{"id":4162,"date":"2017-05-10T20:51:05","date_gmt":"2017-05-10T19:51:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimogiuliani.it\/ipertesti\/?p=4162"},"modified":"2025-03-03T19:52:35","modified_gmt":"2025-03-03T18:52:35","slug":"binario-triste-mercenario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/","title":{"rendered":"Binario (triste e mercenario)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Massimo Schinco<\/strong> (psicologo e psicoterapeuta, <a href=\"http:\/\/www.massimoschinco.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.massimoschinco.it<\/a>)<br \/>\n<strong>Massimo Giuliani<\/strong> (psicologo e psicoterapeuta)<\/p>\n<h3>Gli autori e le stazioni<\/h3>\n<p>Noi abbiamo in comune diverse cose. Il nome di battesimo, certo. La professione, che ci ha portato a passare molte ore insieme nelle stesse aule e nelle stanze, e con grande intensit\u00e0\u2026 jam session a margine di convegni scientifici ed avventure editoriali con alti e bassi da brivido. Una storica trasferta a Cracovia, nel 2014. E poi la passione per l\u2019approccio estetico applicato alla terapia e al cambiamento, nonch\u00e9 un debole per la stessa marca di birra. E certamente abbiamo anche differenze, nel modo di vedere, pensare e \u201csentire\u201d. Per\u00f2, nella vita di ognuno dei due c\u2019\u00e8 una presenza comune talmente importante per cui tutte le differenze e i distinguo rimpiccioliscono fino quasi a sparire.<br \/>\nIl treno.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4171\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/stazioni001\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?fit=1232%2C2048&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1232,2048\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.65&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;GT-I9100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1336648149&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.97&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.02&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"stazioni001\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?fit=180%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?fit=616%2C1024&amp;ssl=1\" class=\"alignright wp-image-4171 size-large\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?resize=616%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"stazioni001\" width=\"616\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?resize=616%2C1024&amp;ssl=1 616w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?resize=180%2C300&amp;ssl=1 180w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?resize=768%2C1277&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?resize=90%2C150&amp;ssl=1 90w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni001.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w\" sizes=\"auto, (max-width: 616px) 100vw, 616px\" \/><\/a>Se uno fa il mestiere che facciamo noi, e abita in luoghi come quelli in cui abitiamo noi, ovvero non precisamente in centro a una metropoli, sviluppa un rapporto intenso e duraturo con i treni. Sul treno passa veramente tante ore, con tutto quello che comporta prendere il treno in Italia, in termini di costi, insicurezza, disagi, senso di anacronistica sudditanza a un\u2019autorit\u00e0 che non si cura di te e spesso ti beffa. E ci sono pure problemi igienici e di sicurezza personale. \u00c8 inutile girarci intorno, purtroppo \u00e8 cos\u00ec, e negli anni non \u00e8 migliorato, \u00e8 peggiorato.<br \/>\nComunque sia, se non \u00e8 guasto o non \u00e8 temporaneamente fermo per la salita e la discesa dei viaggiatori, per la pulizia e la manutenzione, <em>in re ipsa<\/em> il treno \u00e8 un mezzo in movimento. Ma per poter rimanere se stesso e adempiere alla sua funzione il treno ha bisogno di mezzi statici, che infatti si chiamano stazioni.<br \/>\nLe stazioni sono uno degli aspetti della vita ferroviaria in cui il peggioramento sopra accennato si avverte in modo evidente. Noi sosteniamo che non si tratta solo di un peggioramento all\u2019interno di premesse che sarebbero giuste in se stesse. Si tratta di una distorsione delle premesse di fondo, tale per cui la qualit\u00e0 dell\u2019attuale permanenza in stazione si configura come un sintomo, un sintomo di una patologia grave e di portata eco-sistemica, che non riguarda solo le stazioni. Riguarda ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 l\u00e0 fuori, prima e dopo, tutt\u2019intorno alle stazioni. E anche se abbiamo iniziato scherzando, perch\u00e9 nonostante le migliaia di ore passate in treno e in stazione non abbiamo perso l\u2019allegria, ora non scherziamo pi\u00f9. Parliamo seriamente di cose gravi.<br \/>\nSorvoliamo per un momento sulle differenze tra stazioni grandi e stazioni piccole, su cui ritorneremo pi\u00f9 in l\u00e0. Prendiamo come esempio una stazione medio-grande. Intanto \u00e8 divisa in due, da un punto di vista esistenziale e umano.<\/p>\n<h3>Siamo tutti &#8220;smart&#8221;<\/h3>\n<p>Andiamo ad esempio nel nocciolo duro, ovvero la zona in cui la gente dovrebbe sostare in attesa dell\u2019arrivo di un treno. Magari la sosta \u00e8 lunga, perch\u00e9 si tratta di una coincidenza (non di rado perduta) fra un treno e l\u2019altro. In questo luogo la gratuit\u00e0 \u00e8 quasi inesistente. L\u2019unica cosa che puoi fare gratis, nella maggior parte dei casi dipendente dal fatto che, comunque, hai acquistato almeno un biglietto ferroviario, \u00e8 sostare in piedi. Panche e sedie sono solitamente del tutto insufficienti. Le sale d\u2019attesa non esistono pi\u00f9. Le fontanelle non esistono pi\u00f9. Fare pip\u00ec (o anche un bisogno pi\u00f9 grosso, pu\u00f2 succedere) costa almeno un euro. Se il telefono \u00e8 scarico, non puoi ricaricarlo. Beh, con un macchinoso sistema di password, username e sms di controllo ti registri al wifi gratis. Ma intorno a te esistono solo esercizi commerciali. Bar, caff\u00e8, luoghi di ristorazione, negozi. Magari la libreria ammette che tu possa sederti un po\u2019 senza comprare nulla, bont\u00e0 sua. Infatti ci vanno in tanti. Per il resto tu esisti se spendi dei soldi.<br \/>\nOppure se hai a disposizione una qualche carta che ti certifica come membro di una \u00e9lite di viaggiatori privilegiati: se hai un biglietto piuttosto costoso, puoi entrare in un salottino con divani imbottiti; se sei titolare di una card, che si conquista attraverso una quantit\u00e0 cosiddetta \u201cqualificante\u201d di chilometri percorsi, accedi a quello accanto che ha persino le prese della corrente. Uno di noi, avendo superato i sessant\u2019anni, ha una di quelle carte, per\u00f2 non entra lo stesso nella saletta riservata, l\u2019et\u00e0 non basta a garantire l\u2019accesso. Cio\u00e8, non ti siedi perch\u00e9 hai bisogno di sederti, ma perch\u00e9 sei un cliente fedele e possibilmente abbiente. Comunque, prima o poi, per disperazione qualche soldo lo spendi, perch\u00e9 l\u2019essere umano ha bisogno di conforto, foss\u2019anche un caff\u00e8 o una scatolina di tic-tac.<br \/>\nNon ce l&#8217;abbiamo con il fatto che in stazione ci siano negozi ed esercizi commerciali. Anzi, meno male che ci sono. Non \u00e8 bene per\u00f2 che ci siano solo quelli, perch\u00e9 se un eccesso diventa sistema, vuol dire che la norma \u00e8 stata ritarata, magari nella inconsapevolezza dei pi\u00f9.<br \/>\n\u00c8 la norma \u00e8 diventata che ormai, o sei &#8220;smart&#8221; o non sei.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4172\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/stazioni021\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?fit=497%2C516&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"497,516\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"stazioni021\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?fit=289%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?fit=497%2C516&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-4172\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?resize=430%2C446&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"446\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?w=497&amp;ssl=1 497w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?resize=289%2C300&amp;ssl=1 289w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni021-e1498026458689.jpg?resize=144%2C150&amp;ssl=1 144w\" sizes=\"auto, (max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a>E \u201csmart&#8221; ha preso un senso peggiorativo: furbetto, sempre con i soldi in tasca, capace di predare e pronto a passare per primo tutte le volte che si pu\u00f2. Naturalmente, come in algebra, davanti a tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 mettere anche il segno meno. Ci spostiamo verso strati pi\u00f9 esterni della stazione, frequentati da una popolazione che il politicamente corretto non l&#8217;ha mai conosciuto o se l&#8217;\u00e8 scordato da tempo. Per cui, la gratuit\u00e0 e il diritto di sostare se li ripigliano pi\u00f9 per forza che per amore. E qualcuno tra loro anche a spese del tuo portafogli, se non stai attento. Questi per\u00f2, non avendo o quasi mezzi economici, per qualcuno non dovrebbero proprio esistere. Ci chiediamo per\u00f2 se una simile bramosia di far sparire, alimentata strumentalizzando paure, disagi e indignazione che hanno anche aspetti legittimi, in fondo non obbedisca alla stessa logica applicata a chi ha, pochi o tanti, dei soldi in pi\u00f9: se non hai soldi da spendere non ti vogliamo vedere. A molti verr\u00e0 subito in mente l\u2019episodio recente che ha visto come teatro la principale stazione milanese, ma su questo torneremo brevemente in chiusura. Per ora guardiamo l\u2019ordinaria quotidianit\u00e0 dell\u2019ordine pubblico: ci sono i soldati armati fino ai denti, c\u2019\u00e8 la polizia. Qualche volta queste presenze allarmano, soprattutto quando si intensificano repentinamente (e ci si chiede che cosa stia per succedere), altre volte tranquillizzano, perch\u00e9 grazie a loro il viaggiatore \u00e8 meno esposto a molestie e borseggi, per non parlare di borse e pacchi bomba. Peraltro, l\u2019ambiente \u00e8 stato gi\u00e0 abbondantemente sterilizzato con l\u2019introduzione dei controlli agli ingressi: in alcune delle stazioni maggiori per entrare nell\u2019area dei binari bisogna esibire da qualche anno regolare titolo di viaggio. Si \u00e8 persa traccia di alcuni regolari frequentatori della stazione, di cui chi prendeva treni abitualmente conosceva le facce e non solo, ma con loro si \u00e8 persa anche traccia di parenti accompagnatori, di fidanzate in lacrime e di saluti dai finestrini a chi resta (come dice\u00a0<a href=\"http:\/\/www.durangoedizioni.it\/alteridentita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ada Piselli qui<\/a>).<br \/>\nIn tutto questo, ci sono stazioni, che per scaramanzia non nominiamo, dove si accede liberamente al binario, ci sono ancora servizi igienici gratuiti, fontanine e sale d\u2019aspetto. Ma scommetteremmo i biglietti della nostra prossima trasferta che non esisteranno ancora per molto.<\/p>\n<h3>Mondi paralleli<\/h3>\n<p>Tutto quello sfoggio di mezzi e tecnologia che caratterizza la parte commerciale delle stazioni a noi non pare avere sempre una effettiva utilit\u00e0: sembra piuttosto una marca di contesto, un richiamo al lusso e insieme un mezzo per mantenere la tensione fra bisogno e soddisfazione, fra possibilit\u00e0 e impossibilit\u00e0. Nella stazione di Roma Tiburtina una dozzina di video a parecchi pollici irradiano per tutto il giorno i notiziari di Sky Tg. In qualunque momento capiti di passarci davanti, non c\u2019\u00e8 un solo spettatore che segua le notizie. E dovrebbe seguirle in piedi, naturalmente: ti invitano a guardare la tv, ma non ti danno da sedere. Per tacere del fatto che, a fronte di questo largo sperpero di immagini digitali, i monitor che informano su orari, arrivi e partenze sono sempre pi\u00f9 piccoli e rari.<br \/>\nLa stessa stazione Roma Tiburtina mostra come tutto il sistema si distingua per una spiccata propensione alla comunicazione psicotica, o per lo meno alla reiterata confusione di messaggi e contesti. Dal piano dei negozi (la \u201cGalleria Vetrata\u201d) si accede ai binari attraverso scale piuttosto defilate e nascoste in angoli marginali e spogli: nella gi\u00e0 netta divisione in due, questo \u00e8 un chiaro segno della posizione gerarchica in cui sono posti la funzione che si presume principale della stazione e l\u2019esigenza di chi la frequenta (cio\u00e8 prendere il treno): che, per un tempo definito, lascia il suo status di viaggiatore e accetta quello \u2014 non richiesto \u2014 di consumatore. E lo accetta perch\u00e9 finch\u00e9 \u00e8 consumatore, e abitante della dimensione commerciale della stazione, \u00e8 assistito e indirizzato al soddisfacimento di tutte le sue necessit\u00e0: quando invece entra nei panni di viandante, entra in una dimensione in cui lo spazio impazzisce e il disorientamento \u00e8 la regola.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4166\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/stazioni01\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?fit=1440%2C1080&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1440,1080\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"binario all&#8217;incontrario\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?fit=960%2C720&amp;ssl=1\" class=\"alignleft size-large wp-image-4166\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?w=450&#038;ssl=1\" alt=\"binario all'incontrario\"  srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?resize=200%2C150&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni01.jpg?resize=150%2C113&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a>Quando raggiunge quegli accessi nascosti ai treni (che partono dal livello inferiore), trova coppie di scale mobili sovrastate da un cartello giallo che indica due binari: uno a sinistra, l\u2019altro a destra. Inevitabilmente \u00e8 indotto dal cartello a pensare che una scala scenda verso il primo, l\u2019altra verso il secondo. E invece molti scoprono a proprie spese (dopo un capitombolo sulla scala mobile, per esempio) che tutt\u2019e due le scale sono collegate allo stesso marciapiede e dunque a entrambi i binari, ma una va verso di essi (in discesa) e l\u2019altra torna su. Cos\u00ec, il viaggiatore carico di bagagli che dovesse recarsi al binario di sinistra spesso sar\u00e0 convinto dal cartello a scendere su una scala mobile che invece all\u2019incontrario va, proprio come il treno dei desideri della canzone: cio\u00e8 sale verso di lui! Basta appostarsi un\u2019oretta a monte di quelle scale mobili per fare un calcolo di quanti incidenti, lievi se tutto va bene, tutto questo possa causare ogni giorno.<br \/>\nLa piaga della segnaletica incomprensibile \u00e8 argomento familiare agli utenti della stazione di Bologna centrale. Con il nuovo terminal il mondo di chi viaggia in regionale e quello delle Frecce sono due universi finalmente separati e incomunicabili: il problema nasce se arrivi, per dire, da Piacenza e cerchi la coincidenza per Roma: scendi da un treno di pendolari e attraversi barriere spazio temporali fatte di cartelli incomprensibili e contraddittori per accedere alla dimensione pi\u00f9 nobile dell\u2019Alta Velocit\u00e0. La distanza \u00e8 notevole e la segnaletica folle: il risultato \u00e8 che molto spesso perdi il treno successivo. Se invece arrivi in auto, il posto dove fermarsi per lasciar scendere il congiunto che si imbarca si chiama \u201cKiss and Ride\u201d: chi di voi, leggendo il cartello con quel nome leggiadro pensa che quello \u00e8 il punto in cui scaricare il figlio col trolley, e non un bar col toro meccanico?<\/p>\n<h3><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4163\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/stazioni02\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?fit=1080%2C1440&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1080,1440\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"stazioni02\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?fit=225%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?fit=768%2C1024&amp;ssl=1\" class=\" wp-image-4163 alignleft\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?resize=348%2C464&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"348\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?w=1080&amp;ssl=1 1080w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni02.jpg?resize=113%2C150&amp;ssl=1 113w\" sizes=\"auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/a>Tempo per te<\/h3>\n<p>Un altro esempio preclaro di confusione di contesti \u00e8 ben visibile ad esempio lungo i binari della Stazione centrale di Milano, dove la societ\u00e0 Grandi Ferrovie affigge manifesti che ritraggono una giovane donna con l\u2019aria trasognata nell\u2019atto di sorseggiare un t\u00e8, con la didascalia: \u201cPensavo di prendere un treno, invece ho preso venti minuti per me\u201d. Che \u00e8 ovviamente un capolavoro di ricontestualizzazione attraverso il quale i ritardi dei treni diventano \u201ctempo per s\u00e9\u201d. Cos\u00ec come il sito di Roma Tiburtina si apre con lo slogan \u201cun luogo da vivere\u201d. Insomma: se i treni non sono pi\u00f9 in grado di garantire quello a cui sono chiamati, cio\u00e8 portarti da un posto all\u2019altro in un tempo definito e prevedibile, se insomma non puoi liberare il tuo tempo dalle attese alla stazione, tanto vale portare il tuo tempo e la tua vita dentro le stazioni. Gli orari sono inattendibili? Che fortuna: hai una grande opportunit\u00e0 di berti qualcosa che costa il trenta per cento in pi\u00f9 che fuori e di leggerti una rivista (in piedi), mentre sgomiti per consultare gli orari e i ritardi sui due piccoli monitor, giacch\u00e9 gli schermi giganti e quelli in capo ai binari ormai mandano solo pubblicit\u00e0 a rotazione. A proposito di schermi: se uno volesse ricavare informazioni sulla vera vocazione di quei posti, misurando il rapporto in metri quadrati fra le informazioni sui treni e quelle sui prodotti commerciali, il risultato sarebbe illuminante.<br \/>\nParlando di Milano centrale: una volta arrivati alla stazione, raggiungere il binario richiede un tempo insolitamente lungo. Se hai davvero fretta, c\u2019\u00e8 la strettissima scala mobile che attraversa a met\u00e0 la stazione; se sei in et\u00e0 gagliarda, ti fai a lunghe falcate lo scalone monumentale; altrimenti sistemi di scale mobili e tapis roulant che seguono la via pi\u00f9 lunga fra due punti ti conducono in un ampio zig-zag fino al piano dei binari, ma solo dopo averti fatto passare davanti a tutti gli esercizi commerciali. Una volta avvicinato ai binari, poi, scopri che i vecchi ingressi sono quasi tutti chiusi: ora ci sono i \u201cgate\u201d, pochi accessi e sparuti nei quali, come dicevamo, si transita solo col biglietto in mano. Se arrivi coi secondi contati, devi sperare che la tua scala mobile ti lasci davanti a un \u201cgate\u201d funzionante; se invece arrivi con un certo anticipo, passi il tuo \u201cgate\u201d, ti separi dal mondo di fuori e puoi solo aggirarti per altri negozi ancora, dal momento che non c\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di attendere seduti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4164\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/stazioni03\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?fit=2048%2C1152&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2048,1152\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"stazioni03\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?fit=300%2C169&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?fit=960%2C540&amp;ssl=1\" class=\"alignright size-large wp-image-4164\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?w=450&#038;ssl=1\" alt=\"stazioni03\"  srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?w=2048&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?resize=250%2C141&amp;ssl=1 250w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?resize=150%2C84&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/stazioni03.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a>Uno sforzo di umanizzazione \u00e8 il pianoforte verticale ormai presente al centro delle pi\u00f9 grandi stazioni: chi vuole, si siede e suona; chi lo desidera, si ferma e ascolta. E noi mai e poi mai protesteremo per la presenza di uno strumento musicale in un luogo pubblico: ma anche quello diventa un elemento standardizzato, ripetitivo e onnipresente, come i negozi in franchising e le vetrine tutte uguali da una citt\u00e0 a un\u2019altra. Anche quello partecipa alla progressiva serializzazione delle stazioni ferroviarie: in questo momento, anche quelle storiche, ospitate in edifici in stile, stanno subendo questo processo di assimilazione, tutte simili fra loro e simili a centri commerciali (non sono forse i centri commerciali l\u2019ultima frontiera anche dei concerti pop?). Tutte \u201cmacchine per abitare\u201d (per usare l\u2019espressione di Marc Aug\u00e9) dove il viaggiatore sbarcato in una citt\u00e0 che non conosce si affida alle certezze del mercato e alle insegne che gli sono familiari, ma sperimenta in modo ancora pi\u00f9 profondo l\u2019anonimato e l\u2019impossibilit\u00e0 di riconoscersi in un contesto.<\/p>\n<p>E poi ci sono le piccole stazioni. Spesso la biglietteria non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, c&#8217;\u00e8 la macchinetta. In alcune nemmeno quella. C\u2019\u00e8 il bar, di solito, e qui le situazioni possono essere diverse. Uno di noi per anni ha frequentato intensamente una stazioncina piccola di campagna, per il semplice motivo che, da una certa ora in poi, parcheggiare dalle parti di quella del capoluogo \u00e8 diventato praticamente impossibile o molto costoso. <a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/ipertesti\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/centallo.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-4165\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/centallo.jpg?resize=388%2C388&#038;ssl=1\" alt=\"centallo\" width=\"388\" height=\"388\" \/><\/a>Beh, in quella stazione il bar \u00e8 molto accogliente. Ti vendono il biglietto, il caff\u00e8 \u00e8 fatto bene, i panini sono grandi il doppio e costano quasi la met\u00e0. Siamo in campagna, e l&#8217;ospitalit\u00e0 \u00e8 proverbiale. Una volta \u2014 faceva un freddo cane \u2014 il barista ha detto &#8220;aspetti pure qui, non \u00e8 obbligato a consumare niente se non ne ha voglia&#8221;. \u00c8 chiaro che il caff\u00e8 l\u00ec lo prendi volentieri. Ma non sempre va cos\u00ec. Altrove, in centri piccoli ma gi\u00e0 un po&#8217; pi\u00f9 grandi e di passaggio, la situazione \u00e8 pi\u00f9 tesa. Se vuoi usare la toilette c&#8217;\u00e8 obbligo di consumazione oppure paghi un euro. Di nuovo, non ce l&#8217;abbiamo col gestore, che a gestire un bar ce la fa, ma a gestire un servizio sociale magari no. Perch\u00e9 in queste realt\u00e0 di periferia, dove il treno \u00e8 indispensabile (per esempio porta a scuola centinaia di ragazzi, che perderanno regolarmente la prima ora), la funzione sociale di presidio e salvaguardia di questi spazi necessari (dove un\u2019insegna accesa pu\u00f2 essere pi\u00f9 efficace di una pattuglia che staziona) \u00e8 affidata alla creativit\u00e0 di qualche privato: le Ferrovie dello Stato ne hanno affidato porzioni a gestori di bar o altro, che cos\u00ec hanno tenuto vivi lembi di centri abitati che altrimenti sarebbero diventati reperti archeologici a cielo aperto frequentati quotidianamente. E qualche volta ne hanno fatto centri di produzione di cultura e di iniziative sociali.<\/p>\n<h3>O di qua o di l\u00e0<\/h3>\n<p>\u201cUno spazio per vivere\u201d \u2013 dice il sito della grande stazione. Uno spazio sintomatico nel contesto di un sistema patogeno, diciamo noi. S\u00ec, perch\u00e9 la vita in stazione ormai ha la struttura del sintomo, che afferma e nega nello stesso tempo. Afferma, anzi ostenta e celebra uno stile di vita fondato unilateralmente sul possesso, sulla competizione e sull\u2019apparenza, negando quegli aspetti dell\u2019umanit\u00e0 che sono caratterizzati dal bisogno, dalla stanchezza, dalla vulnerabilit\u00e0, dalla paura, dall\u2019urgenza degli affetti e dalle vicissitudini dei legami (eh gi\u00e0, viaggiando ci si separa e ci si ricongiunge, tra l\u2019altro). Ma qualsiasi clinico, perfino un principiante, sa che queste negazioni non funzionano. Ci\u00f2 che si butta fuori dalla porta rientra dalla finestra, e senza tanti complimenti. In un sistema, ci sar\u00e0 sempre qualcuno che se ne far\u00e0 carico, perch\u00e9 nessun aspetto dell\u2019umanit\u00e0, bello o brutto che sia, si lascia annullare impunemente. Fino a qualche tempo fa, questo ruolo toccava soprattutto a senza fissa dimora (i classici \u201cbarb\u00f9n\u201d di Jannacci) e altre figure note di emarginati e perdenti. Ora \u00e8 un fenomeno molto pi\u00f9 vasto che coinvolge enormi masse di persone in movimento. Solo un accenno al recente blitz, con grande dispiegamento di mezzi, verificatosi di recente in stazione Centrale a Milano. Non \u00e8 il luogo questo per aprire una lunga discussione. Ci sar\u00e0 chi ne sottolineer\u00e0 gli aspetti pi\u00f9 legittimi legati all\u2019ordine pubblico e all\u2019igiene, e chi ne stigmatizzer\u00e0 quelli pi\u00f9 inquietanti legati, per esempio, al modo in cui le persone sono state trasferite; c\u2019\u00e8 chi dello spettacolo (eh gi\u00e0, purtroppo) che si \u00e8 creato dir\u00e0 che era inevitabile, e chi dir\u00e0 che \u00e8 stato voluto o enfatizzato. E ci fermiamo qui, perch\u00e9 parliamo di confronti tra persone che ragionano. Ma appunto, ragionando: ci va che le nostre stazioni, quel luogo di incontro fra persone che si spostano e fra umanit\u00e0 diverse, stiano diventando \u2014 coi loro confini, le loro barriere da attraversare, le loro separazioni \u2014 i luoghi della divisione fra chi ha la forza di stare al gioco e chi ne \u00e8 tagliato fuori? Sul serio pensiamo che l\u2019umanit\u00e0 ritrover\u00e0 giustizia, sicurezza, autenticit\u00e0 e salute agendo, in modo sensato o discutibile, giusto o sbagliato che sia, esclusivamente sugli aspetti pi\u00f9 appariscenti di un sintomo\u00a0\u2014\u00a0e contro chi ne \u00e8\u00a0portatore? E continuando, nello stesso tempo, a rinforzare gli altri aspetti del sintomo, pi\u00f9 \u201ccivili\u201d certo, meno grezzi, pi\u00f9 seducenti e con un odore migliore, ma forse per questo pi\u00f9 subdoli ancora perch\u00e9 agiscono sott\u2019acqua e dietro le tue spalle?<br \/>\nIntanto, la stazione \u00e8 attraversata dai viaggiatori, come tutti alle prese con l\u2019esigenza di mettere d\u2019accordo dentro di s\u00e9, o perlomeno non troppo in disaccordo, le varie istanze e aree della loro vita: quelle legate al possesso e quelle legate alla condivisione, quelle legate alla tutela di s\u00e9 e dei propri cari e quelle legate all\u2019accoglienza, quelle legate alla riuscita e al successo e quelle fatte di sconfitta, debolezza e vulnerabilit\u00e0. Si \u00e8 in tanti, viene da pensare che sarebbe naturale trovare nel vicino, magari proprio in quello che non conosci, un possibile compagno di strada con cui dialogare, passare il tempo, confrontarsi e sostenersi un po\u2019 a vicenda. I pendolari, che viaggiando tutti i giorni si conoscono tra loro, si riuniscono in gruppetti e compagnie che durano, dove conflitti, inclusioni e esclusioni lasciano tracce durature e profonde. Gli studenti si raggruppano per affinit\u00e0. Ma il contesto non aiuta, anzi ostacola, e i pi\u00f9 rimangono soli, cercando conforto in quel tanto di vicinanza che i contatti dello smartphone possono assicurare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimo Schinco (psicologo e psicoterapeuta, www.massimoschinco.it) Massimo Giuliani (psicologo e psicoterapeuta) Gli autori e le stazioni Noi abbiamo in comune<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6002,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[13],"tags":[119,227,226],"class_list":["post-4162","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-societa","tag-massimo-schinco","tag-stazioni","tag-treni"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Binario (triste e mercenario) - Psicoterapia (e altre metafore)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Binario (triste e mercenario) - Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Massimo Schinco (psicologo e psicoterapeuta, www.massimoschinco.it) Massimo Giuliani (psicologo e psicoterapeuta) Gli autori e le stazioni Noi abbiamo in comune diverse cose. Il nome di battesimo, certo. La professione, che ci ha portato a passare molte ore insieme nelle stesse aule e nelle stanze, e con grande intensit\u00e0\u2026 jam session a margine di convegni scientifici ed avventure editoriali con alti e bassi da brivido. Una storica trasferta a Cracovia, nel 2014. E poi la passione per l\u2019approccio estetico applicato alla terapia e al cambiamento, nonch\u00e9 un debole per la stessa marca di birra. E certamente abbiamo anche differenze, nel modo di vedere, pensare e \u201csentire\u201d. Per\u00f2, nella vita di ognuno dei due c\u2019\u00e8 una presenza comune talmente importante per cui tutte le differenze e i distinguo rimpiccioliscono fino quasi a sparire. Il treno. Se uno fa il mestiere che facciamo noi, e abita in luoghi come quelli in cui abitiamo noi, ovvero non precisamente in centro a una metropoli, sviluppa un rapporto intenso e duraturo con i treni. Sul treno passa veramente tante ore, con tutto quello che comporta prendere il treno in Italia, in termini di costi, insicurezza, disagi, senso di anacronistica sudditanza a un\u2019autorit\u00e0 che non si cura di te e spesso ti beffa. E ci sono pure problemi igienici e di sicurezza personale. \u00c8 inutile girarci intorno, purtroppo \u00e8 cos\u00ec, e negli anni non \u00e8 migliorato, \u00e8 peggiorato. Comunque sia, se non \u00e8 guasto o non \u00e8 temporaneamente fermo per la salita e la discesa dei viaggiatori, per la pulizia e la manutenzione, in re ipsa il treno \u00e8 un mezzo in movimento. Ma per poter rimanere se stesso e adempiere alla sua funzione il treno ha bisogno di mezzi statici, che infatti si chiamano stazioni. Le stazioni sono uno degli aspetti della vita ferroviaria in cui il peggioramento sopra accennato si avverte in modo evidente. Noi sosteniamo che non si tratta solo di un peggioramento all\u2019interno di premesse che sarebbero giuste in se stesse. Si tratta di una distorsione delle premesse di fondo, tale per cui la qualit\u00e0 dell\u2019attuale permanenza in stazione si configura come un sintomo, un sintomo di una patologia grave e di portata eco-sistemica, che non riguarda solo le stazioni. Riguarda ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 l\u00e0 fuori, prima e dopo, tutt\u2019intorno alle stazioni. E anche se abbiamo iniziato scherzando, perch\u00e9 nonostante le migliaia di ore passate in treno e in stazione non abbiamo perso l\u2019allegria, ora non scherziamo pi\u00f9. Parliamo seriamente di cose gravi. Sorvoliamo per un momento sulle differenze tra stazioni grandi e stazioni piccole, su cui ritorneremo pi\u00f9 in l\u00e0. Prendiamo come esempio una stazione medio-grande. Intanto \u00e8 divisa in due, da un punto di vista esistenziale e umano. Siamo tutti &#8220;smart&#8221; Andiamo ad esempio nel nocciolo duro, ovvero la zona in cui la gente dovrebbe sostare in attesa dell\u2019arrivo di un treno. Magari la sosta \u00e8 lunga, perch\u00e9 si tratta di una coincidenza (non di rado perduta) fra un treno e l\u2019altro. In questo luogo la gratuit\u00e0 \u00e8 quasi inesistente. L\u2019unica cosa che puoi fare gratis, nella maggior parte dei casi dipendente dal fatto che, comunque, hai acquistato almeno un biglietto ferroviario, \u00e8 sostare in piedi. Panche e sedie sono solitamente del tutto insufficienti. Le sale d\u2019attesa non esistono pi\u00f9. Le fontanelle non esistono pi\u00f9. Fare pip\u00ec (o anche un bisogno pi\u00f9 grosso, pu\u00f2 succedere) costa almeno un euro. Se il telefono \u00e8 scarico, non puoi ricaricarlo. Beh, con un macchinoso sistema di password, username e sms di controllo ti registri al wifi gratis. Ma intorno a te esistono solo esercizi commerciali. Bar, caff\u00e8, luoghi di ristorazione, negozi. Magari la libreria ammette che tu possa sederti un po\u2019 senza comprare nulla, bont\u00e0 sua. Infatti ci vanno in tanti. Per il resto tu esisti se spendi dei soldi. Oppure se hai a disposizione una qualche carta che ti certifica come membro di una \u00e9lite di viaggiatori privilegiati: se hai un biglietto piuttosto costoso, puoi entrare in un salottino con divani imbottiti; se sei titolare di una card, che si conquista attraverso una quantit\u00e0 cosiddetta \u201cqualificante\u201d di chilometri percorsi, accedi a quello accanto che ha persino le prese della corrente. Uno di noi, avendo superato i sessant\u2019anni, ha una di quelle carte, per\u00f2 non entra lo stesso nella saletta riservata, l\u2019et\u00e0 non basta a garantire l\u2019accesso. Cio\u00e8, non ti siedi perch\u00e9 hai bisogno di sederti, ma perch\u00e9 sei un cliente fedele e possibilmente abbiente. Comunque, prima o poi, per disperazione qualche soldo lo spendi, perch\u00e9 l\u2019essere umano ha bisogno di conforto, foss\u2019anche un caff\u00e8 o una scatolina di tic-tac. Non ce l&#8217;abbiamo con il fatto che in stazione ci siano negozi ed esercizi commerciali. Anzi, meno male che ci sono. Non \u00e8 bene per\u00f2 che ci siano solo quelli, perch\u00e9 se un eccesso diventa sistema, vuol dire che la norma \u00e8 stata ritarata, magari nella inconsapevolezza dei pi\u00f9. \u00c8 la norma \u00e8 diventata che ormai, o sei &#8220;smart&#8221; o non sei. E \u201csmart&#8221; ha preso un senso peggiorativo: furbetto, sempre con i soldi in tasca, capace di predare e pronto a passare per primo tutte le volte che si pu\u00f2. Naturalmente, come in algebra, davanti a tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 mettere anche il segno meno. Ci spostiamo verso strati pi\u00f9 esterni della stazione, frequentati da una popolazione che il politicamente corretto non l&#8217;ha mai conosciuto o se l&#8217;\u00e8 scordato da tempo. Per cui, la gratuit\u00e0 e il diritto di sostare se li ripigliano pi\u00f9 per forza che per amore. E qualcuno tra loro anche a spese del tuo portafogli, se non stai attento. Questi per\u00f2, non avendo o quasi mezzi economici, per qualcuno non dovrebbero proprio esistere. Ci chiediamo per\u00f2 se una simile bramosia di far sparire, alimentata strumentalizzando paure, disagi e indignazione che hanno anche aspetti legittimi, in fondo non obbedisca alla stessa logica applicata a chi ha, pochi o tanti, dei soldi in pi\u00f9: se non hai soldi da spendere non ti vogliamo vedere. A molti verr\u00e0 subito in mente l\u2019episodio recente che ha visto come teatro la principale stazione milanese, ma su questo torneremo brevemente in chiusura. Per ora guardiamo l\u2019ordinaria quotidianit\u00e0 dell\u2019ordine pubblico: ci sono i soldati armati fino ai denti, c\u2019\u00e8 la polizia. Qualche volta queste presenze allarmano, soprattutto quando si intensificano repentinamente (e ci si chiede che cosa stia per succedere), altre volte tranquillizzano, perch\u00e9 grazie a loro il viaggiatore \u00e8 meno esposto a molestie e borseggi, per non parlare di borse e pacchi bomba. Peraltro, l\u2019ambiente \u00e8 stato gi\u00e0 abbondantemente sterilizzato con l\u2019introduzione dei controlli agli ingressi: in alcune delle stazioni maggiori per entrare nell\u2019area dei binari bisogna esibire da qualche anno regolare titolo di viaggio. Si \u00e8 persa traccia di alcuni regolari frequentatori della stazione, di cui chi prendeva treni abitualmente conosceva le facce e non solo, ma con loro si \u00e8 persa anche traccia di parenti accompagnatori, di fidanzate in lacrime e di saluti dai finestrini a chi resta (come dice\u00a0Ada Piselli qui). In tutto questo, ci sono stazioni, che per scaramanzia non nominiamo, dove si accede liberamente al binario, ci sono ancora servizi igienici gratuiti, fontanine e sale d\u2019aspetto. Ma scommetteremmo i biglietti della nostra prossima trasferta che non esisteranno ancora per molto. Mondi paralleli Tutto quello sfoggio di mezzi e tecnologia che caratterizza la parte commerciale delle stazioni a noi non pare avere sempre una effettiva utilit\u00e0: sembra piuttosto una marca di contesto, un richiamo al lusso e insieme un mezzo per mantenere la tensione fra bisogno e soddisfazione, fra possibilit\u00e0 e impossibilit\u00e0. Nella stazione di Roma Tiburtina una dozzina di video a parecchi pollici irradiano per tutto il giorno i notiziari di Sky Tg. In qualunque momento capiti di passarci davanti, non c\u2019\u00e8 un solo spettatore che segua le notizie. E dovrebbe seguirle in piedi, naturalmente: ti invitano a guardare la tv, ma non ti danno da sedere. Per tacere del fatto che, a fronte di questo largo sperpero di immagini digitali, i monitor che informano su orari, arrivi e partenze sono sempre pi\u00f9 piccoli e rari. La stessa stazione Roma Tiburtina mostra come tutto il sistema si distingua per una spiccata propensione alla comunicazione psicotica, o per lo meno alla reiterata confusione di messaggi e contesti. Dal piano dei negozi (la \u201cGalleria Vetrata\u201d) si accede ai binari attraverso scale piuttosto defilate e nascoste in angoli marginali e spogli: nella gi\u00e0 netta divisione in due, questo \u00e8 un chiaro segno della posizione gerarchica in cui sono posti la funzione che si presume principale della stazione e l\u2019esigenza di chi la frequenta (cio\u00e8 prendere il treno): che, per un tempo definito, lascia il suo status di viaggiatore e accetta quello \u2014 non richiesto \u2014 di consumatore. E lo accetta perch\u00e9 finch\u00e9 \u00e8 consumatore, e abitante della dimensione commerciale della stazione, \u00e8 assistito e indirizzato al soddisfacimento di tutte le sue necessit\u00e0: quando invece entra nei panni di viandante, entra in una dimensione in cui lo spazio impazzisce e il disorientamento \u00e8 la regola. Quando raggiunge quegli accessi nascosti ai treni (che partono dal livello inferiore), trova coppie di scale mobili sovrastate da un cartello giallo che indica due binari: uno a sinistra, l\u2019altro a destra. Inevitabilmente \u00e8 indotto dal cartello a pensare che una scala scenda verso il primo, l\u2019altra verso il secondo. E invece molti scoprono a proprie spese (dopo un capitombolo sulla scala mobile, per esempio) che tutt\u2019e due le scale sono collegate allo stesso marciapiede e dunque a entrambi i binari, ma una va verso di essi (in discesa) e l\u2019altra torna su. Cos\u00ec, il viaggiatore carico di bagagli che dovesse recarsi al binario di sinistra spesso sar\u00e0 convinto dal cartello a scendere su una scala mobile che invece all\u2019incontrario va, proprio come il treno dei desideri della canzone: cio\u00e8 sale verso di lui! Basta appostarsi un\u2019oretta a monte di quelle scale mobili per fare un calcolo di quanti incidenti, lievi se tutto va bene, tutto questo possa causare ogni giorno. La piaga della segnaletica incomprensibile \u00e8 argomento familiare agli utenti della stazione di Bologna centrale. Con il nuovo terminal il mondo di chi viaggia in regionale e quello delle Frecce sono due universi finalmente separati e incomunicabili: il problema nasce se arrivi, per dire, da Piacenza e cerchi la coincidenza per Roma: scendi da un treno di pendolari e attraversi barriere spazio temporali fatte di cartelli incomprensibili e contraddittori per accedere alla dimensione pi\u00f9 nobile dell\u2019Alta Velocit\u00e0. La distanza \u00e8 notevole e la segnaletica folle: il risultato \u00e8 che molto spesso perdi il treno successivo. Se invece arrivi in auto, il posto dove fermarsi per lasciar scendere il congiunto che si imbarca si chiama \u201cKiss and Ride\u201d: chi di voi, leggendo il cartello con quel nome leggiadro pensa che quello \u00e8 il punto in cui scaricare il figlio col trolley, e non un bar col toro meccanico? Tempo per te Un altro esempio preclaro di confusione di contesti \u00e8 ben visibile ad esempio lungo i binari della Stazione centrale di Milano, dove la societ\u00e0 Grandi Ferrovie affigge manifesti che ritraggono una giovane donna con l\u2019aria trasognata nell\u2019atto di sorseggiare un t\u00e8, con la didascalia: \u201cPensavo di prendere un treno, invece ho preso venti minuti per me\u201d. Che \u00e8 ovviamente un capolavoro di ricontestualizzazione attraverso il quale i ritardi dei treni diventano \u201ctempo per s\u00e9\u201d. Cos\u00ec come il sito di Roma Tiburtina si apre con lo slogan \u201cun luogo da vivere\u201d. Insomma: se i treni non sono pi\u00f9 in grado di garantire quello a cui sono chiamati, cio\u00e8 portarti da un posto all\u2019altro in un tempo definito e prevedibile, se insomma non puoi liberare il tuo tempo dalle attese alla stazione, tanto vale portare il tuo tempo e la tua vita dentro le stazioni. Gli orari sono inattendibili? Che fortuna: hai una grande opportunit\u00e0 di berti qualcosa che costa il trenta per cento in pi\u00f9 che fuori e di leggerti una rivista (in piedi), mentre sgomiti per consultare gli orari e i ritardi sui due piccoli monitor, giacch\u00e9 gli schermi giganti e quelli in capo ai binari ormai mandano solo pubblicit\u00e0 a rotazione. A proposito di schermi: se uno volesse ricavare informazioni sulla vera vocazione di quei posti, misurando il rapporto in metri quadrati fra le informazioni sui treni e quelle sui prodotti commerciali, il risultato sarebbe illuminante. Parlando di Milano centrale: una volta arrivati alla stazione, raggiungere il binario richiede un tempo insolitamente lungo. Se hai davvero fretta, c\u2019\u00e8 la strettissima scala mobile che attraversa a met\u00e0 la stazione; se sei in et\u00e0 gagliarda, ti fai a lunghe falcate lo scalone monumentale; altrimenti sistemi di scale mobili e tapis roulant che seguono la via pi\u00f9 lunga fra due punti ti conducono in un ampio zig-zag fino al piano dei binari, ma solo dopo averti fatto passare davanti a tutti gli esercizi commerciali. Una volta avvicinato ai binari, poi, scopri che i vecchi ingressi sono quasi tutti chiusi: ora ci sono i \u201cgate\u201d, pochi accessi e sparuti nei quali, come dicevamo, si transita solo col biglietto in mano. Se arrivi coi secondi contati, devi sperare che la tua scala mobile ti lasci davanti a un \u201cgate\u201d funzionante; se invece arrivi con un certo anticipo, passi il tuo \u201cgate\u201d, ti separi dal mondo di fuori e puoi solo aggirarti per altri negozi ancora, dal momento che non c\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di attendere seduti. Uno sforzo di umanizzazione \u00e8 il pianoforte verticale ormai presente al centro delle pi\u00f9 grandi stazioni: chi vuole, si siede e suona; chi lo desidera, si ferma e ascolta. E noi mai e poi mai protesteremo per la presenza di uno strumento musicale in un luogo pubblico: ma anche quello diventa un elemento standardizzato, ripetitivo e onnipresente, come i negozi in franchising e le vetrine tutte uguali da una citt\u00e0 a un\u2019altra. Anche quello partecipa alla progressiva serializzazione delle stazioni ferroviarie: in questo momento, anche quelle storiche, ospitate in edifici in stile, stanno subendo questo processo di assimilazione, tutte simili fra loro e simili a centri commerciali (non sono forse i centri commerciali l\u2019ultima frontiera anche dei concerti pop?). Tutte \u201cmacchine per abitare\u201d (per usare l\u2019espressione di Marc Aug\u00e9) dove il viaggiatore sbarcato in una citt\u00e0 che non conosce si affida alle certezze del mercato e alle insegne che gli sono familiari, ma sperimenta in modo ancora pi\u00f9 profondo l\u2019anonimato e l\u2019impossibilit\u00e0 di riconoscersi in un contesto. E poi ci sono le piccole stazioni. Spesso la biglietteria non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, c&#8217;\u00e8 la macchinetta. In alcune nemmeno quella. C\u2019\u00e8 il bar, di solito, e qui le situazioni possono essere diverse. Uno di noi per anni ha frequentato intensamente una stazioncina piccola di campagna, per il semplice motivo che, da una certa ora in poi, parcheggiare dalle parti di quella del capoluogo \u00e8 diventato praticamente impossibile o molto costoso. Beh, in quella stazione il bar \u00e8 molto accogliente. Ti vendono il biglietto, il caff\u00e8 \u00e8 fatto bene, i panini sono grandi il doppio e costano quasi la met\u00e0. Siamo in campagna, e l&#8217;ospitalit\u00e0 \u00e8 proverbiale. Una volta \u2014 faceva un freddo cane \u2014 il barista ha detto &#8220;aspetti pure qui, non \u00e8 obbligato a consumare niente se non ne ha voglia&#8221;. \u00c8 chiaro che il caff\u00e8 l\u00ec lo prendi volentieri. Ma non sempre va cos\u00ec. Altrove, in centri piccoli ma gi\u00e0 un po&#8217; pi\u00f9 grandi e di passaggio, la situazione \u00e8 pi\u00f9 tesa. Se vuoi usare la toilette c&#8217;\u00e8 obbligo di consumazione oppure paghi un euro. Di nuovo, non ce l&#8217;abbiamo col gestore, che a gestire un bar ce la fa, ma a gestire un servizio sociale magari no. Perch\u00e9 in queste realt\u00e0 di periferia, dove il treno \u00e8 indispensabile (per esempio porta a scuola centinaia di ragazzi, che perderanno regolarmente la prima ora), la funzione sociale di presidio e salvaguardia di questi spazi necessari (dove un\u2019insegna accesa pu\u00f2 essere pi\u00f9 efficace di una pattuglia che staziona) \u00e8 affidata alla creativit\u00e0 di qualche privato: le Ferrovie dello Stato ne hanno affidato porzioni a gestori di bar o altro, che cos\u00ec hanno tenuto vivi lembi di centri abitati che altrimenti sarebbero diventati reperti archeologici a cielo aperto frequentati quotidianamente. E qualche volta ne hanno fatto centri di produzione di cultura e di iniziative sociali. O di qua o di l\u00e0 \u201cUno spazio per vivere\u201d \u2013 dice il sito della grande stazione. Uno spazio sintomatico nel contesto di un sistema patogeno, diciamo noi. S\u00ec, perch\u00e9 la vita in stazione ormai ha la struttura del sintomo, che afferma e nega nello stesso tempo. Afferma, anzi ostenta e celebra uno stile di vita fondato unilateralmente sul possesso, sulla competizione e sull\u2019apparenza, negando quegli aspetti dell\u2019umanit\u00e0 che sono caratterizzati dal bisogno, dalla stanchezza, dalla vulnerabilit\u00e0, dalla paura, dall\u2019urgenza degli affetti e dalle vicissitudini dei legami (eh gi\u00e0, viaggiando ci si separa e ci si ricongiunge, tra l\u2019altro). Ma qualsiasi clinico, perfino un principiante, sa che queste negazioni non funzionano. Ci\u00f2 che si butta fuori dalla porta rientra dalla finestra, e senza tanti complimenti. In un sistema, ci sar\u00e0 sempre qualcuno che se ne far\u00e0 carico, perch\u00e9 nessun aspetto dell\u2019umanit\u00e0, bello o brutto che sia, si lascia annullare impunemente. Fino a qualche tempo fa, questo ruolo toccava soprattutto a senza fissa dimora (i classici \u201cbarb\u00f9n\u201d di Jannacci) e altre figure note di emarginati e perdenti. Ora \u00e8 un fenomeno molto pi\u00f9 vasto che coinvolge enormi masse di persone in movimento. Solo un accenno al recente blitz, con grande dispiegamento di mezzi, verificatosi di recente in stazione Centrale a Milano. Non \u00e8 il luogo questo per aprire una lunga discussione. Ci sar\u00e0 chi ne sottolineer\u00e0 gli aspetti pi\u00f9 legittimi legati all\u2019ordine pubblico e all\u2019igiene, e chi ne stigmatizzer\u00e0 quelli pi\u00f9 inquietanti legati, per esempio, al modo in cui le persone sono state trasferite; c\u2019\u00e8 chi dello spettacolo (eh gi\u00e0, purtroppo) che si \u00e8 creato dir\u00e0 che era inevitabile, e chi dir\u00e0 che \u00e8 stato voluto o enfatizzato. E ci fermiamo qui, perch\u00e9 parliamo di confronti tra persone che ragionano. Ma appunto, ragionando: ci va che le nostre stazioni, quel luogo di incontro fra persone che si spostano e fra umanit\u00e0 diverse, stiano diventando \u2014 coi loro confini, le loro barriere da attraversare, le loro separazioni \u2014...\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2017-05-10T19:51:05+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2025-03-03T18:52:35+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/centallo-1.jpg?fit=900%2C600&ssl=1\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"900\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"600\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Massimo Giuliani\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Massimo Giuliani\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"16 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/\"},\"author\":{\"name\":\"Massimo Giuliani\",\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920\"},\"headline\":\"Binario (triste e mercenario)\",\"datePublished\":\"2017-05-10T19:51:05+00:00\",\"dateModified\":\"2025-03-03T18:52:35+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/\"},\"wordCount\":3270,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/centallo-1.jpg?fit=900%2C600&ssl=1\",\"keywords\":[\"Massimo Schinco\",\"stazioni\",\"treni\"],\"articleSection\":[\"Societ\u00e0\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/\",\"url\":\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/\",\"name\":\"Binario (triste e mercenario) - 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La professione, che ci ha portato a passare molte ore insieme nelle stesse aule e nelle stanze, e con grande intensit\u00e0\u2026 jam session a margine di convegni scientifici ed avventure editoriali con alti e bassi da brivido. Una storica trasferta a Cracovia, nel 2014. E poi la passione per l\u2019approccio estetico applicato alla terapia e al cambiamento, nonch\u00e9 un debole per la stessa marca di birra. E certamente abbiamo anche differenze, nel modo di vedere, pensare e \u201csentire\u201d. Per\u00f2, nella vita di ognuno dei due c\u2019\u00e8 una presenza comune talmente importante per cui tutte le differenze e i distinguo rimpiccioliscono fino quasi a sparire. Il treno. Se uno fa il mestiere che facciamo noi, e abita in luoghi come quelli in cui abitiamo noi, ovvero non precisamente in centro a una metropoli, sviluppa un rapporto intenso e duraturo con i treni. Sul treno passa veramente tante ore, con tutto quello che comporta prendere il treno in Italia, in termini di costi, insicurezza, disagi, senso di anacronistica sudditanza a un\u2019autorit\u00e0 che non si cura di te e spesso ti beffa. E ci sono pure problemi igienici e di sicurezza personale. \u00c8 inutile girarci intorno, purtroppo \u00e8 cos\u00ec, e negli anni non \u00e8 migliorato, \u00e8 peggiorato. Comunque sia, se non \u00e8 guasto o non \u00e8 temporaneamente fermo per la salita e la discesa dei viaggiatori, per la pulizia e la manutenzione, in re ipsa il treno \u00e8 un mezzo in movimento. Ma per poter rimanere se stesso e adempiere alla sua funzione il treno ha bisogno di mezzi statici, che infatti si chiamano stazioni. Le stazioni sono uno degli aspetti della vita ferroviaria in cui il peggioramento sopra accennato si avverte in modo evidente. Noi sosteniamo che non si tratta solo di un peggioramento all\u2019interno di premesse che sarebbero giuste in se stesse. Si tratta di una distorsione delle premesse di fondo, tale per cui la qualit\u00e0 dell\u2019attuale permanenza in stazione si configura come un sintomo, un sintomo di una patologia grave e di portata eco-sistemica, che non riguarda solo le stazioni. Riguarda ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 l\u00e0 fuori, prima e dopo, tutt\u2019intorno alle stazioni. E anche se abbiamo iniziato scherzando, perch\u00e9 nonostante le migliaia di ore passate in treno e in stazione non abbiamo perso l\u2019allegria, ora non scherziamo pi\u00f9. Parliamo seriamente di cose gravi. Sorvoliamo per un momento sulle differenze tra stazioni grandi e stazioni piccole, su cui ritorneremo pi\u00f9 in l\u00e0. Prendiamo come esempio una stazione medio-grande. Intanto \u00e8 divisa in due, da un punto di vista esistenziale e umano. Siamo tutti &#8220;smart&#8221; Andiamo ad esempio nel nocciolo duro, ovvero la zona in cui la gente dovrebbe sostare in attesa dell\u2019arrivo di un treno. Magari la sosta \u00e8 lunga, perch\u00e9 si tratta di una coincidenza (non di rado perduta) fra un treno e l\u2019altro. In questo luogo la gratuit\u00e0 \u00e8 quasi inesistente. L\u2019unica cosa che puoi fare gratis, nella maggior parte dei casi dipendente dal fatto che, comunque, hai acquistato almeno un biglietto ferroviario, \u00e8 sostare in piedi. Panche e sedie sono solitamente del tutto insufficienti. Le sale d\u2019attesa non esistono pi\u00f9. Le fontanelle non esistono pi\u00f9. Fare pip\u00ec (o anche un bisogno pi\u00f9 grosso, pu\u00f2 succedere) costa almeno un euro. Se il telefono \u00e8 scarico, non puoi ricaricarlo. Beh, con un macchinoso sistema di password, username e sms di controllo ti registri al wifi gratis. Ma intorno a te esistono solo esercizi commerciali. Bar, caff\u00e8, luoghi di ristorazione, negozi. Magari la libreria ammette che tu possa sederti un po\u2019 senza comprare nulla, bont\u00e0 sua. Infatti ci vanno in tanti. Per il resto tu esisti se spendi dei soldi. Oppure se hai a disposizione una qualche carta che ti certifica come membro di una \u00e9lite di viaggiatori privilegiati: se hai un biglietto piuttosto costoso, puoi entrare in un salottino con divani imbottiti; se sei titolare di una card, che si conquista attraverso una quantit\u00e0 cosiddetta \u201cqualificante\u201d di chilometri percorsi, accedi a quello accanto che ha persino le prese della corrente. Uno di noi, avendo superato i sessant\u2019anni, ha una di quelle carte, per\u00f2 non entra lo stesso nella saletta riservata, l\u2019et\u00e0 non basta a garantire l\u2019accesso. Cio\u00e8, non ti siedi perch\u00e9 hai bisogno di sederti, ma perch\u00e9 sei un cliente fedele e possibilmente abbiente. Comunque, prima o poi, per disperazione qualche soldo lo spendi, perch\u00e9 l\u2019essere umano ha bisogno di conforto, foss\u2019anche un caff\u00e8 o una scatolina di tic-tac. Non ce l&#8217;abbiamo con il fatto che in stazione ci siano negozi ed esercizi commerciali. Anzi, meno male che ci sono. Non \u00e8 bene per\u00f2 che ci siano solo quelli, perch\u00e9 se un eccesso diventa sistema, vuol dire che la norma \u00e8 stata ritarata, magari nella inconsapevolezza dei pi\u00f9. \u00c8 la norma \u00e8 diventata che ormai, o sei &#8220;smart&#8221; o non sei. E \u201csmart&#8221; ha preso un senso peggiorativo: furbetto, sempre con i soldi in tasca, capace di predare e pronto a passare per primo tutte le volte che si pu\u00f2. Naturalmente, come in algebra, davanti a tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 mettere anche il segno meno. Ci spostiamo verso strati pi\u00f9 esterni della stazione, frequentati da una popolazione che il politicamente corretto non l&#8217;ha mai conosciuto o se l&#8217;\u00e8 scordato da tempo. Per cui, la gratuit\u00e0 e il diritto di sostare se li ripigliano pi\u00f9 per forza che per amore. E qualcuno tra loro anche a spese del tuo portafogli, se non stai attento. Questi per\u00f2, non avendo o quasi mezzi economici, per qualcuno non dovrebbero proprio esistere. Ci chiediamo per\u00f2 se una simile bramosia di far sparire, alimentata strumentalizzando paure, disagi e indignazione che hanno anche aspetti legittimi, in fondo non obbedisca alla stessa logica applicata a chi ha, pochi o tanti, dei soldi in pi\u00f9: se non hai soldi da spendere non ti vogliamo vedere. A molti verr\u00e0 subito in mente l\u2019episodio recente che ha visto come teatro la principale stazione milanese, ma su questo torneremo brevemente in chiusura. Per ora guardiamo l\u2019ordinaria quotidianit\u00e0 dell\u2019ordine pubblico: ci sono i soldati armati fino ai denti, c\u2019\u00e8 la polizia. Qualche volta queste presenze allarmano, soprattutto quando si intensificano repentinamente (e ci si chiede che cosa stia per succedere), altre volte tranquillizzano, perch\u00e9 grazie a loro il viaggiatore \u00e8 meno esposto a molestie e borseggi, per non parlare di borse e pacchi bomba. Peraltro, l\u2019ambiente \u00e8 stato gi\u00e0 abbondantemente sterilizzato con l\u2019introduzione dei controlli agli ingressi: in alcune delle stazioni maggiori per entrare nell\u2019area dei binari bisogna esibire da qualche anno regolare titolo di viaggio. Si \u00e8 persa traccia di alcuni regolari frequentatori della stazione, di cui chi prendeva treni abitualmente conosceva le facce e non solo, ma con loro si \u00e8 persa anche traccia di parenti accompagnatori, di fidanzate in lacrime e di saluti dai finestrini a chi resta (come dice\u00a0Ada Piselli qui). In tutto questo, ci sono stazioni, che per scaramanzia non nominiamo, dove si accede liberamente al binario, ci sono ancora servizi igienici gratuiti, fontanine e sale d\u2019aspetto. Ma scommetteremmo i biglietti della nostra prossima trasferta che non esisteranno ancora per molto. Mondi paralleli Tutto quello sfoggio di mezzi e tecnologia che caratterizza la parte commerciale delle stazioni a noi non pare avere sempre una effettiva utilit\u00e0: sembra piuttosto una marca di contesto, un richiamo al lusso e insieme un mezzo per mantenere la tensione fra bisogno e soddisfazione, fra possibilit\u00e0 e impossibilit\u00e0. Nella stazione di Roma Tiburtina una dozzina di video a parecchi pollici irradiano per tutto il giorno i notiziari di Sky Tg. In qualunque momento capiti di passarci davanti, non c\u2019\u00e8 un solo spettatore che segua le notizie. E dovrebbe seguirle in piedi, naturalmente: ti invitano a guardare la tv, ma non ti danno da sedere. Per tacere del fatto che, a fronte di questo largo sperpero di immagini digitali, i monitor che informano su orari, arrivi e partenze sono sempre pi\u00f9 piccoli e rari. La stessa stazione Roma Tiburtina mostra come tutto il sistema si distingua per una spiccata propensione alla comunicazione psicotica, o per lo meno alla reiterata confusione di messaggi e contesti. Dal piano dei negozi (la \u201cGalleria Vetrata\u201d) si accede ai binari attraverso scale piuttosto defilate e nascoste in angoli marginali e spogli: nella gi\u00e0 netta divisione in due, questo \u00e8 un chiaro segno della posizione gerarchica in cui sono posti la funzione che si presume principale della stazione e l\u2019esigenza di chi la frequenta (cio\u00e8 prendere il treno): che, per un tempo definito, lascia il suo status di viaggiatore e accetta quello \u2014 non richiesto \u2014 di consumatore. E lo accetta perch\u00e9 finch\u00e9 \u00e8 consumatore, e abitante della dimensione commerciale della stazione, \u00e8 assistito e indirizzato al soddisfacimento di tutte le sue necessit\u00e0: quando invece entra nei panni di viandante, entra in una dimensione in cui lo spazio impazzisce e il disorientamento \u00e8 la regola. Quando raggiunge quegli accessi nascosti ai treni (che partono dal livello inferiore), trova coppie di scale mobili sovrastate da un cartello giallo che indica due binari: uno a sinistra, l\u2019altro a destra. Inevitabilmente \u00e8 indotto dal cartello a pensare che una scala scenda verso il primo, l\u2019altra verso il secondo. E invece molti scoprono a proprie spese (dopo un capitombolo sulla scala mobile, per esempio) che tutt\u2019e due le scale sono collegate allo stesso marciapiede e dunque a entrambi i binari, ma una va verso di essi (in discesa) e l\u2019altra torna su. Cos\u00ec, il viaggiatore carico di bagagli che dovesse recarsi al binario di sinistra spesso sar\u00e0 convinto dal cartello a scendere su una scala mobile che invece all\u2019incontrario va, proprio come il treno dei desideri della canzone: cio\u00e8 sale verso di lui! Basta appostarsi un\u2019oretta a monte di quelle scale mobili per fare un calcolo di quanti incidenti, lievi se tutto va bene, tutto questo possa causare ogni giorno. La piaga della segnaletica incomprensibile \u00e8 argomento familiare agli utenti della stazione di Bologna centrale. Con il nuovo terminal il mondo di chi viaggia in regionale e quello delle Frecce sono due universi finalmente separati e incomunicabili: il problema nasce se arrivi, per dire, da Piacenza e cerchi la coincidenza per Roma: scendi da un treno di pendolari e attraversi barriere spazio temporali fatte di cartelli incomprensibili e contraddittori per accedere alla dimensione pi\u00f9 nobile dell\u2019Alta Velocit\u00e0. La distanza \u00e8 notevole e la segnaletica folle: il risultato \u00e8 che molto spesso perdi il treno successivo. Se invece arrivi in auto, il posto dove fermarsi per lasciar scendere il congiunto che si imbarca si chiama \u201cKiss and Ride\u201d: chi di voi, leggendo il cartello con quel nome leggiadro pensa che quello \u00e8 il punto in cui scaricare il figlio col trolley, e non un bar col toro meccanico? Tempo per te Un altro esempio preclaro di confusione di contesti \u00e8 ben visibile ad esempio lungo i binari della Stazione centrale di Milano, dove la societ\u00e0 Grandi Ferrovie affigge manifesti che ritraggono una giovane donna con l\u2019aria trasognata nell\u2019atto di sorseggiare un t\u00e8, con la didascalia: \u201cPensavo di prendere un treno, invece ho preso venti minuti per me\u201d. Che \u00e8 ovviamente un capolavoro di ricontestualizzazione attraverso il quale i ritardi dei treni diventano \u201ctempo per s\u00e9\u201d. Cos\u00ec come il sito di Roma Tiburtina si apre con lo slogan \u201cun luogo da vivere\u201d. Insomma: se i treni non sono pi\u00f9 in grado di garantire quello a cui sono chiamati, cio\u00e8 portarti da un posto all\u2019altro in un tempo definito e prevedibile, se insomma non puoi liberare il tuo tempo dalle attese alla stazione, tanto vale portare il tuo tempo e la tua vita dentro le stazioni. Gli orari sono inattendibili? Che fortuna: hai una grande opportunit\u00e0 di berti qualcosa che costa il trenta per cento in pi\u00f9 che fuori e di leggerti una rivista (in piedi), mentre sgomiti per consultare gli orari e i ritardi sui due piccoli monitor, giacch\u00e9 gli schermi giganti e quelli in capo ai binari ormai mandano solo pubblicit\u00e0 a rotazione. A proposito di schermi: se uno volesse ricavare informazioni sulla vera vocazione di quei posti, misurando il rapporto in metri quadrati fra le informazioni sui treni e quelle sui prodotti commerciali, il risultato sarebbe illuminante. Parlando di Milano centrale: una volta arrivati alla stazione, raggiungere il binario richiede un tempo insolitamente lungo. Se hai davvero fretta, c\u2019\u00e8 la strettissima scala mobile che attraversa a met\u00e0 la stazione; se sei in et\u00e0 gagliarda, ti fai a lunghe falcate lo scalone monumentale; altrimenti sistemi di scale mobili e tapis roulant che seguono la via pi\u00f9 lunga fra due punti ti conducono in un ampio zig-zag fino al piano dei binari, ma solo dopo averti fatto passare davanti a tutti gli esercizi commerciali. Una volta avvicinato ai binari, poi, scopri che i vecchi ingressi sono quasi tutti chiusi: ora ci sono i \u201cgate\u201d, pochi accessi e sparuti nei quali, come dicevamo, si transita solo col biglietto in mano. Se arrivi coi secondi contati, devi sperare che la tua scala mobile ti lasci davanti a un \u201cgate\u201d funzionante; se invece arrivi con un certo anticipo, passi il tuo \u201cgate\u201d, ti separi dal mondo di fuori e puoi solo aggirarti per altri negozi ancora, dal momento che non c\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 di attendere seduti. Uno sforzo di umanizzazione \u00e8 il pianoforte verticale ormai presente al centro delle pi\u00f9 grandi stazioni: chi vuole, si siede e suona; chi lo desidera, si ferma e ascolta. E noi mai e poi mai protesteremo per la presenza di uno strumento musicale in un luogo pubblico: ma anche quello diventa un elemento standardizzato, ripetitivo e onnipresente, come i negozi in franchising e le vetrine tutte uguali da una citt\u00e0 a un\u2019altra. Anche quello partecipa alla progressiva serializzazione delle stazioni ferroviarie: in questo momento, anche quelle storiche, ospitate in edifici in stile, stanno subendo questo processo di assimilazione, tutte simili fra loro e simili a centri commerciali (non sono forse i centri commerciali l\u2019ultima frontiera anche dei concerti pop?). Tutte \u201cmacchine per abitare\u201d (per usare l\u2019espressione di Marc Aug\u00e9) dove il viaggiatore sbarcato in una citt\u00e0 che non conosce si affida alle certezze del mercato e alle insegne che gli sono familiari, ma sperimenta in modo ancora pi\u00f9 profondo l\u2019anonimato e l\u2019impossibilit\u00e0 di riconoscersi in un contesto. E poi ci sono le piccole stazioni. Spesso la biglietteria non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, c&#8217;\u00e8 la macchinetta. In alcune nemmeno quella. C\u2019\u00e8 il bar, di solito, e qui le situazioni possono essere diverse. Uno di noi per anni ha frequentato intensamente una stazioncina piccola di campagna, per il semplice motivo che, da una certa ora in poi, parcheggiare dalle parti di quella del capoluogo \u00e8 diventato praticamente impossibile o molto costoso. Beh, in quella stazione il bar \u00e8 molto accogliente. Ti vendono il biglietto, il caff\u00e8 \u00e8 fatto bene, i panini sono grandi il doppio e costano quasi la met\u00e0. Siamo in campagna, e l&#8217;ospitalit\u00e0 \u00e8 proverbiale. Una volta \u2014 faceva un freddo cane \u2014 il barista ha detto &#8220;aspetti pure qui, non \u00e8 obbligato a consumare niente se non ne ha voglia&#8221;. \u00c8 chiaro che il caff\u00e8 l\u00ec lo prendi volentieri. Ma non sempre va cos\u00ec. Altrove, in centri piccoli ma gi\u00e0 un po&#8217; pi\u00f9 grandi e di passaggio, la situazione \u00e8 pi\u00f9 tesa. Se vuoi usare la toilette c&#8217;\u00e8 obbligo di consumazione oppure paghi un euro. Di nuovo, non ce l&#8217;abbiamo col gestore, che a gestire un bar ce la fa, ma a gestire un servizio sociale magari no. Perch\u00e9 in queste realt\u00e0 di periferia, dove il treno \u00e8 indispensabile (per esempio porta a scuola centinaia di ragazzi, che perderanno regolarmente la prima ora), la funzione sociale di presidio e salvaguardia di questi spazi necessari (dove un\u2019insegna accesa pu\u00f2 essere pi\u00f9 efficace di una pattuglia che staziona) \u00e8 affidata alla creativit\u00e0 di qualche privato: le Ferrovie dello Stato ne hanno affidato porzioni a gestori di bar o altro, che cos\u00ec hanno tenuto vivi lembi di centri abitati che altrimenti sarebbero diventati reperti archeologici a cielo aperto frequentati quotidianamente. E qualche volta ne hanno fatto centri di produzione di cultura e di iniziative sociali. O di qua o di l\u00e0 \u201cUno spazio per vivere\u201d \u2013 dice il sito della grande stazione. Uno spazio sintomatico nel contesto di un sistema patogeno, diciamo noi. S\u00ec, perch\u00e9 la vita in stazione ormai ha la struttura del sintomo, che afferma e nega nello stesso tempo. Afferma, anzi ostenta e celebra uno stile di vita fondato unilateralmente sul possesso, sulla competizione e sull\u2019apparenza, negando quegli aspetti dell\u2019umanit\u00e0 che sono caratterizzati dal bisogno, dalla stanchezza, dalla vulnerabilit\u00e0, dalla paura, dall\u2019urgenza degli affetti e dalle vicissitudini dei legami (eh gi\u00e0, viaggiando ci si separa e ci si ricongiunge, tra l\u2019altro). Ma qualsiasi clinico, perfino un principiante, sa che queste negazioni non funzionano. Ci\u00f2 che si butta fuori dalla porta rientra dalla finestra, e senza tanti complimenti. In un sistema, ci sar\u00e0 sempre qualcuno che se ne far\u00e0 carico, perch\u00e9 nessun aspetto dell\u2019umanit\u00e0, bello o brutto che sia, si lascia annullare impunemente. Fino a qualche tempo fa, questo ruolo toccava soprattutto a senza fissa dimora (i classici \u201cbarb\u00f9n\u201d di Jannacci) e altre figure note di emarginati e perdenti. Ora \u00e8 un fenomeno molto pi\u00f9 vasto che coinvolge enormi masse di persone in movimento. Solo un accenno al recente blitz, con grande dispiegamento di mezzi, verificatosi di recente in stazione Centrale a Milano. Non \u00e8 il luogo questo per aprire una lunga discussione. Ci sar\u00e0 chi ne sottolineer\u00e0 gli aspetti pi\u00f9 legittimi legati all\u2019ordine pubblico e all\u2019igiene, e chi ne stigmatizzer\u00e0 quelli pi\u00f9 inquietanti legati, per esempio, al modo in cui le persone sono state trasferite; c\u2019\u00e8 chi dello spettacolo (eh gi\u00e0, purtroppo) che si \u00e8 creato dir\u00e0 che era inevitabile, e chi dir\u00e0 che \u00e8 stato voluto o enfatizzato. E ci fermiamo qui, perch\u00e9 parliamo di confronti tra persone che ragionano. Ma appunto, ragionando: ci va che le nostre stazioni, quel luogo di incontro fra persone che si spostano e fra umanit\u00e0 diverse, stiano diventando \u2014 coi loro confini, le loro barriere da attraversare, le loro separazioni \u2014...","og_url":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/","og_site_name":"Psicoterapia (e altre metafore)","article_published_time":"2017-05-10T19:51:05+00:00","article_modified_time":"2025-03-03T18:52:35+00:00","og_image":[{"width":900,"height":600,"url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/centallo-1.jpg?fit=900%2C600&ssl=1","type":"image\/jpeg"}],"author":"Massimo Giuliani","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Massimo Giuliani","Tempo di lettura stimato":"16 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/"},"author":{"name":"Massimo Giuliani","@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920"},"headline":"Binario (triste e mercenario)","datePublished":"2017-05-10T19:51:05+00:00","dateModified":"2025-03-03T18:52:35+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/"},"wordCount":3270,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/#\/schema\/person\/96a7c25951bd3e6361e04bef144dd920"},"image":{"@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/centallo-1.jpg?fit=900%2C600&ssl=1","keywords":["Massimo Schinco","stazioni","treni"],"articleSection":["Societ\u00e0"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/","url":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2017\/05\/10\/binario-triste-mercenario\/","name":"Binario (triste e mercenario) - 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