{"id":287,"date":"2010-08-04T20:39:30","date_gmt":"2010-08-04T19:39:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/?p=287"},"modified":"2025-03-01T20:13:18","modified_gmt":"2025-03-01T19:13:18","slug":"gianfranco-cecchin-sei-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2010\/08\/04\/gianfranco-cecchin-sei-anni-dopo\/","title":{"rendered":"Gianfranco Cecchin, sei anni dopo"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/287?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png?w=960&#038;ssl=1\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">PDF<\/span><\/a><\/div><p>Di recente ha portato a termine il suo bel lavoro <strong>Federica Colombo<\/strong>, che si \u00e8 dedicata per qualche anno alla sua tesi di laurea specialistica in Consulenza Pedagogica e Ricerca Educativa presso la facolt\u00e0 di Scienze di Formazione di Milano Bicocca con <a href=\"http:\/\/www.unimib.it\/go\/Home\/Italiano\/Elenco-Docenti\/FORMENTI-LAURA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Laura Formenti<\/a>.<br \/>\nPer la tesi, sulla figura di <a href=\"http:\/\/www.cmtf.it\/?p=15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gianfranco Cecchin<\/a>, ha intervistato colleghi e allievi di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gianfranco_Cecchin\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Gianfranco Cecchin<\/strong><\/a>, che con <strong><a href=\"http:\/\/www.cmtf.it\/?p=14\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Luigi Boscolo<\/a><\/strong> ha creato il <a href=\"http:\/\/www.vertici.com\/rubriche\/articolo.asp?cod=12462\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Milan Approach<\/strong><\/a> e che \u00e8 morto nel febbraio del 2004 in un incidente sull&#8217;autostrada dalle parti di Brescia.<br \/>\nDi Cecchin sono stato allievo e purtroppo non ho avuto il tempo di condividere molto con lui quando sono diventato docente del Centro Milanese.<br \/>\nFederica ha voluto incontrare anche me. Ci siamo visti pi\u00f9 di due anni fa, e mi ha rivolto alcune domande per la sua tesi in un bar di Brescia: riporto qui alcuni stralci della conversazione.<br \/>\nGrazie a Federica Colombo per le domande e per il lavoro che ha condotto.<!--more--><\/p>\n<p><strong>F.C.: Vorrei che lei mi raccontasse come \u00e8 avvenuto il suo incontro con Gianfranco Cecchin.<br \/>\n<\/strong>M.G.: Avevo fatto da poco la domanda per il gruppo di formazione nella scuola di specializzazione nella scuola di via Leopardi. Ero grandicello perch\u00e9 come dicevo ero passato attraverso altre scuole\u2026 E cos\u00ec sono tornato a Milano perch\u00e9 c\u2019erano delle cose che mi mancavano, poi in quel periodo avevo letto intensivamente i libri prodotti al <a href=\"http:\/\/www.cmtf.it\/?p=15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Centro Milanese<\/a>, quindi decisi di tornare a Milano per iscrivermi alla scuola di via Leopardi.<br \/>\nUna sera del dicembre \u201898 ci fu un colloquio di gruppo con tutti gli aspiranti allievi. Il colloquio era tenuto principalmente da Paolo Bertrando e Luigi Boscolo e a un certo punto entr\u00f2 Gianfranco Cecchin, si sedette con noi per pochi minuti, lo sentii parlare poco, ehm&#8230; mi fece una strana impressione, un po\u2019 la stessa impressione credo anche Luigi Boscolo, nel senso che avevo letto questi libri pieni di idee, particolarmente innovativi e mi trovai davanti a due personaggi che &#8211; in particolare Gianfranco Cecchin aveva l\u2019aria un po\u2019 dimessa &#8211; non avevano l\u2019aria dei guru, dei santoni, e neanche degli intellettuali che se la tiravano&#8230;<br \/>\nMi colp\u00ec molto quella sua aria, come dire?, informale, e credo di aver capito una cosa: Gianfranco Cecchin era uno che metteva tra parentesi molte pi\u00f9 cose di quante non ne mostrasse\u2026 Credo che avesse una cultura e un bagaglio di conoscenze che non si intuiva quando si parlava con lui. Quello che colpiva quando si incontrava era il tono amichevole e simpatico con cui ti accoglieva, erano le cose geniali che sapeva dire, che sapeva pensare; difficilmente uno dietro a questa genialit\u00e0 riusciva a scorgere un bagaglio culturale che secondo me era cospicuo. Questo forse ha a che fare col fatto che Cecchin non si \u00e8 mai sentito un teorico, un teoreta, ma aveva l\u2019aria di proporsi come un artigiano. Credo che lasciare tra parentesi tutto questo bagaglio fosse una scelta, e anche quell&#8217;atteggiamento ironico che lo portava a non fare mai troppo sul serio, a non sacralizzare mai nulla&#8230;<br \/>\nEcco, se devo ripensare alla prima volta che l\u2019ho incontrato ripenso a quest\u2019impressione che mi lasci\u00f2 un po\u2019 perplesso, tornando a casa ripensai a quest\u2019ometto che assomigliava poco al genio dirompente, esplosivo che si leggeva nei suoi libri. Poi ho capito che la semplicit\u00e0 e la genialit\u00e0 erano due facce della stessa medaglia. \u00c8 stato un grande esercizio nel senso che ha messo in discussione la mia idea di cosa potesse essere un maestro, insomma&#8230;<\/p>\n<p><strong>F.C.: L\u2019ha percepita subito&#8230;<\/strong><br \/>\nM.G.: S\u00ec. Io credo che aver a che fare con quest\u2019uomo &#8211; e posso anche estendere il discorso a entrambi, insomma anche a Luigi Boscolo &#8211; ma comunque avere a che fare con Cecchin e, e superare questa dissonanza cognitiva, se prima lo hai letto e poi lo incontri diciamo, credo che gi\u00e0 questa esperienza sia met\u00e0 della formazione.<br \/>\nQuello che voglio dire \u00e8 che l\u2019irriverenza e la curiosit\u00e0 le imparavi soprattutto sentendolo parlare e conoscendo il suo modo molto serio di non prendersi sul serio. Ho un po\u2019 il timore che questo pensiero suoni un po\u2019 banale, poi magari riascoltandolo\u2026 (ridiamo) per\u00f2 non so, ecco\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C. : Cio\u00e8 l\u2019effetto che dava per\u00f2 non era banale\u2026<\/strong><br \/>\nM.G. : Tutt\u2019altro<\/p>\n<p><strong>F.C.: Cio\u00e8 si presentava banale in questo modo informale tuttavia\u2026<br \/>\n<\/strong>M.G.: S\u00ec, s\u00ec, era un modo leggero di porsi, ma che lasciava una traccia profondissima\u2026 Io ricordo\u2026 io vivo e lavoro in un posto vicino a un luogo dove anni fa si \u00e8 consumato un fatto di cronaca di cui ha parlato tutta l\u2019Italia, no? Il cosiddetto &#8220;branco&#8221;, alcuni ragazzotti che violentarono e uccisero una ragazzina che abitava dalle mie parti. Io\u00a0ricordo che si sentiva il peso nella vita di tutti i giorni, insomma si sentiva il peso molto grave di quest\u2019evento e si sentiva il martellare dei mezzi di informazione, degli esperti di turno, degli psicologi di turno, e mi ricordo che in questo clima io ero allievo della scuola e andai a un seminario di Cecchin: lui in poche parole riusc\u00ec a dire delle cose del tutto non scontate su quattro ragazzi che decidono di violentare e picchiare una ragazza, e volava alto al di sopra di tutti i fiumi di inchiostro e di tutti i commenti degli esperti della televisione.<br \/>\nQuello che ho sempre pensato \u00e8 che coglieva dei pezzi di verit\u00e0 che tutte le altre voci non erano in grado di cogliere: questo mi ha sempre colpito.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Volava alto quindi\u2026<br \/>\n<\/strong>M.G.: Volava alto perch\u00e9 era leggero insomma, no? Tutte le voci degli esperti della televisione e al giornale tutti quegli esperti gli psico-qualcosa della mattina, del pomeriggio, della televisione, sono tutte voci molto pesanti insomma e quindi per forza rimangono terra-terra e non riescono a spiccare il volo, no? Lui con la sua leggerezza riusc\u00ec a volare pi\u00f9 alto di tutto questo&#8230; mi viene da chiamarlo &#8220;senso comune&#8221;, ma\u00a0con questa patina filosofica insomma\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: La psicologia dei giornali\u2026<br \/>\n<\/strong>M.G.: La psicologia dei giornali insomma, s\u00ec, lui aveva quella\u00a0 personalit\u00e0 del giovane Holden, quell\u2019innocenza che gli permetteva di vedere al di l\u00e0 dell\u2019ovvio, e credo che quel giorno ci abbia insegnato a dire delle cose originali e importanti anche sulle cose che ci spaventano senza necessariamente aggregarsi a questo coro di fustigatori di costumi insomma. Lui diceva semplicemente delle cose su quelli che sono costretti a comunicare usando dei coltelli, insomma&#8230;<br \/>\nE questo credo che sia stato uno di quegli episodi che mi abbia permesso di incollare questi due piani che erano faticosi da mettere insieme, l\u2019aspetto semplice di quest\u2019uomo e le cose enormi che scriveva, s\u00ec. Proprio perch\u00e9 non le scriveva con l\u2019approccio di un intellettuale, ma con la leggerezza\u00a0 di chi vola alto e svolazzando qua e l\u00e0 da lass\u00f9 riesce a vedere cose che altri non vedono.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Adesso passiamo alla figura di Gianfranco Cecchin come Maestro. Cosa significa per lei essere stato allievo di Gianfranco Cecchin?<\/strong><br \/>\nM.G.: Per prima cosa \u00e8 da dire una botta di fortuna incommensurabile. Io sono arrivato al Centro alla fine del \u201999 e l\u2019ho l\u2019ho frequentato intensamente tra il 2001 e il 2002 quando l\u2019ho avuto come docente insieme a Boscolo e insieme al docente del terzo anno che era Massimo Schinco.<br \/>\nPoi nel ho cominciato a fare l&#8217;assistente didatta nel gennaio del 2004 e nel febbraio Cecchin \u00e8 morto, quindi il mio rammarico terribile \u00e8 stato quello di non aver potuto mai lavorare al suo fianco. Nello stesso tempo mi rendo conto della fortuna enorme che ho avuto, perch\u00e9 poi nell\u2019anno in cui io ho cominciato ad essere assistente io affiancavo un docente del secondo anno e vedevo questi ragazzi del secondo e ancora pi\u00f9 quelli del terzo che erano sgomenti perch\u00e9 si rendevano conto che da quel momento in poi non avrebbero pi\u00f9 avuto la possibilit\u00e0 dell\u2019incontro che avevano aspettato da due anni, tre\u2026<br \/>\nQuindi per me essere stato allievo di Cecchin significa innanzi tutto aver beccato l\u2019ultimo treno, insomma, per riuscire a\u00a0 conoscerlo un po\u2019 da vicino. Poi essere stati allievi di Cecchin ti da una fortuna e una responsabilit\u00e0. Una fortuna perch\u00e9 quando conosci quella leggerezza\u2026 lascia il segno, segna il tuo modo di lavorare. Una responsabilit\u00e0 perch\u00e9&#8230; io adesso non voglio fare\u2026 come dire, l\u2019eroe o qualcosa del genere, non mi interessa, per\u00f2 credo\u2026 che quando hai conosciuto quel modo di pensare, di lavorare, e hai cercato di rubargli qualche cosa di quel modo di pensare, di lavorare, ehm\u2026 beh, in quel coro degli fustigatori di costumi, degli psicologi pedagogici, no? Ti senti sempre un po\u2019 stretto. E allora la responsabilit\u00e0 \u00e8 quella di\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: In che senso si sente un po\u2019 stretto?<br \/>\n<\/strong>M.G.: S\u00ec, s\u00ec penso agli psicologi &#8220;esperti&#8221;&#8230;<\/p>\n<p><strong>F.C.: &#8230;alla figura dell\u2019esperto\u2026<br \/>\n<\/strong>M.G.: S\u00ec, quelli che alla televisione, o anche nei loro studi professionali, hanno l\u2019idea di insegnare al prossimo come si sta al mondo, e\u2026 allora io penso che aver lavorato con Cecchin e aver conosciuto un pensiero cos\u00ec &#8220;deviante&#8221; ti dia una responsabilit\u00e0 perch\u00e9\u2026 perch\u00e9 in qualche modo assumere una posizione etica ed epistemologica come quella di Cecchin, comporta insomma una rinuncia a una certa quota di potere che ti da il tuo ruolo professionale.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5276\" data-permalink=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2010\/08\/04\/gianfranco-cecchin-sei-anni-dopo\/irriverenza_little\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?fit=400%2C625&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"400,625\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"irriverenza_little\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?fit=192%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?fit=400%2C625&amp;ssl=1\" class=\"alignright size-full wp-image-5276\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?resize=400%2C625&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"625\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w, https:\/\/i0.wp.com\/www.massimogiuliani.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/irriverenza_little.jpg?resize=192%2C300&amp;ssl=1 192w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a>Comporta un modo di pensare alle persone e alle famiglie che ti chiedono aiuto secondo me con un rispetto, con un rispetto speciale. Non parlo semplicemente del rispetto che il professionista deve alle persone insomma, parlo di quel rispetto che \u00e8 proprio ascoltare con curiosit\u00e0 e interesse anche le storie che possono essere distanti anni luce dalle tue.<br \/>\nCecchin\u2026 insomma questa \u00e8 una frase quasi proverbiale, lui la ripeteva spesso\u2026 Cecchin davanti alla famiglia pi\u00f9 disastrosa, pi\u00f9 problematica, pi\u00f9 piena di sintomi, pi\u00f9 piena di guai, quella davanti alla quale normalmente un terapeuta, uno psicologo dice ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare&#8230; beh,\u00a0lui si accendeva e diceva: \u201cAh, fantastico come questa famiglia riesce ancora ad essere viva, no? C\u2019\u00e8 qualche cosa di\u2026 c\u2019\u00e8 qualche cosa che funziona, no?&#8221; E lui si metteva pervicacemente a cercare che cosa tenesse in vita in una situazione cos\u00ec disastrosa.<br \/>\nE allora quando parlo del rispetto parlo di questa roba qui, come dire\u2026 il riconoscere come legittimo un modo di esistere che pu\u00f2 essere antitetico al tuo.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Quindi un modo di insegnare diverso dal maestro tradizionale\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: Un modo di insegnare diverso dal maestro tradizionale, ma soprattutto direi un modo di insegnare diverso dal terapeuta tradizionale\u2026 lui, non era un atteggiamento, non era un modo di dire: \u201cvoglio avere rispetto per tutto quello che dice\u00a0 la gente\u201d. Era una posizione autentica, semplicemente non gli riusciva di fare diversamente. Lui in una video-intervista che hanno fatto degli allievi un paio d\u2019anni fa, lui diceva:\u201dIo non riesco a pensare che cambier\u00f2 le persone, io penso che le famiglie cambino da s\u00e9&#8221;, e aggiungeva: \u201cNon \u00e8 una cosa che io mi sforzo di pensare, mi viene naturale\u201d.<br \/>\nPer lui era assolutamente naturale pensare di non avere nessun potere e pensare che le persone sono in grado di cambiare. Questo \u00e8 il rispetto di cui parlo. Allora io penso che una volta che l\u2019hai conosciuto e una volta che\u2026\u00a0che funziona, che ha senso, allora questo ti d\u00e0 una responsabilit\u00e0: che vuol dire magari che guadagni un po\u2019 di meno perch\u00e9 preferisci dare un appuntamento ogni due mesi invece che due appuntamenti ogni settimana, per\u00f2 ecco, mi viene da dire che essere stato allievo di Gianfranco Cecchin comporta questo: un senso di leggerezza, perch\u00e9 pensare che non sei tu che cambi le persone ti d\u00e0 un senso di leggerezza, ti fa tirare un sospiro di sollievo\u2026<br \/>\nPoi \u00e8 stato detto che tutto questo significa non coinvolgersi&#8230; \u00e8 una posizione che altri hanno messo in discussione come dire, sul piano etico, no? Nel senso che il terapeuta dovrebbe sentirsi &#8220;responsabile&#8221;.<br \/>\nLa posizione etica e di\u00a0 responsabilit\u00e0 di Cecchin era diversa. Per lui non sentirsi responsabili del cambiamento era una posizione etica, non era una posizione di superficialit\u00e0. Era la posizione etica di chi restituisce il potere tutto intero al cliente, alla famiglia, credendoci veramente e fidandosi delle soluzioni e delle strade che le persone e i sistemi sono in grado di adottare. Questa \u00e8 una posizione estremamente etica. E quello che sostengo \u00e8 che chi l\u2019ha messa in discussione, chi l\u2019ha criticata come una posizione non etica forse l\u2019ha compresa poco. O forse, semplicemente, la pensa diversamente. Diciamo cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Mi pu\u00f2 raccontare un episodio particolare?<\/strong><br \/>\nM.G.: Ah! Dunque, un episodio particolare\u2026 forse proprio la prima volta in cui ho dovuto fare alcuni pensieri sulla posizione etica di Cecchin. Era l\u2019ultimo giorno di scuola del quarto anno. Si alternavano una lezione Boscolo, una Cecchin. Chiudevamo l\u2019anno con Cecchin e lui invit\u00f2 tutto il gruppo a mangiare una pizza nell\u2019intervallo del pranzo.<br \/>\nPochi giorni prima mi avevano raccontato di una scena che si era svolta durante un seminario al Centro Milanese: lui sostenne dalla cattedra che non si pu\u00f2 protestare contro cose come la pena di morte, quando in fin dei conti siamo tutti quanti coinvolti e responsabili. Non si pu\u00f2 protestare come se tutti quanti noi fossimo al di fuori e guardassimo queste cose da sopra dall\u2019alto. E mi raccontarono che un\u2019allieva protest\u00f2 molto energicamente: \u201cLei non pu\u00f2 dire questo, io non ho mai fatto niente per alimentare la filosofia che c\u2019\u00e8 dietro la pena di morte, quindi mi riservo il diritto di contestarla e di protestare!\u201d. E lui, senza scomporsi &#8211;\u00a0cos\u00ec me l&#8217;avevano raccontata, domand\u00f2: \u201cLei ha mai fatto una manifestazione, una marcia contro la pena di morte, ha mai preso una posizione aperta, insomma ci ha mai messo la sua faccia?\u201d E lei disse: \u201cNo, veramente no!\u201d E lui disse: \u201cAllora c\u2019\u00e8 dentro anche lei\u201d.<br \/>\nDunque mi ricordo quel giorno a pranzo io mi sedetti vicino a Gianfranco Cecchin, e gli dissi: \u201cSenta ma mi hanno detto che ha fatto incazzare un&#8217;allieva, le ha detto che \u00e8 responsabile della pena di morte\u2026\u201d.\u00a0E lui mi disse candidamente: \u201cS\u00ec, assolutamente, io lo pensavo!\u201d.<br \/>\nE il pensiero che mi venne era questo: di solito da parte dei detrattori di chi non lo conosce abbastanza, il modello sistemico viene considerato come una sorta di giustificazionismo sociale, no? Come dire: la colpa \u00e8 del sistema. Un punto di vista che togliesse ogni responsabilit\u00e0 all\u2019individuo. L\u2019idea di Cecchin era completamente opposta: nel senso che proprio perch\u00e9 siamo tutti interconnessi, questo non toglie la responsabilit\u00e0 alle persone, ma le carica di una responsabilit\u00e0 enorme! Proprio perch\u00e9 un individuo non ha il potere su quello che succede nel sistema, ma in qualche modo ha la possibilit\u00e0 di agire nel sistema. Questa \u00e8 la sua idea etica e se devo dire un episodio che mi viene in mente devo dire che mi viene il ricordo di quella conversazione. Che mi apr\u00ec un mondo insomma sul punto di vista di Cecchin<br \/>\nQuesto credo che ne facesse un uomo anche sereno e ottimista a modo suo, no? Cio\u00e8, la fiducia che basta una piccola cosa, no? Non per cambiare il mondo, chi se ne frega, ma per lasciare una piccola traccia.<br \/>\nSe una persona pu\u00f2 lasciare una traccia c\u2019\u00e8 di che essere contenti insomma o per lo meno un po\u2019 pi\u00f9 tranquilli.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Quindi che cosa ha appreso su di s\u00e9 in quegli anni?<br \/>\n<\/strong>M.G.: &#8230;di me? Ah, questa \u00e8 una grande domanda. La cosa che mi viene da dire \u00e8 che molte delle cose che ho appreso in quegli anni le ho apprese una mattina in cui avevamo lezione con Gianfranco Cecchin. Probabilmente per uno di quei soliti disastri o scioperi ferroviari, non mi ricordo, quella mattina ci ritrovammo in aula in cinque pi\u00f9 Cecchin. Allora lui disse: \u201cVa beh, \u00e8 saltato il programma, facciamo qualche cosa di diverso&#8221;, e ci invit\u00f2 a fare il genogramma alla lavagna.<br \/>\nFu una cosa sorprendente perch\u00e9 dal mio genogramma emerse una storia che partiva da un dettaglio che io non avevo mai considerato particolarmente centrale. Venne fuori una storia veramente tanto originale che coinvolgeva tutti i miei familiari, anche pi\u00f9 di una generazione.<br \/>\nLa cosa mi colp\u00ec particolarmente perch\u00e9 io in quel periodo stavo facendo la mia analisi, avevo scelto una analisi poco ortodossa, psicosocioanalitica. Gli psicosocioanalisti sono una scuola che credo sia nata in Argentina da un gruppo di analisti che, una volta letto Gregory Bateson, rilessero tutta la teoria psicoanalitica alla luce di Bateson, della complessit\u00e0 eccetera.<br \/>\nIn quel periodo dunque stavo facendo la mia terapia e quello che mi colp\u00ec \u00e8 che la storia che emerse dal mio genogramma con Cecchin era&#8230; una storia del tutto differente anche se molto complementare a quelle che emergevano nella mia analisi. E questo contribu\u00ec a darmi il senso di cosa vuol dire riscrivere delle storie.<br \/>\nAllora quello che ho appreso su di me in quegli anni probabilmente \u00e8 che una storia &#8211; e quindi anche la mia storia &#8211; si poteva raccontare in tanti modi, a seconda dal punto da cui la guardavi.<br \/>\nPoi quello che ho appreso su di me in quegli anni \u00e8 il modo di lavorare di Cecchin e il modo di lavorare di Luigi Boscolo\u2026 A volte mi domandavano se ero pi\u00f9 &#8220;cecchiniano&#8221; o pi\u00f9 &#8220;boscoliano&#8221;, no? E provavo lo stesso fastidio di quando mi chiedono se preferivo i Beatles o i Rolling Stones! Penso che dovere essere costretti a scegliere sia una grandissima ingiustizia, no?, insomma, e se uno ha la fortuna di averli conosciuti tutti e due dovrebbe tenerseli stretti entrambi!<\/p>\n<p>Allora quello che ho imparato di quegli anni di me \u00e8 che il loro modo di lavorare e di pensare in qualche modo conteneva qualche cosa che mi riguardava, che mi assomigliava. \u00c8 probabile che se io non avessi incontrato questi due uomini oggi io forse farei un altro lavoro, nel senso che non riuscivo davvero a vedermi uno che siglava in\u00a0ore e\u00a0ore un Rorschach\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: Si pu\u00f2 dire che ha cambiato la sua vita?<\/strong><br \/>\nM.G.: Ah, senz\u2019altro, senz\u2019altro! Assolutamente. Si pu\u00f2 dire e\u00a0anzi lo dico ad alta voce senza nessuna riserva. Si pu\u00f2 dire che ha cambiato la mia vita e sono stati due incontri che hanno cambiato la mia vita pi\u00f9 di qualunque altro incontro abbia fatto nella mia vita professionale\u2026 ne ho fatti di importanti, colleghi con cui ho lavorato, insegnanti che ho avuto, maestri, eccetera, ma assolutamente \u00e8 stato un incontro che mi ha cambiato la vita.<br \/>\nPoi da anni nella scuola di Milano c\u2019\u00e8 questo dibattito, no? Se gli allievi debbano fare un percorso individuale, che sia un\u2019analisi, una terapia&#8230; Io non so, assisto a questo dibattito\u00a0 un po\u2019 da fuori, nel senso che mi riguarda poco. Nel senso che chi ha fatto questi incontri, chi si \u00e8 immerso in questo pensiero per quattro anni, chi ha fatto questo grande sforzo di dislocarsi per guardare il mondo attraverso una lente epistemologica cos\u00ec differente ne viene fuori cresciuto, cambiato insomma.<br \/>\nIo poi un\u2019analisi l\u2019ho fatta, ho fatto un\u2019analisi personale, e non riesco a fare una graduatoria rispetto a quale delle due abbia lasciato un\u2019impronta, una traccia pi\u00f9 decisiva su di me, come persona voglio dire, non solo come professionista.<br \/>\nQuindi s\u00ec, sicuramente sono stati due incontri che mi hanno cambiato la vita. Lo dico senza nessun timore di apparire, non so, retorico, lo dico ci metto la firma e lo registro!<\/p>\n<p><strong>F.C.: E qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante che le ha dato Cecchin e quindi che influenza ha avuto\u2026<br \/>\n<\/strong>M.G.: <em>(pausa) <\/em>\u2026mi riesce difficile dire una cosa, cio\u00e8 sceglierne una. Proprio questo, proprio questa lievit\u00e0, insomma\u2026 c\u2019\u00e8 un fatto che poi ho raccontato in un libro che ho scritto l\u2019anno scorso. A me capita che dei colleghi mi inviino delle famiglie, tipo: \u201csai sto vedendo una ragazza in terapia ma c\u2019\u00e8 bisogno di lavorare con tutta la famiglia, dai ci penseresti tu?\u201d Di solito mi fanno degli invii, facciamo delle grandi conversazioni dove loro devono darmi tutte le informazioni che mi servono per capire, no? C\u2019\u00e8 quest\u2019idea che pi\u00f9 cose sai pi\u00f9 capisci, ed \u00e8 un\u2019idea totalmente <em>anti-cecchiniana<\/em>, per\u00f2 \u00e8 un\u2019idea diffusa, e non mi va di contrastarla, capisco anche che abbia una logica di per s\u00e9. E mi dicono delle cose tipo: \u201cQuesta \u00e8 una situazione di sofferenza, molto pesante, queste persone soffrono molto, sono molto sofferenti&#8221;. E\u00a0io devo stare attento, bisogna stare attenti, perch\u00e9 se pensi che stai entrando in un girone infernale non ci sono molte cose che puoi fare.<br \/>\nAllora quello che mi ha lasciato \u00e8 appunto questa lievit\u00e0: per cui capita che delle volte ti riversino sulle spalle una camionata di dolore, poi tu fai il primo colloquio con queste persone e si finisce sorridendo&#8230;no? oppure si finisce cos\u00ec, ragionando su degli aspetti\u2026 anche diversi e inediti di questa sofferenza. Una delle trovate geniali di Cecchin e del gruppo di Milano nel suo complesso \u00e8 stata la connotazione positiva, che se \u00e8 una &#8220;tecnica&#8221;, una &#8220;strategia&#8221;\u00a0non funziona ed \u00e8 anche scorretta. Se diventa una lente\u00a0 e la usi per vedere il mondo, se diventa qualche cosa in cui credi\u2026 \u00e8 uno strumento potentissimo.<br \/>\nCecchin ce lo diceva: \u201cGuardate che per dire una cosa del genere a una famiglia dovete crederci, senn\u00f2 hanno l\u2019impressione che li state prendendo per il culo e c\u2019hanno ragione insomma. Quindi non si tratta di connotarli positivamente per fare un intervento strategico per ottenere un risultato. Si tratta di usare un\u2019epistemologia per cui \u00e8 pi\u00f9 rilevante l\u2019aspetto positivo di risorse di quel sistema, che i mille aspetti insani e dolorosi.<br \/>\nAllora quello che m\u2019ha lasciato \u00e8 questo: che nelle mie terapie si sorride parecchio. Insomma, almeno ci si prova. Questa \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 di Cecchin, poi non sono bravo a ridere come lui, per\u00f2 provo a modo mio insomma\u2026 non so imitarlo per\u00f2 in qualche modo cerco di ispirarmi. Questo poi le persone lo sentono, perch\u00e9 questo \u00e8 anche il grande segreto poco segreto, insomma, per cui delle terapie possono durare tre sedute e altre tre anni. Se tu fai una terapia sui mille aspetti patologici che ha una famiglia poi lavori tre anni e non ti basta, no? Se fai la terapia sull\u2019unico aspetto sano che riesci a trovare fai una storia diversa, inizia una storia diversa.<\/p>\n<p><strong>F.C.: con pi\u00f9 ottimismo\u2026<br \/>\n<\/strong>M.G.: Pi\u00f9 ottimista, s\u00ec, che poi ottimismo \u00e8 una parola che io uso con prudenza perch\u00e9 ultimamente \u00e8 un po\u2019 inflazionata, anche strumentalmente, per\u00f2 s\u00ec, con pi\u00f9 ottimismo insomma, con una visione pi\u00f9 fiduciosa. Con\u00a0l\u2019idea\u00a0che i sistemi sanno autoregolarsi e sono molto pi\u00f9 saggi di quanto non siamo noi. Questa s\u00ec, questa \u00e8 una prospettiva molto pi\u00f9 ottimistica.<\/p>\n<p><strong>F.C.: E\u2026 qual \u00e8 invece la cosa pi\u00f9 importante che lei ha dato a Cecchin?<br \/>\n<\/strong>M.G.: No nessuna, no&#8230;\u00a0non riesco a pensare di avergli dato qualche cosa, primo perch\u00e9 non ne ho avuto il tempo, secondo perch\u00e9 anche se avessi avuto mille anni non riesco a pensare cosa avrei potuto dare.<br \/>\nNo\u2026 forse\u2026 qualcosa che avrei potuto fare per lui l\u2019ho fatto dopo, ma\u2026 credo che anche se lo sa ormai sia abbastanza indifferente. Delle cose\u2026 ho fatto un seminario con dei ragazzi di una delle sedi del centro milanese di un\u2019altra citt\u00e0, e alla fine della giornata, quando ho chiesto dei <em>feedback <\/em>ai partecipanti, loro mi hanno detto: \u201cGrazie di averci parlato di Gianfranco Cecchin\u201d.<br \/>\nPerch\u00e9 loro sono quella generazione che a un certo punto si \u00e8 resa conto di averlo perso per sempre. Di non averci potuto scambiare due parole, no? E quindi&#8230; quando qualcuno glielo racconta gli fa un regalo, no? Non so se questo significa aver fatto qualche cosa per Cecchin.<\/p>\n<p><strong>F.C.: E mentre lei era allievo?&#8230;dice che non gli ha dato niente\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: ma no \u00e8 che\u2026 allora, mentre ero un suo allievo devo dire che di lui mi ha colpito sempre una cosa: quando facevamo delle sedute insieme a lui, c\u2019era il momento in cui lui rientrava col gruppo di supervisione, che poi era il gruppo di formazione, ascoltava il punto di vista di tutti, ma veramente di tutti, tutti, tutti\u00a0 e poi tornava alla famiglia e riusciva a cucire nell\u2019intervento una storia che ricomprendeva davvero tutti, ma proprio tutti, i punti di vista che aveva ascoltato. E aveva questo talento nel trasformare in oro tutti gli spunti che raccoglieva, era realmente interessato anche a quello che diceva l\u2019allievo pi\u00f9, pi\u00f9\u2026 disorientato insomma. E quindi in qualche momento ho avuto l\u2019impressione di avergli dato qualche mattoncino utile per qualche buona ipotesi. Ma\u2026 s\u00ec, perch\u00e9 lui era realmente interessato ai contributi di tutti, non perch\u00e9 io gli abbia dato qualche cosa che si distingueva in qualche modo, insomma, no?<br \/>\nCerto, avrei voluto avere pi\u00f9 tempo per dargli qualche cosa, \u00e8 una domanda che faccio fatica a pormi: cosa avrei potuto dargli.<br \/>\nEcco, mi viene in mente la mattina che \u00e8 morto. Io quel giorno ero a casa, non avevo preso appuntamenti, perch\u00e9 c\u2019era del lavoro che volevo fare a casa al computer. Alle nove e mezzo mi arriva il messaggino, non l\u2019ho mai cancellato&#8230; lei mi ha chiesto di portare qualche cosa che ricordava Cecchin: ecco, questa \u00e8 l\u2019unica cosa che conservo, il messaggino di quella mattina: 2 febbraio 2004 alle 9.37 (leggiamo l&#8217;<em>sms<\/em> in cui si dice che Cecchin \u00e8 morto quella notte in un incidente stradale).<\/p>\n<p><strong>F.C.: Chi l\u2019ha scritto?<\/strong><br \/>\nM.G.: L\u2019ha scritto una collega che quella mattina aveva lezione a Milano e che hanno rimandato a casa perch\u00e9 le hanno detto che non ci sarebbe stata lezione. Una collega che faceva il quarto anno\u2026<br \/>\nAllora, io ero a casa, ero seduto al computer, mi arriva questo messaggio e probabilmente sono stato uno dei primi a sapere la notizia. Mi sono connesso in Internet e ho cominciato a rilanciare la notizia a tutti i colleghi che conoscevo e, mi ricordo, ho passato tre quarti di quella giornata attaccato al computer e al telefono. Telefonavo alla stradale della zona in cui aveva avuto l\u2019incidente, cercavo informazioni, ogni cosa che sapevo la rilanciavo in internet&#8230; proprio una giornata intensissima, credo che molti se la ricordino, tanto \u00e8 vero che poi di recente, quando \u00e8 morto Tom Andersen, c\u2019era gente che non riusciva a crederci e diceva: \u201cMa come non \u00e8 possibile, Massimo Giuliani non ci ha detto niente!\u201d (ridiamo).<br \/>\nNon so se mi piace questo ruolo che mi \u00e8 rimasto addosso. E cos\u00ec ho passato quasi tutta quella giornata in connessione con decine e centinaia di colleghi a cui scrivevo e\u00a0 mi rispondevano alcune volte con un messaggio, io lo rilanciavo\u2026 non so se questo \u00e8 abbastanza per dire se ho fatto qualche cosa per lui. (Pausa)<br \/>\nDevo dire, io la mattina dopo sono andato a trovarlo alla camera ardente all\u2019ospedale di Brescia. Eravamo io e un collega messicano, che era molto vicino sia a Cecchin che a Boscolo e che in quei giorni casualmente era in Italia. Nei periodi in cui \u00e8 in Italia ha una casa a Brescia. Cos\u00ec passai un\u2019oretta insieme a lui, e lui rimase tutta la giornata. Poi certo, durante la giornata sarebbero sfilate altre persone, altri colleghi. Per\u00f2 mi colpiva molto il fatto che Cecchin fosse morto in una citt\u00e0 che non lo conosceva, e che lui fosse abbastanza solo l\u00ec. La sua camera ardente era vicina a tante camere ardenti affollate di persone che piangevano. Lui era solo e questo, questo mi colp\u00ec molto allora sentii che una cosa che dovevo fare era rimanere l\u00ec un po\u2019. Poi nell\u2019arco della giornata \u00e8 arrivata altra gente\u2026 ma ho trovato sempre piuttosto ingiusto che lui sia morto in questa citt\u00e0. Una citt\u00e0 molto poco sistemica, \u00e8 una citt\u00e0 dove i colleghi vengono spesso da tradizioni completamente differenti.<br \/>\nQui per qualche ragione l\u2019idea sistemica attecchiva poco, insomma\u2026 io credo che poi anche tra gli iscritti di Milano i bresciani non siano stati chiss\u00e0 quale percentuale. Insomma mi colp\u00ec molto questo fatto, che lui fosse morto proprio qui e che in quelle ore non se lo filassero in molti. Allora sentivo che glielo dovevo, insomma, di passare un po\u2019 di tempo e di chiamare un po\u2019 di gente in giro perch\u00e9 arrivassero a salutare\u2026 perch\u00e9 ci fosse una presenza, ecco.<\/p>\n<p><strong>F.C.: C\u2019era qualcosa che non le piaceva di Cecchin, cosa non le piaceva di pi\u00f9?<\/strong><\/p>\n<p>M.G.: Allora&#8230; c\u2019\u00e8 una cosa che voglio dire che non riguardava tanto Cecchin, quanto le persone che coltivavano il <em>mito<\/em> di Cecchin. Nel senso che c\u2019\u00e8 in un dato momento ho avuto quasi l\u2019impressione che, che ci fosse in questo personaggio, nel modo in cui tante persone lo vivevano&#8230; che ci fosse qualche cosa di&#8230; insano. Mi ricordo forse l\u2019ultima volta che ho assistito a un seminario o a una lezione plenaria, non ricordo&#8230; La cosa piuttosto insopportabile \u00e8 che lui lui parlava e come apriva bocca la gente si aspettava che lui dicesse qualche cosa di memorabile, o di geniale o di divertentissimo. Infatti come lui parlava la gente rideva, applaudiva, si davano di gomito, tutti quanti si guardavano tra di loro e si sorridevano come dire: \u201cAh, non \u00e8 fantastico?\u201d (ridiamo). E lui mentre gli altri ridevano ogni tanto si fermava, li guardava, sorrideva, e non so come lui lo vivesse\u2026<br \/>\nC\u2019\u00e8 una vecchia gag di Ettore Petrolini, dove lui fa Nerone, no? Fa Nerone che arringa la folla, e quando dice: \u201cLa citt\u00e0 risorger\u00e0 (com\u2019\u00e8 che dice?) pi\u00f9 bella e pi\u00f9 gloriosa che pria!\u201d, qualcuno grida: \u201cBravo!\u201d. E lui: \u201cGrazie!\u201d. Poi capisce che la frase gli piace e allora ridice: \u201cLa citt\u00e0 risorger\u00e0 pi\u00f9 bella&#8230; e pi\u00f9 gloriosa che pria!\u201d e allora: \u201cBravo!\u201d. E lui: \u201cGrazie!\u201d. E:\u201cPi\u00f9 bella..\u201d. \u201cBravo!\u201d. \u201cGrazie!\u201d e a un certo punto si accorge che come apre bocca gli gridano: \u201cBravo!\u201d E si volta dall\u2019altra parte e dice, in romanesco: \u201cQuanno s\u2019abbituano a di&#8217; che sei bravo, pure se non dici niente, sempre bravo sei!!\u201d.<\/p>\n<p><strong>F.C.: L\u2019hanno etichettato\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: S\u00ec, s\u00ec, un po\u2019 etichettato come quello che appena apriva bocca dovesse dire cose belle e geniali. Credo che fosse un po\u2019 una camicia di forza, credo che Cecchin non avesse mai il diritto di dire delle cose normali, o anche senza senso, no? Uno avrebbe il diritto di dire una stronzata una volta al giorno no? Lui non ce l\u2019aveva, doveva essere sempre qualcosa di memorabile quello che diceva. E questo non mi piaceva\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: Toglieva forse un po\u2019 della sua naturalit\u00e0\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: Toglieva qualche cosa della sua naturalit\u00e0 e ne faceva secondo me un personaggio, ne faceva un\u2019istituzione, e allora\u2026 Io detesto quelle situazioni in cui, come dire?, la rivoluzione a un certo punto diventa <em>estabilishment<\/em>: Che Guevara a un certo punto \u00e8 diventato una t-shirt. Non so&#8230;<\/p>\n<p><strong>F.C.: \u00c8\u00a0diventato una verit\u00e0&#8230;<\/strong><br \/>\nM.G.: S\u00ec, una deriva di questo genere, allora Cecchin rischiava una deriva cecchinista&#8230; (ridiamo). Non so, rischiava di diventare il cecchinismo. Eecco, \u00e8 questo che non mi piaceva, era una sorta di adorazione che era totalmente un controsenso, no? Una delle cose pi\u00f9 belle su Cecchin me le ha dette un ex-docente di via Leopardi, tra l\u2019altro anche una persona connotata anche idealmente dal punto di vista religioso e cattolico quindi questa frase ha ancora pi\u00f9 vigore. Lui mi disse: \u201cVedo molto bene il futuro del centro perch\u00e9 il maestro \u00e8 morto dicendoci: \u201cState tranquilli perch\u00e9 non esiste il Vangelo.\u201d Ecco mi davano fastidio quelli che lo ascoltavano a bocca aperta e in adorazione, e che\u2026 s\u00ec, che pendevano dalle sue labbra.<\/p>\n<p><strong>Io: E lui ci stava a questa cosa?<\/strong><br \/>\nM.G.: Mah, io credo che lui guardasse a tutto questo con un po\u2019 di divertimento in fin dei conti. Io credo che al posto suo avrei pensato: &#8220;in fondo \u00e8 un problema loro&#8221; (ridiamo). Non me sarei curato pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p><strong>F.C.: E invece qual \u00e8 la cosa che le piaceva di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\nM.G.: la cosa che mi piaceva di pi\u00f9 era quando durante la terapia rientrava dal gruppo, scuoteva la testa e diceva: \u201cNon ci riusciamo!\u201d No? Allora l\u2019idea che Cecchin potesse entrare nel gruppo scuotere la testa e dire: \u201cNon ci riusciamo\u201d mi metteva molta fiducia, perch\u00e9 se qualche volta poteva permettersi di perdere fiducia lui allora potevo permettermelo anch\u2019io! Mi piaceva questo suo modo lieve che non ho mai sovrapposto a una forma di superficialit\u00e0, o di leggerezza deteriore, ma l\u2019ho sempre pensato come un modo eticamente alto di guardare alle cose e al prossimo\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: e invece cosa spera di non dimenticare mai?<\/strong><br \/>\nM.G.: (pausa) Beh, insomma\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: Abbiamo gi\u00e0 detto tante cose\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: S\u00ec, quello che spero di non dimenticare mai \u00e8 la voce di Cecchin e lo spirito che questa voce esprimeva. Leggere Cecchin trasmette una parte di questo spirito, nel leggerlo si ritrova una parte di questo spirito, ma lavorarci insieme e passarci delle giornate insieme era diverso. Spero di non dimenticarmi mai questo, insomma, anche se\u2026 come nel romanzo di Bradbury, <em>Farenheit 451<\/em>, dobbiamo in qualche modo raccontarcelo, no?, e tenere aperta questa storia di Cecchin, non perch\u00e9 qualcuno abbia bruciato i libri, ma perch\u00e9 forse i libri bruciavano un po\u2019 Cecchin. E quindi spero di non dimenticare il suo spirito, spero di non dimenticare mai la sua idea che le domande sono pi\u00f9 importanti delle risposte, ecco, questo lo differenziava da tutti gli psico-santoni che ci sono in giro, quelli pensano che la gente abbia bisogno di risposte. Cecchin pensava che la gente avesse bisogno di buone domande, e che le domande fossero incommensurabilmente pi\u00f9 preziose delle risposte, che le domande erano importanti perch\u00e9 &#8220;tenevano aperta la conversazione&#8221;, lui diceva, mentre le risposte la chiudono.<br \/>\nQuando uno ha trovato una risposta\u2026 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da dirsi, no? Ci salutiamo e ce ne andiamo, mentre sono le domande quelle che ci fanno conversare. E che ci danno la possibilit\u00e0 di esplorare punti di vista nuovi. Semmai se una risposta pu\u00f2 essere utile, \u00e8 una risposta che fa nascere altre domande. Ecco, questo spero di conservarlo, non tanto il rifiuto di dare le risposte quanto l\u2019innocente consapevolezza di non avere delle risposte.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Adesso passiamo alla terza parte, quella un po\u2019 strana\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: Oh, S\u00ec!<\/p>\n<p><strong>F.C.: Pensiamo di essere a teatro quindi immaginiamo Cecchin su un palco\u2026 quindi che parte reciterebbe?<\/strong><br \/>\nM.G.: Allora&#8230; questa \u00e8 una domanda difficilissima, forse perch\u00e9 non ho abbastanza cultura teatrale per rispondere&#8230;<br \/>\nNon so, io me lo immaginerei in qualche lavoro di teatro satirico, ma rispetto ai satiri a Cecchin mancava il vigore dello sdegno. Perch\u00e9 lui sostituiva il vigore dello sdegno con l\u2019idea ottimistica, o sistemica, che \u00e8 sufficiente un piccolo cambiamento per cambiare le cose. Quindi probabilmente non perdeva tempo a indignarsi o a maledire qualcuno, no? Era molto rilassato in questo, quindi me lo immaginerei\u2026 nei panni di un autore o di un personaggio satirico, per questo suo talento straordinario di illuminare aspetti imprevedibili delle cose, ma non riuscirei a ritrovare in lui appunto il vigore del satiro.<br \/>\nOppure me lo immaginerei in qualche lavoro di teatro dell\u2019assurdo, Jonesco, che era molto bravo, come dire?, a svuotare di senso le cose e a ridurle veramente all\u2019osso. Ecco, dove gli altri vedevano il dramma, la tragedia (come dicevo prima di certi colleghi), lui era un mago nel ricondurre il tutto a qualcosa di cui sorridere, proprio perch\u00e9 ne sapeva svelare gli aspetti assurdi. Allora penso a Jonesco che svuotava le cose dal senso, da qualunque possibilit\u00e0 di senso e te le mostrava in tutta la loro assurdit\u00e0,no? Lui le svuotava per avere la possibilit\u00e0 di riempirle di qualche altra cosa. E quindi, ecco, lo vedrei a proprio agio in qualche lavoro del teatro dell\u2019assurdo\u2026 Jonesco, Beckett, non so.<\/p>\n<p><strong>F.C.: E\u2026provi a immaginare a Gianfranco Cecchin come a un animale, che animale impersonerebbe?<\/strong><br \/>\nM.G.: sarebbe facilissimo e scontatissimo dire un gatto. Una volta gli domandarono, in un convegno internazionale <em>(era il convegno SIPPR del 2000 a Milano)<\/em> che basi personali avessero tutte queste idee sull\u2019ironia, sulla curiosit\u00e0, sull\u2019irriverenza. E lui, un po\u2019 scherzando, disse che non si sentiva troppo a suo agio nei legami troppo stretti. Quindi ecco, se devo cercare un animale mi viene in mente un gatto. Per\u00f2 in seconda battuta penserei a uno di quegli animali che trovavi nelle raccolte di figurine sugli animali cio\u00e8 gli animali di cui non avevi mai sentito parlare e ti facevano venire la curiosit\u00e0 di dove cavolo vivessero e cosa mangiassero, come fossero fatti insomma, un animale che non conosci, un animale esotico, insomma.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Adesso invece pensiamo alla voce di Cecchin, che strumento musicale le viene in mente?<\/strong><br \/>\nM.G.: Allora, io da anni ho una specie di fissazione. Avevo iniziato anche un lavoro, nel senso che avevo intervistato dei musicisti improvvisatori jazz, ho anche del materiale in qualche angolo del mio disco fisso. \u00c8\u00a0un lavoro che ho accantonato per mancanza di tempo. Io ho una vecchia idea <a href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/ipertesti\/2008\/08\/08\/appunti-per-un-percorso-dalla-terapia-allarte-e-ritorno-1-il-jazz\/\">che il Milan Approch abbia molto a che fare con il jazz<\/a>, soprattutto con certi periodi del jazz. Per esempio con l\u2019improvvisazione bebop degli anni 40 e 50 e con certe avanguardie degli anni 80&#8230; <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/John_Zorn\">John Zorn<\/a>, questa gente un po\u2019 matta che saltava da un genere all\u2019altro, come il Milan Approach che si dice che non \u00e8 un modello ma un meta-modello, una cornice di modelli, come certe avanguardie degli anni 80 non sono un genere ma sono una tavolozza di generi.<br \/>\nMi viene in mente John Zorn che suonava 20 secondi di country, 20 secondi di bebop, 15 secondi di heavy metal, tutte in fila, no? Ehm\u2026 quando descrivono Boscolo e Cecchin da questo punto di vista li riconducono sempre a dei musicisti\u2026 spesso fanno dei paralleli con dei musicisti classici, io ho un\u2019altra idea. Anche fisicamente Boscolo e Cecchin ricordavano tantissimo da vicino Dizzie Gillespie e Charlie Parker, anche proprio per le dimensioni e per la corporatura, ma non solo per quelle. Perch\u00e9 poi Gillespie, che era il <img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.locosporlasalsa.com\/html_articoli\/images\/bauza_chanopozo\/DizzyGillespie1.jpg?w=200\" alt=\"\"  \/>trombettista dei due ed era il pi\u00f9 corpulento, negli ultimi anni, non solo dalla morte di Charlie Parker, ma anche in tempi pi\u00f9 recenti, suonava musica afro-cubana! Era dei due quello pi\u00f9 legato alla tradizione. Allora se devo fare un parallelo allora anche Boscolo e Cecchin me li immagino cos\u00ec. Boscolo un po\u2019 pi\u00f9 Dizzie Gillespie, pi\u00f9 legato alla tradizione, Cecchin pi\u00f9 Charlie Parker legato alla sperimentazione alla\u2026 qual era la domanda?<\/p>\n<p><strong>F.C.: Quali strumenti suonerebbero?<\/strong><br \/>\nM.G.: Beh, senz\u2019altro il sax contralto e penso che la sua voce abbia anche qualche parentela con il saxofono e la gamma del saxofono\u2026 pi\u00f9 fra contralto e tenore, non molto basso, pi\u00f9 a met\u00e0\u2026<br \/>\nS\u00ec, s\u00ec, quando sorrideva era pi\u00f9 un contralto\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: E invece il centro di via Leopardi mentre lei era studente, se pensiamo a un gruppo musicale, che musica suonerebbe e che musica suonerebbero gli altri\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: Ah, s\u00ec, me lo immagino come il gruppo di John Zorn e Bill Frisell degli anni 80\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: Lei che strumento suonerebbe?<\/strong><br \/>\nM.G: Io resterei alla consolle e guarderei tutti suonare.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Il dj?<\/strong><br \/>\nM.G.: Quello che regola il volume, che li guarda, che li mette tutti insieme, no? Io penso che se uno volesse sognare, vorrei essere Keith Richards, ma se fossi Keith Richards non potrei mai andare a vedere un concerto dei Rolling Stones! Allora preferisco stare alla consolle cos\u00ec li vedo suonare e quindi s\u00ec, vorrei essere al mixer, vorrei fonderli insieme e quindi valorizzarli insomma, valorizzare il suono di ciascuno\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: E quindi Cecchin sempre questo sax?<\/strong><br \/>\nM.G.: Cecchin senz\u2019altro il sax, per\u00f2 uno di quei saxofonisti che cominciano a giocare con i registratori, con i nastri all\u2019incontrario, che cominciano a picchiare sul pianoforte e ogni tanto c\u2019hanno questi guizzi, folli\u2026<\/p>\n<p><strong>F.C.: E invece i suoi colleghi?<\/strong><br \/>\nM.G.: Beh, Boscolo la stessa tromba periscopica di Dizzie Gillespie, poi se devo pensare ai docenti di via Leopardi, beh, Enrico Cazzaniga alla batteria perch\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 giovane (spero che gli altri non mi sentano!), Pietro Barbetta lo metterei al pianoforte, Antonio Caruso al contrabbasso, Gabriella Gaspari alla voce, ha una bella presenza di vocalist, poi Massimo Schinco al violino! Beh, \u00e8 banale, Massimo Schinco \u00e8 uno strumentista per davvero insomma\u2026 e quindi la risposta viene da s\u00e9. Per\u00f2 s\u00ec, lo metterei al violino, per\u00f2 un violino distorto. S\u00ec, si un violino distorto come quello di&#8230; oh beh, c\u2019era Laurie Anderson che suonava un violino con un archetto che era un nastro preregistrato e le corde del violino erano delle testine.\u00a0 Era un violino strano e gli farei suonare una cosa del genere\u2026 S\u00ec, ok, penso che lo farebbe!<\/p>\n<p><strong>F.C.: Ok! ( ridiamo)<br \/>\nE invece se ricorda il modo di camminare di Gianfranco Cecchin, i suoi gesti, il suo comportamento non verbale, il suo modo di insegnare, il suo sguardo\u2026 che colore le viene in mente?<\/strong><br \/>\nM.G.: Il blu, il blu.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Blu come?<\/strong><br \/>\nM.G.: Un blu rilassante, un blu distensivo, un blu azzurro. Assocerei il rosso allo stile affettivo emotivo di Luigi Boscolo. Di Luigi Boscolo si dice che \u00e8 quello che ha rivalutato le emozioni nel Milan Approach. Userei il blu per Gianfranco Cecchin per&#8230; beh, proprio per questo suo modo rilassato di prendere le cose, leggero, s\u00ec, poi per essere uno che volava alto \u00e8 il colore pi\u00f9 indovinato.<\/p>\n<p><strong>F.C.: Un blu tendente all\u2019azzurro.<\/strong><br \/>\nG: Un blu tendente all\u2019azzurro senz\u2019altro, s\u00ec&#8230; come il cielo di ieri, non \u00e8 precisamente quello di oggi.<\/p>\n<p><strong>F.C.: L\u2019ultima domanda: la morte di Cecchin \u00e8 arrivata in modo improvviso, se potesse incontrarlo ora cosa gli direbbe\u2026<\/strong><br \/>\nM.G.: Gli direi: \u201cGianfranco, cazzo, fa\u2019 attenzione!!\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di recente ha portato a termine il suo bel lavoro Federica Colombo, che si \u00e8 dedicata per qualche anno alla sua tesi di laurea specialistica in Consulenza Pedagogica<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5278,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_awef_post_faq_schema":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[4,11],"tags":[179,79,180,157],"class_list":["post-287","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi","category-psicologia-e-psicoterapia","tag-centro-milanese-di-terapia-della-famiglia","tag-gianfranco-cecchin","tag-irriverenza","tag-sistemica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Gianfranco Cecchin, sei anni dopo - Psicoterapia (e altre metafore)<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.massimogiuliani.it\/blog\/2010\/08\/04\/gianfranco-cecchin-sei-anni-dopo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Gianfranco Cecchin, sei anni dopo - Psicoterapia (e altre metafore)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"PDFDi recente ha portato a termine il suo bel lavoro Federica Colombo, che si \u00e8 dedicata per qualche anno alla sua tesi di laurea specialistica in Consulenza Pedagogica e Ricerca Educativa presso la facolt\u00e0 di Scienze di Formazione di Milano Bicocca con Laura Formenti. 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