{"id":3795,"date":"2016-05-09T20:08:40","date_gmt":"2016-05-09T19:08:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimogiuliani.it\/ipertesti\/?p=3795"},"modified":"2025-03-01T20:16:41","modified_gmt":"2025-03-01T19:16:41","slug":"deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/","title":{"rendered":"Deletteralizzare &#8220;Paradosso e controparadosso&#8221; (il terapeuta all&#8217;incrocio)"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3795?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png?w=960&#038;ssl=1\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">PDF<\/span><\/a><\/div><p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3802\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/incrocio1\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?fit=578%2C432&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"578,432\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"incrocio1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?fit=300%2C224&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?fit=578%2C432&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3802\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?resize=578%2C432&#038;ssl=1\" alt=\"incrocio1\" width=\"578\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?w=578&amp;ssl=1 578w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?resize=201%2C150&amp;ssl=1 201w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio1.png?resize=150%2C112&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/p>\n<p><em>Questo testo nasce dalla relazione <strong>&#8220;Il terapeuta all&#8217;incrocio&#8221;<\/strong> che ho portato al congresso <strong>SIPPR<\/strong> di Prato l&#8217;8 maggio scorso, nella sessione &#8220;Nuovi orizzonti del Milan Model&#8221;.<\/em><br \/>\n<em> All&#8217;ultimo momento, per ragioni varie, ho cambiato i miei programmi escludendo alcune parti della relazione e improvvisandone altre.<\/em><br \/>\n<em> A beneficio di chi c&#8217;era e di chi non c&#8217;era, ma soprattutto mio, qua riporto la relazione, integrata con le parti estemporanee. Una parte del contenuto sar\u00e0 nota soprattutto a chi ha letto il mio articolo &#8220;Il bambino sistemico e l&#8217;acqua sporca&#8221; (Riflessioni Sistemiche n. 11), ma soprattutto l&#8217;e-book\u00a0<a href=\"https:\/\/sell.streetlib.com\/book\/corpi-che-parlano-psicoterapia-e-metafora-massimo-giuliani\">&#8220;Corpi che parlano&#8221;<\/a>, che avevo\u00a0appena pubblicato\u00a0quando mi sono messo a raccogliere le idee per la relazione.<\/em><br \/>\n<em> Grazie a <strong>Gianmarco Manfrida<\/strong>, presidente uscente della SIPPR, e ad\u00a0<strong>Andrea Mosconi<\/strong>, coordinatore della sessione.<\/em><\/p>\n<h4>Il terapeuta all&#8217;incrocio. Psicoterapia e metafora<\/h4>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Sembrer\u00e0 strano il sottotitolo un po&#8217; retr\u00f2 sulla metafora, dal momento che si parla del futuro e delle prospettive del Milan Model. La <strong>metafora<\/strong> \u00e8 un argomento antico e suggestivo, ma vi proporrei qua di pensare alla metafora proprio liberandola dal suo valore <em>suggestivo<\/em>. Cio\u00e8 guardando\u00a0<\/span><span class=\"s1\">ad essa non come a una trovata retorica, ma &#8211; ce lo diceva <strong>Bateson<\/strong> &#8211; come a una modalit\u00e0 legittima e necessaria di conoscenza del mondo. Per cui vi propongo di pensare non alla metafora come strumento <em>nella<\/em> terapia, ma alla terapia come una faccenda\u00a0metaforica.<\/span><!--more--><\/p>\n<p class=\"p1\">Ascoltavo oggi pomeriggio\u00a0il ricordo di alcuni colleghi di <strong>Luigi Boscolo<\/strong> e <strong>Gianfranco Cecchin<\/strong>. Ecco, pensavo a come, nei modi pi\u00f9 vari, ciascuno dichiarasse un debito nel loro confronti: Cosa\u00a0hanno preso dai Maestri di Milano, cosa\u00a0ha arricchito la loro pratica. Ecco, pensavo che pi\u00f9 che una conversazione fra medici o scienziati sembrava una conversazione fra <em>artisti<\/em>. Sono i musicisti improvvisatori che parlano cos\u00ec: come hanno fatto proprie certe idee e certe creazioni, cosa hanno <em>rubato<\/em> nelle <em>jam session<\/em>, come le hanno rielaborate a modo proprio eccetera. Questo ha a che fare con\u00a0l&#8217;idea che ho di Boscolo e Cecchin.<br \/>\n<strong>Camillo Loriedo<\/strong> ricordava che qualcuno diceva\u00a0a\u00a0Boscolo di ritenerlo un grande ipnotista, e di questo lui sorrideva, perch\u00e9 l&#8217;ipnosi non era la sua materia. Credo che questa idea di Boscolo come ipnotista sia da attribuire alle caratteristiche della sua voce profonda &#8211; una questione di <em>suono<\/em> &#8211; ma anche a un dettaglio peculiare del suo stile terapeutico. Quando restituiva a una famiglia la sua rilettura finale, la scandiva per bene; poi, quando aveva detto quello che aveva da dire, lo ripeteva con qualche parola cambiata, come per farsi capire bene, ma anche come per mettere\u00a0la sua idea sotto una luce un po&#8217; diversa, per renderla meno univoca; e poi un&#8217;altra volta cos\u00ec. Ecco, questo modo di ripetere le cose aveva certamente un che di\u00a0ipnotico, e le persone stavano ad ascoltarlo in silenzio. Ma a me faceva pensare anche a un <strong>improvvisatore jazz<\/strong>: come un musicista\u00a0be-bop esponeva\u00a0il tema e poi lo\u00a0risuonava un po&#8217; diversamente, e poi lo suonava un&#8217;altra volta cambiandolo ancora.<br \/>\nDi recente ho intervistato per <a href=\"http:\/\/www.cmtf.it\/connessioni\">&#8220;Connessioni&#8221;<\/a> <strong>Jacqueline Pereira<\/strong>, la moglie di Luigi Boscolo, perch\u00e9 mi parlasse degli anni della formazione negli Stati Uniti. Volevo verificare la mia ipotesi dell&#8217;influenza su Boscolo del periodo trascorso al Greenwich Village di <strong>New York<\/strong>. Il Village negli anni Sessanta era l&#8217;epicentro della <strong>controcultura.<\/strong> L\u00ec vivevano\u00a0artisti, musicisti, poeti, scrittori, e, s\u00ec, anche Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin. La storia che mi ha raccontato Jacqueline credo sia molto illuminante e vi rimando ad essa\u00a0<em>(in pubblicazione)<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ecco, dal momento che dobbiamo parlare del futuro e delle prospettive del modello: nell&#8217;arte il problema di che fare della <strong>tradizione<\/strong> e di quello che \u00e8 venuto\u00a0prima, il pi\u00f9 delle volte non si risolve cancellandoli. Quello che si fa col passato \u00e8 <em>usarlo<\/em>. \u00c8 <em>appropriarsene<\/em>. N\u00e9 rifarlo, n\u00e9\u00a0distruggerlo:\u00a0lo si trasforma, gli si cambia cornice. Per questo negli anni Novanta, quando leggevo critiche ingiuste al Milan Model come quella di <strong>Michael White<\/strong> (di che sistemica stava parlando? Di quella di vent&#8217;anni prima?) o quella pretestuosa di Efran e Clarfield (che, riducendo l&#8217;approccio\u00a0alle sue tecniche, e scambiando\u00a0<em>tecniche<\/em> per <em>procedure<\/em>, facevano passare\u00a0quello\u00a0per\u00a0una lista\u00a0di prescrizioni procedurali), non capivo. Quei critici, con l&#8217;aria di essere scettici nei confronti di qualunque cosa sapesse troppo di tecnologia, si comportavano\u00a0come scienziati che avevano scoperto qualche nuova tecnologia\u00a0che rendeva sorpassate\u00a0le precedenti. Non come degli artisti della conversazione alle prese con un&#8217;arte in evoluzione.<\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Dicevamo, <em>&#8220;il terapeuta all&#8217;incrocio&#8221;<\/em>. Che razza di metafora \u00e8?<br \/>\n<\/span><span class=\"s1\">Non \u00e8 una metafora, per lo meno non all&#8217;inizio. Il terapeuta all&#8217;incrocio sono io, fermo in senso letterale una sera allo stop con la mia vetturetta.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3801\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/incrocio2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?fit=577%2C433&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"577,433\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"incrocio2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?fit=577%2C433&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3801\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?resize=577%2C433&#038;ssl=1\" alt=\"incrocio2\" width=\"577\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?w=577&amp;ssl=1 577w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?resize=200%2C150&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio2.png?resize=150%2C113&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Avete presente?, uno di quegli stop dai quali \u00e8 difficile uscire,\u00a0per via del fatto che non si vede\u00a0a destra e a sinistra. Cos\u00ec, per scegliere il momento\u00a0di uscire bisogna sporgersi per vedere, ma per sporgersi e vedere bisogna uscire. E\u00a0se a un certo punto non si rischia, si rimane\u00a0fermi l\u00e0. Oppure bisogna trovare un modo di buttare lo sguardo e prendere una decisione a ragion veduta.<br \/>\nEcco, mentre mi trovo l\u00ec allo stop pensando se uscire o se stare, e provando a valutare il rischio di andare mezzo metro pi\u00f9 avanti, mi viene in mente una mia paziente incontrata in studio due sere prima.<br \/>\nRaffaella \u00e8 una donna di 45 anni, che in quella seduta mi raccontava di un collega che le chiedeva insistentemente di uscire, ma lei non sapeva decidersi. Per rispondere ai suoi inviti sentiva di\u00a0doverlo conoscere un po&#8217; meglio, ma finch\u00e9 non ci avesse passato del tempo insieme non lo avrebbe conosciuto abbastanza da poter decidere se passarci del tempo insieme!<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3800\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/incrocio3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?fit=579%2C433&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"579,433\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"incrocio3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?fit=300%2C224&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?fit=579%2C433&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3800\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?resize=579%2C433&#038;ssl=1\" alt=\"incrocio3\" width=\"579\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?w=579&amp;ssl=1 579w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?resize=201%2C150&amp;ssl=1 201w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3.png?resize=150%2C112&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 579px) 100vw, 579px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ora, la somiglianza fra la mia situazione all&#8217;incrocio e il dilemma della paziente mi pare evidente. C&#8217;\u00e8 un&#8217;analogia non fra me e la paziente, e nemmeno fra la strada e il corteggiatore. La somiglianza \u00e8 fra i due contesti: io-visibilit\u00e0 dell&#8217;incrocio-decisione se uscire e\u00a0Raffaella-conoscenza del collega-decisione se uscire (guardate la parola che ricorre in entrambi: <em>uscire<\/em>; \u00e8 la stessa parola ma non indica la stessa azione, e il rapporto fra i due <em>uscire<\/em>\u00a0non \u00e8 che metaforico).<br \/>\n\u00c8 una di quelle che <strong>Steven Pinker<\/strong>\u00a0(2007) chiama &#8220;strutture metaforiche astratte&#8221;, cio\u00e8 somiglianze strutturali fra due diverse situazioni, tali per cui conoscendone una questa stabilisce una connessione all&#8217;altra,\u00a0e questa connessione pu\u00f2 tornarci utile per comprenderla.<br \/>\nAll&#8217;inizio ho pensato: caspita, se i due eventi (la seduta con Raffaella e il mio imbarazzo all&#8217;incrocio) si fossero verificati in ordine inverso, l&#8217;incrocio sarebbe stato una brillante metafora terapeutica (&#8220;sa, il suo dilemma mi fa venire in mente quello che succede allo stop eccetera eccetera&#8221;). Poi, qualche seduta\u00a0dopo, la questione se uscire col collega\u00a0si ripresent\u00f2, dandomi l&#8217;occasione di dire a Raffaella: &#8220;un po&#8217; di\u00a0tempo fa mi sono trovato in una situazione che mi ha fatto pensare a lei&#8221;. E cos\u00ec parlammo un po&#8217; della sua scelta difficile, potendo guardarla con la distanza rassicurante che la metafora ci permetteva.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Emergono due punti\u00a0interessanti: il\u00a0primo \u00e8 che la metafora non \u00e8 una somiglianza fra <em>cose<\/em> ma fra <em>contesti<\/em>, fra <em>relazioni<\/em>. Il\u00a0secondo \u00e8 che funzioniamo cos\u00ec: connettiamo esperienze metaforicamente. Ma questo ce l&#8217;aveva detto gi\u00e0 Gregory Bateson: avete presente il <em>sillogismo in erba<\/em>? L&#8217;uomo \u00e8 erba e il corteggiamento\u00a0\u00e8 un incrocio in cui\u00a0bisogna decidere se uscire o no. Connettiamo esperienze nuove (in questo caso storie\u00a0di cui siamo spettatori in terapia) con esperienze che abbiamo gi\u00e0 fatto (fuori dalla stanza di terapia).<br \/>\nNel mio libro sulla metafora in terapia racconto di Marcello e Lucia: lui metalmeccanico con la passione di assemblare e\u00a0riparare chitarre elettriche, lei impiegata. Lui con esperienze dure nel proprio passato, lei con anni di servizio in parrocchia. Lui con il suo grande amore per gli AC-DC e i Guns&#8217;n&#8217;Roses, lei col suo controllato trasporto per Baglioni e i cantanti melodici.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3797\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/incrocio3a\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?fit=580%2C436&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"580,436\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"incrocio3a\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?fit=300%2C226&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?fit=580%2C436&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3797\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?resize=580%2C436&#038;ssl=1\" alt=\"incrocio3a\" width=\"580\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?w=580&amp;ssl=1 580w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?resize=300%2C226&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?resize=200%2C150&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio3a.png?resize=150%2C113&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Lucia \u00e8 in ansia perch\u00e9 quando Marcello alza la voce con i figli le sembra davvero aggressivo, e ha paura che i ragazzi si terrorizzino. D&#8217;altra parte i figli\u00a0sembrano cogliere che quando il pap\u00e0 grida e dice cose intimidatorie l&#8217;intento non sia quello di minacciarli, ma di interrompere un processo. \u00c8 il suo stile. Non sar\u00e0 il massimo dell&#8217;eleganza, ma \u00e8 fatto cos\u00ec.<br \/>\nDico a entrambi: \u201cSembra che non siano le parole la cosa importante per Marcello, ma la musica\u2026 cio\u00e8, \u00e8 diverso il valore che date alle parole. Per Lucia le parole sono importanti per quello che dicono. Per Marcello sono importanti per come suonano. Insomma, \u00e8 come se ascoltaste una canzone: ci sono quelli che ascoltano pi\u00f9 la musica e quelli che ascoltano pi\u00f9 le parole, avete presente?\u00a0Ecco, forse voi siete un po\u2019 cos\u00ec\u2026\u201d (\u2026)<br \/>\n<\/span><span class=\"s1\">E mi parlano di come ascoltano la musica e di come, s\u00ec, Lucia faccia attenzione alle parole mentre a Marcello interessino i <em>riff<\/em> di chitarra. La metafora connette Marcello e Lucia: saranno diversi, ma sono due persone che cercano, per cos\u00ec dire, la musica. E connette entrambi con me: penso che Marcello avr\u00e0 sentito che la metafora lo valorizzava &#8211; tanto da poter uscire\u00a0dalla sua posizione di accusato e\u00a0spiegare a Lucia la sua reazione animosa &#8211; perch\u00e9 l\u2019ascoltare musica e suonare la chitarra sono attivit\u00e0 che mi riguardano. La metafora richiama una <strong>connessione<\/strong> mai esplicitata fra il mio mondo\u00a0e il suo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Grazie a George Lakoff (Lakoff e Johnson, 1980 e 1998) abbiamo capito che quando parliamo per metafore parliamo della nostra esperienza corporea nel mondo fisico. \u00c8 attraverso quella che conosciamo\u00a0il mondo non fisico (emozioni, sentimenti, affetti), e ne parliamo come parliamo del <strong>corpo<\/strong> nel mondo fisico (&#8220;mi sento <em>gi\u00f9&#8221;,<\/em> &#8220;siamo <em>a mezza strada<\/em>&#8220;, &#8220;quell&#8217;esperienza mi ha <em>piegato&#8221;<\/em> eccetera). E grazie a Steven Pinker abbiamo capito che quando parliamo per metafore connettiamo un&#8217;esperienza nuova ed estranea con un&#8217;altra che <strong>ci riguarda<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"p1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3799\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/incrocio4\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?fit=579%2C432&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"579,432\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"incrocio4\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?fit=300%2C224&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?fit=579%2C432&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3799\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?resize=579%2C432&#038;ssl=1\" alt=\"incrocio4\" width=\"579\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?w=579&amp;ssl=1 579w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?resize=201%2C150&amp;ssl=1 201w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incrocio4.png?resize=150%2C112&amp;ssl=1 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 579px) 100vw, 579px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Insomma:\u00a0quando parliamo di terapia e metafora, parliamo di tutt\u2019altro che di una strategia retorica di persuasione. Il terapeuta non va nella stanza di terapia armato di metafora: anzi vi entra <strong>disarmato,<\/strong> col proprio mondo e il proprio corpo. Ma, per capirci: nemmeno parliamo di un terapeuta pi\u00f9 o meno <em>amichevole<\/em>\u00a0o <em>affettuoso<\/em>. Siamo tanto distanti da una terapia fatta di strategia e di controllo quanto dalla\u00a0<em>self disclosure<\/em>\u00a0obbligatoria di certi terapeuti postmoderni.<br \/>\nPensare alla terapia come a un contesto di comunicazione metaforica ci fa volare pi\u00f9 alto dei <strong>dualismi<\/strong> triti della finalit\u00e0 cosciente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Oggi pomeriggio Pietro Barbetta ci ha mostrato una <strong>seduta<\/strong> di\u00a0Luigi Boscolo che interagiva con una bambina: ci siamo emozionati tutti davanti al modo in cui le ha permesso di dare voce alla propria visione dei\u00a0suoi\u00a0genitori.<br \/>\nBoscolo, immensamente innamorato del proprio lavoro, era felice particolarmente quando lavorava con i bambini. E chi conosce qualcosa della sua <strong>biografia,<\/strong>\u00a0ha un&#8217;idea delle risonanze metaforiche che lo commuovevano intensamente\u00a0nel lavoro coi bambini e gli\u00a0permettevano di essere cos\u00ec bravo con loro. Senza nessuno sforzo di essere manifestamente gentile o deliberatamente empatico, ma anche senza alcuna malizia strategica. Abbiamo visto un terapeuta che &#8220;fa fare&#8221; delle cose ai pazienti, ma partecipe e divertito quanto non pu\u00f2 esserlo un terapeuta che impartisce prescrizioni col fine intenzionale\u00a0di modificare comportamenti. Quanto\u00a0forse non potevano essere persino nemmeno i terapeuti strategici di &#8220;Paradosso e controparadosso&#8221; (Selvini Palazzoli et al.,\u00a01978) &#8211; o meglio: i terapeuti che volevano che pensassimo che fossero \u00a0quando interpretavano il metodo strategico.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ripensando alla terapia come a una questione di metafore, mi domando se le prospettive di questo mestiere &#8211; di questo modo particolare di farlo, che chiamiamo &#8220;Milan Model&#8221; &#8211; non risiedano nella nostra capacit\u00e0 di <strong>deletteralizzare<\/strong> la pesante tradizione sistemico strategica &#8211; come James Hillman suggeriva di fare con Freud per approdare a una posizione narrativa. Di leggerla pi\u00f9\u00a0in chiave <strong>metaforica<\/strong> e <strong>letteraria.<\/strong>\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Di tenerci stretto &#8220;Paradosso e controparadosso&#8221;, a patto di leggerlo non come un testo scientifico ma come la storia di quattro terapeuti geniali che si sono inventati un modo di parlare con le famiglie e di incoraggiare il cambiamento. Di leggere i suoi casi clinici mantenendoci scettici sulle spiegazioni degli autori, interrogandoli e lasciandoci interrogare come si fa con un romanzo.<br \/>\nPeraltro mi\u00a0domando se la strada che hanno imboccato gli stessi Boscolo e Cecchin dopo la <strong>scissione<\/strong> dei Milan Associates non sia quella di una continua deletteralizzazione di se stessi (ammesso e non concesso che, prima, prendessero alla lettera la terapia strategica).<br \/>\nIl\u00a0Cecchin che ci raccomandava, pi\u00f9 o meno: &#8220;quando fate una connotazione positiva dovete crederci voi stessi, altrimenti lasciate perdere: le persone sentono se siete sinceri&#8221;, non diceva le stesse cose che aveva detto anni prima su quel testo sacro. Si poneva\u00a0lontano dalla posizione ingegneristica dell&#8217;ingiunzione paradossale, e piuttosto ci stava prescrivendo uno sguardo di secondo ordine: mettere noi stessi nella prospettiva di trovare\u00a0aspetti positivi, ancora prima di proporla alle persone. Non era pi\u00f9 una strategia, non era pi\u00f9 un trucco. Era la proposta di un &#8220;lavoro su se stessi&#8221; (quello che, dicono, nel Milan Model non si fa).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Deletteralizzare il patrimonio di quel modo di lavorare ci permette di scoprirne implicazioni\u00a0formidabili.<\/p>\n<p class=\"p1\">Deletteralizzata, la <strong>seduta<\/strong> con l\u2019\u00e9quipe, quella scandita in cinque parti che in &#8220;Paradosso e controparadosso&#8221; costituiva un potente strumento per mantenere il controllo sulla conversazione, diventa una <em>struttura narrativa<\/em>. Sembra che il superamento delle pratiche del Milan Model in nome di una posizione narrativa abbia finito per\u00a0demolire proprio gli elementi pi\u00f9 gagliardamente narrativi di quel modo di lavorare.<\/p>\n<p class=\"p1\">Deletteralizzate,\u00a0le <strong>prescrizioni rituali<\/strong>\u00a0diventano &#8211; anzich\u00e9 una tecnica per introdurre modificazioni surrettizie\u00a0dei comportamenti e dei modi di stare insieme &#8211; la proposta di una <em>esperienza metaforica<\/em>.\u00a0La famiglia Casanti, seduta attorno al tavolo con la porta di casa chiusa e con\u00a0la consegna che ogni membro si esprimesse per un tempo limitato e uguale per tutti, sperimentava metaforicamente spazi psicologici, confini, vicinanze, distanze, ascolto. Il libro raccomandava ai terapeuti di non svelare il senso della prescrizione, che altrimenti sarebbe stata esposta a squalifiche e vanificata.\u00a0Ecco, io penso che fosse prudente non dire troppo: ma perch\u00e9 una metafora non va commentata.\u00a0La spiegazione di una metafora \u00e8 un imbroglio, \u00e8 una bugia. \u00c8 un&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p class=\"p1\">Deletteralizzata, la <strong>prescrizione paradossale<\/strong> \u00e8 la <em>promessa<\/em> di una relazione.<br \/>\n<span class=\"s1\">Anni fa (si veda Giuliani, 2008 e 2016; Barbetta e Giuliani, 2013) nel Forum sulle Matrici Culturali coordinato da Pietro Barbetta all&#8217;universit\u00e0 di Bergamo, conducemmo un lavoro di follow up con alcune ex anoressiche: alcune di loro avevano avuto una terapia strategica, che si concludeva &#8211; tradizionalmente &#8211; una frazione di secondo dopo la remissione del sintomo. Coerentemente con quello che gi\u00e0 aveva capito Mara Selvini, le terapie strategiche erano molto efficaci per indurre le ragazze ad abbandonare l&#8217;anoressia, ma generalmente, dopo aver ricominciato a mangiare, tutte sentivano il bisogno di una terapia per s\u00e9 e vivevano\u00a0la fine della terapia come un abbandono e un tradimento. Era come se\u00a0l&#8217;intervento (in cui i clinici, in sostanza, annunciavano che avrebbero desistito dalla terapia), lungi dall&#8217;essere risolutivo, fosse per\u00f2 un messaggio come: &#8220;da questo momento\u00a0ti prometto una relazione con me libera da qualunque condizionamento del cibo: non voglio parlare con te di questo, non voglio convincerti ad avere comportamenti di qualunque genere&#8221;. Per i terapeuti questo chiudeva la partita; per le ragazze era l&#8217;inizio. A quell&#8217;inizio non seguiva nulla. La promessa era tradita. Nei casi in cui le ragazze avevano ancora rapporti, anche\u00a0laschi e informali, col terapeuta, vivevano quelli come la vera terapia e ne ricavavano un&#8217;esperienza evolutiva potente.<br \/>\nLa riflessione sui follow up di ex anoressiche prese in carico con la terapia strategica ci ha portato a deletteralizzare la letteratura sulla terapia strategica e le prescrizioni paradossali. Che erano importanti, ma forse\u00a0per tante altre ragioni che non quelle che conoscevamo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\">Se le cose stanno cos\u00ec, \u00e8 probabile\u00a0che esistano solide\u00a0buone ragioni per conservare quel patrimonio, liberandolo magari dalla vecchia cornice epistemologica, invece che abbandonarlo; per deletteralizzare quelle pratiche e stare a vedere cosa hanno da offrire oggi, che nuovi significati possono assumere.<\/p>\n<p class=\"p2\">Concludo con un brano di una intervista di Antonio Bussi a <strong>Harold Goolishian<\/strong> (1989, ripubblicata nel\u00a02015) il terapeuta di Galveston \u00e8 richiesto a un certo punto di dire la sua sulla Mara Selvini dei &#8220;Giochi psicotici nella famiglia&#8221; (1988). \u00c8 un passaggio che mi pare interessante, perch\u00e9 non riesco a immaginare due terapeuti pi\u00f9 distanti fra loro che Goolishian e la Selvini. Il corsivo \u00e8 mio:<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">\u201c<em>La mia descrizione di ci\u00f2 che lei fa non si accorda con la sua<\/em>. Ho pensato che avesse speso un sacco di tempo nel <em>fare esattamente quello che io penso si debba fare<\/em>, che \u00e8: essere co-autori di una nuova narrativa con la gente.\u201d\u00a0<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Goolishian non contesta tanto le pratiche, quanto il modo di descriverle e spiegarle (che poi, certo, produce a sua volta pratiche contestabili). Come se il linguaggio della finalit\u00e0 cosciente allontanasse dal cuore della questione, della relazione terapeutica e del cambiamento.<br \/>\nMi pare un esempio di un modo di leggere oggi con pi\u00f9 passione quello che i Maestri facevano\u00a0che le spiegazioni del perch\u00e9 lo facessero. O almeno, leggere quelle spiegazioni come parte della storia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Barbetta P., Giuliani M. (2013), <a href=\"http:\/\/www.psychiatryonline.it\/node\/4413\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cStrategie per una terapia non strategica: una conversazione con Pietro Barbetta su anoressia e cura\u201d<\/a>. In Psychiatry on line Italia, URL consultato in data 2 dicembre 2015.<\/li>\n<li>Giuliani M. (2008), <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/21-Giuliani_.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cLe emozioni dei terapeuti e la memoria della paziente. Un ipertesto sull\u2019anoressia\u201d<\/a>. Connessioni, n. 21, pp. 103- 132. URL consultato in data 2 dicembre 2015.<\/li>\n<li>Giuliani M. (2014), <a href=\"http:\/\/www.aiems.eu\/files\/rs_11_-_giuliani.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Il bambino sistemico e l\u2019acqua sporca&#8221;<\/a>. In Riflessioni Sistemiche n. 11, pp. 163-175. URL consultato in data 2 dicembre 2015.<\/li>\n<li>Giuliani M. (2016), <a href=\"http:\/\/www.durangoedizioni.it\/massimo-giuliani-corpi-che-parlano-psicoterapia-e-metafora\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Corpi che parlano. Psicoterapia e metafora<\/a>. E-book Durango Edizioni, Trani.<\/li>\n<li>Goolishian H. (1989) intervistato da Bussi e Ravella, ne\u00a0Il Bollettino del Centro Milanese di Terapia della Famiglia n. 18. Rist. in Connessioni n. 34 (2015).<\/li>\n<li>Lakoff G., Johnson M. (1980), Metafora e vita quotidiana. Bompiani, Milano, 1998 (III ed. 2007).<\/li>\n<li>Lakoff G., Johnson M. (1998), Elementi di linguistica cognitiva. Quattro Venti, Urbino.<\/li>\n<li>Pinker S. (2007), Fatti di parole. Mondadori, Milano, 2009.<\/li>\n<li>Selvini Palazzoli, M., Boscolo, L., Cecchin, G., Prata, G. (1978), <em>Paradosso e controparadosso<\/em>. Feltrinelli, Milano. Rist. R. Cortina Editore, Milano (2003).<\/li>\n<li>Selvini Palazzoli M., Cirillo S., Selvini M., Sorrentino A.M. (1988),\u00a0<i>I giochi psicotici della famiglia<\/i>. R. Cortina Editore, Milano.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo testo nasce dalla relazione &#8220;Il terapeuta all&#8217;incrocio&#8221; che ho portato al congresso SIPPR di Prato l&#8217;8 maggio scorso, nella sessione &#8220;Nuovi orizzonti del<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5896,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[11,185],"tags":[79,190,194,122,188,189,126,195,192,196,193,191],"class_list":["post-3795","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia-e-psicoterapia","category-relazioni","tag-gianfranco-cecchin","tag-luigi-boscolo","tag-metafora","tag-metafore","tag-milan-approach","tag-milan-model","tag-narrativa","tag-relazione-terapeutica","tag-sociocostruzionismo","tag-tecniche-terapeutiche","tag-terapia-familiare","tag-terapia-sistemica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Deletteralizzare &quot;Paradosso e controparadosso&quot; (il terapeuta all&#039;incrocio) - Psicoterapia (e altre metafore)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2016\/05\/09\/deletteralizzare-paradosso-e-controparadosso-il-terapeuta-allincrocio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Deletteralizzare &quot;Paradosso e controparadosso&quot; (il terapeuta all&#039;incrocio) - Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"PDF Questo testo nasce dalla relazione &#8220;Il terapeuta all&#8217;incrocio&#8221; che ho portato al congresso SIPPR di Prato l&#8217;8 maggio scorso, nella sessione &#8220;Nuovi orizzonti del Milan Model&#8221;. All&#8217;ultimo momento, per ragioni varie, ho cambiato i miei programmi escludendo alcune parti della relazione e improvvisandone altre. A beneficio di chi c&#8217;era e di chi non c&#8217;era, ma soprattutto mio, qua riporto la relazione, integrata con le parti estemporanee. Una parte del contenuto sar\u00e0 nota soprattutto a chi ha letto il mio articolo &#8220;Il bambino sistemico e l&#8217;acqua sporca&#8221; (Riflessioni Sistemiche n. 11), ma soprattutto l&#8217;e-book\u00a0&#8220;Corpi che parlano&#8221;, che avevo\u00a0appena pubblicato\u00a0quando mi sono messo a raccogliere le idee per la relazione. Grazie a Gianmarco Manfrida, presidente uscente della SIPPR, e ad\u00a0Andrea Mosconi, coordinatore della sessione. Il terapeuta all&#8217;incrocio. Psicoterapia e metafora Sembrer\u00e0 strano il sottotitolo un po&#8217; retr\u00f2 sulla metafora, dal momento che si parla del futuro e delle prospettive del Milan Model. La metafora \u00e8 un argomento antico e suggestivo, ma vi proporrei qua di pensare alla metafora proprio liberandola dal suo valore suggestivo. Cio\u00e8 guardando\u00a0ad essa non come a una trovata retorica, ma &#8211; ce lo diceva Bateson &#8211; come a una modalit\u00e0 legittima e necessaria di conoscenza del mondo. 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