{"id":3921,"date":"2016-12-12T00:04:50","date_gmt":"2016-12-11T23:04:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimogiuliani.it\/ipertesti\/?p=3921"},"modified":"2025-03-07T13:54:19","modified_gmt":"2025-03-07T12:54:19","slug":"dei-padri-delle-funzioni-genitoriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/","title":{"rendered":"Dei padri e delle funzioni genitoriali"},"content":{"rendered":"<p><b>Di Ada Piselli e Massimo Giuliani<\/b><\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 il testo della conversazione che Ada Piselli e io abbiamo tenuto al Convegno nazionale degli Allievi del\u00a0Centro Milanese di Terapia della Famiglia lo scorso 20 novembre.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><b><i><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3922\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?fit=5616%2C3744&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"5616,3744\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?fit=960%2C640&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-3922 alignleft\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?resize=450%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?resize=225%2C150&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?resize=150%2C100&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1dkwwn1dr-s-danielle-macinnes.jpg?w=2880&amp;ssl=1 2880w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>Ada:<\/i><\/b> la genitorialit\u00e0, le relazioni genitori e figli, sono state fin dall\u2019inizio oggetto di analisi e studio per la psicologia. I terapeuti di qualsiasi orientamento, ed i terapeuti <strong>familiari<\/strong> in un modo particolare, da sempre esplorano le relazioni familiari alla ricerca di significati, di storie, di identit\u00e0.<br \/>\nLe persone che si rivolgono ai nostri studi si aspettano che prima o poi, quale che sia la questione che li ha portati in terapia, dovranno parlare anche della <strong>mamma<\/strong>.<!--more--><br \/>\nL\u2019atteggiamento della psicologia generale e della terapia \u00e8 &#8211; fortunatamente &#8211; cambiato profondamente, abbandonando progressivamente le istanze lineari e deterministiche (un minuto di silenzio e contrizione per le madri <em>schizofrenogeniche, coccodrillo, frigorifero\u2026),<\/em> che pure\u00a0 tuttavia sopravvivono prepotentemente nella cultura popolare. Parlando con i genitori di bambini piccoli, si avverte una forte <strong>ansiet\u00e0<\/strong> per tutte le scelte compiute per i figli, dai vaccini ai giocattoli, passando per il ciuccio (oh, il ciuccio!), come se da ogni singola ed isolata scelta dipendesse l\u2019intero futuro benessere della creatura. Si assiste ad una <strong>parcellizzazione della genitorialit\u00e0<\/strong>, che sembra non essere una relazione complessa, articolata nel tempo ed inserita in un contesto pi\u00f9 ampio, quanto la somma algebrica di tante piccole decisioni, e tutte ovviamente devono essere \u201cgiuste\u201d.\u00a0 E se \u00e8 vero che quando incontriamo in terapia famiglie con bambini piccoli facciamo domande sul ciuccio, sul pannolino, sul linguaggio e sulla nanna, quando incontriamo adolescenti o giovani adulti quelle questioni diventano molto meno rilevanti, perch\u00e9 osserviamo una vicenda pi\u00f9 ampia, pi\u00f9 complessa, in cui le decisioni prese nella prima infanzia sono solo un pezzo di una storia pi\u00f9 <strong>grande<\/strong>. E ancora, come terapeuti, quando facciamo domande sulla nanna o sul linguaggio, probabilmente non ci interessa davvero sapere quante parole diceva il bambino a 2 anni, quanto piuttosto esplorare la relazione, ascoltare gli affetti, le aspettative, le preoccupazioni. E infine, quando facciamo domande su chi si \u00e8 occupato del bambino o di chi gestisce le mattane del figlio adolescente dobbiamo avere molto chiari quali sono i nostri modelli, quelli a cui siamo affezionati, per non rischiare di veicolare inconsapevolmente anche noi modelli <strong>normativi<\/strong>. Insomma, le nostre devono rimanere <em><a href=\"http:\/\/www.albesteiner.net\/scuola\/labo\/domande.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">domande legittime<\/a>,<\/em> aperte alle storie degli altri.<br \/>\nOsservare la relazione nel suo insieme implica quindi anche un altro livello di riflessione, che ci chiede di allargare il contesto dell\u2019osservazione stessa e di riconoscere come noi ci collochiamo dentro a quello stesso contesto. Sulle relazioni genitoriali gravano praticamente sempre aspettative, premesse, norme di tipo familiare, culturale, sociale, spesso implicitamente considerate \u201cuniversali\u201d e <strong>\u201cnaturali\u201d<\/strong>: una famiglia funziona cos\u00ec, e basta. E ciascun genitore risponde e si colloca rispetto a queste aspettative (a volte decisamente pressioni) come pu\u00f2 e come sa, spesso inconsapevolmente: obbedisce senza sapere di obbedire, si ribella senza saperlo (ma ne avverte la fatica). La terapia pu\u00f2 diventare il luogo per riconoscere queste premesse e per sviluppare con queste una relazione pi\u00f9 consapevole e meno dolorosa.<br \/>\nNon tutti i terapeuti sono genitori, ma tutti sono figli.<br \/>\nEd \u00e8 proprio quando le cose ci sono pi\u00f9 familiari che l\u2019esercizio della consapevolezza, dell\u2019interrogarsi sulle proprie premesse e sui propri pregiudizi diventa necessario, per non farci complici inconsapevoli di un sistema che assume premesse locali a norme universali, che prescrive comportamenti e buone prassi senza un\u2019assunzione precisa di <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nQuello che abbiamo fatto in queste settimane \u00e8 stato raccontarci storie, di terapie, ma non solo. E ci siamo fatti delle domande. Storie e domande su padri (e madri) che si connettono ricorsivamente con un contesto pi\u00f9 ampio, che interrogano e da cui sono interrogate. Contesto in cui abitiamo tutti. Oggi vi raccontiamo un po\u2019 di quelle storie.<\/p>\n<p><b><i>Massimo:\u00a0<\/i><\/b>Qualche lustro fa cominciai a lavorare privatamente nella provincia lombarda. In particolare, una provincia la cui economia era esplosa in breve tempo in virt\u00f9 di una progressiva <strong>industrializzazione,<\/strong> ma era nata col lavoro nei campi. Anche i modelli di vita familiare erano nati intorno al lavoro dei campi e si erano trasformati attraverso i ritmi dell\u2019industria.<br \/>\nGi\u00e0 allora le richieste pi\u00f9 frequenti venivano da coppie in crisi. Coppie con pochi anni di matrimonio, per di pi\u00f9.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3925\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/nj0mcm6niki-caleb-jones\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?fit=2003%2C3000&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2003,3000\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"nj0mcm6niki-caleb-jones\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?fit=200%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?fit=684%2C1024&amp;ssl=1\" class=\"alignright wp-image-3925\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?resize=450%2C674&#038;ssl=1\" alt=\"nj0mcm6niki-caleb-jones\" width=\"450\" height=\"674\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?resize=684%2C1024&amp;ssl=1 684w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?resize=768%2C1150&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?resize=100%2C150&amp;ssl=1 100w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?w=2003&amp;ssl=1 2003w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nj0mcm6niki-caleb-jones.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>Per lo pi\u00f9 queste coppie si sposavano e andavano a vivere nella cascina dove lui era nato e dove lavorava la terra del padre. Qualche volta quel padre non c\u2019era pi\u00f9, e la nuova famiglia si appoggiava alla madre di lui. La giovane moglie spesso era casalinga e per gran parte della giornata aspettava il marito che lavorava fino al tramonto; se non lo era, ben presto avrebbe avuto un bambino che l\u2019avrebbe tenuta in casa, a collaborare con la <strong>suocera<\/strong> per la cura della casa e del figlio stesso.<br \/>\nSuccedeva che dopo due o tre anni di questa vita lei diceva a lui: \u201csenti, \u00e8 tutto molto bello qui e tua madre \u00e8 tanto cara, ma quando ce ne andremo a stare in una casa nostra?\u201d E lui cadeva delle nuvole: \u201cche intendi per una casa nostra? <i>Questa<\/i> \u00e8 casa nostra.\u201d<br \/>\nA ci\u00f2\u00a0si univa il fatto che lei vedeva lui magari poco attento alla cura del figlio e a lei, e molto pi\u00f9 alla madre e ai fratelli.<br \/>\nHo parlato finora di matrimonio: non \u00e8 una generalizzazione politicamente scorretta. Che le coppie fossero regolarizzate in chiesa era un dato praticamente generale. Osservavo che anche pianificando un progetto di vita con un certo grado, diciamo, di irreversibilit\u00e0 e di vincolo, mai ai due era balenato in testa di confrontare i rispettivi <strong>modelli di famiglia<\/strong> e le rispettive visioni delle relazioni familiari.<br \/>\nQuesto era molto esaltante per me, che ero all\u2019inizio della carriera. Avevo l\u2019impressione di essere testimone di un fenomeno sociale che si svolgeva proprio in quel momento sotto i miei occhi: il passaggio dalla cultura agricola della cascina a quella \u201curbana\u201d dell\u2019appartamento. Lui e lei venivano ciascuno da una delle due culture, in quella fase di transizione in cui esse coesistevano una accanto all\u2019altra, e davano per scontate alcune idee che evidentemente non lo erano. Queste idee avevano a che fare soprattutto con i confini della famiglia: per lui, cresciuto nella famiglia allargata in cui il padre e gli zii condividevano la terra e gli animali, e i figli vivevano a contatto di gomito coi cugini, il segno di matita che scontornava la famiglia era molto pi\u00f9 largo e inclusivo che per lei, cresciuta con mamma e pap\u00e0 nelle case popolari o in una villetta a schiera tirata su coi risparmi del lavoro in fabbrica.<br \/>\nDifficilmente trovavo situazioni speculari a questa: era il figlio maschio \u2014 il futuro padre \u2014 a portarsi appresso il copione del conservatore della tradizione e della continuit\u00e0 della famiglia.<br \/>\nQuegli uomini erano descritti dal proprie mogli come padri <strong>concreti<\/strong> e attenti ai beni materiali, attraverso i quali esercitavano la propria presenza in casa e per i figli. Ed effettivamente questo aveva pure un fondo di verit\u00e0: erano spesso mariti e padri poco allenati a <strong>comunicare<\/strong> sulle proprie emozioni e ad usare il linguaggio dei sentimenti. Ma, ancora di pi\u00f9, direi che quegli uomini avevano una percezione del proprio ruolo come <i>meno centrale<\/i>. Che non era il padre che chiamiamo <i>periferico<\/i>: era un padre che si percepiva completamente <i>dentro<\/i>, ma <i>dentro<\/i> un sistema in cui la rilevanza dei membri gli uni per gli altri era distribuita su un\u2019area pi\u00f9 grande. Erano nati in famiglie policentriche e non nucleari, in cui i ruoli erano anche parzialmente intercambiabili e in cui nessuno era insostituibile. In cui, oltretutto, l\u2019assenza da casa non era regolata dalla sirena della fabbrica e dagli orari contrattuali, ma dai cicli giorno &#8211; notte e dalle esigenze degli animali. Le donne, in casa, alle prese con la cura dei bambini piccoli, non potevano aspettare sera per avere il supporto dei mariti, e pertanto facevano tutto da s\u00e9.<br \/>\nQuei giovani padri, ad ogni modo,\u00a0da una parte\u00a0dovevano rispondere a una aspettativa che comprendevano e alla quale erano stati allevati, e dall&#8217;altra ad una che chiedeva loro tutto il contrario, cio\u00e8 di considerarsi <i>centrali<\/i>. Oggi si direbbe che quello a cui assistevo era un conflitto fra modelli di \u201cfamiglia naturale\u201d. <strong>Entrambi naturali<\/strong>, entrambi ovvi per chi ci era cresciuto dentro.<br \/>\nQuella mia osservazione riguardava un contesto molto circoscritto: ma credo che, semplicemente, quel contesto costituiva la possibilit\u00e0 di osservare quel processo in <i>quei<\/i> modi e in <i>quel<\/i> momento: quel processo, per\u00f2, forse aveva implicazioni pi\u00f9 ampie.<br \/>\nLeggo le conversazioni online sul congedo parentale degli uomini. Non mi aspettavo che la notizia fosse presa con tanto livore da una parte dei commentatori (anzi, delle commentatrici soprattutto): tanto quando \u00e8 stata accolta con favore da altri. Commenti del tipo \u201cin quel periodo il padre \u00e8 <strong>inutile<\/strong>, \u00e8 pi\u00f9 una rottura che altro\u201d oppure \u201cin quel periodo ci deve pensare la madre\u201d sono frequenti ed espressi con la rabbia di chi si ribella a qualche trappola\u00a0dell\u2019ennesima \u201ccasta\u201d.<br \/>\nIl mio punto di vista \u00e8 che, sebbene per ragioni di vario genere abbia pi\u00f9 in simpatia provvedimenti che aprono possibilit\u00e0 rispetto a procedimenti che \u201cobbligano\u201d, alla fine \u2014 vincolo per vincolo \u2014 meglio il vincolo ad esserci che quello a non esserci.<br \/>\nAncora, il mio punto di vista \u00e8 che non c\u2019\u00e8 ragione per cui quella funzione cos\u00ec preziosa come il contatto con la <strong>pelle<\/strong> del neonato non possa essere condivisa dal padre; e non c&#8217;\u00e8 ragione perch\u00e9 il padre non possa condividere, oltre al piacere, anche la responsabilit\u00e0 di esserci. E poi la presenza di un terzo fa da sfondo a ogni relazione duale: questo vale per il padre in confronto al rapporto madre &#8211; bambino cos\u00ec come per la madre per il rapporto padre &#8211; bambino.<br \/>\nOsservo per\u00f2 che questi padri se sono\u00a0lontani vengono criticati, se sono vicini vengono scacciati. Dovunque stiano, non \u00e8 mai il posto <em>giusto.<\/em><\/p>\n<p><b><i>Ada:<\/i><\/b> Negli ultimi anni mi \u00e8 capitato molto spesso di ricevere richieste di consulenze e terapie da parte di padri <strong>separati<\/strong> o divorziati, in difficolt\u00e0 nella relazione con i figli pre-adolescenti. Alcune volte le consulenze avvenivano dopo separazioni turbolente o anche molto conflittuali, in cui i rapporti con i figli minori erano stati oggetto &#8211; tra gli oggetti &#8211; di aspre battaglie legali. Altre volte le separazioni erano state effettivamente consensuali, sia negli affetti che nei modi, eppure questi padri ugualmente avvertivano la necessit\u00e0 di un sostegno di tipo clinico per stare in relazione con i figli.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bi4szxgccam-giu-vicente.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3924\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/bi4szxgccam-giu-vicente\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bi4szxgccam-giu-vicente-e1740065503719.jpg?fit=450%2C299&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"450,299\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"bi4szxgccam-giu-vicente\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bi4szxgccam-giu-vicente-e1740065503719.jpg?fit=300%2C199&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bi4szxgccam-giu-vicente-e1740065503719.jpg?fit=960%2C638&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-3924\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/bi4szxgccam-giu-vicente.jpg?resize=450%2C299&#038;ssl=1\" alt=\"bi4szxgccam-giu-vicente\" width=\"450\" height=\"299\" \/><\/a>In alcuni casi ho incontrato anche i figli e le ex mogli, sia in colloqui congiunti che separati, in percorsi che si sono evoluti in consulenze familiari vere e proprie. Questa \u00e8 ovviamente la scelta di elezione per una terapeuta familiare, che tuttavia richiede un grande lavoro preparatorio prima, la costruzione di un contesto di fiducia e spesso la contrattazione di un <strong>armistizio<\/strong> legale.<br \/>\nIndipendentemente dal contesto e anche dalle caratteristiche sia dei matrimoni sia delle separazioni queste situazioni avevano un filo conduttore: i padri e i figli si sentivano estranei. Nonostante in quasi tutti i casi i padri avessero sempre vissuto a casa e nella maggior parte fossero anche stati descritti come padri \u201cpresenti\u201d anche dalle ex mogli pi\u00f9 risentite (a casa tutte le sere, spesso coinvolti ed attivi nella gestione domestica e magari anche nelle attivit\u00e0 sportive dei bambini\u2026), la relazione con i figli era avvertita e raccontata da tutti come <strong>\u201cdebole\u201d<\/strong>.<br \/>\nQuasi tutti mi hanno raccontato, ad esempio, di non aver mai consumato un pasto da soli con i figli prima della separazione e di essere in difficolt\u00e0 non tanto nella preparazione del cibo (il mito dell\u2019uomo che non sa cuocere nemmeno un uovo sembra pi\u00f9 una leggenda metropolitana), quanto nella gestione della conversazione: di cosa di parla a tavola con un alieno?<br \/>\nI figli pre-adolescenti spesso \u201cagivano\u201d questa estraneit\u00e0, riproponendo copioni della vita familiare precedente la separazione, arrivando a rifiutare di incontrare il padre anche per lunghi periodi, senza spiegazioni: in seduta raccontavano episodi contraddittori e fumosi che avrebbero dovuto confermare che al padre non importava nulla di loro, spesso ripresi dalle narrazioni amareggiate delle madri e dei nonni. Ma alla fine restavano affetti sospesi e il timore di una <strong>intimit\u00e0<\/strong> nuova e fredda: cosa vuole questo qui da me adesso? Si aspettavano spesso che questi padri facessero qualcosa in risposta, magari anche una mossa \u201cdura\u201d: sgridarli, punirli\u2026 Provocavano o cercavano di provocare una reazione, con risposte insolenti e comportamenti irritanti. Reazione che puntualmente non arrivava. I padri sembravano spaventati da questi figli, apparentemente cos\u00ec determinati nel rifiuto: in seduta non sapevano se descriverli come bambini capricciosi o adulti a cui chiedere un confronto in merito alle ragioni di tutti, oscillando tra la tentazione del pugno di ferro e quella dell\u2019invito al dialogo. La relazione era comunque percepita come troppo fragile per reggere un conflitto esplicito. Lo <strong>scontro<\/strong> frontale veniva evitato con tutte le forze, o magari era dirottato sulle ex mogli, spesso accusate di non fare abbastanza per favorire la relazione o addirittura di ostacolarla.<br \/>\nLe madri dal canto loro mostravano sovente una buona dose di ambivalenza: il dispiacere ed il\u00a0 risentimento per la separazione erano freschi, le <em>querelle<\/em> legali in sottofondo estenuanti e lunghe. Da una parte invitavano i figli ad un\u2019obbedienza formale (\u201crispondi a pap\u00e0\u201d), dall\u2019altra negavano qualsiasi coinvolgimento nella relazione tra il padre e i figli (\u201cse la devono vedere loro\u201d), in un rovesciamento e in una negazione della <strong>triadicit\u00e0<\/strong> della relazione che spesso portava esiti molto dolorosi per tutti.<br \/>\nSono situazioni che contengono un sacco di impliciti circa le funzioni genitoriali e quelle paterne in particolare. Sembra che ci siano un sacco di aspettative su cosa debba essere un padre prima nel contesto della famiglia unita nel matrimonio e poi dopo la separazione.<br \/>\nSebbene molte cose siano cambiate a livello della coppia in direzione di una maggiore condivisione, la cura delle relazioni appare ancora in queste famiglie &#8211; ma non solo in queste &#8211; una prerogativa femminile molto forte, tramandata di generazione in generazione, e diventa un aspetto critico solo quando il contesto cambia in maniera radicale.<br \/>\nI padri possono anche preparare anche l\u2019arrosto per cena, lavare i piatti e accompagnare i figli a calcio, in una gestione familiare moderna e complessa, ma le mamme chiedono come \u00e8 andata a <strong>scuola<\/strong>, le mamme sanno i nomi degli amici e conoscono tutte le vicissitudini di bisticci e pacificazioni, le mamme sanno quanto \u00e8 stato difficile imparare il corsivo o la tabellina del 7 (e naturalmente ricordano i nomi di tutte le maestre e le supplenti fino dall\u2019asilo nido), le mamme sanno persino quali giochi della playstation e quale musica appassionano i figli.<br \/>\nSi potrebbe anche ipotizzare, fuori dal contesto della consulenza e forse anche di questa conversazione, che questa conformazione della relazione coniugale non sia estranea alla separazione: coppie con una forte condivisione degli aspetti pratici dell\u2019esistenza, in grado di essere buone team per affrontare e risolvere i problemi, ma con una scarsa comunicazione affettiva e una cura unilaterale delle relazioni e delle emozioni. Non reggono.<br \/>\nAscoltando le storie familiari di questi padri si incontrano \u201cvecchi padri\u201d, per dirla come Matteo Selvini, <strong>periferici<\/strong> ed assenti non tanto sul piano pratico (anche se in alcuni casi anche su quello), quanto su quello della relazione e del contatto. Madri presenti, in alcuni casi anche troppo, al limite dell\u2019intrusivit\u00e0, che diventano poi spesso super-nonne, che quando la moglie\/mamma non c\u2019\u00e8 intervengono in aiuto dei figli automaticamente per accudire i nipoti, perpetuando l\u2019implicito che \u00e8 meglio che ci sia una donna ad occuparsi dei piccoli. Ed infatti spesso questi padri separati ricorrono all\u2019aiuto dei propri genitori nella prima fase della separazione e portano i figli a pranzo dai nonni, alimentando inconsapevolmente la distanza.<br \/>\nLa separazione offre quindi un\u2019occasione terribile, ma preziosa per costruire relazioni significative con i propri figli in contesti familiari in cui le funzioni paterne non comprendono e non contemplano gli aspetti relazionali ed affettivi.<br \/>\nA proposito di funzioni paterne. Sembra proprio che da questi padri, vecchi e nuovi, ci si aspetti comunque qualcosa di molto preciso: i padri devono in qualche modo dare degli <strong>strumenti<\/strong> per stare al mondo, sia pratici che psicologici.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3927\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561-e1740065584276.jpg?fit=500%2C281&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"500,281\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"edward-mani-di-forbice-vincent-price-999&#215;561\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561-e1740065584276.jpg?fit=300%2C168&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561-e1740065584276.jpg?fit=500%2C281&amp;ssl=1\" class=\"alignright wp-image-3927\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561.jpg?resize=500%2C281&#038;ssl=1\" alt=\"edward-mani-di-forbice-vincent-price-999x561\" width=\"500\" height=\"281\" \/><\/a>A questo proposito il lavoro del regista <strong>Tim Burton<\/strong> offre diversi spunti di riflessione: i suoi film sono pieni di padri che fanno o non fanno cose determinanti nella crescita dei figli. In <strong>\u201cEdward mani di forbice\u201d<\/strong> (1990) il padre\/inventore amorevole muore prima di aver terminato le mani della sua creatura, \u201ccondannandolo\u201d a ferirsi e ferire, in un dolore che non trova parole. Edward confonde l\u2019approvazione con l\u2019affetto, il desiderio con l\u2019amore, suscita piet\u00e0, ma non compassione autentica, nelle donne e diffidenza negli uomini.<br \/>\nIn \u201cLa fabbrica di cioccolato\u201d alla figura del padre di <strong>Willy Wonka<\/strong> viene assegnato uno spazio ed una rilevanza maggiore che nel romanzo di Dahl o nella precedente versione cinematografica, con una connessione forte tra la mancata approvazione da parte del padre e la ricerca di un \u201cerede\u201d all\u2019altezza delle aspettative.<br \/>\nI padri <i>devono <\/i>quindi dare mani in grado di fare senza ferire e dosare saggiamente regole e approvazione, per permettere ai figli di crescere, innamorarsi e diventare padri a loro volta.<br \/>\n<strong>\u201cBig Fish\u201d<\/strong> sembra invece raccontare un sottotesto diverso. Mostra un cambiamento molto forte nel figlio adulto (che sta per diventare padre a sua volta): dal rancore verso il padre che non ha avuto al riconoscimento pieno del padre che invece il protagonista \u00e8 stato, comunque, a suo modo. Un\u2019ipotesi, azzardatissima: a differenza di altri film di Burton qui c\u2019\u00e8 una madre. \u00c8 una figura costante e discreta in tutta la narrazione del rapporto tra il padre ed il figlio, i protagonisti. Si pu\u00f2 quindi pensare che qui la madre, con la capacit\u00e0 affettiva di entrare ed uscire da piani narrativi diversi, si sia posta sempre come lato del triangolo, senza conflitti di lealt\u00e0, proteggendo probabilmente il figlio dalla eccessiva follia del padre senza mai squalificarlo o tradirlo, anzi, restando sempre sua moglie e partner, tenendo insieme e dando profondit\u00e0 tutte le trame di questa famiglia.<br \/>\nEccolo, il mio pregiudizio forte quando si parla di padri e di famiglie in generale.<br \/>\nIo cerco il <strong><em>terzo<\/em><\/strong><em>,<\/em> sempre.<br \/>\nCos\u00ec come Winnicott non vedeva il bambino come una monade isolata, allo stesso modo io fatico a vedere i padri senza i figli, e senza le madri.<br \/>\nCerco la coppia (non la coppia tradizionale per forza, ma una coppia reale od immaginata la si incontra sempre), e con la coppia l\u2019intreccio delle generazioni, e con le generazioni via via anche i contesti pi\u00f9 ampi, fino a quello sociale.<\/p>\n<p><b><i>Massimo:<\/i><\/b> Se devo definire il mio pregiudizio, dunque, direi che ha a che fare con il cercare il <strong>contesto<\/strong> culturale.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una storia che ho gi\u00e0 raccontato <a href=\"http:\/\/www.ibridamenti.com\/una-ipotesi-su-violenza-e-terrorismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">da qualche parte<\/a>. A volte mi cercano genitori preoccupati per qualche problema di rapporto coi figli. A volte\u00a0la preoccupazione nasce\u00a0per comportamenti aggressivi di questi ragazzi. In quel contesto di cui parlavo prima, quello della fabbrica che prende un po&#8217; alla volta il posto dei campi, mi \u00e8 capitato che questi problemi si presentassero con una frequenza pi\u00f9 alta del solito. Un figlio che sfascia i mobili litigando con la madre, o la picchia addirittura, o ha\u00a0comportamenti aggressivi verso gli insegnanti, o verso gli stranieri, o le donne.<br \/>\nSe lavori i campi, hai una ragionevole certezza di uscire da casa la mattina e trovarli ancora l\u00ec. Invece la <strong>fabbrica<\/strong> no. La fabbrica chiude. O <em>delocalizza<\/em>. O resta l\u00ec dov&#8217;\u00e8, ma fa fuori te. I periodi in cui quelle specifiche richieste d&#8217;aiuto si facevano pi\u00f9 frequenti\u00a0coincidevano con momenti, drammatici per la comunit\u00e0 e per le singole famiglie. In quei periodi i padri di quei ragazzi avevano perso il lavoro, o erano stati costretti a inventarsene un altro in proprio e avevano fallito, o si erano ritrovati con lavori alternativi e stipendi pi\u00f9 bassi. Tutto questo costituiva\u00a0una ferita profonda alla loro\u00a0identit\u00e0. Ne soffrivano in silenzio, si commuovevano parlandomene ma facevano in modo che non si vedesse troppo.<br \/>\nQuando\u00a0penso a quei padri &#8211; al loro senso di rifiuto e di inutilit\u00e0, a come si ritrovavano\u00a0privati del proprio ruolo in societ\u00e0 e in famiglia, della rete di relazioni che avevano intessuto nel mondo del lavoro &#8211; penso a un concetto che nel campo della psicologia sociale \u00e8 stato teorizzato da Adriano Zamperini. Secondo Zamperini l&#8217;<strong>ostracismo<\/strong> \u00e8 \u201c\u2026qualsiasi atto volto a ignorare, respingere e escludere individui o gruppi (\u2026). In tal modo, coloro che, per diversi motivi, sono ostracizzati subiscono una dissociazione relazionale: vengono privati dei comuni contatti interpersonali, evitati e respinti ai margini dell\u2019attenzione. Ampia \u00e8 la letteratura scientifica che evidenzia quanto il nostro benessere dipenda dal sentirsi inclusi e accettati dagli altri. E come l\u2019essere ostracizzati nei rapporti umani si traduca in una condizione gravida di sofferenza\u201c.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/6hrrvnnaz-a-nick-wilkes.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3923\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/6hrrvnnaz-a-nick-wilkes\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/6hrrvnnaz-a-nick-wilkes-e1740065609485.jpg?fit=500%2C750&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"500,750\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"6hrrvnnaz-a-nick-wilkes\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/6hrrvnnaz-a-nick-wilkes-e1740065609485.jpg?fit=200%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/6hrrvnnaz-a-nick-wilkes-e1740065609485.jpg?fit=683%2C1024&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-3923\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/6hrrvnnaz-a-nick-wilkes.jpg?resize=450%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"6hrrvnnaz-a-nick-wilkes\" width=\"450\" height=\"675\" \/><\/a>Mi pareva che quei figli fossero profondamente sensibili all\u2019ostracismo e alla sofferenza dei padri. Come se con la loro ribellione\u00a0offrissero un modello differente ai propri arrendevoli genitori: &#8220;fai come me!&#8221;.<br \/>\nQuando i padri, nella loro perdita di status e di identit\u00e0, si ritrovavano soggiogati dalle mogli, la violenza dei ragazzi sembrava a volte accompagnarsi a comportamenti aggressivi verso l\u2019autorit\u00e0 del corpo insegnante, che era prevalentemente femminile.<br \/>\nIn <a href=\"http:\/\/www.ibridamenti.com\/una-ipotesi-su-violenza-e-terrorismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questo articolo<\/a> ho provato a dare una chiave di lettura\u00a0 del nuovo terrorismo urbano delle <em>banlieue<\/em> come risposta a un contesto che ostracizza i padri: quelli dell\u2019esperienza migratoria degli anni 80-90 dai paesi africani e arabi. Vi invito a leggerlo per non dilungarmi qui.<br \/>\nOsservando quelle famiglie\u00a0pensavo che\u00a0quei padri fossero ostracizzati dal mondo del lavoro. Oggi penso lo fossero anche dalle norme <strong>sociali<\/strong> (e <strong>psicologiche<\/strong>!) che imponevano loro un modello rigido\u00a0fuori\u00a0dal quale non avevano altra possibilit\u00e0 che\u00a0sentirsi falliti come adulti e come padri.<\/p>\n<p><b><i>Ada: <\/i><\/b>A proposito della questione delle famiglie vivono in un contesto agricolo e del conflitto cascina\/appartamento o nucleo allargato\/nucleo ristretto. Dalle mie parti c\u2019\u00e8 stato un prepotente ritorno alla campagna nelle ultime generazioni. In particolare perch\u00e9 campagna equivale a vino, quindi ad un prodotto che ha portato, negli ultimi 20 anni, un benessere diffuso in zone che prima erano quasi depresse e dunque ad un ritorno dei figli alle cascine. Al di l\u00e0 degli aspetti sociologici, che non ho gli strumenti per approfondire, c\u2019\u00e8 un aspetto che mi colpisce molto sul piano clinico.<br \/>\nRicevo, e non credo di essere la sola, molte richieste di aiuto da parte di queste nuove famiglie rurali: si tratta spesso di giovani coppie, in cui il maschio ha studiato materie inerenti all\u2019agraria o all\u2019enologia ed \u00e8 rimasto a lavorare nell\u2019azienda agricola di famiglia e la compagna &#8211; quasi sempre moglie- ha invece un lavoro fuori casa. Spesso hanno bambini piccoli, in et\u00e0 prescolare. Chiedono una consulenza per questioni di coppia (a volte si parla gi\u00e0 esplicitamente di separazione, altre volte di estrema litigiosit\u00e0, difficolt\u00e0 nella gestione dei figli\u2026), ma poi il focus della conversazione\u00a0 in terapia non \u00e8 sulla coppia, quanto sulla<strong> famiglia di origine<\/strong> di lui e sulle vicissitudini dell\u2019azienda agricola e su come queste si ripercuotano sulla vita familiare.<br \/>\nCome \u00e8 noto, sono spesso aziende a conduzione familiare, con un impianto nominalmente e formalmente patriarcale, anche se poi le donne hanno ruoli attivi e di potere effettivo. I figli maschi, che hanno studiato, vorrebbero modificare le prassi dell\u2019azienda mentre i padri (e pure le madri) vorrebbero proseguire nel solco della tradizione. L\u2019aspetto interessante \u00e8 che la <strong>conflittualit\u00e0<\/strong> \u00e8 quasi assente nel nucleo dell\u2019azienda\/famiglia, mentre \u00e8 molto accesa nella coppia. I mariti portano a casa tutta la loro frustrazione, i loro dubbi: sono mariti e padri involontariamente periferici, perch\u00e9 assenti fisicamente molte ore presi dal lavoro e perch\u00e9 assorbiti da una battaglia per il riconoscimento dai loro genitori che lascia poche energie per altro. Le spose sembrano quasi dei sindacalisti: vedono i \u201ctorti\u201d subiti &#8211; a loro dire &#8211; dai mariti sia sul piano professionale che su quello economico e li incitano a farsi le ragioni con i propri genitori, spesso arrivando a minacciare trasferimenti, separazioni, a chiedere cambi di lavoro, con esiti dolorosi e talvolta drammatici sulla vita delle famiglie.<br \/>\nLa conflittualit\u00e0 qui non sembra tanto essere tra due modelli di famiglia, come nelle famiglie descritte da Massimo: i coniugi sembrano in sintonia sulle questioni relative alla coppia, alla gestione dei figli, alle scelte importanti. Il motivo del conflitto sembra essere piuttosto la <strong>regolazione<\/strong> dei rapporti non tanto <em>con<\/em> la famiglia di origine, quanto <em>nella<\/em> famiglia di origine.<br \/>\nSembra che un pregiudizio diffuso sui rapporti tra i padri e i figli (specie maschi) sia che il conflitto sia inevitabile. I padri temono la ribellione dei figli come se fosse ineluttabile come la pubert\u00e0 e talvolta cercano di prevenirla, con esiti disastrosi, i figli spesso proteggono i padri dalla loro ribellione portandola altrove.<br \/>\nAnche osservando i contesti allargati sembra che i modelli competitivi\/conflittuali di lettura del reale godano di un maggiore successo di quelli cooperativi\/dialogici. Dall\u2019orda primordiale di Freud fino alle pi\u00f9 recenti revisioni del mito di Ulisse e <strong>Telemaco<\/strong> (che, occorre ricordare, era figlio anche di <strong>Penelope<\/strong>), pare proprio che padri e figli adulti non possano cooperare, ma solo confliggere.<br \/>\nLe implicazioni di una simile premessa, specie se indiscussa ed implicitamente tramandata come fatto incontrovertibile, sono preoccupanti. Escludono completamente il terzo, sia a livello di relazione che a livello di contenuti. Le <strong>madri<\/strong> sono assenti nel racconto di questa conflittualit\u00e0, al limite ne sono testimoni. Ma anche le posizioni mediane o cooperative sono escluse: uno vince e l\u2019altro perde, nell\u2019impossibilit\u00e0 di significare in termini evolutivi il conflitto stesso.<\/p>\n<p><b><i>Massimo: <\/i><\/b>Riparto in particolare da un punto che hai sottolineato.<br \/>\nParli di un atteggiamento che \u00e8 cambiato e che si \u00e8 allontanato da visioni lineari e punitive, e di come queste visioni sopravvivono nella cultura popolare.<br \/>\nMe ne accorgo ancora di pi\u00f9 nell\u2019ultimo anno. Ho pubblicato l&#8217;anno scorso con Luca Casadio <a href=\"https:\/\/sell.streetlib.com\/book\/madri-casadio-giuliani\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un libro che parla di madri<\/a>. Promuovendo in giro questo libro,\u00a0abbiamo incontrato donne, madri giovani e meno giovani, che ci dicevano che la prima impressione strana era quella generata da due uomini che parlavano di mamme. In alcuni casi questo generava sospetto e ostilit\u00e0. L\u2019impressione successiva era di sorpresa perch\u00e9 si aspettavano un libro che spiegasse come si fa la madre, e invece sentivano raccontare storie di madri diverse, in una cornice in cui tutte queste storie erano <strong>rispettate<\/strong>.<br \/>\nUn allievo mi raccont\u00f2 di quando un\u2019amica lo vide leggere questo libro. \u201cCosa leggi?\u201d, gli domand\u00f2. \u201cMadri\u201d, rispose. E lei: \u201ce perch\u00e9 lo leggi tu?\u201d. Lui fu colto di sorpresa dalla domanda e riusc\u00ec soltanto a intimare\u00a0bruscamente all\u2019amica di attendere alle sue proprie occupazioni, diciamo. Tanto \u00e8 radicata l\u2019idea che la psicologia serva ad <strong>insegnare<\/strong> qualcosa alla gente. Un libro di psicologia sulla madri si legge per ricavarne insegnamenti su come fare la madre, no?<br \/>\nMi colpisce sempre\u00a0di pi\u00f9 il successo mediatico di una psicologia imbronciata e normativa. Noi lo sappiamo che le cose non funzionano come dice quella psicologia. Cio\u00e8, qualche volta funzionano in quel modo, ma non \u00e8 l\u2019unico modo.<br \/>\nAd esempio, pensavo a quelle famiglie di cui parlavo, quelle della cascina col padre che ara tutto il giorno. E mi domando dove sia nata la famosa semplificazione della madre che fornisce l\u2019affetto e il padre le regole. Probabilmente da una psicologia nata in centro Europa dalla classe <strong>borghese,<\/strong> che guardava la realt\u00e0 circostante e la scambiava per il mondo intero.<br \/>\nQuel modello vede la mamma passare la giornata ad abbracciare i figli e a fare i compiti con loro, e quando uno di loro sgarra, lei gli dice \u201cquando torna il pap\u00e0 glielo dico\u201d. Ma penso a mio padre che \u00e8 cresciuto in una famiglia di un borgo del centro Italia. Se sua madre gli avesse detto qualche volta \u201cquando torna tuo padre ne parliamo\u201d, avrebbe dovuto aspettare anche quattro o cinque anni. Era una famiglia di emigranti, e la <strong>funzione paterna<\/strong> (quella che chiamiamo di solito \u201cpaterna\u201d, dico: quella di fornire norme e di vigilare sul rispetto di esse) era svolta da una rete di persone, e non necessariamente tutti maschi. Eccola, la famiglia <strong>\u201ctradizionale\u201d<\/strong>!\u00a0E per di pi\u00f9, forse, stiamo parlando di qualcosa che vogliamo immaginare separabile come un oggetto discreto (la \u201cfunzione paterna\u201d) e che non sia mescolata con quell\u2019altra. Di qua l\u2019affetto, di l\u00e0 le regole.<br \/>\nVedo in terapia una coppia che litiga spesso perch\u00e9 lei ricorda a lui che deve fare il padre, cio\u00e8 dare le norme. L\u2019altro giorno mi fa: \u201cieri sera a una conferenza questo dottore diceva che per educare i figli bisogna avere la stessa linea e pensare le stesse cose, perch\u00e9 i figli ci guardano e se non capiscono qual \u00e8 la strada giusta si perdono. Poi vengo qua e mi viene da pensare che i nostri figli riescano a reggere bene il fatto che io e mio marito siamo diversi. Ma allora a chi credo? Non potreste <strong>mettervi d\u2019accordo<\/strong> almeno fra di voi??\u201d.<br \/>\nIn effetti eravamo partiti da quell\u2019idea che i genitori dovrebbero mettere i famosi \u201cpaletti\u201d. Ma quei due genitori si sentivano paletti sbagliati perch\u00e9 erano paletti molto distanti. Allora abbiamo pensato che due paletti vicini segnano i lati di una strada certa; ma due paletti distanti come loro, invece, segnano i confini di uno spazio di esplorazione larghissimo. In questo c\u2019\u00e8 un costo e un vantaggio. Il costo \u00e8 che non c\u2019\u00e8 una strada sicura buona per sempre, e dunque tocca accettare un certo grado costante di <strong>disorientamento.<\/strong> Il vantaggio, beh: vuoi mettere avere tutto quello spazio di sperimentazione di modi di essere? <a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Padre_e_hijo_14082006byCme.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3931\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/padre_e_hijo_14082006bycme\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Padre_e_hijo_14082006byCme-e1740065647715.jpg?fit=500%2C375&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"500,375\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;6630&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1155581430&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.5&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0020278833967047&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"padre_e_hijo_14082006bycme\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Padre_e_hijo_14082006byCme-e1740065647715.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Padre_e_hijo_14082006byCme-e1740065647715.jpg?fit=960%2C720&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-3931\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Padre_e_hijo_14082006byCme.jpg?resize=450%2C338&#038;ssl=1\" alt=\"padre_e_hijo_14082006bycme\" width=\"450\" height=\"338\" \/><\/a>L\u2019importante \u00e8 che i paletti non li usino per darseli sulla testa. Quello s\u00ec, sarebbe difficile spiegarlo ai figli.<br \/>\nI figli ci guardano, \u00e8 vero. Ma non ci guardano per sapere se in noi ritrovano quei modelli dei manuali.<\/p>\n<p><b><i>Ada:<\/i><\/b> Sui padri se ne dicono tante: che si sarebbero liquefatti, dissolti, evaporati. Che comunque siano passati da uno stato solido, col libro della legge in una mano ed il bastone nell\u2019altra, ad uno meno definito, quasi gassoso, pi\u00f9 sfumato nei ruoli, addirittura \u201ctroppo\u201d materno, come se la cura degli affetti e delle relazioni implicasse una qualche forma di perdita di <strong>virilit\u00e0<\/strong>. Ed infatti, non riuscendo a chiamarli padri, ci siamo inventati l\u2019orrenda, terribile definizione di \u201cmammo\u201d per indicare quei padri che si occupano dei figli sia su un piano pratico che su quello affettivo.<br \/>\nEppure, se uno guarda bene, sono sempre l\u00ec. Sono sempre stati l\u00ec, anche senza cinghia e libro delle regole e cesoie per separare i bambini dalle madri. Sono l\u00ec, confusi: da una parte richiamati costantemente a tutelare l\u2019ordine e la disciplina, dall\u2019altro invitati &#8211; timidamente, va detto &#8211; a connettersi con le proprie emozioni e ad usarle nelle relazioni. Come se regole ed affetti, ma anche autonomia ed indipendenza, appartenessero ad ordini distinti e separati, e non ad aspetti differenti ma connessi dell\u2019esperienza umana.<br \/>\nForse ad essere tramontate, liquefatte, evaporate sono delle <strong>narrazioni<\/strong> che si credevano e si desideravano universali intorno ai padri. Cristallizzate, rigide, forse talvolta anche ingannevoli.<br \/>\nQuando tramontano le narrazioni universali ci si sente un po\u2019 persi. Eppure, il tramonto delle grandi storie permette l\u2019emergere delle storie locali, pi\u00f9 sfaccettate, meno stereotipate, pi\u00f9 vere.<\/p>\n<p><b><i>Massimo:<\/i><\/b> Ecco, mi domando come potrebbe essere un modo di spostare l\u2019attenzione dall\u2019ossessione verso come i padri (e le madri) <em>dovrebbero essere<\/em> a quello che <i>sono<\/i>, al modo in cui le loro storie parlano ai figli. Perch\u00e9 spiegare le storie dei figli di padri ostracizzati come l\u2019effetto della violazione del principio per cui i padri dovrebbero essere forti e normativi, non mi basta. Anzi, <strong>non mi piace<\/strong> proprio.<br \/>\nHo l\u2019impressione che non si consideri mai abbastanza come la felicit\u00e0 dei genitori, o la loro serenit\u00e0, o la loro realizzazione, siano <em>fattori\u00a0protettivi<\/em> nei confronti dei figli.<br \/>\nHo talvolta il sospetto\u00a0che certe volte le nostre stesse teorie, nella loro prescrittivit\u00e0 non solo di cose da fare, ma di modi di <em>essere,<\/em> facciano sentire ostracizzate le persone; e che talvolta i genitori si sentano al margine di quel che \u00e8 sano proprio dalle teorie di chi dovrebbe aiutarli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Ada Piselli e Massimo Giuliani Questo \u00e8 il testo della conversazione che Ada Piselli e io abbiamo tenuto al Convegno nazionale degli Allievi del\u00a0Centro Milanese<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5229,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[4,3,185,13],"tags":[260,179,65,261,198,197],"class_list":["post-3921","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi","category-famiglia","category-relazioni","category-societa","tag-ada-piselli","tag-centro-milanese-di-terapia-della-famiglia","tag-famiglia","tag-funzioni-genitoriali","tag-genitori","tag-padri"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Dei padri e delle funzioni genitoriali - Psicoterapia (e altre metafore)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/12\/12\/dei-padri-delle-funzioni-genitoriali\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Dei padri e delle funzioni genitoriali - Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Di Ada Piselli e Massimo Giuliani Questo \u00e8 il testo della conversazione che Ada Piselli e io abbiamo tenuto al Convegno nazionale degli Allievi del\u00a0Centro Milanese di Terapia della Famiglia lo scorso 20 novembre. 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