h3 id=\"5a62\" class=\"mp mq fq bf mr ms mt gq mu mv mw gt mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk bk\">3. In un negozio di chitarre<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5106\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2021\/09\/10\/pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre\/chitarre\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?fit=956%2C597&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"956,597\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"chitarre\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?fit=300%2C187&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?fit=956%2C597&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5106\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?resize=956%2C597&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"956\" height=\"597\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?w=956&amp;ssl=1 956w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?resize=300%2C187&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/chitarre.webp?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><\/a><\/p>\n<p id=\"d78e\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">L\u2019idea di questo articolo mi \u00e8 venuta un pomeriggio di qualche anno fa, mentre mi trovavo davanti a una parete di decine di chitarre acustiche (quelle con la cassa armonica vuota di legno e il buco, per capirci) nel mio negozio preferito.<br \/>\nDa lontano arrivava nel reparto chitarre il vociare dei clienti, il suono di qualche tasto di pianoforte pigiato di passaggio e qualche altro rumore indistinto. A un certo punto qualcuno da qualche parte comincia a suonare un basso elettrico. Qualcuno vicino a lui attacca all\u2019amplificatore una chitarra elettrica e lo accompagna. Da un\u2019altra direzione arriva il suono poderoso di uno strumento a fiato. Sono distanti da me ma io, fra tutte quelle chitarre, noto che le loro corde e le loro casse armoniche cominciano a <strong class=\"nn fr\">vibrare<\/strong>, e mi ritrovo l\u00ec in mezzo a quella sinfonia inattesa.<br \/>\n\u00c8 il fenomeno fisico della <em class=\"oh\">risonanza<\/em>. Gli strumenti vibrano, come si dice, per <em class=\"oh\">simpatia<\/em>.<\/p>\n<p id=\"6831\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Non vibrano a caso, ma secondo certe precise loro <strong class=\"nn fr\">caratteristiche<\/strong> che le mettono in relazione con precise caratteristiche dei suoni lontani.<br \/>\nQualcuno di voi avr\u00e0 confidenza con una chitarra. Se fate vibrare una corda, la prima ad esempio, quella pi\u00f9 sottile, essa produrr\u00e0 la nota che chiamiamo Mi (ovviamente presumiamo che lo strumento sia ben accordato).<br \/>\nNoi percepiamo quella nota, ma una nota contiene molto di pi\u00f9 di quello che riusciamo ad ascoltare. Non \u00e8 un suono <em class=\"oh\">puro<\/em>. Contiene una molteplicit\u00e0 di altre note, pi\u00f9 acute ma di intensit\u00e0 molto pi\u00f9 bassa, che chiamiamo \u201csuoni armonici\u201d o \u201cipertoni\u201d. Sulla tastiera della chitarra possiamo <strong class=\"nn fr\">separare<\/strong> quegli armonici ed ascoltarli distintamente: se poggiamo un dito della mano sinistra in corrispondenza del dodicesimo tasto (non premendo sul tasto, ma limitandoci ad appoggiarlo sulla barretta corrispondente) si trover\u00e0 esattamente sulla met\u00e0 della sua lunghezza: dunque pizzicando la corda (e staccando il polpastrello appena pizzicata la corda) avremo il Mi dell\u2019ottava superiore perch\u00e9 la corda, lunga la met\u00e0, osciller\u00e0 al doppio della frequenza. \u00c8 il primo e il pi\u00f9 intenso dei suoni armonici contenuti in quella nota. Se, ancora, facciamo vibrare la corda toccando la barretta del settimo tasto, ascoltiamo un armonico un po\u2019 meno intenso, che corrisponder\u00e0 al quinto grado (un Si).<\/p>\n<figure id=\"attachment_5107\" aria-describedby=\"caption-attachment-5107\" style=\"width: 493px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/onde-e1739859175755.webp?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5107\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2021\/09\/10\/pensando-allempatia-in-un-negozio-di-chitarre\/onde\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/onde-e1739859175755.webp?fit=600%2C571&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,571\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"onde\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Da Wikipedia&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/onde-e1739859175755.webp?fit=300%2C286&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/onde-e1739859175755.webp?fit=960%2C914&amp;ssl=1\" class=\" wp-image-5107\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/onde.webp?resize=493%2C469&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"493\" height=\"469\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5107\" class=\"wp-caption-text\">Da Wikipedia<\/figcaption><\/figure>\n<p id=\"a0db\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Dicevamo che al dodicesimo tasto ci trovavamo esattamente a met\u00e0 della corda. Se la dimezziamo ancora, toccandola in corrispondenza della barretta del settimo tasto, avremo un Mi di un\u2019ottava ancora pi\u00f9 alta (e un po\u2019 meno intenso dell\u2019armonico precedente).<br \/>\nSono solo alcuni dei suoni contenuti in quel Mi di partenza, ma ci fermiamo qui. In realt\u00e0 \u00e8 possibile scoprire lungo la tastiera, sempre toccando quella corda, un gran numero di altri suoni armonici, sempre meno intensi.<\/p>\n<p id=\"db02\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Il punto \u00e8 che le onde sonore prodotte dalla vibrazione di quel sistema oscillante provocheranno <strong class=\"nn fr\">risonanze<\/strong> in altri sistemi elastici che si trovino nei paraggi e che condividano gli stessi ipertoni. Le corde delle chitarre intorno a me risuonavano selettivamente a <strong class=\"nn fr\">vari gradi<\/strong> di intensit\u00e0 con i suoni che arrivavano da un altro reparto del negozio. Selettivamente e compatibilmente con le <em class=\"oh\">proprie <\/em>caratteristiche fisiche e la <em class=\"oh\">propria<\/em> frequenza di risonanza. A loro volta, provocavano vibrazioni nelle casse armoniche che ne restituivano il suono amplificato.<\/p>\n<p id=\"da83\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Per due ragioni quell\u2019esperienza mi \u00e8 rimasta in mente.<br \/>\nPrimo, perch\u00e9 dal punto di vista sistemico \u00e8 un fenomeno piuttosto interessante. Non vale per una chitarra costruita con materiali modesti, ma una chitarra fatta di buon legno \u201cmatura\u201d, cresce tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 il suo corpo <em class=\"oh\">vibra<\/em>. Ci sono chitarristi che nella mezz\u2019ora che precede lo spettacolo applicano sulle corde un apparecchio che le tiene in costante vibrazione e di conseguenza fa vibrare i legni della cassa. Questo la rende pi\u00f9 suonabile e le d\u00e0 un volume pi\u00f9 deciso. Altri ritengono che una chitarra tenuta costantemente sollecitata \u201cmaturi\u201d pi\u00f9 in fretta di una lasciata inerte dentro l\u2019astuccio. Spesso la tengono in casa accanto alle casse dell\u2019impianto stereo, per permetterle di vibrare anche per molte ore al giorno. Quello che mi colpiva era l\u2019idea che nell\u2019ecosistema degli strumenti di quel negozio quegli strumenti <strong class=\"nn fr\">evolvessero<\/strong> nella relazione con molti altri strumenti, e in quella relazione (nella risonanza e nella costante sim-patia con tutti gli altri) si modificassero.<br \/>\nLa seconda ragione era la considerazione che quando uno strumento diverso, poniamo un trombone, provoca risonanze nelle corde di una chitarra e dunque nella sua cassa armonica, questa vibrer\u00e0 come una cassa armonica, non pretender\u00e0 mai di <em class=\"oh\">sentirsi un trombone<\/em>. Risuoner\u00e0 delle vibrazioni di quello, ma lo far\u00e0 secondo le <strong class=\"nn fr\">proprie regole<\/strong> e la propria struttura. La risonanza per <em class=\"oh\">simpatia<\/em> cominciava a sembrarmi una buona alternativa al mito dell\u2019<em class=\"oh\">empatia<\/em>.<br \/>\n<em class=\"oh\">Sim-patia<\/em> \u00e8 sentire <em class=\"oh\">insieme<\/em> (<em class=\"oh\">\u201c\u03c3\u03c5\u03bd\u201d +\u201c\u03c0\u03ac\u03b8\u03b5\u03b9\u03b1\u201d<\/em>). Con i limiti e i vantaggi della rispettiva <strong class=\"nn fr\">autonomia<\/strong>, nel rispetto dei confini, senza necessit\u00e0 di compenetrazione reciproca; coerentemente con l\u2019organizzazione e lo status di sistema autopoietico dei sistemi coinvolti.<\/p>\n<h3 id=\"02ac\" class=\"mp mq fq bf mr ms mt gq mu mv mw gt mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk bk\">4. La terapia \u00e8 un bruscolino nell\u2019occhio<\/h3>\n<p id=\"5025\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go no np nq gr nr ns nt nu nv nw nx ny nz oa ob oc od oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">L\u2019idea generale \u00e8 che l\u2019empatia sia una <em class=\"oh\">capacit\u00e0<\/em> necessaria per capire <em class=\"oh\">meglio<\/em>certe cose interne al paziente; e che capirle bene mi sia d\u2019aiuto nel valutare la situazione e nel prendere delle decisioni giuste.<br \/>\nTutto questo in un certo senso \u00e8 vero, ma \u00e8 parziale. Soprattutto, parte dal presupposto che sia possibile conoscere la realt\u00e0, <em class=\"oh\">entrarci<\/em> <em class=\"oh\">dentro<\/em>, in modo oggettivo e sufficientemente esatto. Se seguiamo quanto detto finora, questa \u00e8 una premessa ingenua.<\/p>\n<p id=\"ef93\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Proviamo ad accantonare il pensiero che la relazione clinica sia fatta di un momento in cui cerco di \u201csentire\u201d e di approssimarmi a una lettura pi\u00f9 <strong class=\"nn fr\">esatta<\/strong> possibile dello stato psicologico della persona \u2014 o delle persone \u2014 che ho davanti, e di un momento successivo in cui far\u00f2 delle scelte, dir\u00f2 delle cose, che saranno pi\u00f9 o meno giuste in funzione della precisione con cui ho letto la realt\u00e0. Se prendiamo per buono che fra me e l\u2019altro non esiste un <strong class=\"nn fr\">passaggio<\/strong> di informazioni pi\u00f9 o meno esatte, un modo alternativo di descrivere quel processo \u00e8 che mentre io ascolto le vibrazioni e le risonanze, accadono delle cose. Si genera un <em class=\"oh\">contesto emotivamente significativo<\/em>. Maturana direbbe che la mia capacit\u00e0 di essere d\u2019aiuto a chi ho davanti \u00e8 una questione di <em class=\"oh\">intelligenza<\/em>: ma l\u2019intelligenza non ha a che fare con la capacit\u00e0 di risoluzione dei problemi, semmai con le <strong class=\"nn fr\">emozioni<\/strong> e con la capacit\u00e0 di partecipare a generare un <em class=\"oh\">dominio di consenso<\/em>. Nella relazione creiamo un modo consensuale di agire tra me e il paziente e questo produrr\u00e0 un allargamento delle possibilit\u00e0 di immaginare cambiamenti \u2014 di risolvere problemi. Il terapeuta \u00e8 intelligente, il paziente \u00e8 intelligente nella misura in cui sviluppano un dominio di <strong class=\"nn fr\">con-senso<\/strong>. Il conoscere e il ricercare spiegazioni \u00e8 la connotazione specifica che le relazioni umane assumono nel contesto professionale in cui incontriamo persone. <strong class=\"nn fr\">Pietro Barbetta<\/strong> da qualche tempo sta lavorando sul concetto di <a class=\"af op\" href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/compassione\/la-compassione-tra-tenerezza-e-crudelta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener ugc nofollow\">tenerezza<\/a> nella terapia. Lo trovo importante perch\u00e9 mi pare un tentativo di definire una terapia in cui la relazione non \u00e8 finalizzata alla ricerca di una spiegazione, ma \u00e8 la ricerca di spiegazione che ha senso nella misura in cui sostanzia una relazione umana, un dominio di consenso.<\/p>\n<p data-selectable-paragraph=\"\">Un esempio di dominio di consenso:<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Domenico Scarlatti - Sonata k386 - Elodie Bouny e Yamandu Costa\" width=\"960\" height=\"540\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/szYGZbBomHg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p id=\"9369\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Non ho alcuna speranza di prevedere con certezza le conseguenze dei miei interventi, tanto meno di programmare azioni finalizzate a un certo scopo. Posso solo stare nella relazione, in una posizione di ascolto e di rispetto per una realt\u00e0 <strong class=\"nn fr\">diversa<\/strong> dalla mia; posso sentirmi parte di quello che succede e fare cose in coerenza con quel contesto emotivo. Siamo sistemi autonomi, si \u00e8 detto; quello che far\u00f2 avr\u00e0 un effetto di perturbazione sul sistema, ma soltanto il sistema perturbato pu\u00f2 decidere che genere di effetto. Non siamo nemmeno in grado di scommettere sul fatto che le <strong class=\"nn fr\">parole<\/strong> abbiano lo stesso senso. Capita almeno una volta al mese nella vita del terapeuta pi\u00f9 attento a non influenzare, a non dare consigli n\u00e9 prescrizioni, di ricevere un paziente che appena seduto gli dice \u201cdottore, dall\u2019ultima volta ho fatto esattamente come mi ha detto!\u201d.<\/p>\n<p id=\"bd6e\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Nessun altro pu\u00f2 sapere con certezza come il sistema reagir\u00e0 alla perturbazione di quel <strong class=\"nn fr\">corpo estraneo<\/strong>, di quel bruscolino nell\u2019occhio, e come si aggiuster\u00e0 per compensarla.<br \/>\nUna volta, quando ero un giovane terapeuta, ebbi a che fare con una coppia di una certa et\u00e0, molto litigiosa. I terapeuti giovani hanno una dedizione speciale. Lavorai per un certo periodo con questa coppia, che evidentemente era molto legata e condivideva molte passioni, ma che mi ripeteva in ogni seduta, in tutti i modi che poteva, che non riusciva a trovare un altro modo di stare insieme che non fosse il continuo sfidarsi e maltrattarsi. Testardamente, per molte sedute provai a cercare con loro ipotesi, <strong class=\"nn fr\">spiegazioni<\/strong>, diagnosi che li aiutassero a uscire da quella difficolt\u00e0, e quello che mi rimandavano era che sebbene molte di quelle letture avevano senso e li rendevano consapevoli di come funzionassero e perch\u00e9, in nessun modo li aiutavano a invertire il modo in cui funzionavano. Finch\u00e9 un giorno alzai le mani: \u201cmi avete convinto, mi pare responsabile prendere in considerazione l\u2019evidenza che per quanto vi amiate non riuscite a stare insieme. La prossima volta cominceremo a parlare di come sarebbe separarvi\u201d. Annuirono e ci salutammo, tutti visibilmente addolorati.<br \/>\nAlla seduta successiva mi raccontarono che erano rimasti molto <strong class=\"nn fr\">scossi<\/strong> e che per la prima volta avevano realizzato il rischio che correvano. Dall\u2019incontro precedente avevano avuto un atteggiamento completamente differente l\u2019uno verso l\u2019altra e avevano deciso che avrebbero continuato a stare insieme in un altro modo. La terapia si chiuse quel giorno.<\/p>\n<p id=\"dec7\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Generalmente pensiamo che il mestiere del clinico consista nel fare delle buone domande per \u201ccapire\u201d quello che sta succedendo. Dal punto di vista che stiamo provando a considerare, l\u2019atto del cercare, del fare <strong class=\"nn fr\">domande<\/strong>, \u00e8 pi\u00f9 importante del \u201ccapire\u201d. Mentre io e il paziente interagiamo, mentre mostriamo interesse e partecipazione ciascuno al mondo dell\u2019altro, ci connettiamo; e mentre siamo connessi accadono delle cose. Si genera un contesto in cui entrambi siamo incoraggiati a esplorare e a <strong class=\"nn fr\">cambiare<\/strong>.<\/p>\n<h3 id=\"d2ec\" class=\"mp mq fq bf mr ms mt gq mu mv mw gt mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk bk\">5. Conclusione: un dolore e una consolazione<\/h3>\n<p id=\"003b\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go no np nq gr nr ns nt nu nv nw nx ny nz oa ob oc od oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00c8 parere diffuso quello per cui l\u2019\u201cempatia\u201d sia garanzia di partecipazione emotiva, e che senza empatia non sia possibile alcuna condivisione sincera. C\u2019\u00e8 un libro di un certo successo che condanna l\u2019empatia proponendo come alternativa la \u201crazionalit\u00e0\u201d. Non \u00e8 la mia posizione. Io credo, anzi, che rinunciare all\u2019idea di entrare nella testa dell\u2019altro e cercare piuttosto una posizione sim-patica, consapevole della sua alterit\u00e0, sia un approccio che valorizza le <strong class=\"nn fr\">emozioni<\/strong> nella relazione. Quello che Maturana chiama \u201cdominio di consenso\u201d \u00e8 principalmente una questione emozionale, e diminuiscono le possibilit\u00e0 di generarlo se le emozioni sono competizione, sopraffazione, ma anche desiderio di controllare l\u2019altro e di modificarlo. La <strong class=\"nn fr\">curiosit\u00e0<\/strong>, il rispetto, il piacere le aumentano.<br \/>\nCon una connessione temeraria con un\u2019altra cornice teorica, accosto il concetto a un altro, che lo psicoanalista Giampaolo Lai teorizza da anni, quello della \u201cconversazione felice\u201d (felice nel senso dello stato d\u2019animo, ma anche nel senso di \u201cben riuscita\u201d, \u201cben costruita\u201d, insomma: <em class=\"oh\">bella<\/em>).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Bruce Springsteen - You Never Can Tell (Leipzig 7\/7\/13)\" width=\"960\" height=\"540\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/L-Ds-FXGGQg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p data-selectable-paragraph=\"\">(Nel video: un altro esempio di dominio di consenso)<\/p>\n<div class=\"fj fk fl fm fn\">\n<div class=\"ab cb\">\n<div class=\"ci bh ev ew ex ey\">\n<p id=\"249b\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Una domanda che nasce da tutto questo \u00e8 se la <em class=\"oh\">simpatia<\/em>, la capacit\u00e0 di costruire un dominio di consenso e di risuonare con le emozioni dell\u2019altro (del paziente, degli allievi, dei figli\u2026) si possano <strong class=\"nn fr\">insegnare<\/strong>. \u00c8 una questione che meriterebbe un altro articolo. Quello che posso dire qui \u00e8 che se esiste un addestramento alla <em class=\"oh\">simpatia<\/em> esso passa ancora di pi\u00f9 per la conoscenza delle proprie corde e dei propri <strong class=\"nn fr\">legni<\/strong>, delle proprie frequenze di risonanza, che per la conoscenza di strumenti di comprensione degli altrui sentimenti. Passa per l\u2019incoraggiamento della capacit\u00e0 di riconoscere la diversit\u00e0 dell\u2019altro, pi\u00f9 che dalla pretesa di capire i suoi pensieri. Passa per l\u2019importanza delle domande, che va assai oltre la loro funzione di generare risposte. Passa per la tolleranza al <strong class=\"nn fr\">paradosso<\/strong> per cui sappiamo che non potremo mai impadronirci veramente della realt\u00e0 <em class=\"oh\">l\u00e0 fuori<\/em>, eppure continuare a cercarla resta il modo migliore che conosciamo per incontrare l\u2019altro.<\/p>\n<p id=\"384f\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\">Tutto questo rischia di apparire molto frustrante, ma contiene una contropartita che ripaga degli sforzi e un po\u2019 lenisce la disperazione. E cio\u00e8 il pensiero che se le nostre domande non hanno nessuna possibilit\u00e0 di approdare a una verit\u00e0 raggiungibile, allora il <strong class=\"nn fr\">piacere<\/strong> di raccontarci e di farci domande a vicenda \u00e8 potenzialmente un piacere che non finisce mai.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"ab cb ov ow ox oy\" role=\"separator\"><\/div>\n<div class=\"fj fk fl fm fn\">\n<div class=\"ab cb\">\n<div class=\"ci bh ev ew ex ey\">\n<p id=\"d749\" class=\"pw-post-body-paragraph nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og fj bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><strong class=\"nn fr\"><em class=\"oh\">Per la stesura di questo articolo ho fatto ricorso a:<\/em><\/strong><\/p>\n<ul class=\"\">\n<li id=\"581c\" class=\"nl nm fq nn b go oi np nq gr oj ns nt nu ok nw nx ny ol oa ob oc om oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Pietro Barbetta e Umberta Telfener (a cura di, 2019), <\/em>Complessit\u00e0 e psicoterapia. L\u2019eredit\u00e0 di Boscolo e Cecchin<em class=\"oh\">. Raffaello Cortina Editore, Milano.<\/em><\/li>\n<li id=\"9f5a\" class=\"nl nm fq nn b go pg np nq gr ph ns nt nu pi nw nx ny pj oa ob oc pk oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Heinz von Foerster e Bernard P\u00f6rksen (2001), La verit\u00e0 \u00e8 l\u2019invenzione di un bugiardo. Colloqui per scettici. Meltemi, Roma.<\/em><\/li>\n<li id=\"2c3a\" class=\"nl nm fq nn b go pg np nq gr ph ns nt nu pi nw nx ny pj oa ob oc pk oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Massimo Giuliani(2017), \u201cCorpi che parlano. Psicoterapia e metafora\u201d. Durango Edizioni, Trani.<\/em><\/li>\n<li id=\"1e06\" class=\"nl nm fq nn b go pg np nq gr ph ns nt nu pi nw nx ny pj oa ob oc pk oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Giampaolo Lai (2002), <\/em><a class=\"af op\" href=\"http:\/\/www.psychomedia.it\/cpat\/articoli\/37-lai.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener ugc nofollow\"><em class=\"oh\">\u201cL\u2019etica dei mondi possibili\u201d<\/em><\/a><em class=\"oh\">, Psychomedia.<\/em><\/li>\n<li id=\"cbd5\" class=\"nl nm fq nn b go pg np nq gr ph ns nt nu pi nw nx ny pj oa ob oc pk oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Humberto Maturana (1997), <\/em><a class=\"af op\" href=\"https:\/\/oppi.it\/wp-content\/uploads\/1997\/07\/oppidoc_75-76_1997.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener ugc nofollow\"><em class=\"oh\">\u201cIl pensiero dov\u2019\u00e8. Atti del seminario con Humberto Maturana\u201d<\/em><\/a><em class=\"oh\">. Oppi Edizioni, Milano.<\/em><\/li>\n<li id=\"fd6d\" class=\"nl nm fq nn b go pg np nq gr ph ns nt nu pi nw nx ny pj oa ob oc pk oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Umberta Telfener e Luca Casadio (a cura di, 2003), Sistemica. Voci e percorsi nella complessit\u00e0. Bollati Boringhieri, Torino.<\/em><\/li>\n<li id=\"b851\" class=\"nl nm fq nn b go pg np nq gr ph ns nt nu pi nw nx ny pj oa ob oc pk oe of og pd pe pf bk\" data-selectable-paragraph=\"\"><em class=\"oh\">Giorgio Vallortigara (2021), <\/em><a class=\"af op\" href=\"https:\/\/www.passionelinguaggi.it\/2021\/06\/01\/che-cosa-locchio-della-rana-ha-detto-al-cervello-di-maturana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener ugc nofollow\"><em class=\"oh\">\u201cChe cosa l\u2019occhio della rana ha detto al cervello di Maturana\u201d<\/em><\/a><em class=\"oh\">, Passion&amp;Linguaggi.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019empatia \u00e8 definita come la capacit\u00e0 di una persona di \u201csentire quello che l&#8217;altro sente\u201d per meglio comprenderlo. 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