{"id":3843,"date":"2016-05-31T19:43:28","date_gmt":"2016-05-31T18:43:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimogiuliani.it\/ipertesti\/?p=3843"},"modified":"2025-08-31T08:43:29","modified_gmt":"2025-08-31T07:43:29","slug":"oppressione-controllo-gioco-dazzardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/31\/oppressione-controllo-gioco-dazzardo\/","title":{"rendered":"Oppressione, controllo, relazioni e gioco d&#8217;azzardo"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3847\" aria-describedby=\"caption-attachment-3847\" style=\"width: 900px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3847\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/31\/oppressione-controllo-gioco-dazzardo\/8957996971_4d071ce350_o\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?fit=1355%2C761&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1355,761\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"8957996971_4d071ce350_o\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Banksy: Monet con carrello della spesa (dalla locandina del convegno)&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?fit=300%2C168&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?fit=960%2C539&amp;ssl=1\" class=\"wp-image-3847 size-large\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962-1024x575.gif?resize=900%2C505&#038;ssl=1\" alt=\"Banksy: Monet con carrello della spesa (dalla locandina del convegno)\" width=\"900\" height=\"505\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?resize=250%2C140&amp;ssl=1 250w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/8957996971_4d071ce350_o-e1464683265962.gif?resize=150%2C84&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3847\" class=\"wp-caption-text\">Banksy: parziale di <em>Monet con carrello della spesa<\/em><br \/>(dalla locandina del convegno \u201cGioco d\u2019azzardo: viaggio al centro della trappola\u201d)<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Sono stato al convegno organizzato dall&#8217;AUSL di Piacenza <strong>&#8220;Gioco d\u2019azzardo: viaggio al centro della trappola&#8221;<\/strong>\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.ausl.pc.it\/eventi\/2016_gioco_azzardo\/docs\/invito.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui il programma<\/a>).<br \/>\nHanno parlato soprattutto esperti della cura nei servizi, io ho portato l&#8217;esperienza del lavoro nello studio di terapia familiare: al pomeriggio di luned\u00ec 30 maggio, nella sessione su azzardo e relazioni familiari, ho tenuto la relazione <strong>\u201cLa famiglia. Metafore per la cura\u201d<\/strong>.<\/em><br \/>\n<em>Riporto qui gli appunti della relazione, integrati con parte degli inserti &#8220;estemporanei&#8221; che negli appunti non c&#8217;erano e che raccoglievano stimoli seminati nella giornata da altri relatori.<br \/>\nGrazie al dott. <a href=\"http:\/\/www.ausl.pc.it\/professionisti_servizi\/area_territoriale\/salute_mentale_dip_patologiche\/chi_siamo\/uo_sert_levante_ponente.asp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Maurizio Avanzi<\/a>.<\/em><!--more--><\/p>\n<h4>Prologo: Daniele e l&#8217;oppressione<\/h4>\n<p>Il mio punto di osservazione\u00a0\u00e8 un po&#8217;\u00a0diverso da quello di molti di voi. Il contesto nel quale lavoro \u00e8 quello dello studio professionale di terapia della famiglia. A volte mi chiedono aiuto le famiglie, altre volte le famiglie spingono un congiunto a chiedermi aiuto.<br \/>\nDirei che mentre voi studiate il gioco d&#8217;azzardo e vi occupate dei suoi\u00a0effetti sulle relazioni familiari, io studio le relazioni familiari e di l\u00ec mi capita di osservare i\u00a0loro\u00a0effetti sul gioco d&#8217;azzardo&#8230;<\/p>\n<p>Comincio dalla storia di Daniele, 26 anni, che viene da me perch\u00e9 la famiglia \u00e8 preoccupata per certi suoi comportamenti. Dopo alcune sedute familiari lo vedo individualmente per un periodo.<br \/>\nDaniele salta una seduta su due. Le salta senza preavviso, o tutt&#8217;al pi\u00f9 mi manda un sms all\u2019ultimo momento: parte\u00a0la mattina, senza prevederlo nemmeno lui, per fare il giro delle <strong>macchinette mangiasoldi<\/strong> della sua regione. Queste partenze improvvise gli costano un sacco di soldi.<\/p>\n<p>Non vi ho detto un dettaglio importante: Daniele le macchinette mangiasoldi <em>le installa<\/em>.<br \/>\nSpesso alla mattina gli arriva la telefonata del capo: &#8220;stanno per arrivare dei controlli! Allora lui lascia tutto e parte per fare il giro dei locali e sostituire una scheda dentro le macchinette, credo quella che contiene i dati delle giocate e che evidentemente non \u00e8 regolare.<br \/>\nIl suo danno economico sta nel fatto che le sedute che salta le paga.<br \/>\nLa preoccupazione della famiglia non c\u2019entra col suo lavoro: il padre e la madre sono convinti che Daniele sia troppo \u201cremissivo\u201d. Dovrebbe essere pi\u00f9 virile e pi\u00f9 assertivo.<br \/>\nE assertivo effettivamente Daniele non \u00e8: semmai appare lamentoso e rivendicativo. Credo che nemmeno capisca bene cosa vada\u00a0a fare quando parte: sa che deve\u00a0smontare una scheda e sostituirla con un&#8217;altra, ma lui \u00e8\u00a0un ingranaggio in un meccanismo di cui sa poco e niente. In questo senso\u00a0mi appare\u00a0<em>oppresso<\/em>. Se devo definire qui cosa intendo per <em>oppresso,<\/em>\u00a0penso a quella condizione di impossibilit\u00e0 di partecipare alla <strong>costruzione di\u00a0un senso<\/strong>: come se ad imporre un senso fosse sempre qualcun altro.<br \/>\nLa sua famiglia \u00e8 immigrata, vivono in un quartiere difficile di una periferia urbana.\u00a0Daniele \u00e8 carico di rabbia inespressa, sostiene che non sono lui e la sua ditta a rovinare le persone (lo sostiene senza che io gli abbia mai chiesto di giustificarsi!), ma che sono quelle, che decidono di rovinarsi. Lavora in nero, ma naturalmente non ha responsabilit\u00e0 al riguardo: \u00e8 pagare le tasse che \u00e8 ingiusto. Chiss\u00e0 se anche col suo modo sgangherato di gestire le sedute mette me nel ruolo del suo oppressore. E d&#8217;altro canto, col denaro che ha per le mani, si prende il lusso di decidere quando e se lasciarmi ad aspettarlo.\u00a0Come se Daniele non riuscisse a vivere se non in dinamiche di oppressione. O di qua o di l\u00e0.<br \/>\nNon ha una relazione affettiva e quando esprime fantasie su quando si sposer\u00e0, si immagina picchiare la moglie per meglio controllarla.<br \/>\nPer\u00f2 col suo lavoro (in cui \u00e8 oppresso, effettivamente) guadagna molto, e con tanti <strong>soldi<\/strong> in tasca si sente forte e adulto. Sa che non durer\u00e0 per molto ancora, e non vuole pensare a come sar\u00e0 dopo.<br \/>\nMarco Dotti (si veda 2013) dice che siamo passati dall&#8217;<em>Homo Ludens<\/em> all&#8217;<em>Homo Illudens<\/em>.\u00a0Che non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;uomo che gioca, ma l&#8217;uomo che \u00e8 <em>nel gioco<\/em>: che \u00e8 giocato da qualcun altro e che si illude di esercitare un potere &#8211; sul caso, sulla macchinetta, sul prossimo. \u00c8 cos\u00ec anche Daniele. E io penso a come nelle dinamiche di oppressione, a cascata, vivono Daniele, le persone che giocano e le famiglie dei giocatori, oppresse dal problema comune.<br \/>\nPi\u00f9\u00a0siamo oppressi, pi\u00f9 reagiamo all&#8217;impotenza aggravando l&#8217;<em>illusione<\/em>, cio\u00e8 la convinzione\u00a0di poter controllare tutto.<br \/>\nStamattina si ricordava che dopo il <strong>terremoto<\/strong> dell&#8217;Aquila la prima misura fu quella di\u00a0rastrellare fondi attraverso il gioco d&#8217;azzardo. Bene, siccome a quel terremoto ho dedicato qualche attenzione, lasciatemi aggiungere che\u00a0L&#8217;Aquila in questo momento \u00e8 la citt\u00e0 col maggior numero di <em>slot\u00a0machine<\/em>: <a href=\"http:\/\/news-town.it\/cronaca\/10915-gioco-d-azzardo,-l-aquila-\u00e8-la-prima-provincia-in-italia-con-pi\u00f9-slot-machine.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una ogni ottantatr\u00e9 abitanti<\/a>, e in questi giorni sta aprendo una nuova sala giochi da 1500 metri quadri. Con la stessa logica con cui esporta bibite gasate nelle regioni calde, l&#8217;industria esporta gioco d&#8217;azzardo nei posti dove le persone\u00a0cercano di ritrovare senso (e sui diversi livelli di responsabilit\u00e0 nella questione leggi <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/rubriche\/336\/201410\/gioco-dazzardo-patologico\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Barbetta, 2014<\/a>).<\/p>\n<h4>1. Dipendenze e dipendenze<\/h4>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3846\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/31\/oppressione-controllo-gioco-dazzardo\/slot_machine\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?fit=3008%2C2000&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"3008,2000\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D70&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1166865566&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Slot_machine\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?fit=300%2C199&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?fit=960%2C638&amp;ssl=1\" class=\"alignright wp-image-3846\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?resize=450%2C299&#038;ssl=1\" width=\"450\" height=\"299\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?resize=300%2C199&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?resize=1024%2C681&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?resize=226%2C150&amp;ssl=1 226w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?resize=150%2C100&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Slot_machine.jpg?w=2880&amp;ssl=1 2880w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/p>\n<p>La metafora della \u201cdipendenza\u201d applicata a realt\u00e0 di recente emergenza \u00e8 presa in prestito dalle <em>tossoco<\/em>dipendenze: non mi convince del tutto il suo utilizzo\u00a0nelle cosiddette \u201cdipendenze\u201d da tecnologia, mentre mi pare pi\u00f9 adeguata nella dipendenza da gioco. Qui c\u2019\u00e8 il comportamento impulsivo, dopo il quale la persona si ritrova con un danno che non ha potuto evitare: fosse anche solo in termini di senso di colpa, di \u201ccosa ho fatto?\u201d. \u00c8 il fallimento della certezza di poter controllare i propri comportamenti: come nell\u2019abbuffata della ragazza con un disturbo alimentare, come nella ricerca e nell\u2019assunzione di una sostanza chimica per\u00a0chi\u00a0dipende da droghe.<br \/>\nDiverso \u00e8 il comportamento di chi passa dieci ore davanti allo schermo del computer: l\u00ec mi pare che sia rilevante piuttosto\u00a0il progressivo ritiro dalle relazioni: tanto che per mettere la cosiddetta \u201cdipendenza da Internet\u201d nel <strong>Manuale diagnostico statistico<\/strong>, essa viene\u00a0sovrapposta al gioco d\u2019azzardo via internet.<\/p>\n<p>Anni fa, all\u2019inizio del mio lavoro nelle dipendenze (<a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/pdf\/giuliani_familyscript_comunita.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giuliani, 2002<\/a>), mi incuriosii al modo in cui nella storia del tossicodipendente si susseguissero due fasi &#8211; a pensarci oggi, forse la separazione non \u00e8 cos\u00ec marcata e le due fasi non sono rigorosamente\u00a0discontinue e successive, ma anche parzialmente sovrapposte: ma insomma, descrivevo <strong>una fase \u201cprivata\u201d<\/strong>, in cui la sostanza, con la sua funzione antidepressiva, permetteva di continuare a resistere una situazione relazionale difficile, e in questo senso era \u201comeostatica\u201d perch\u00e9 evitava al dipendente di aver voglia di mettere in discussione lo stato delle cose\u00a0(dunque privata s\u00ec, ma dalle forti implicazioni <em>relazionali);<\/em> la seconda <strong>\u201cscoperta\u201d<\/strong>, in cui il potere antidepressivo della sostanza non era pi\u00f9 sufficiente, e la rivelazione in famiglia della tossicodipendenza provocava una trasformazione delle relazioni in senso di una maggiore stabilit\u00e0: una stabilit\u00e0 per niente salutare, ma pur sempre stabilit\u00e0.<br \/>\nAd esempio: un figlio che si trovava a fare da equilibratore nel conflitto grave fra i genitori perseverava nel suo compito infelice aiutandosi con l\u2019eroina. Quando per\u00f2 superava un limite di sofferenza, la sua dipendenza esplodeva pubblicamente e quel ragazzo cominciava a vagare fra servizi pubblici e comunit\u00e0, con la madre che si dedicava a lui totalmente ventiquattro ore al giorno: un salto di qualit\u00e0 nel compito del figlio di tenere i genitori a distanza di sicurezza l\u2019uno dall\u2019altro.<br \/>\nIn qualche modo\u00a0anche nell&#8217;anoressia vediamo una fase rivolta al controllo di s\u00e9 &#8211; del proprio corpo, della propria fame, dei propri comportamenti &#8211; e una fase rivolta al controllo di tutti quelli che, intorno, tentano do convincere la digiunatrice o il digiunatore a cambiare vita. In un certo senso la &#8220;dipendenza&#8221; si instaura in quella fase: nel momento in cui il comportamento &#8220;privato&#8221; incide sulle relazioni.<br \/>\nA volte ci capita di venire a conoscenza a posteriori di un comportamento a rischio che non \u00e8 diventato una dipendenza, o di un digiuno radicale che \u00e8 cessato dopo sei mesi. Probabilmente n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro hanno avuto modo di\u00a0diventare determinanti nelle relazioni &#8211; o magari hanno svolto una loro funzione\u00a0senza aver bisogno di aggravarsi.<\/p>\n<h4>2. Il giocatore nello studio del terapeuta<\/h4>\n<p>Ci sono diversi studi interessanti sul denaro nella coppia e nella famiglia e sul valore simbolico che esso assume nella relazioni (v. per esempio Coria, 1994). In campo sistemico Valeria Fassi\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.iscra.it\/seminari\/seminario-valeria-fassi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">si veda 2015<\/a>), che lavora nella mediazione del conflitto, ci ragiona da anni.<br \/>\nNella mia pratica incontro giocatori o dissipatori una volta \u201cscoperti\u201d: la <strong>famiglia<\/strong> si rivolge a me o intima al giocatore di chiamare un terapeuta per s\u00e9, una volta che il problema \u00e8 diventato noto in famiglia.<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3853\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/31\/oppressione-controllo-gioco-dazzardo\/convegno-nazionale-gioco-dazzardo-cmtf\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Convegno-Nazionale-Gioco-dAzzardo-CMTF-e1740035762185.jpg?fit=600%2C431&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,431\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Convegno-Nazionale-Gioco-dAzzardo-CMTF\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Convegno-Nazionale-Gioco-dAzzardo-CMTF-e1740035762185.jpg?fit=300%2C216&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Convegno-Nazionale-Gioco-dAzzardo-CMTF-e1740035762185.jpg?fit=600%2C431&amp;ssl=1\" class=\"alignleft wp-image-3853\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Convegno-Nazionale-Gioco-dAzzardo-CMTF.jpg?resize=449%2C323&#038;ssl=1\" alt=\"Convegno-Nazionale-Gioco-dAzzardo-CMTF\" width=\"449\" height=\"323\" \/>Come nell\u2019evoluzione della dipendenza di cui parlavo prima, la sensazione di potere, di disponibilit\u00e0 di risorse, il forte investimento sulla sensazione di controllare gli eventi \u201ccompensa\u201d una ferita relazionale, e in questo senso il gioco \u00e8 omeostatico: la persona che esercita questo potere lo fa metaforicamente, e in questo modo non turba lo stato delle cose. Dallo studio\u00a0sulle motivazioni al gioco\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.gambling.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=80&amp;Itemid=303\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Avanzi, 2013<\/a>) emerge\u00a0bene questo intreccio di eccitazione, sfida e rivalsa. Se, o quando, questa soddisfazione metaforica non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente, il gioco diventa conclamato e la sfida si attualizza sulla scena familiare: inizia la coda infinita di \u201cho smesso\u201d, \u201cdomani smetto\u201d, \u201cancora una volta e smetto\u201d, eccetera.<br \/>\nVa da s\u00e9 che quella che ho punteggiato come la &#8220;prima fase&#8221; la ricostruiamo a posteriori.<\/p>\n<h5><strong>2.1. Quando \u00e8\u00a0la famiglia a\u00a0chiedere aiuto<\/strong><\/h5>\n<p>A volte, dunque,\u00a0la famiglia nel suo insieme si rivolge allo studio di terapia.<br \/>\nHo trovato somiglianze interessanti fra le famiglie di un giocatore che chiedono aiuto e certe famiglie provate dal fatto che un membro ha segretamente dilapidato un patrimonio: per dire che non trovo una specificit\u00e0 del gioco d&#8217;azzardo, quanto piuttosto una <strong>centralit\u00e0 del denaro<\/strong> come oggetto metaforico attraverso il\u00a0quale, ad esempio nella relazione di coppia, un membro esprime il proprio bisogno\u00a0di decidere, di\u00a0<em>aver voce in capitolo<\/em>. Anche non attraverso comportamenti di dissipazione deplorevoli: qualche volta persino facendo versamenti molto generosi, ma segreti, a istituzioni caritatevoli. Ma qualche altra volta\u00a0non pagando l\u2019INPS e accumulando debiti col commercialista, e lasciando consapevolmente che i debiti crescano esponenzialmente. Tutto questo senza nemmeno sparire da casa al sabato\u00a0per andare al <em>casino<\/em>. Come in molte storie di gioco,\u00a0dapprima emerge in famiglia una piccola parte del problema, il membro della famiglia che ha dilapidato i soldi assicura che comunque \u00e8 pronta anche la soluzione, poi si va insieme da un consulente ma l\u2019appuntamento slitta di settimana in settimana (perch\u00e9 in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 nessun appuntamento) e piano piano il \u201cbuco\u201d emerge in tutta la sua drammaticit\u00e0.<br \/>\nIn altre occasioni incontro\u00a0il gioco come parte di una costellazione di problemi relazionali e di controllo reciproco, ed emergono in una terapia iniziata per un problema generale di conflitto. Per esempio possono essere parte di una serie di comportamenti stigmatizzati dai genitori in un figlio in grave crisi di svincolo.<\/p>\n<p>Nelle storie di cui sono stato testimone diretto ho trovato\u00a0centrale\u00a0il tema dell\u2019&#8221;oppressione\u201d.<br \/>\nUn padre di sessantasette anni piangeva come un bambino in seduta, dopo che la famiglia aveva scoperto dall\u2019estratto conto un paio di prelievi importanti (somme, diciamo, non enormi ma certamente assai\u00a0significative nell\u2019economia di quella famiglia) che il pensionato aveva utilizzato nell\u2019arco di qualche settimana per acquistare vari <strong>\u201cGratta e vinci\u201d<\/strong>. Nella seduta, parlando del momento attuale dell\u2019evoluzione della famiglia, emerse come quell\u2019uomo vivesse con incontenibile e inesprimibile dolore i preparativi del matrimonio della sua ultima figlia, e come sentisse che il suo dolore era del tutto marginale: sentiva di non avere voce, di non essere ascoltato.<br \/>\nTrovo che la sovrapposizione di questi episodi\u00a0con l\u2019uscita di un figlio non sia rara (il problema pu\u00f2 persino essere aggravato dal fatto che i soldi volatilizzati avrebbero dovuto costituire il gruzzolo necessario per l\u2019indipendenza e per la nuova famiglia). Magari quello che si svincola \u00e8 il figlio con cui il giocatore ha una relazione privilegiata (in questo caso c&#8217;erano un padre anziano e la giovane quartogenita), e cos\u00ec quest&#8217;ultimo si trova a fare i conti col fantasma di un futuro di isolamento nella sua stessa famiglia.<br \/>\nIl padre di cui vi racconto trovava attraverso il gioco il modo di lenire il proprio vissuto di marginalit\u00e0 e di <strong>inutilit\u00e0<\/strong> (e forse\u00a0sognava\u00a0di\u00a0salutare\u00a0la figlia con una somma pi\u00f9 cospicua di quella che le aveva messo a disposizione), ma\u00a0in seduta ammise come, da quando il pasticcio era venuto a galla, essere al centro dell&#8217;attenzione della moglie, dei figli, delle nuore e dei generi, lo riempisse di orgoglio, nonostante il dolore e la vergogna.<br \/>\nQuella terapia cominci\u00f2 con le lacrime del padre e fin\u00ec nelle lacrime di tutta la famiglia, soprattutto di pap\u00e0 e figlia abbracciati e col fazzoletto in mano.<\/p>\n<p>Certe volte\u00a0il giocatore o il dilapidatore vive in uno stato che avverte come di subordinazione nella <strong>coppia<\/strong>, ma per varie ragioni non ha voce per dirlo. Un uomo di cinquantacinque anni, che faceva un lavoro che non sopportava, aveva all\u2019inizio del matrimonio rinunciato a un incarico prestigioso all\u2019estero. Una vita passata a fare un mestiere che non amava, e imposto dalla moglie, lo faceva sentire deluso, inutile e soprattutto fallito come marito e come padre.<br \/>\nNel periodo in cui i debiti erano segreti l\u2019uomo viveva un&#8217;eccitante condizione di potenza e di rivincita. Una irrazionale fiducia nel fatto che \u201csucceder\u00e0 qualcosa che sistemer\u00e0 le cose\u201d (magari una vincita ingente e decisamente improbabile) gli permetteva di rinviare la rivelazione del disastro sotterraneo. Nelle strategie continue e febbrili del periodo successivo, invece, viveva un costante braccio di ferro con la moglie che quel gioco impari rendeva fragile come non era mai stata.<\/p>\n<p>Nel mantenimento del segreto, nel lavorare febbrilmente per rinviare il disastro, nella fiducia indefessa che la prossima vincita sistemer\u00e0 le cose, il giocatore tenta di controllare se stesso e gli altri, e in tutto questo si illude confidando nella consolazione di quel potere che arriver\u00e0. Bateson (1976) parl\u00f2 del problema dell\u2019alcolista come di un problema epistemologico che risiede nella certezza di poter controllare anche se stesso; l\u2019uscita dal problema comincia con l\u2019accettare che quel potere non esiste: quel potere \u00e8 una metafora, e prendere alla lettera le metafore \u00e8 un errore gravido di guai. Il dipendente pensa di dover insistere nel proprio comportamento per controllare meglio l\u2019evoluzione delle cose, e invece proprio questa convinzione &#8211; questo modo di essere sobrio &#8211; \u00e8 il problema: laddove invece la sbronza &#8211; il fallimento della convinzione di poter dominare la bottiglia &#8211; \u00e8 l&#8217;esperienza <strong>correttiva.<\/strong><\/p>\n<p>Lavorando con la famiglia, se quella che era la funzione del gioco viene detta con le parole, e condivisa con le persone che sono i destinatari di quella comunicazione, usare quel linguaggio cifrato non ha pi\u00f9 senso. E le speranze di abbandonare la trappola sono migliori.<\/p>\n<h5><strong>2.2. Quando la famiglia spinge il giocatore dal terapeuta<\/strong><\/h5>\n<p>Altre volte, invece, la famiglia (il partner, in particolare) intima al giocatore di farsi curare. Se si rivolge a uno studio privato, pu\u00f2 trattarsi di famiglie di livello sociale anche alto, preoccupate delle ripercussioni pubbliche\u00a0del problema di un membro.<br \/>\nIl giocatore magari accetta di andare a consultare un professionista, ma l\u2019invio genera una situazione paradossale in cui la persona viene in terapia <strong>senza avere motivazione<\/strong> per cambiare e senza la cognizione di avere un problema (e in un certo senso ha ragione: il gioco \u00e8 solo uno dei modi in cui la coppia porta avanti questioni non risolte e non affrontate) ma piuttosto per continuare la contesa: \u201cse vuoi vado, ma ti dimostro che \u00e8 del tutto inutile e che anzi il mio problema sei tu\u201d.<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3856\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/31\/oppressione-controllo-gioco-dazzardo\/poker\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/poker-e1740035815599.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,450\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"poker\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/poker-e1740035815599.png?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/poker-e1740035815599.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1\" class=\"alignright wp-image-3856\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/poker.png?resize=450%2C338&#038;ssl=1\" alt=\"poker\" width=\"450\" height=\"338\" \/>Diego, professionista di 58 anni sposato con una collega di 36, passa gran parte del tempo in cui non c\u2019\u00e8 la moglie (la notte, durante il lavoro di lei) a giocare a poker via internet. Nella vacanze\u00a0parte per la sale giochi oltre frontiera.<br \/>\nDa quello che racconta della coppia, sua moglie lo richiama spesso a considerare che un giorno non lontano\u00a0rester\u00e0\u00a0vedova per via della differenza di et\u00e0: questo lo spinge a investire denaro per garantirle sicurezze future, e a permettere a lei di prendere decisioni che a lui non piacciono, per esempio di acquistare una casa al mare: d&#8217;altra parte, come negarle la consolazione\u00a0di un bene\u00a0che peraltro sar\u00e0 costretta a godere da sola, in futuro? Diego prova una frustrazione che non sa dire, e &#8211; dapprima segretamente &#8211; coltiva quello svago che sente che lo fa\u00a0riappropriare del diritto di utilizzare a piacere\u00a0il proprio denaro. Poi il gioco\u00a0viene alla luce, e tutto diventa una prova di forza sul controllo vicendevole. Diego accetta di venire alle sedute ma con tutt&#8217;altro desiderio che abbandonare il gioco. Anzi, parleremo a lungo del suo rapporto di coppia.<\/p>\n<h4>3. Considerarlo un problema relazionale?<\/h4>\n<p>Dunque, alcune ragioni che mi sembrano utili per proporre di lavorare con la <strong>famiglia<\/strong> sono:<\/p>\n<ol>\n<li>\u00c8 probabile che la relazione simmetrica con il gioco (con la siringa, con la bottiglia eccetera) metaforizzi le <strong>relazioni<\/strong> che il giocatore vive con le persone vicine;<\/li>\n<li>Spostare l\u2019attenzione sul palcoscenico delle relazioni familiari ridimensiona l&#8217;illusione\u00a0del\u00a0<strong>controllo<\/strong> e dirige l&#8217;attenzione al modo in cui la persona sta nel mondo, al modo in cui tutti stanno nelle relazioni e nessuno esercita davvero un potere, per quanto ritenga di farlo.<\/li>\n<li>Rompere la <strong>designazione<\/strong> e l\u2019isolamento.\u00a0In una ricerca che si riferisce al lavoro con gruppi di donne (Prever e Locati 2012) le autrici mostrano come dissolvere l\u2019identit\u00e0 di \u201cgiocatrice patologica\u201d e recuperare quello di donna, madre, figlia, sia un passaggio necessario.<\/li>\n<li>Uscire dal <strong>paradosso<\/strong> di cui sopra, quello del paziente che chiede una terapia per non fare la terapia. \u00c8 per\u00f2 probabile che il partner non accetti, o che il giocatore stesso remi contro, e che si interrompa anche il lavoro individuale. La terapia \u00e8 diventata un elemento della schermaglia. Per quanto sia difficile aiutare le persone in una situazione del genere, anche non accettare di fare una terapia che diventa parte del problema \u00e8 un modo per essere meno dannosi possibile.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Si parla molto nella letteratura (si veda Capitanucci e Carlevaro, 2004), e molto si \u00e8 detto in questo convegno, del lavoro con la famiglia nella cura del gioco d\u2019azzardo: molte voci mettono l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di coinvolgere i familiari o la coppia per recuperare le relazioni colpite.<br \/>\n\u00c8 un aspetto fondamentale. A volte, anche una volta che\u00a0ci si \u00e8 lasciati alle spalle un problema, ci si accorge che la distruzione che ha causato impedisce di ricominciare e di avere la fiducia sufficiente nell&#8217;altro.<br \/>\nCredo che proprio a questo proposito la terapia della famiglia possa dispiegare la propria utilit\u00e0. Ma vorrei sottolineare che la terapia con la coppia o la famiglia mette al centro la salute delle relazioni colpite proponendo ai familiari di sentirsi \u201cdentro\u201d al problema, pi\u00f9 che spettatori o vittime del membro patologico della famiglia. Leggere i problemi individuali come legati alle relazioni importanti d\u00e0 a ciascuno una responsabilit\u00e0 e una speranza. Nelle storie che ho portato come esempio, il comportamento distruttivo del giocatore emergeva come risposta a quello che sentiva un rapporto di forze sbilanciato e perdente per lui. Nella terapia della famiglia liberare le persone dalle gabbie del problema e rivitalizzare le relazioni familiari non sono due momenti distinti: una cosa accade perch\u00e9 accade l&#8217;altra.<br \/>\nNelle dipendenze, ancora, o nei disturbi alimentari (<a href=\"http:\/\/www.psychiatryonline.it\/node\/4413\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giuliani e Barbetta, 2013<\/a>), il lavoro con la famiglia &#8211; per liberare le relazioni dalle incrostazioni che si sono create durante il problema ma anche per capire insieme il contesto relazionale nel quale esso \u00e8 nato &#8211;\u00a0pu\u00f2 essere addirittura <strong>propedeutico<\/strong> a qualunque altro aiuto al singolo.\u00a0Pu\u00f2 essere la possibilit\u00e0 per la famiglia di riconoscere l\u2019oppressione del giocatore, e per quest\u2019ultimo di assumersi la propria parte di responsabilit\u00e0 per l\u2019oppressione della famiglia. In questo reciproco riconoscimento si pu\u00f2 trovare, se esiste, la speranza residua di far guarire le relazioni.<\/p>\n<h4>Riferimenti<\/h4>\n<ul>\n<li><b>Maurizio Avanzi<\/b> (2013): \u201cELMO-GA: Elenco delle motivazioni che ti fanno giocare d\u2019azzardo\u201d, ALEA Bulletin, vol. 1 n. 3.<\/li>\n<li><b>Pietro Barbetta<\/b> (2014), <a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/rubriche\/336\/201410\/gioco-dazzardo-patologico\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cGioco d\u2019azzardo patologico\u201d<\/a>, <a href=\"http:\/\/doppiozero.com\">doppiozero.com<\/a>.<\/li>\n<li><b>Gregory Bateson<\/b> (1976), \u201cLa cibernetica dell\u2019\u2019Io\u2019: una teoria dell\u2019alcolismo\u201d, in \u201cVerso un\u2019ecologia della mente\u201d, Adelphi.<\/li>\n<li><b>D. Capitanucci, C. Carlevaro<\/b> (2004), \u201cGuida ragionata agli strumenti diagnostici e terapeutici nel Disturbo di gioco d\u2019azzardo patologico\u201d, Hans Dubois Editore.<\/li>\n<li><b>Carla Coria<\/b> (1994), \u201cIl denaro nella coppia\u201d, Editori Riuniti.<\/li>\n<li><b>Marco Dotti<\/b> (2013), \u201cSlot city (Brianza-Milano e ritorno)\u201d, Round Robin.<\/li>\n<li><b>Valeria Fassi<\/b> (2015), seminario <a href=\"http:\/\/www.iscra.it\/seminari\/seminario-valeria-fassi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cRelazioni economiche e relazioni affettive nella coppia e nella famiglia\u201d<\/a>, <a href=\"http:\/\/iscra.it\">iscra.it<\/a>.<\/li>\n<li><b>Massimo Giuliani<\/b> (2002), <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/pdf\/giuliani_familyscript_comunita.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cI family script nella comunit\u00e0 terapeutica\u201d<\/a>, Connessioni n. 10.<\/li>\n<li><strong>M.\u00a0Giuliani, P. Barbetta<\/strong> (2013): <a href=\"http:\/\/www.psychiatryonline.it\/node\/4413\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Strategie per una terapia non strategica: una conversazione su anoressia e cura&#8221;<\/a>, Psychiatryonline.<\/li>\n<li><b>F. Prever, V. Locati<\/b> (2012) \u201cWomen who gamble. A group clinic experience through the circus metaphor and other stories\u201d, 9th European Conference on Gambling Studies and Policy Issues Loutraki, Greece.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il contesto nel quale lavoro \u00e8 quello dello studio professionale di terapia della famiglia. 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