{"id":4462,"date":"2017-01-14T16:41:02","date_gmt":"2017-01-14T15:41:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=4462"},"modified":"2025-03-07T14:04:03","modified_gmt":"2025-03-07T13:04:03","slug":"che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/","title":{"rendered":"Che cos\u2019\u00e8 che sa chi sa e che cos\u2019\u00e8 che sa chi non sa (ma anche che cos\u2019\u00e8 che non sa chi sa e che non sa chi non sa)"},"content":{"rendered":"\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-drop-cap\">Un paio di fatti a cavallo dell\u2019inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere nelle discussioni \u201cesperte\u201d con la stessa dignit\u00e0 di chi \u00e8 competente e titolare di un sapere consolidato. C\u2019\u00e8 qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un\u2019avvertenza: qui si parler\u00e0 (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa \u00e8 che quel che dir\u00f2 avr\u00e0 un valore piuttosto personale, dal momento che ci\u00f2 che posso dire parte dall\u2019uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell\u2019arco di venti e passa anni, suggerito a me.<br \/>La questione \u00e8 piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"296\" data-attachment-id=\"4463\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/0diczktqg000yfmtf\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?fit=800%2C296&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"800,296\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"0DIcZktQg000YFMtF.\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?fit=300%2C111&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?fit=800%2C296&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4463\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?resize=800%2C296&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?resize=300%2C111&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?resize=768%2C284&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/0DIcZktQg000YFMtF..jpeg?resize=150%2C56&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>1. Chi parla di cosa?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Succede che su Facebook il virologo <strong>Roberto Burioni<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele nella discussione sui casi di meningite che si sono manifestati nelle ultime settimane, sfiancato dall\u2019ostinazione di utenti che senza dati a supporto accusano gli immigrati di portare in Italia la malattia, commenti il 31 dicembre:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>\u201cPreciso che questa pagina non \u00e8 un luogo dove della gente che non sa nulla pu\u00f2 avere un \u201ccivile dibattito\u201d per discutere alla pari con me. E\u2019 una pagina dove io, che studio questi argomenti da trentacinque anni, tento di spiegare in maniera accessibile come stanno le cose impiegando a questo scopo in maniera gratuita il mio tempo che in generale viene retribuito in quantit\u00e0 estremamente generosa. Il rendere accessibili i concetti richiede semplificazione: ma tutto quello che scrivo \u00e8 corretto e, inserendo io immancabilmente le fonti, chi vuole pu\u00f2 controllare di persona la veridicit\u00e0 di quanto riportato. Per\u00f2 non pu\u00f2 mettersi a discutere con me. Spero di avere chiarito la questione: qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non \u00e8 democratica.\u201d<\/em><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"alignleft\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4464\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1xgno1cl3o1lyic5kqrcaeq\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?fit=600%2C879&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,879\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?fit=205%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?fit=600%2C879&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4464\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?resize=346%2C507&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"346\" height=\"507\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?resize=205%2C300&amp;ssl=1 205w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?resize=239%2C350&amp;ssl=1 239w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1XGNO1cl3O1LYic5kqRCAEQ.jpeg?resize=102%2C150&amp;ssl=1 102w\" sizes=\"auto, (max-width: 346px) 100vw, 346px\" \/><\/figure><\/div>\r\n\r\n\r\n<p>La faccenda ha una risonanza molto ampia fuori dal social, e le risposte vanno da chi inneggia al dottor Burioni che stacca la spina alle opinioni infondate, a chi lo accusa di \u201ccensura\u201d o per lo meno di scarsa volont\u00e0 di ascolto.<br \/>\u00a0C\u2019\u00e8 chi usa l\u2019argomento che \u201cla rete \u00e8 libera\u201d e che, decidendo chi far parlare e chi no, il prof. Burioni ne \u201ctradisce\u201d lo spirito, facendo di essa libero uso <em>pro domo sua<\/em>. Argomento buffo: come se la rete fosse la pagina del prof. Burioni, o se la pagina del prof. Burioni fosse \u201cla rete\u201d, e non invece un piccolissimo nodo di quella; nodo del quale il titolare fa legittimamente l\u2019uso che crede, e al quale d\u00e0 il taglio contenutistico ed estetico che ritiene, scegliendo gli interlocutori secondo criteri che piacciono a lui. (D\u2019altra parte la confusione della parte per il tutto, della piccola congrega per \u201cla rete\u201d, ha qualche rumoroso precedente).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Per non dire poi delle reazioni scatenate dall\u2019iperbole \u201cla scienza non \u00e8 democratica\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Succede, poi, che nei primi giorni dell\u2019anno <strong>Beppe Grillo<\/strong>, nel pieno della polemica sulla cosiddetta \u201cpost-verit\u00e0\u201d (il 30 novembre <a href=\"https:\/\/www.buzzfeed.com\/albertonardelli\/italys-most-popular-political-party-is-leading-europe-in-fak?utm_term=.keNkV9VwK#.jsndrprlE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">BuzzFeed News<\/a> aveva messo sotto accusa il M5S perch\u00e9 artefice di \u201cuna diffusa rete di siti e di account social media che stanno diffondendo notizie false, teorie cospiratorie, e propaganda pro-Cremlino\u201d), scriva sul suo blog:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>\u201cPropongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicit\u00e0 delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse (\u2026)\u201d<\/em><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Dunque, accusato di disinformare, Grillo mette le mani avanti, accusa il mondo dell\u2019informazione \u201cufficiale\u201d (che non \u00e8 proprio popolato da verginelle, diciamolo) e si mette dalla parte della \u201cverit\u00e0\u201d. Quale verit\u00e0? Quella decretata da una \u201cgiuria\u201d popolare che separi le notizie false dalle vere. Che vuol dire che una notizia \u00e8 vera non se \u00e8 vera, ma se viene dichiarata vera da una giuria di cittadini <em>scelti a sorte<\/em>. Come per il televoto. Con quale competenza e in base a che criteri, lo sa il cielo o forse nemmeno lui. Che senso ha una follia simile?<br \/>\u00a0Pochissimi giorni prima, nel suo discorso di fine anno, Grillo aveva citato due volte nientedimeno che <strong>Paul Watzlawick<\/strong> (facendo saltare sulla sedia quanti conoscono questo autore). Maneggiando in favore di telecamera una copia di \u201cLa realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d (Astrolabio Ubaldini, 1976) aveva detto:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>\u201cGli italiani hanno guardato finalmente la realt\u00e0 come dicevo qualche anno fa: con la testa in gi\u00f9 e i piedi in su. Alla rovescia. E guardando alla rovescia hanno capito quale \u00e8 la vera realt\u00e0. Io ho qui dei libri: \u201c<\/em>La Realt\u00e0 della realt\u00e0<em>\u201d di Watzlawick, che ti dice che la realt\u00e0 non \u00e8 quella che vedi, quella che ti sembra.\u201d<\/em><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>2. Perch\u00e9 Grillo arruola Paul Watzlawick?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>A parte il fatto che \u201cHo letto Watzlawick, dice che la realt\u00e0 non \u00e8 quella che vedi\u201d \u00e8 come dire \u201cHo letto Freud, dice che i sogni son desideri\u201d, cio\u00e8 una banalizzazione e anche piuttosto sbracata: a parte questo, dicevo, c\u2019\u00e8 qualche ragione per pensare che esista un collegamento fra questi due momenti (il 31 dicembre e il 3 gennaio) della comunicazione del padre dei 5 Stelle? Perch\u00e9 Grillo \u201carruola\u201d Watzlawick nella sua strategia comunicativa?<\/p>\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"alignright\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4465\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1fhgcez7ya3esekvof69lzg\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?fit=600%2C375&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,375\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?fit=300%2C188&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?fit=600%2C375&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4465\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?resize=454%2C284&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"454\" height=\"284\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?resize=560%2C350&amp;ssl=1 560w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1fhGcEz7YA3ESEKvOF69LZg.png?resize=150%2C94&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/figure><\/div>\r\n\r\n\r\n<p>Innanzitutto, per chi non lo conoscesse: chi era Paul Watzlawick? \u00c8 stato uno studioso del quale il tempo ha visto (forse giustamente) ridimensionate alcune intuizioni, ma resta uno che ha cambiato il nostro modo di pensare alla comunicazione. Nato in Austria, parlava sette lingue (compreso un ottimo italiano, la lingua del paese in cui si era laureato in filosofia). A trentatr\u00e9 anni era diventato analista junghiano. A Palo Alto, dopo le incomprensioni con Gregory Bateson e la reciproca presa di distanza, aveva legato il proprio nome al gruppo che alla fine degli anni Sessanta avrebbe ideato (a partire dalle idee dell\u2019antropologo inglese) una rivoluzionaria teoria della comunicazione. Conosceva gran parte del mondo e aveva vissuto in Oriente e Occidente. Quando conosci tante lingue diverse, sperimenti che ognuna di esse \u00e8 un universo di pensiero e che il linguaggio non \u00e8 un modo cos\u00ec fedele di rappresentare quello che c\u2019\u00e8 \u201cl\u00e0 fuori\u201d. Watzlawick coltivava anche per questo la convinzione che nella comunicazione si costruiscono visioni del mondo e che ciascuna di esse \u00e8 incommensurabile rispetto alle altre.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Paul Watzlawick \u00e8 un autore importante dell\u2019epistemologia <em>costruttivista,<\/em> cio\u00e8 di una posizione filosofica che vede ciascuno di noi\u200a\u2014\u200ain quanto osservatori della realt\u00e0\u200a\u2014\u200acome un piccolo universo autoreferenziale. Cio\u00e8 quando guardiamo il mondo non lo vediamo se non attraverso il filtro della nostra storia, della nostra esperienza, di come siamo fatti. Come se non bastasse, quando comunichiamo quello che vediamo, possiamo farlo soltanto attraverso il tramite del linguaggio, che non \u00e8 <em>neutro.<\/em> Ne consegue che l\u2019idea di poter essere oggettivi dobbiamo ragionevolmente mettercela via. Con un paio di conseguenze decisive:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>\u2013 <\/em>ogni descrizione del mondo (o della crisi economica, o del computer su cui sto scrivendo) sar\u00e0 una pi\u00f9 o meno utile approssimazione alla realt\u00e0, inevitabilmente soggettiva;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>\u2013 <\/em>se non possiamo avere una descrizione \u201coggettiva\u201d del mondo, pi\u00f9 descrizioni da pi\u00f9 punti di vista possono costituire, tutte insieme, la descrizione che meglio rende conto della complessit\u00e0 del reale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4466\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1lnuar2gsq4a-1kf2prihsa\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?fit=600%2C403&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,403\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?fit=300%2C202&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?fit=600%2C403&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4466 alignleft\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?resize=473%2C318&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"473\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?resize=300%2C202&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?resize=521%2C350&amp;ssl=1 521w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1Lnuar2gsQ4a-1kf2priHsA.png?resize=150%2C101&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px\" \/><\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Dico questo sapendo di operare una sintesi brutale, ma dal momento che qualcuno ha tirato per la giacchetta uno studioso cos\u00ec complesso in un dibattito che riguarda tutti, mi sembrerebbe anche giusto chiarirne il nesso con ci\u00f2 che ci interessa da vicino, pur col sacrificio dell\u2019accuratezza. Peraltro le posizioni in seno a questo movimento sono numerose con differenze anche marcate, e Paul Watzlawick \u00e8 soltanto uno dei suoi tanti esponenti. Ma fatemi passare la semplificazione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Grillo lo cita in due passaggi chiave di un discorso caotico, una selva fitta di <em>non sequitur<\/em> che ricorda una tecnica ipnotica (la \u201ctecnica della confusione\u201d \u00e8 illustrata giusto nel volume in questione) che oggi forse va forte pi\u00f9 nel marketing che nella terapia. Ma perch\u00e9 Watzlawick? A quale scopo mette le mani su un autore cos\u00ec complesso per farne un uso cos\u00ec sommario?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Una possibilit\u00e0 \u00e8 che Grillo cerchi supporto e legittimazione (non nel libro, ma nella sua volgarizzazione di Capodanno: \u201cCi sono varie cose che indicano la realt\u00e0, dipende dal punto di vista. La realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di strano, politicamente ed economicamente: non si riesce a capire\u201d) alla sparata che arriver\u00e0 tre giorni dopo: quella della giuria popolare \u201cdelle notizie\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"alignright\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"363\" height=\"499\" data-attachment-id=\"4467\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1kxhwkbxhcfay0kjyjxj5uq\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?fit=363%2C499&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"363,499\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?fit=218%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?fit=363%2C499&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4467\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?resize=363%2C499&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?w=363&amp;ssl=1 363w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?resize=218%2C300&amp;ssl=1 218w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?resize=255%2C350&amp;ssl=1 255w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1KXhwKbxhcfAY0kjYJxJ5UQ.jpeg?resize=109%2C150&amp;ssl=1 109w\" sizes=\"auto, (max-width: 363px) 100vw, 363px\" \/><\/figure><\/div>\r\n\r\n\r\n<p>Peraltro, a mio avviso, nella bibliografia di Watzlawick il libro citato da Grillo \u00e8 quello pi\u00f9 <em>mainstream<\/em> e non proprio il pi\u00f9 lucido. Ma forse, nelle sue ambiguit\u00e0, si presta bene ad essere piegato a qualche scopo retorico.<br \/>\u00a0Grillo si rivolge, dunque, a un teorico che si \u00e8 distinto per una posizione di scetticismo circa la possibilit\u00e0 di descrivere oggettivamente il reale. Su questa premessa (\u201cLa realt\u00e0 non si riesce a capire\u201d) torna tre giorni dopo a fare una proposta che gioca sulla confusione fra una visione moderatamente antioggettiva del mondo (\u201cla realt\u00e0 non \u00e8 quella che si vede\u201d) e il suo cavallo di battaglia, la versione blandamente e paranoicamente antisistema di quella visione (come dire: \u201cla realt\u00e0 non \u00e8 quella che ci fanno vedere\u201d).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>3. Una posizione \u201cscettica\u201d significa che qualunque punto di vista ha senso? Tutti possono parlare di tutto?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Si riaccende la polemica sulla \u201cpost-verit\u00e0\u201d come contrapposizione di saperi esperti e saperi senza fondamento alcuno: l\u2019utente medio di Facebook, in virt\u00f9 di chiss\u00e0 cosa, decide cosa \u00e8 vero e cosa no. Si tratti di medicina, di economia o di fatti di cronaca.<br \/>\u00a0Le domande importanti mi pare siano almeno due:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>I) Una posizione, diciamo cos\u00ec, <em>antirealista<\/em> legittima chiunque a discutere da esperto di qualunque cosa? Dunque ha torto il dottor Burioni a scegliere di discutere solo con chi abbia una competenza in merito? Qualunque punto di vista ha il valore di qualunque altro?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>II) Quella posizione esclude la possibilit\u00e0 di poterci fidare di \u201cfatti\u201d e saperi dimostrabili?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>A mio avviso le risposte sono due <strong>no,<\/strong> anche piuttosto netti. Perch\u00e9 ho l\u2019impressione che in tutto il nostro parlare di punti di vista diversi e legittimi, si sia perso per la strada qualche pezzo importante. E sia Grillo, sia i commentatori di cose che non conoscono, traggono legittimazione non in quelle teorie ma in una loro tragica volgarizzazione.<br \/>\u00a0Per rispondere alle due domande:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>I) Se definiamo, per cos\u00ec dire, \u201cantirealista\u201d la posizione di cui stiamo parlando, non \u00e8 necessariamente nel senso che nega l\u2019esistenza di qualcosa al di fuori del linguaggio, ma perch\u00e9 resta scettica sulla possibilit\u00e0 di rappresentare oggettivamente quel \u201cqualcosa\u201d e mantiene l\u2019attenzione sui modi in cui noi costruiamo la realt\u00e0 esperienziale in cui pensiamo, viviamo e incontriamo il prossimo.<\/p>\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"alignleft\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"231\" height=\"400\" data-attachment-id=\"4468\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1a9ujlndzlb_s_eqfo8saow\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?fit=231%2C400&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"231,400\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?fit=173%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?fit=231%2C400&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4468\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?resize=231%2C400&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?w=231&amp;ssl=1 231w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?resize=173%2C300&amp;ssl=1 173w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?resize=202%2C350&amp;ssl=1 202w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1A9UJlNDzlB_S_eqFO8SaOw.jpeg?resize=87%2C150&amp;ssl=1 87w\" sizes=\"auto, (max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><\/figure><\/div>\r\n\r\n\r\n<p>Ora, sappiamo che ci sono persone che credono di poter curare il cancro col succo di limone. Nel loro universo autoreferenziale funziona cos\u00ec. E infatti, se un amico guarir\u00e0 dal cancro, questo convalider\u00e0 quell\u2019universo. Se un altro morir\u00e0, non so, magari non aveva usato abbastanza succo di limone o non l\u2019aveva fatto secondo le regole. In quell\u2019universo sar\u00e0 comunque \u201cconfermato\u201d che il limone cura il cancro. Per\u00f2.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>La realt\u00e0, d\u2019accordo, non sar\u00e0 rappresentabile oggettivamente: ma una rappresentazione che sia il prodotto di anni di lavoro, riflessione e convalida e, soprattutto, di condivisione con una vasta comunit\u00e0 di osservatori (gli altri studiosi) sar\u00e0 una rappresentazione che godr\u00e0 di una approssimazione alla realt\u00e0 che la render\u00e0 pi\u00f9 \u201cutile\u201d a interagire con essa (per esempio, a salvarsi la pelle). Posso anche pensare che la rappresentazione del mondo in cui la chemioterapia cura il cancro e quella in cui il succo di limone cura il cancro siano entrambe parziali: eppure, parziale per parziale, decido di fidarmi pi\u00f9 della prima. Come approssimazione giudico che sia un\u2019approssimazione pi\u00f9 \u201cutile\u201d. Conosco pi\u00f9 persone sopravvissute con le radiazioni che col limone, per esempio. Una teoria pi\u00f9 complessa, che preveda un numero pi\u00f9 ampio di variabili, mi ispira pi\u00f9 fiducia di una che riduce tutto a due o tre risposte. E poi metteteci pure che ho delle ragioni personali non necessariamente razionali per cui mi ispirano fiducia gli oncologi che conosco. Se epistemologicamente considero i due universi come prodotti dello stesso processo, ho pur sempre gli strumenti per decidere in quale dei due sentirmi pi\u00f9 al sicuro.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>II) Dicevo, pu\u00f2 darsi che io non possa conoscere il \u201ccancro\u201d in s\u00e9, o la \u201cpsiche\u201d o la \u201cmeningite\u201d, se devo accettare che siamo universi \u201cchiusi\u201d e lontani, che dunque non esiste davvero \u201cinformazione\u201d, che nessuno comunica con nessuno (e tantomeno lo cambia), e nessuno conosce <em>davvero<\/em> niente. Eppure alcuni dei nostri tentativi di approssimarci alla realt\u00e0 \u201cl\u00e0 fuori\u201d si dimostrano pi\u00f9 utili di altri, tanto da poter scegliere di fidarsi di quelli. Bene.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Allora: quando caspita \u00e8 successo che la storia che la realt\u00e0 \u00e8 una polifonia di punti di vista (\u201cLa realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d di Watzlawick, di cui Grillo si impadronisce, non dice che la realt\u00e0 \u201cnon \u00e8 quello che pensiamo di vedere\u201d: dice invece che \u00e8 tante cose insieme!) \u00e8 diventata \u201cla realt\u00e0 \u00e8 una *competizione* di narrazioni\u201d? Quando un\u2019idea cooperativa della conoscenza \u00e8 diventata un <em>match?<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Io non solo credo che il punto di vista di chi pensa che i vaccini facciano venire l\u2019autismo non sia equiparabile al punto di vista di chi li studia da cinquant\u2019anni: penso che non dovrebbe nemmeno esserlo. Non \u00e8 quello che intendevamo quando dicevamo che tutti i punti di vista concorrono alla descrizione della realt\u00e0 complessa. Come siamo passati da \u201cDescriviamo la realt\u00e0 da molteplici punti di vista\u201d a \u201cBotte da orbi per contendersi la vista dal buco della chiave?\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>La polemica di qualche anno fa dei <a href=\"http:\/\/www.filosofia.rai.it\/articoli\/il-manifesto-del-nuovo-realismo\/14692\/default.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cnuovi realisti\u201d<\/a> secondo i quali il postmoderno finiva per dar voce ai populismi mediatici, calzava perfettamente a questa caricatura. Ma \u00e8 possibile una declinazione pi\u00f9 utile e pi\u00f9 ragionevole di quell\u2019idea originaria: al riguardo della quale vorrei raccontarvi qualcosa.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>4. Esperti di cosa? Condizioni per un sapere \u201ca pi\u00f9 voci\u201d<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4469\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1okg0trf4eioq7kiij3gpiw\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?fit=600%2C337&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,337\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?fit=300%2C169&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?fit=600%2C337&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-4469\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?resize=500%2C281&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1okg0TRF4EIOQ7KIiJ3Gpiw.jpeg?resize=150%2C84&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>L\u2019idea che la realt\u00e0 sia costituita da molteplici punti di vista ha profondamente influenzato vari ambiti delle professioni di cura. Se la realt\u00e0 emerge da una descrizione collaborativa, quel particolare processo teso a incidere sulla realt\u00e0, che \u00e8 la <em>cura,<\/em> pu\u00f2 diventare una pratica collaborativa. In medicina ad esempio \u00e8 nata la <em>Medicina Narrativa<\/em>, che al di l\u00e0 della definizione ormai piuttosto di moda, \u00e8 nata sull\u2019impegno di professionisti che continuano a lavorare per una relazione medico-paziente che veda quest\u2019ultimo \u201cpresente a pieno titolo nella relazione di cura\u201d, come dice il mio amico <a href=\"http:\/\/www.medicinanarrativa.eu\/la-medicina-narrativa-intervento-cura-intervista-giorgio-bert\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giorgio Bert<\/a> che sulle questioni del potere nel rapporto di cura scriveva gi\u00e0 negli anni Settanta cose originali.<br \/>\u00a0In nessun modo questo ha a che fare con qualche tipo di intercambiabilit\u00e0 dei punti di vista: il contributo prezioso che il paziente fornisce alla cura \u00e8 la propria esperienza, che \u00e8 incommensurabilmente altra da quella del curante. Il solo punto di vista esperto di quest\u2019ultimo non rende conto della complessit\u00e0 della relazione di cura: la sua esperienza e quella del paziente, insieme, si avvicinano di pi\u00f9 a quella complessit\u00e0. Dal confronto con l\u2019esperienza dell\u2019altro, il medico <em>apprende,<\/em> e il suo stesso modo di lavorare, di stare nella relazione terapeutica, ne esce trasformato.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Chi mi conosce mi ha ascoltato cento volte raccontare l\u2019esperienza di una ricerca qualitativa e narrativa che \u00e8 ampiamente riferita in <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/21-Giuliani_.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">questo articolo<\/a> ma soprattutto in <a href=\"http:\/\/www.psychiatryonline.it\/node\/4413\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">questo video<\/a> che riporta tutta la storia completata dalle riflessioni scaturite negli anni successivi. Ci torno spesso perch\u00e9 ha modificato alcuni elementi importanti del mio modo di lavorare e anche di pensare al mio lavoro. La considero uno dei momenti cruciali della mia formazione.<br \/>\u00a0Si tratta di un lavoro in cui un certo numero di clinici interessati alla cura dei disturbi alimentari si \u00e8 messo in ascolto di ragazze, donne, pazienti, ex pazienti, che conoscevano o avevano conosciuto in giovent\u00f9 l\u2019esperienza dell\u2019anoressia. Ne \u00e8 emerso un sapere sulla cura che ha messo fortemente in questione alcuni dei princ\u00ecpi che come terapeuti diamo per acquisiti e scontati, e che indusse alcuni di noi a una riflessione critica su di essi. Oggi ne sappiamo un po\u2019 di pi\u00f9, non perch\u00e9 le pazienti ci abbiano spiegato qualche teoria alternativa sul sintomo anoressico, ma perch\u00e9 ci hanno raccontato la loro esperienza come pazienti di medici, psicologi, terapeuti. E mettere la nostra esperienza accanto alla loro ha reso pi\u00f9 complesso quello che sappiamo del processo di cura, e anche quello che pensiamo dell\u2019anoressia, dato che il primo entra pesantemente nella definizione della seconda.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Per tornare ai social network: la mia amica Anna tiene ormai da quasi due anni sul proprio profilo Facebook un diario aperto della sua storia di malattia. La tosse, la febbre, e poi l\u2019attesa e poi la diagnosi. E la speranza, la paura, il rapporto bello e di grande affidamento con medici e infermieri, i lunghi mesi passati in isolamento e i brevi ritorni a casa (ma in una casa resa adeguata alle sue estreme esigenze di asetticit\u00e0), l\u2019aggressione della malattia al suo corpo, il venir meno delle energie, la nostalgia per la vita di fuori, l\u2019amore per la buona tavola, quello per le persone care (che poteva avvicinare solo con mille restrizioni), e quello per i suoi cani (che manco a parlarne). Il sollievo e poi le notizie non rassicuranti, e la ricerca di un donatore, e l\u2019attesa, e finalmente l\u2019identificazione di uno compatibile. E le fantasie sull\u2019identit\u00e0 di quest\u2019ultimo. E di nuovo la speranza, e insieme la vicinanza e la trepidazione di centinaia di persone che commentano sul suo profilo, fra le cinquemila (ma in realt\u00e0 molte di pi\u00f9, dal momento che il suo profilo \u00e8 totalmente aperto) che la seguono ogni giorno. \u00c8 una storia intima e pubblica insieme, un documento vero e spietato, una testimonianza insostituibile sulla malattia vissuta in prima persona. C\u2019\u00e8 nel suo racconto una sola, minima traccia di pretesa sovrapposizione fra la sua competenza e quella dei dottori? Mai, in due anni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Rappresenta il suo (iper)testo un contributo a un sapere pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 \u201cvero\u201d sulla malattia e sui processi di cura? Secondo me certamente lo \u00e8, e pure di notevole importanza.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Allora. Che differenza c\u2019\u00e8 fra queste esperienze e lo sbraitare di commentatori che parlano di quello che non sanno? L\u2019esperienza. Il raccontare qualcosa che ha attraversato il tuo corpo e la tua esistenza. Qualcosa che hai scolpito addosso. I tuoi studi, la tua ricerca. O la tua sofferenza, le tue lotte.<br \/>\u00a0Una posizione che escluda la possibilit\u00e0 di essere oggettivi riguardo quello che si conosce, deve chiamare in causa la responsabilit\u00e0: dico questo perch\u00e9 l\u2019ho sperimentato, perch\u00e9 \u00e8 inscritto nel mio corpo; perch\u00e9 ne <em>rispondo<\/em>, infine. E rispondo delle conseguenze, se \u00e8 vero che descrivere le cose non \u00e8 meramente fotografarle, ma contribuire alla loro costruzione.<br \/>\u00a0Quanti che gridano di cose pi\u00f9 grandi di loro possono assumersi quella responsabilit\u00e0?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>5. Ma insomma: la scienza \u00e8 democratica?<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"alignright\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"351\" height=\"520\" data-attachment-id=\"4470\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/1paebe1253jpcqhby71g6qw\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?fit=351%2C520&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"351,520\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1PaebE1253jpcQHBy71G6qw\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?fit=203%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?fit=351%2C520&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-4470\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?resize=351%2C520&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?w=351&amp;ssl=1 351w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?resize=203%2C300&amp;ssl=1 203w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?resize=236%2C350&amp;ssl=1 236w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1PaebE1253jpcQHBy71G6qw.png?resize=101%2C150&amp;ssl=1 101w\" sizes=\"auto, (max-width: 351px) 100vw, 351px\" \/><\/figure><\/div>\r\n\r\n\r\n<p>\u00c8 molto curiosa l\u2019idea che la scienza sia democratica solo nella misura in cui accoglie, con pari diritto, il contributo di chiunque su qualunque cosa. Ovviamente questa \u00e8 una deformazione dell\u2019idea di una scienza non autoritaria, ma (a mio avviso) \u00e8 anche una banalizzazione becera di qualunque contributo che si opponga al realismo ingenuo nella cura.<br \/>\u00a0Come scrive Carlo Rovelli:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\r\n<p><em>\u201cLa legge che Anassimandro cerca per comprendere il cosmo \u00e8 sorella di quella che i cittadini della <\/em>p\u00f2lis<em> greca cercano per organizzarsi. In entrambi casi non \u00e8 pi\u00f9 legge divina, n\u00e9 <\/em>data<em> una volta per tutte, ma \u00e8 <\/em>ridiscussa<em> in continuazione.\u201d<\/em><\/p>\r\n<\/blockquote>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Vuol dire che la democraticit\u00e0 della scienza sta nel fatto che essa affronta il rischio del confronto con una comunit\u00e0 di osservatori. Come la citt\u00e0 scopre di non avere pi\u00f9 bisogno di un re-dio per esistere, e accetta che le scelte migliori per tutti emergano come prodotto di una discussione fra molti, cos\u00ec l\u2019argomentare per convergere verso una conclusione diventa la base della ricerca scientifica. Chi porta la responsabilit\u00e0 di una competenza accetta anche che il proprio sapere venga messo in discussione continuamente (vedi <a href=\"https:\/\/tarantulapsy.stores.streetlib.com\/it\/search?q=Carlo%20rovelli&amp;sort=_score\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Carlo Rovelli: \u201cCos\u2019\u00e8 la scienza\u201d<\/a>, Mondadori 2014).<br \/>\u00a0Ancora, la scienza (la medicina, per quel che ci riguarda) trova ragione di dirsi democratica nell\u2019ascolto della voce di chi di quelle competenze \u00e8 il destinatario. Ascoltare quella voce significa transigere di tanto in tanto a spiegazioni fantasiose e senza alcuna base? No. Ma pu\u00f2 darsi che quelle voci ostili al sapere medico parlino anche di un rapporto con la medicina e la cura viste come lontane e poco rassicuranti. Decidere di ascoltarle non vuol dire prenderle alla lettera, ma dialogare con quel sentimento. Accogliere la paura e lo smarrimento: che non significa sostituire la cura necessaria, che spaventa, con gli impacchi della nonna.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Grazie a <\/em><strong><em>Massimo Schinco<\/em><\/strong><em>, <\/em><strong><em>Ada Piselli <\/em><\/strong><em>e <\/em><strong><em>Giorgio Bert<\/em><\/strong><em>: i primi due perch\u00e9 (sebbene non sia sicuro che il contenuto di questo post rifletta appieno le loro idee), parlarne con loro mi ha aiutato a chiarirmi alcune questioni. Il terzo per un po\u2019 di altre cose che riguardano questo post, fra cui l\u2019avermi segnalato il libro di Carlo Rovelli.<\/em><\/p>\r\n\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un paio di fatti a cavallo dell\u2019inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5897,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[262,13,12],"tags":[257,138,152],"class_list":["post-4462","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicazione-media","category-societa","category-web","tag-comunicazione","tag-politica","tag-scienza"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Che cos\u2019\u00e8 che sa chi sa e che cos\u2019\u00e8 che sa chi non sa (ma anche che cos\u2019\u00e8 che non sa chi sa e che non sa chi non sa) - Psicoterapia (e altre metafore)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/01\/14\/che-cose-che-sa-chi-sa-e-che-cose-che-sa-chi-non-sa-ma-anche-che-cose-che-non-sa-chi-sa-e-che-non-sa-chi-non-sa\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Che cos\u2019\u00e8 che sa chi sa e che cos\u2019\u00e8 che sa chi non sa (ma anche che cos\u2019\u00e8 che non sa chi sa e che non sa chi non sa) - Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Un paio di fatti a cavallo dell\u2019inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere nelle discussioni \u201cesperte\u201d con la stessa dignit\u00e0 di chi \u00e8 competente e titolare di un sapere consolidato. C\u2019\u00e8 qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un\u2019avvertenza: qui si parler\u00e0 (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa \u00e8 che quel che dir\u00f2 avr\u00e0 un valore piuttosto personale, dal momento che ci\u00f2 che posso dire parte dall\u2019uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell\u2019arco di venti e passa anni, suggerito a me.La questione \u00e8 piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque. 1. Chi parla di cosa? Succede che su Facebook il virologo Roberto Burioni dell\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele nella discussione sui casi di meningite che si sono manifestati nelle ultime settimane, sfiancato dall\u2019ostinazione di utenti che senza dati a supporto accusano gli immigrati di portare in Italia la malattia, commenti il 31 dicembre: \u201cPreciso che questa pagina non \u00e8 un luogo dove della gente che non sa nulla pu\u00f2 avere un \u201ccivile dibattito\u201d per discutere alla pari con me. E\u2019 una pagina dove io, che studio questi argomenti da trentacinque anni, tento di spiegare in maniera accessibile come stanno le cose impiegando a questo scopo in maniera gratuita il mio tempo che in generale viene retribuito in quantit\u00e0 estremamente generosa. Il rendere accessibili i concetti richiede semplificazione: ma tutto quello che scrivo \u00e8 corretto e, inserendo io immancabilmente le fonti, chi vuole pu\u00f2 controllare di persona la veridicit\u00e0 di quanto riportato. Per\u00f2 non pu\u00f2 mettersi a discutere con me. Spero di avere chiarito la questione: qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non \u00e8 democratica.\u201d La faccenda ha una risonanza molto ampia fuori dal social, e le risposte vanno da chi inneggia al dottor Burioni che stacca la spina alle opinioni infondate, a chi lo accusa di \u201ccensura\u201d o per lo meno di scarsa volont\u00e0 di ascolto.\u00a0C\u2019\u00e8 chi usa l\u2019argomento che \u201cla rete \u00e8 libera\u201d e che, decidendo chi far parlare e chi no, il prof. Burioni ne \u201ctradisce\u201d lo spirito, facendo di essa libero uso pro domo sua. Argomento buffo: come se la rete fosse la pagina del prof. Burioni, o se la pagina del prof. Burioni fosse \u201cla rete\u201d, e non invece un piccolissimo nodo di quella; nodo del quale il titolare fa legittimamente l\u2019uso che crede, e al quale d\u00e0 il taglio contenutistico ed estetico che ritiene, scegliendo gli interlocutori secondo criteri che piacciono a lui. (D\u2019altra parte la confusione della parte per il tutto, della piccola congrega per \u201cla rete\u201d, ha qualche rumoroso precedente). Per non dire poi delle reazioni scatenate dall\u2019iperbole \u201cla scienza non \u00e8 democratica\u201d. Succede, poi, che nei primi giorni dell\u2019anno Beppe Grillo, nel pieno della polemica sulla cosiddetta \u201cpost-verit\u00e0\u201d (il 30 novembre BuzzFeed News aveva messo sotto accusa il M5S perch\u00e9 artefice di \u201cuna diffusa rete di siti e di account social media che stanno diffondendo notizie false, teorie cospiratorie, e propaganda pro-Cremlino\u201d), scriva sul suo blog: \u201cPropongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicit\u00e0 delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse (\u2026)\u201d Dunque, accusato di disinformare, Grillo mette le mani avanti, accusa il mondo dell\u2019informazione \u201cufficiale\u201d (che non \u00e8 proprio popolato da verginelle, diciamolo) e si mette dalla parte della \u201cverit\u00e0\u201d. Quale verit\u00e0? Quella decretata da una \u201cgiuria\u201d popolare che separi le notizie false dalle vere. Che vuol dire che una notizia \u00e8 vera non se \u00e8 vera, ma se viene dichiarata vera da una giuria di cittadini scelti a sorte. Come per il televoto. Con quale competenza e in base a che criteri, lo sa il cielo o forse nemmeno lui. Che senso ha una follia simile?\u00a0Pochissimi giorni prima, nel suo discorso di fine anno, Grillo aveva citato due volte nientedimeno che Paul Watzlawick (facendo saltare sulla sedia quanti conoscono questo autore). Maneggiando in favore di telecamera una copia di \u201cLa realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d (Astrolabio Ubaldini, 1976) aveva detto: \u201cGli italiani hanno guardato finalmente la realt\u00e0 come dicevo qualche anno fa: con la testa in gi\u00f9 e i piedi in su. Alla rovescia. E guardando alla rovescia hanno capito quale \u00e8 la vera realt\u00e0. Io ho qui dei libri: \u201cLa Realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d di Watzlawick, che ti dice che la realt\u00e0 non \u00e8 quella che vedi, quella che ti sembra.\u201d 2. Perch\u00e9 Grillo arruola Paul Watzlawick? A parte il fatto che \u201cHo letto Watzlawick, dice che la realt\u00e0 non \u00e8 quella che vedi\u201d \u00e8 come dire \u201cHo letto Freud, dice che i sogni son desideri\u201d, cio\u00e8 una banalizzazione e anche piuttosto sbracata: a parte questo, dicevo, c\u2019\u00e8 qualche ragione per pensare che esista un collegamento fra questi due momenti (il 31 dicembre e il 3 gennaio) della comunicazione del padre dei 5 Stelle? Perch\u00e9 Grillo \u201carruola\u201d Watzlawick nella sua strategia comunicativa? Innanzitutto, per chi non lo conoscesse: chi era Paul Watzlawick? \u00c8 stato uno studioso del quale il tempo ha visto (forse giustamente) ridimensionate alcune intuizioni, ma resta uno che ha cambiato il nostro modo di pensare alla comunicazione. Nato in Austria, parlava sette lingue (compreso un ottimo italiano, la lingua del paese in cui si era laureato in filosofia). A trentatr\u00e9 anni era diventato analista junghiano. A Palo Alto, dopo le incomprensioni con Gregory Bateson e la reciproca presa di distanza, aveva legato il proprio nome al gruppo che alla fine degli anni Sessanta avrebbe ideato (a partire dalle idee dell\u2019antropologo inglese) una rivoluzionaria teoria della comunicazione. Conosceva gran parte del mondo e aveva vissuto in Oriente e Occidente. Quando conosci tante lingue diverse, sperimenti che ognuna di esse \u00e8 un universo di pensiero e che il linguaggio non \u00e8 un modo cos\u00ec fedele di rappresentare quello che c\u2019\u00e8 \u201cl\u00e0 fuori\u201d. Watzlawick coltivava anche per questo la convinzione che nella comunicazione si costruiscono visioni del mondo e che ciascuna di esse \u00e8 incommensurabile rispetto alle altre. Paul Watzlawick \u00e8 un autore importante dell\u2019epistemologia costruttivista, cio\u00e8 di una posizione filosofica che vede ciascuno di noi\u200a\u2014\u200ain quanto osservatori della realt\u00e0\u200a\u2014\u200acome un piccolo universo autoreferenziale. Cio\u00e8 quando guardiamo il mondo non lo vediamo se non attraverso il filtro della nostra storia, della nostra esperienza, di come siamo fatti. Come se non bastasse, quando comunichiamo quello che vediamo, possiamo farlo soltanto attraverso il tramite del linguaggio, che non \u00e8 neutro. Ne consegue che l\u2019idea di poter essere oggettivi dobbiamo ragionevolmente mettercela via. Con un paio di conseguenze decisive: \u2013 ogni descrizione del mondo (o della crisi economica, o del computer su cui sto scrivendo) sar\u00e0 una pi\u00f9 o meno utile approssimazione alla realt\u00e0, inevitabilmente soggettiva; \u2013 se non possiamo avere una descrizione \u201coggettiva\u201d del mondo, pi\u00f9 descrizioni da pi\u00f9 punti di vista possono costituire, tutte insieme, la descrizione che meglio rende conto della complessit\u00e0 del reale. Dico questo sapendo di operare una sintesi brutale, ma dal momento che qualcuno ha tirato per la giacchetta uno studioso cos\u00ec complesso in un dibattito che riguarda tutti, mi sembrerebbe anche giusto chiarirne il nesso con ci\u00f2 che ci interessa da vicino, pur col sacrificio dell\u2019accuratezza. Peraltro le posizioni in seno a questo movimento sono numerose con differenze anche marcate, e Paul Watzlawick \u00e8 soltanto uno dei suoi tanti esponenti. Ma fatemi passare la semplificazione. Grillo lo cita in due passaggi chiave di un discorso caotico, una selva fitta di non sequitur che ricorda una tecnica ipnotica (la \u201ctecnica della confusione\u201d \u00e8 illustrata giusto nel volume in questione) che oggi forse va forte pi\u00f9 nel marketing che nella terapia. Ma perch\u00e9 Watzlawick? A quale scopo mette le mani su un autore cos\u00ec complesso per farne un uso cos\u00ec sommario? Una possibilit\u00e0 \u00e8 che Grillo cerchi supporto e legittimazione (non nel libro, ma nella sua volgarizzazione di Capodanno: \u201cCi sono varie cose che indicano la realt\u00e0, dipende dal punto di vista. La realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di strano, politicamente ed economicamente: non si riesce a capire\u201d) alla sparata che arriver\u00e0 tre giorni dopo: quella della giuria popolare \u201cdelle notizie\u201d. Peraltro, a mio avviso, nella bibliografia di Watzlawick il libro citato da Grillo \u00e8 quello pi\u00f9 mainstream e non proprio il pi\u00f9 lucido. Ma forse, nelle sue ambiguit\u00e0, si presta bene ad essere piegato a qualche scopo retorico.\u00a0Grillo si rivolge, dunque, a un teorico che si \u00e8 distinto per una posizione di scetticismo circa la possibilit\u00e0 di descrivere oggettivamente il reale. Su questa premessa (\u201cLa realt\u00e0 non si riesce a capire\u201d) torna tre giorni dopo a fare una proposta che gioca sulla confusione fra una visione moderatamente antioggettiva del mondo (\u201cla realt\u00e0 non \u00e8 quella che si vede\u201d) e il suo cavallo di battaglia, la versione blandamente e paranoicamente antisistema di quella visione (come dire: \u201cla realt\u00e0 non \u00e8 quella che ci fanno vedere\u201d). 3. Una posizione \u201cscettica\u201d significa che qualunque punto di vista ha senso? Tutti possono parlare di tutto? Si riaccende la polemica sulla \u201cpost-verit\u00e0\u201d come contrapposizione di saperi esperti e saperi senza fondamento alcuno: l\u2019utente medio di Facebook, in virt\u00f9 di chiss\u00e0 cosa, decide cosa \u00e8 vero e cosa no. Si tratti di medicina, di economia o di fatti di cronaca.\u00a0Le domande importanti mi pare siano almeno due: I) Una posizione, diciamo cos\u00ec, antirealista legittima chiunque a discutere da esperto di qualunque cosa? Dunque ha torto il dottor Burioni a scegliere di discutere solo con chi abbia una competenza in merito? Qualunque punto di vista ha il valore di qualunque altro? II) Quella posizione esclude la possibilit\u00e0 di poterci fidare di \u201cfatti\u201d e saperi dimostrabili? A mio avviso le risposte sono due no, anche piuttosto netti. Perch\u00e9 ho l\u2019impressione che in tutto il nostro parlare di punti di vista diversi e legittimi, si sia perso per la strada qualche pezzo importante. E sia Grillo, sia i commentatori di cose che non conoscono, traggono legittimazione non in quelle teorie ma in una loro tragica volgarizzazione.\u00a0Per rispondere alle due domande: I) Se definiamo, per cos\u00ec dire, \u201cantirealista\u201d la posizione di cui stiamo parlando, non \u00e8 necessariamente nel senso che nega l\u2019esistenza di qualcosa al di fuori del linguaggio, ma perch\u00e9 resta scettica sulla possibilit\u00e0 di rappresentare oggettivamente quel \u201cqualcosa\u201d e mantiene l\u2019attenzione sui modi in cui noi costruiamo la realt\u00e0 esperienziale in cui pensiamo, viviamo e incontriamo il prossimo. Ora, sappiamo che ci sono persone che credono di poter curare il cancro col succo di limone. Nel loro universo autoreferenziale funziona cos\u00ec. E infatti, se un amico guarir\u00e0 dal cancro, questo convalider\u00e0 quell\u2019universo. Se un altro morir\u00e0, non so, magari non aveva usato abbastanza succo di limone o non l\u2019aveva fatto secondo le regole. In quell\u2019universo sar\u00e0 comunque \u201cconfermato\u201d che il limone cura il cancro. Per\u00f2. La realt\u00e0, d\u2019accordo, non sar\u00e0 rappresentabile oggettivamente: ma una rappresentazione che sia il prodotto di anni di lavoro, riflessione e convalida e, soprattutto, di condivisione con una vasta comunit\u00e0 di osservatori (gli altri studiosi) sar\u00e0 una rappresentazione che godr\u00e0 di una approssimazione alla realt\u00e0 che la render\u00e0 pi\u00f9 \u201cutile\u201d a interagire con essa (per esempio, a salvarsi la pelle). Posso anche pensare che la rappresentazione del mondo in cui la chemioterapia cura il cancro e quella in cui il succo di limone cura il cancro siano entrambe parziali: eppure, parziale per parziale, decido di fidarmi pi\u00f9 della prima. Come approssimazione giudico che sia un\u2019approssimazione pi\u00f9 \u201cutile\u201d. Conosco pi\u00f9 persone sopravvissute con le radiazioni che col limone, per esempio. Una teoria pi\u00f9 complessa, che preveda un numero pi\u00f9 ampio di variabili, mi ispira pi\u00f9 fiducia di una che riduce tutto a due o tre risposte. E poi metteteci pure che ho delle ragioni personali non necessariamente razionali per cui mi ispirano fiducia gli oncologi che conosco. Se epistemologicamente considero i due universi come prodotti dello stesso processo, ho pur sempre gli strumenti per decidere in quale dei due sentirmi pi\u00f9 al sicuro. II) Dicevo, pu\u00f2 darsi che io non possa conoscere il \u201ccancro\u201d in s\u00e9, o la \u201cpsiche\u201d o la \u201cmeningite\u201d, se devo accettare che siamo universi \u201cchiusi\u201d e lontani, che dunque non esiste davvero \u201cinformazione\u201d, che nessuno comunica con nessuno (e tantomeno lo cambia), e nessuno conosce davvero niente. Eppure alcuni dei nostri tentativi di approssimarci alla realt\u00e0 \u201cl\u00e0 fuori\u201d si dimostrano pi\u00f9 utili di altri, tanto da poter scegliere di fidarsi di quelli. Bene. Allora: quando caspita \u00e8 successo che la storia che la realt\u00e0 \u00e8 una polifonia di punti di vista (\u201cLa realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d di Watzlawick, di cui Grillo si impadronisce, non dice che la realt\u00e0 \u201cnon \u00e8 quello che pensiamo di vedere\u201d: dice invece che \u00e8 tante cose insieme!) \u00e8 diventata \u201cla realt\u00e0 \u00e8 una *competizione* di narrazioni\u201d? Quando un\u2019idea cooperativa della conoscenza \u00e8 diventata un match? Io non solo credo che il punto di vista di chi pensa che i vaccini facciano venire l\u2019autismo non sia equiparabile al punto di vista di chi li studia da cinquant\u2019anni: penso che non dovrebbe nemmeno esserlo. Non \u00e8 quello che intendevamo quando dicevamo che tutti i punti di vista concorrono alla descrizione della realt\u00e0 complessa. Come siamo passati da \u201cDescriviamo la realt\u00e0 da molteplici punti di vista\u201d a \u201cBotte da orbi per contendersi la vista dal buco della chiave?\u201d. La polemica di qualche anno fa dei \u201cnuovi realisti\u201d secondo i quali il postmoderno finiva per dar voce ai populismi mediatici, calzava perfettamente a questa caricatura. Ma \u00e8 possibile una declinazione pi\u00f9 utile e pi\u00f9 ragionevole di quell\u2019idea originaria: al riguardo della quale vorrei raccontarvi qualcosa. 4. Esperti di cosa? Condizioni per un sapere \u201ca pi\u00f9 voci\u201d L\u2019idea che la realt\u00e0 sia costituita da molteplici punti di vista ha profondamente influenzato vari ambiti delle professioni di cura. Se la realt\u00e0 emerge da una descrizione collaborativa, quel particolare processo teso a incidere sulla realt\u00e0, che \u00e8 la cura, pu\u00f2 diventare una pratica collaborativa. In medicina ad esempio \u00e8 nata la Medicina Narrativa, che al di l\u00e0 della definizione ormai piuttosto di moda, \u00e8 nata sull\u2019impegno di professionisti che continuano a lavorare per una relazione medico-paziente che veda quest\u2019ultimo \u201cpresente a pieno titolo nella relazione di cura\u201d, come dice il mio amico Giorgio Bert che sulle questioni del potere nel rapporto di cura scriveva gi\u00e0 negli anni Settanta cose originali.\u00a0In nessun modo questo ha a che fare con qualche tipo di intercambiabilit\u00e0 dei punti di vista: il contributo prezioso che il paziente fornisce alla cura \u00e8 la propria esperienza, che \u00e8 incommensurabilmente altra da quella del curante. Il solo punto di vista esperto di quest\u2019ultimo non rende conto della complessit\u00e0 della relazione di cura: la sua esperienza e quella del paziente, insieme, si avvicinano di pi\u00f9 a quella complessit\u00e0. Dal confronto con l\u2019esperienza dell\u2019altro, il medico apprende, e il suo stesso modo di lavorare, di stare nella relazione terapeutica, ne esce trasformato. Chi mi conosce mi ha ascoltato cento volte raccontare l\u2019esperienza di una ricerca qualitativa e narrativa che \u00e8 ampiamente riferita in questo articolo ma soprattutto in questo video che riporta tutta la storia completata dalle riflessioni scaturite negli anni successivi. Ci torno spesso perch\u00e9 ha modificato alcuni elementi importanti del mio modo di lavorare e anche di pensare al mio lavoro. La considero uno dei momenti cruciali della mia formazione.\u00a0Si tratta di un lavoro in cui un certo numero di clinici interessati alla cura dei disturbi alimentari si \u00e8 messo in ascolto di ragazze, donne, pazienti, ex pazienti, che conoscevano o avevano conosciuto in giovent\u00f9 l\u2019esperienza dell\u2019anoressia. Ne \u00e8 emerso un sapere sulla cura che ha messo fortemente in questione alcuni dei princ\u00ecpi che come terapeuti diamo per acquisiti e scontati, e che indusse alcuni di noi a una riflessione critica su di essi. Oggi ne sappiamo un po\u2019 di pi\u00f9, non perch\u00e9 le pazienti ci abbiano spiegato qualche teoria alternativa sul sintomo anoressico, ma perch\u00e9 ci hanno raccontato la loro esperienza come pazienti di medici, psicologi, terapeuti. E mettere la nostra esperienza accanto alla loro ha reso pi\u00f9 complesso quello che sappiamo del processo di cura, e anche quello che pensiamo dell\u2019anoressia, dato che il primo entra pesantemente nella definizione della seconda. Per tornare ai social network: la mia amica Anna tiene ormai da quasi due anni sul proprio profilo Facebook un diario aperto della sua storia di malattia. La tosse, la febbre, e poi l\u2019attesa e poi la diagnosi. E la speranza, la paura, il rapporto bello e di grande affidamento con medici e infermieri, i lunghi mesi passati in isolamento e i brevi ritorni a casa (ma in una casa resa adeguata alle sue estreme esigenze di asetticit\u00e0), l\u2019aggressione della malattia al suo corpo, il venir meno delle energie, la nostalgia per la vita di fuori, l\u2019amore per la buona tavola, quello per le persone care (che poteva avvicinare solo con mille restrizioni), e quello per i suoi cani (che manco a parlarne). Il sollievo e poi le notizie non rassicuranti, e la ricerca di un donatore, e l\u2019attesa, e finalmente l\u2019identificazione di uno compatibile. E le fantasie sull\u2019identit\u00e0 di quest\u2019ultimo. E di nuovo la speranza, e insieme la vicinanza e la trepidazione di centinaia di persone che commentano sul suo profilo, fra le cinquemila (ma in realt\u00e0 molte di pi\u00f9, dal momento che il suo profilo \u00e8 totalmente aperto) che la seguono ogni giorno. \u00c8 una storia intima e pubblica insieme, un documento vero e spietato, una testimonianza insostituibile sulla malattia vissuta in prima persona. C\u2019\u00e8 nel suo racconto una sola, minima traccia di pretesa sovrapposizione fra la sua competenza e quella dei dottori? Mai, in due anni. Rappresenta il suo (iper)testo un contributo a un sapere pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 \u201cvero\u201d sulla malattia e sui processi di cura? Secondo me certamente lo \u00e8, e pure di notevole importanza. Allora. 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C\u2019\u00e8 qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un\u2019avvertenza: qui si parler\u00e0 (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa \u00e8 che quel che dir\u00f2 avr\u00e0 un valore piuttosto personale, dal momento che ci\u00f2 che posso dire parte dall\u2019uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell\u2019arco di venti e passa anni, suggerito a me.La questione \u00e8 piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque. 1. Chi parla di cosa? Succede che su Facebook il virologo Roberto Burioni dell\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele nella discussione sui casi di meningite che si sono manifestati nelle ultime settimane, sfiancato dall\u2019ostinazione di utenti che senza dati a supporto accusano gli immigrati di portare in Italia la malattia, commenti il 31 dicembre: \u201cPreciso che questa pagina non \u00e8 un luogo dove della gente che non sa nulla pu\u00f2 avere un \u201ccivile dibattito\u201d per discutere alla pari con me. E\u2019 una pagina dove io, che studio questi argomenti da trentacinque anni, tento di spiegare in maniera accessibile come stanno le cose impiegando a questo scopo in maniera gratuita il mio tempo che in generale viene retribuito in quantit\u00e0 estremamente generosa. Il rendere accessibili i concetti richiede semplificazione: ma tutto quello che scrivo \u00e8 corretto e, inserendo io immancabilmente le fonti, chi vuole pu\u00f2 controllare di persona la veridicit\u00e0 di quanto riportato. Per\u00f2 non pu\u00f2 mettersi a discutere con me. Spero di avere chiarito la questione: qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non \u00e8 democratica.\u201d La faccenda ha una risonanza molto ampia fuori dal social, e le risposte vanno da chi inneggia al dottor Burioni che stacca la spina alle opinioni infondate, a chi lo accusa di \u201ccensura\u201d o per lo meno di scarsa volont\u00e0 di ascolto.\u00a0C\u2019\u00e8 chi usa l\u2019argomento che \u201cla rete \u00e8 libera\u201d e che, decidendo chi far parlare e chi no, il prof. Burioni ne \u201ctradisce\u201d lo spirito, facendo di essa libero uso pro domo sua. Argomento buffo: come se la rete fosse la pagina del prof. Burioni, o se la pagina del prof. Burioni fosse \u201cla rete\u201d, e non invece un piccolissimo nodo di quella; nodo del quale il titolare fa legittimamente l\u2019uso che crede, e al quale d\u00e0 il taglio contenutistico ed estetico che ritiene, scegliendo gli interlocutori secondo criteri che piacciono a lui. (D\u2019altra parte la confusione della parte per il tutto, della piccola congrega per \u201cla rete\u201d, ha qualche rumoroso precedente). Per non dire poi delle reazioni scatenate dall\u2019iperbole \u201cla scienza non \u00e8 democratica\u201d. Succede, poi, che nei primi giorni dell\u2019anno Beppe Grillo, nel pieno della polemica sulla cosiddetta \u201cpost-verit\u00e0\u201d (il 30 novembre BuzzFeed News aveva messo sotto accusa il M5S perch\u00e9 artefice di \u201cuna diffusa rete di siti e di account social media che stanno diffondendo notizie false, teorie cospiratorie, e propaganda pro-Cremlino\u201d), scriva sul suo blog: \u201cPropongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicit\u00e0 delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse (\u2026)\u201d Dunque, accusato di disinformare, Grillo mette le mani avanti, accusa il mondo dell\u2019informazione \u201cufficiale\u201d (che non \u00e8 proprio popolato da verginelle, diciamolo) e si mette dalla parte della \u201cverit\u00e0\u201d. Quale verit\u00e0? Quella decretata da una \u201cgiuria\u201d popolare che separi le notizie false dalle vere. Che vuol dire che una notizia \u00e8 vera non se \u00e8 vera, ma se viene dichiarata vera da una giuria di cittadini scelti a sorte. Come per il televoto. Con quale competenza e in base a che criteri, lo sa il cielo o forse nemmeno lui. Che senso ha una follia simile?\u00a0Pochissimi giorni prima, nel suo discorso di fine anno, Grillo aveva citato due volte nientedimeno che Paul Watzlawick (facendo saltare sulla sedia quanti conoscono questo autore). Maneggiando in favore di telecamera una copia di \u201cLa realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d (Astrolabio Ubaldini, 1976) aveva detto: \u201cGli italiani hanno guardato finalmente la realt\u00e0 come dicevo qualche anno fa: con la testa in gi\u00f9 e i piedi in su. Alla rovescia. E guardando alla rovescia hanno capito quale \u00e8 la vera realt\u00e0. Io ho qui dei libri: \u201cLa Realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d di Watzlawick, che ti dice che la realt\u00e0 non \u00e8 quella che vedi, quella che ti sembra.\u201d 2. Perch\u00e9 Grillo arruola Paul Watzlawick? A parte il fatto che \u201cHo letto Watzlawick, dice che la realt\u00e0 non \u00e8 quella che vedi\u201d \u00e8 come dire \u201cHo letto Freud, dice che i sogni son desideri\u201d, cio\u00e8 una banalizzazione e anche piuttosto sbracata: a parte questo, dicevo, c\u2019\u00e8 qualche ragione per pensare che esista un collegamento fra questi due momenti (il 31 dicembre e il 3 gennaio) della comunicazione del padre dei 5 Stelle? Perch\u00e9 Grillo \u201carruola\u201d Watzlawick nella sua strategia comunicativa? Innanzitutto, per chi non lo conoscesse: chi era Paul Watzlawick? \u00c8 stato uno studioso del quale il tempo ha visto (forse giustamente) ridimensionate alcune intuizioni, ma resta uno che ha cambiato il nostro modo di pensare alla comunicazione. Nato in Austria, parlava sette lingue (compreso un ottimo italiano, la lingua del paese in cui si era laureato in filosofia). A trentatr\u00e9 anni era diventato analista junghiano. A Palo Alto, dopo le incomprensioni con Gregory Bateson e la reciproca presa di distanza, aveva legato il proprio nome al gruppo che alla fine degli anni Sessanta avrebbe ideato (a partire dalle idee dell\u2019antropologo inglese) una rivoluzionaria teoria della comunicazione. Conosceva gran parte del mondo e aveva vissuto in Oriente e Occidente. Quando conosci tante lingue diverse, sperimenti che ognuna di esse \u00e8 un universo di pensiero e che il linguaggio non \u00e8 un modo cos\u00ec fedele di rappresentare quello che c\u2019\u00e8 \u201cl\u00e0 fuori\u201d. Watzlawick coltivava anche per questo la convinzione che nella comunicazione si costruiscono visioni del mondo e che ciascuna di esse \u00e8 incommensurabile rispetto alle altre. Paul Watzlawick \u00e8 un autore importante dell\u2019epistemologia costruttivista, cio\u00e8 di una posizione filosofica che vede ciascuno di noi\u200a\u2014\u200ain quanto osservatori della realt\u00e0\u200a\u2014\u200acome un piccolo universo autoreferenziale. Cio\u00e8 quando guardiamo il mondo non lo vediamo se non attraverso il filtro della nostra storia, della nostra esperienza, di come siamo fatti. Come se non bastasse, quando comunichiamo quello che vediamo, possiamo farlo soltanto attraverso il tramite del linguaggio, che non \u00e8 neutro. Ne consegue che l\u2019idea di poter essere oggettivi dobbiamo ragionevolmente mettercela via. Con un paio di conseguenze decisive: \u2013 ogni descrizione del mondo (o della crisi economica, o del computer su cui sto scrivendo) sar\u00e0 una pi\u00f9 o meno utile approssimazione alla realt\u00e0, inevitabilmente soggettiva; \u2013 se non possiamo avere una descrizione \u201coggettiva\u201d del mondo, pi\u00f9 descrizioni da pi\u00f9 punti di vista possono costituire, tutte insieme, la descrizione che meglio rende conto della complessit\u00e0 del reale. Dico questo sapendo di operare una sintesi brutale, ma dal momento che qualcuno ha tirato per la giacchetta uno studioso cos\u00ec complesso in un dibattito che riguarda tutti, mi sembrerebbe anche giusto chiarirne il nesso con ci\u00f2 che ci interessa da vicino, pur col sacrificio dell\u2019accuratezza. Peraltro le posizioni in seno a questo movimento sono numerose con differenze anche marcate, e Paul Watzlawick \u00e8 soltanto uno dei suoi tanti esponenti. Ma fatemi passare la semplificazione. Grillo lo cita in due passaggi chiave di un discorso caotico, una selva fitta di non sequitur che ricorda una tecnica ipnotica (la \u201ctecnica della confusione\u201d \u00e8 illustrata giusto nel volume in questione) che oggi forse va forte pi\u00f9 nel marketing che nella terapia. Ma perch\u00e9 Watzlawick? A quale scopo mette le mani su un autore cos\u00ec complesso per farne un uso cos\u00ec sommario? Una possibilit\u00e0 \u00e8 che Grillo cerchi supporto e legittimazione (non nel libro, ma nella sua volgarizzazione di Capodanno: \u201cCi sono varie cose che indicano la realt\u00e0, dipende dal punto di vista. La realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di strano, politicamente ed economicamente: non si riesce a capire\u201d) alla sparata che arriver\u00e0 tre giorni dopo: quella della giuria popolare \u201cdelle notizie\u201d. Peraltro, a mio avviso, nella bibliografia di Watzlawick il libro citato da Grillo \u00e8 quello pi\u00f9 mainstream e non proprio il pi\u00f9 lucido. Ma forse, nelle sue ambiguit\u00e0, si presta bene ad essere piegato a qualche scopo retorico.\u00a0Grillo si rivolge, dunque, a un teorico che si \u00e8 distinto per una posizione di scetticismo circa la possibilit\u00e0 di descrivere oggettivamente il reale. Su questa premessa (\u201cLa realt\u00e0 non si riesce a capire\u201d) torna tre giorni dopo a fare una proposta che gioca sulla confusione fra una visione moderatamente antioggettiva del mondo (\u201cla realt\u00e0 non \u00e8 quella che si vede\u201d) e il suo cavallo di battaglia, la versione blandamente e paranoicamente antisistema di quella visione (come dire: \u201cla realt\u00e0 non \u00e8 quella che ci fanno vedere\u201d). 3. Una posizione \u201cscettica\u201d significa che qualunque punto di vista ha senso? Tutti possono parlare di tutto? Si riaccende la polemica sulla \u201cpost-verit\u00e0\u201d come contrapposizione di saperi esperti e saperi senza fondamento alcuno: l\u2019utente medio di Facebook, in virt\u00f9 di chiss\u00e0 cosa, decide cosa \u00e8 vero e cosa no. Si tratti di medicina, di economia o di fatti di cronaca.\u00a0Le domande importanti mi pare siano almeno due: I) Una posizione, diciamo cos\u00ec, antirealista legittima chiunque a discutere da esperto di qualunque cosa? Dunque ha torto il dottor Burioni a scegliere di discutere solo con chi abbia una competenza in merito? Qualunque punto di vista ha il valore di qualunque altro? II) Quella posizione esclude la possibilit\u00e0 di poterci fidare di \u201cfatti\u201d e saperi dimostrabili? A mio avviso le risposte sono due no, anche piuttosto netti. Perch\u00e9 ho l\u2019impressione che in tutto il nostro parlare di punti di vista diversi e legittimi, si sia perso per la strada qualche pezzo importante. E sia Grillo, sia i commentatori di cose che non conoscono, traggono legittimazione non in quelle teorie ma in una loro tragica volgarizzazione.\u00a0Per rispondere alle due domande: I) Se definiamo, per cos\u00ec dire, \u201cantirealista\u201d la posizione di cui stiamo parlando, non \u00e8 necessariamente nel senso che nega l\u2019esistenza di qualcosa al di fuori del linguaggio, ma perch\u00e9 resta scettica sulla possibilit\u00e0 di rappresentare oggettivamente quel \u201cqualcosa\u201d e mantiene l\u2019attenzione sui modi in cui noi costruiamo la realt\u00e0 esperienziale in cui pensiamo, viviamo e incontriamo il prossimo. Ora, sappiamo che ci sono persone che credono di poter curare il cancro col succo di limone. Nel loro universo autoreferenziale funziona cos\u00ec. E infatti, se un amico guarir\u00e0 dal cancro, questo convalider\u00e0 quell\u2019universo. Se un altro morir\u00e0, non so, magari non aveva usato abbastanza succo di limone o non l\u2019aveva fatto secondo le regole. In quell\u2019universo sar\u00e0 comunque \u201cconfermato\u201d che il limone cura il cancro. Per\u00f2. La realt\u00e0, d\u2019accordo, non sar\u00e0 rappresentabile oggettivamente: ma una rappresentazione che sia il prodotto di anni di lavoro, riflessione e convalida e, soprattutto, di condivisione con una vasta comunit\u00e0 di osservatori (gli altri studiosi) sar\u00e0 una rappresentazione che godr\u00e0 di una approssimazione alla realt\u00e0 che la render\u00e0 pi\u00f9 \u201cutile\u201d a interagire con essa (per esempio, a salvarsi la pelle). Posso anche pensare che la rappresentazione del mondo in cui la chemioterapia cura il cancro e quella in cui il succo di limone cura il cancro siano entrambe parziali: eppure, parziale per parziale, decido di fidarmi pi\u00f9 della prima. Come approssimazione giudico che sia un\u2019approssimazione pi\u00f9 \u201cutile\u201d. Conosco pi\u00f9 persone sopravvissute con le radiazioni che col limone, per esempio. Una teoria pi\u00f9 complessa, che preveda un numero pi\u00f9 ampio di variabili, mi ispira pi\u00f9 fiducia di una che riduce tutto a due o tre risposte. E poi metteteci pure che ho delle ragioni personali non necessariamente razionali per cui mi ispirano fiducia gli oncologi che conosco. Se epistemologicamente considero i due universi come prodotti dello stesso processo, ho pur sempre gli strumenti per decidere in quale dei due sentirmi pi\u00f9 al sicuro. II) Dicevo, pu\u00f2 darsi che io non possa conoscere il \u201ccancro\u201d in s\u00e9, o la \u201cpsiche\u201d o la \u201cmeningite\u201d, se devo accettare che siamo universi \u201cchiusi\u201d e lontani, che dunque non esiste davvero \u201cinformazione\u201d, che nessuno comunica con nessuno (e tantomeno lo cambia), e nessuno conosce davvero niente. Eppure alcuni dei nostri tentativi di approssimarci alla realt\u00e0 \u201cl\u00e0 fuori\u201d si dimostrano pi\u00f9 utili di altri, tanto da poter scegliere di fidarsi di quelli. Bene. Allora: quando caspita \u00e8 successo che la storia che la realt\u00e0 \u00e8 una polifonia di punti di vista (\u201cLa realt\u00e0 della realt\u00e0\u201d di Watzlawick, di cui Grillo si impadronisce, non dice che la realt\u00e0 \u201cnon \u00e8 quello che pensiamo di vedere\u201d: dice invece che \u00e8 tante cose insieme!) \u00e8 diventata \u201cla realt\u00e0 \u00e8 una *competizione* di narrazioni\u201d? Quando un\u2019idea cooperativa della conoscenza \u00e8 diventata un match? Io non solo credo che il punto di vista di chi pensa che i vaccini facciano venire l\u2019autismo non sia equiparabile al punto di vista di chi li studia da cinquant\u2019anni: penso che non dovrebbe nemmeno esserlo. Non \u00e8 quello che intendevamo quando dicevamo che tutti i punti di vista concorrono alla descrizione della realt\u00e0 complessa. Come siamo passati da \u201cDescriviamo la realt\u00e0 da molteplici punti di vista\u201d a \u201cBotte da orbi per contendersi la vista dal buco della chiave?\u201d. La polemica di qualche anno fa dei \u201cnuovi realisti\u201d secondo i quali il postmoderno finiva per dar voce ai populismi mediatici, calzava perfettamente a questa caricatura. Ma \u00e8 possibile una declinazione pi\u00f9 utile e pi\u00f9 ragionevole di quell\u2019idea originaria: al riguardo della quale vorrei raccontarvi qualcosa. 4. Esperti di cosa? Condizioni per un sapere \u201ca pi\u00f9 voci\u201d L\u2019idea che la realt\u00e0 sia costituita da molteplici punti di vista ha profondamente influenzato vari ambiti delle professioni di cura. Se la realt\u00e0 emerge da una descrizione collaborativa, quel particolare processo teso a incidere sulla realt\u00e0, che \u00e8 la cura, pu\u00f2 diventare una pratica collaborativa. In medicina ad esempio \u00e8 nata la Medicina Narrativa, che al di l\u00e0 della definizione ormai piuttosto di moda, \u00e8 nata sull\u2019impegno di professionisti che continuano a lavorare per una relazione medico-paziente che veda quest\u2019ultimo \u201cpresente a pieno titolo nella relazione di cura\u201d, come dice il mio amico Giorgio Bert che sulle questioni del potere nel rapporto di cura scriveva gi\u00e0 negli anni Settanta cose originali.\u00a0In nessun modo questo ha a che fare con qualche tipo di intercambiabilit\u00e0 dei punti di vista: il contributo prezioso che il paziente fornisce alla cura \u00e8 la propria esperienza, che \u00e8 incommensurabilmente altra da quella del curante. Il solo punto di vista esperto di quest\u2019ultimo non rende conto della complessit\u00e0 della relazione di cura: la sua esperienza e quella del paziente, insieme, si avvicinano di pi\u00f9 a quella complessit\u00e0. Dal confronto con l\u2019esperienza dell\u2019altro, il medico apprende, e il suo stesso modo di lavorare, di stare nella relazione terapeutica, ne esce trasformato. Chi mi conosce mi ha ascoltato cento volte raccontare l\u2019esperienza di una ricerca qualitativa e narrativa che \u00e8 ampiamente riferita in questo articolo ma soprattutto in questo video che riporta tutta la storia completata dalle riflessioni scaturite negli anni successivi. Ci torno spesso perch\u00e9 ha modificato alcuni elementi importanti del mio modo di lavorare e anche di pensare al mio lavoro. La considero uno dei momenti cruciali della mia formazione.\u00a0Si tratta di un lavoro in cui un certo numero di clinici interessati alla cura dei disturbi alimentari si \u00e8 messo in ascolto di ragazze, donne, pazienti, ex pazienti, che conoscevano o avevano conosciuto in giovent\u00f9 l\u2019esperienza dell\u2019anoressia. Ne \u00e8 emerso un sapere sulla cura che ha messo fortemente in questione alcuni dei princ\u00ecpi che come terapeuti diamo per acquisiti e scontati, e che indusse alcuni di noi a una riflessione critica su di essi. Oggi ne sappiamo un po\u2019 di pi\u00f9, non perch\u00e9 le pazienti ci abbiano spiegato qualche teoria alternativa sul sintomo anoressico, ma perch\u00e9 ci hanno raccontato la loro esperienza come pazienti di medici, psicologi, terapeuti. E mettere la nostra esperienza accanto alla loro ha reso pi\u00f9 complesso quello che sappiamo del processo di cura, e anche quello che pensiamo dell\u2019anoressia, dato che il primo entra pesantemente nella definizione della seconda. Per tornare ai social network: la mia amica Anna tiene ormai da quasi due anni sul proprio profilo Facebook un diario aperto della sua storia di malattia. La tosse, la febbre, e poi l\u2019attesa e poi la diagnosi. E la speranza, la paura, il rapporto bello e di grande affidamento con medici e infermieri, i lunghi mesi passati in isolamento e i brevi ritorni a casa (ma in una casa resa adeguata alle sue estreme esigenze di asetticit\u00e0), l\u2019aggressione della malattia al suo corpo, il venir meno delle energie, la nostalgia per la vita di fuori, l\u2019amore per la buona tavola, quello per le persone care (che poteva avvicinare solo con mille restrizioni), e quello per i suoi cani (che manco a parlarne). Il sollievo e poi le notizie non rassicuranti, e la ricerca di un donatore, e l\u2019attesa, e finalmente l\u2019identificazione di uno compatibile. E le fantasie sull\u2019identit\u00e0 di quest\u2019ultimo. E di nuovo la speranza, e insieme la vicinanza e la trepidazione di centinaia di persone che commentano sul suo profilo, fra le cinquemila (ma in realt\u00e0 molte di pi\u00f9, dal momento che il suo profilo \u00e8 totalmente aperto) che la seguono ogni giorno. \u00c8 una storia intima e pubblica insieme, un documento vero e spietato, una testimonianza insostituibile sulla malattia vissuta in prima persona. C\u2019\u00e8 nel suo racconto una sola, minima traccia di pretesa sovrapposizione fra la sua competenza e quella dei dottori? Mai, in due anni. Rappresenta il suo (iper)testo un contributo a un sapere pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 \u201cvero\u201d sulla malattia e sui processi di cura? Secondo me certamente lo \u00e8, e pure di notevole importanza. Allora. 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