Dipendenze: internet

Foto di Glenn Carstens-Peters

Di cosa parliamo?

Quando si dice “dipendenza da internet” ci si riferisce a comportamenti anche molto diversi fra loro: parliamo di ragazzi che si chiudono in camera e passano il loro tempo coi videogiochi, di persone che trascorrono molte ore a comunicare con altri individui via social network, o di gente che perde molto denaro giocando d’azzardo al computer.

Questo ci fa pensare che cercare un intervento standardizzato uguale per tutti questi problemi, e per tutte le persone che sono interessate, sia una semplificazione poco utile.

Da molto tempo incontriamo nel nostro lavoro persone che vivono un ritiro dalla vita sociale e che trascorrono molto tempo alle prese con strumenti tecnologici. Incontriamo loro e incontriamo le loro famiglie. E da tempo riflettiamo su queste situazioni e sui modi per aiutare le persone a modificarle.
Questa esperienza ci ha suggerito di:

1) Metterci in una prospettiva attenta alle relazioni e concentrarci su analogie e differenze dentro quella classe eterogenea di comportamenti che definiamo “dipendenza da Internet” e i diversi significati che esse rivestono nelle singole storie e nelle relazioni delle persone interessate;

2) pensare al comportamento di “dipendenza” non come il problema, ma come una comunicazione, o come una tentata soluzione. Ad esempio, per il giovane che vive chiuso in casa costantemente immerso nelle conversazioni online, le relazioni virtuali potrebbero essere non il problema ma anzi il margine residuo di relazionalità di una vita che per qualche ragione si è ritirata dentro confini angusti.

Online e offline: ristabilire la connessione

Se guardiamo alla vita online come a una delle due dimensioni nelle quali possiamo vivere e fare esperienze, diventa interessante — in una prospettiva di promozione della salute — quanto e come ciascuna possa alimentare l’altra, quanto cioè la nostra esperienza del rapporto fra le due dimensioni sia equilibrata.

Insomma: la nostra stessa vita offline (quella nel mondo “fisico”, in cui incontriamo persone in carne e ossa) può arricchirsi del contributo dell’esperienza online, così come la vita online è più ricca e sana se non perde il contatto con la vita “fisica”.

Dunque il nostro progetto di prevenzione e terapia dei comportamenti pericolosi connessi all’uso della tecnologia si articola in due punti:

  1. Iniziative di formazione e di incoraggiamento del confronto per genitori e per insegnanti. Lo scopo è quello di promuovere una cultura dei mezzi digitali che veda la dimensione online e quella offline come portatrici (l’una per l’altra!) di salute, esperienze, conoscenza. Per molti adulti la dimensione tecnologica è ancora percepita come un “altrove” separato dalla vita “vera”: questa separazione diventa anche separazione fra le generazioni.
  2. Nei casi in cui sia richiesto l’intervento clinico, una presa in carico che consideri il sistema familiare e la singola persona. Nella nostra esperienza, infatti, simili comportamenti di ritiro dalle relazioni vanno osservati e compresi nel quadro della fase di svincolo dalla famiglia: uno svincolo forse reso difficile da nodi relazionali importanti. In questo senso l’intervento sulla famiglia è contesto e motore di quello sul ragazzo o, in generale, sulla persona che vive questo ritiro relazionale.

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