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	<title>Commenti a: Il primo terremoto di Internet</title>
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	<description>Gli articoli del sito di Massimo Giuliani</description>
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		<title>Di: A proposito dell&#8217;articolo di Magris &#171; Verso L&#039;Aquila</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-472</link>
		<dc:creator>A proposito dell&#8217;articolo di Magris &#171; Verso L&#039;Aquila</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 15:50:39 +0000</pubDate>
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		<description>[...] il Corriere, e con loro tanti, continuano a non vedere che se quello dell&#8217;Aquila è stato il primo terremoto raccontato da Internet, è perché un evento che tocca così nel profondo comunit</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] il Corriere, e con loro tanti, continuano a non vedere che se quello dell&#8217;Aquila è stato il primo terremoto raccontato da Internet, è perché un evento che tocca così nel profondo comunit</p>
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		<title>Di: massimo giuliani</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-470</link>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 09:47:20 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa, Massimo, quando dopo tre o quattro tentativi non riesco a trovare un collegamento fra quello che dico e quello che il mio interlocutore risponde, penso che stiamo parlando di due cose diverse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, Massimo, quando dopo tre o quattro tentativi non riesco a trovare un collegamento fra quello che dico e quello che il mio interlocutore risponde, penso che stiamo parlando di due cose diverse.</p>
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		<title>Di: massimo schinco</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-469</link>
		<dc:creator>massimo schinco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 13:09:36 +0000</pubDate>
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		<description>Scontro duro? Ma no, duri sono i terremoti,i lutti,le ingiustizie... a volte inesorabilmente, irrimediabilmente duri.
Non penso al tuo intervento al Convegno come particolarmente intellettualistico, e tanto meno insultante: penso al fatto che a un certo punto della nostra vita abbiamo passato anni a interiorizzare migliaia di pagine di libri, e poi non abbiamo più smesso; per fortuna ci piace e addirittura li scriviamo e sicuramente non per un ritorno economico (magari....) Però é illusorio pensare che ciò non ci abbia in qualche misura separati da chi ha vissuto e vive diversamente, cioé dalla maggior parte delle persone. Secondo me, la coscienza di questa separazione generalmente é piuttosto scarsa, porta a fare errori e a diventare moralistici.
Senti, io non ho mai giocato a golf e sono sicuro che non ci giocano solo gli aristocratici, però posso dire che il golf mi sembra uno sport tendenzialmente aristocratico? Che Facebook sia gigantesco sono i numeri, fatturati compresi, e non io a dirlo. Che i social network tendano (ma non necessiamaente e obbligatoriamente lo fanno) a falsificare i rapporti umani é una posizione che potrei argomentare abbondantemente, e ci sono fatti che la supportano (non ultimi tanti racconti di persone che vengono in studio a raccontare le loro disgrazie). Naturalmente la mia selezione tra i fatti appartiene al dominio delle convinzioni personali: io la penso così.
Ciò che hai fatto con &quot;OUT&quot; rispetto al terremoto secondo me è stata una cosa fantastica (e hai avuto i giusti riscontri, anche dalla vituperata televisione!) perché TU l&#039;hai fatta come l&#039;hai fatta, e aver saputo utilizzare lo trumento in quel modo é stato merito TUO. Ma si sarebbe potuto fare ben (anzi, mal) diversamente, e si fa, perché i linguaggi e i ragionamenti in rete sono spesso violenti, primitivi, superficiali e tutt&#039;altro che utili per pensare o migliorare le cose. Come in Tv, come sui giornali, come al mercato, come dovunque.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scontro duro? Ma no, duri sono i terremoti,i lutti,le ingiustizie&#8230; a volte inesorabilmente, irrimediabilmente duri.<br />
Non penso al tuo intervento al Convegno come particolarmente intellettualistico, e tanto meno insultante: penso al fatto che a un certo punto della nostra vita abbiamo passato anni a interiorizzare migliaia di pagine di libri, e poi non abbiamo più smesso; per fortuna ci piace e addirittura li scriviamo e sicuramente non per un ritorno economico (magari&#8230;.) Però é illusorio pensare che ciò non ci abbia in qualche misura separati da chi ha vissuto e vive diversamente, cioé dalla maggior parte delle persone. Secondo me, la coscienza di questa separazione generalmente é piuttosto scarsa, porta a fare errori e a diventare moralistici.<br />
Senti, io non ho mai giocato a golf e sono sicuro che non ci giocano solo gli aristocratici, però posso dire che il golf mi sembra uno sport tendenzialmente aristocratico? Che Facebook sia gigantesco sono i numeri, fatturati compresi, e non io a dirlo. Che i social network tendano (ma non necessiamaente e obbligatoriamente lo fanno) a falsificare i rapporti umani é una posizione che potrei argomentare abbondantemente, e ci sono fatti che la supportano (non ultimi tanti racconti di persone che vengono in studio a raccontare le loro disgrazie). Naturalmente la mia selezione tra i fatti appartiene al dominio delle convinzioni personali: io la penso così.<br />
Ciò che hai fatto con &#8220;OUT&#8221; rispetto al terremoto secondo me è stata una cosa fantastica (e hai avuto i giusti riscontri, anche dalla vituperata televisione!) perché TU l&#8217;hai fatta come l&#8217;hai fatta, e aver saputo utilizzare lo trumento in quel modo é stato merito TUO. Ma si sarebbe potuto fare ben (anzi, mal) diversamente, e si fa, perché i linguaggi e i ragionamenti in rete sono spesso violenti, primitivi, superficiali e tutt&#8217;altro che utili per pensare o migliorare le cose. Come in Tv, come sui giornali, come al mercato, come dovunque.</p>
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		<title>Di: massimo giuliani</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-468</link>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:32:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.massimogiuliani.it/blog/?p=3072#comment-468</guid>
		<description>Ciao Massimo, ma allora stavolta cerchi proprio lo scontro duro ;-)
Non mi tiro indietro. Solo, ci ho messo due giorni a risponderti: che posso dire quando inizi con un invito a non demonizzare e finisci col definire FB &quot;una gigantesca falsificazione collettiva&quot;?
Nei social network si discute tutti i giorni sui rischi, si cerca di imparare a usare lo strumento consapevolmente e si cerca, laddove possibile, di fare pressioni per risolverne gli aspetti critici. A una bordata come &quot;gigantesca falsificazione collettiva&quot; l&#039;unica cosa che si potrebbe rispondere è &quot;vabbé, vieni a fare un giro e guarda da vicino&quot;; ma visto che la risposta la conosco, che ne parlammo a fa&#039;?

La narrazione di OUT ha nomi, cognomi e, sì, facce. Sorrido per la tua provocazione ma credo che ci siamo capiti: un autore &quot;ci mette la faccia&quot; innanzitutto mettendoci il nome. Gli autori di OUT li ho contattati, gli ho chiesto se erano disponibili a farmi usare i loro status e i loro nomi, ci hanno pensato su, mi hanno detto di sì, alcuni con sofferenza. Sì, ci hanno messo la faccia. Io ci ho messo la mia e alcune notti di lavoro.

Poi riguardo a &lt;i&gt;Un “noi” si costituisce anche - non solo, naturalmente - in contrapposizione ad un “voialtri”...&lt;/i&gt;: dove, fra le cose che ho detto, hai trovato traccia di questa contrapposizione? Il &quot;noi&quot; di cui parlo si costituisce semmai in contrapposizione a un &quot;io&quot; egoistico e autoreferenziale. È un &quot;noi&quot; che aggrega, non un &quot;noi&quot; che separa. Non ha niente a che fare con un &quot;voialtri&quot;: anzi, gli &quot;altri&quot; sono quelli ai quali, ad esempio, rivolge la sua narrazione collettiva. Un &quot;noi&quot; che privilegia la collaborazione, la cooperazione, il coordinamento.
Nella mia relazione non faccio una esaltazione ideologica della rete. Dico che è stata utile. Dico anche che se la TV può nascondere e distorcere le cose ad arte, la rete funziona diversamente.
Poi: &lt;i&gt;&quot;l’intelligenza collettiva é in funzione anche quando la gente guarda la tv o legge il giornale&quot;&lt;/i&gt;
Se credi sì, ma non è quello di cui parlo.
E poi: &lt;i&gt;&quot;esiste una “tradizione orale” ed informale dell’intelligenza collettiva&quot;&lt;/i&gt; che sfuggirebbe a quelli che, come me, parlano per aver letto solo sui libri. Va bene. Io mica ho detto che l&#039;ha inventata Internet - anzi ho detto che è ben più antica. Solo, sto parlando di una cosa ben precisa, cioè di un collettivo mediato da &quot;uno strumento elettronico nelle mani di migliaia di persone&quot;. Non ho fatto contrapposizioni, le stai facendo tu. I libri, lo confesso, sono la mia principale fonte di spunti e informazioni, su questi argomenti. E poi, quando posso, cerco di conoscere da vicino. La battaglia delle Termopili è impossibile, ma Facebook si può.
Non conosco l&#039;articolo di Libération. Io mi riferisco alla &quot;gratitudine&quot; e alla &quot;ingratitudine&quot; attribuite agli aquilani che sostengono che il &quot;miracolo aquilano&quot; non sia quel paradiso che si dice in giro. Quello che sostengo è che sia un uso scorretto, anzi, violento delle parole. Dire che questo è un uso violento delle parole assomiglia a insultare qualcuno?
Chi dovrebbe prendersi la briga di dire che da quattordici mesi a L&#039;Aquila si sono messi sotto i piedi le vite e le relazioni delle persone, hanno ridotto la tragedia a problema edilizio e hanno smembrato la comunità, che era l&#039;unica risorsa su cui le persone potevano contare? Chi lo dovrebbe dire se non quelli che fanno il nostro mestiere? Equivale a insultare? A demonizzare?
&quot;Demonizzare&quot; è diventata una parola come &quot;ingratitudine&quot;: se non sei d&#039;accordo sei &quot;ingrato&quot;, se contesti &quot;demonizzi&quot;. E allora che facciamo, parliamo del tempo? O nemmeno quello, non sia mai che &quot;demonizziamo&quot; i cirrocumuli?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Massimo, ma allora stavolta cerchi proprio lo scontro duro <img src='http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /><br />
Non mi tiro indietro. Solo, ci ho messo due giorni a risponderti: che posso dire quando inizi con un invito a non demonizzare e finisci col definire FB &#8220;una gigantesca falsificazione collettiva&#8221;?<br />
Nei social network si discute tutti i giorni sui rischi, si cerca di imparare a usare lo strumento consapevolmente e si cerca, laddove possibile, di fare pressioni per risolverne gli aspetti critici. A una bordata come &#8220;gigantesca falsificazione collettiva&#8221; l&#8217;unica cosa che si potrebbe rispondere è &#8220;vabbé, vieni a fare un giro e guarda da vicino&#8221;; ma visto che la risposta la conosco, che ne parlammo a fa&#8217;?</p>
<p>La narrazione di OUT ha nomi, cognomi e, sì, facce. Sorrido per la tua provocazione ma credo che ci siamo capiti: un autore &#8220;ci mette la faccia&#8221; innanzitutto mettendoci il nome. Gli autori di OUT li ho contattati, gli ho chiesto se erano disponibili a farmi usare i loro status e i loro nomi, ci hanno pensato su, mi hanno detto di sì, alcuni con sofferenza. Sì, ci hanno messo la faccia. Io ci ho messo la mia e alcune notti di lavoro.</p>
<p>Poi riguardo a <i>Un “noi” si costituisce anche &#8211; non solo, naturalmente &#8211; in contrapposizione ad un “voialtri”&#8230;</i>: dove, fra le cose che ho detto, hai trovato traccia di questa contrapposizione? Il &#8220;noi&#8221; di cui parlo si costituisce semmai in contrapposizione a un &#8220;io&#8221; egoistico e autoreferenziale. È un &#8220;noi&#8221; che aggrega, non un &#8220;noi&#8221; che separa. Non ha niente a che fare con un &#8220;voialtri&#8221;: anzi, gli &#8220;altri&#8221; sono quelli ai quali, ad esempio, rivolge la sua narrazione collettiva. Un &#8220;noi&#8221; che privilegia la collaborazione, la cooperazione, il coordinamento.<br />
Nella mia relazione non faccio una esaltazione ideologica della rete. Dico che è stata utile. Dico anche che se la TV può nascondere e distorcere le cose ad arte, la rete funziona diversamente.<br />
Poi: <i>&#8220;l’intelligenza collettiva é in funzione anche quando la gente guarda la tv o legge il giornale&#8221;</i><br />
Se credi sì, ma non è quello di cui parlo.<br />
E poi: <i>&#8220;esiste una “tradizione orale” ed informale dell’intelligenza collettiva&#8221;</i> che sfuggirebbe a quelli che, come me, parlano per aver letto solo sui libri. Va bene. Io mica ho detto che l&#8217;ha inventata Internet &#8211; anzi ho detto che è ben più antica. Solo, sto parlando di una cosa ben precisa, cioè di un collettivo mediato da &#8220;uno strumento elettronico nelle mani di migliaia di persone&#8221;. Non ho fatto contrapposizioni, le stai facendo tu. I libri, lo confesso, sono la mia principale fonte di spunti e informazioni, su questi argomenti. E poi, quando posso, cerco di conoscere da vicino. La battaglia delle Termopili è impossibile, ma Facebook si può.<br />
Non conosco l&#8217;articolo di Libération. Io mi riferisco alla &#8220;gratitudine&#8221; e alla &#8220;ingratitudine&#8221; attribuite agli aquilani che sostengono che il &#8220;miracolo aquilano&#8221; non sia quel paradiso che si dice in giro. Quello che sostengo è che sia un uso scorretto, anzi, violento delle parole. Dire che questo è un uso violento delle parole assomiglia a insultare qualcuno?<br />
Chi dovrebbe prendersi la briga di dire che da quattordici mesi a L&#8217;Aquila si sono messi sotto i piedi le vite e le relazioni delle persone, hanno ridotto la tragedia a problema edilizio e hanno smembrato la comunità, che era l&#8217;unica risorsa su cui le persone potevano contare? Chi lo dovrebbe dire se non quelli che fanno il nostro mestiere? Equivale a insultare? A demonizzare?<br />
&#8220;Demonizzare&#8221; è diventata una parola come &#8220;ingratitudine&#8221;: se non sei d&#8217;accordo sei &#8220;ingrato&#8221;, se contesti &#8220;demonizzi&#8221;. E allora che facciamo, parliamo del tempo? O nemmeno quello, non sia mai che &#8220;demonizziamo&#8221; i cirrocumuli?</p>
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	<item>
		<title>Di: massimo schinco</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-467</link>
		<dc:creator>massimo schinco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 07:27:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.massimogiuliani.it/blog/?p=3072#comment-467</guid>
		<description>Ciao Massimo, complimenti per il tuo contributo di pensiero. Senti alcune mie perplessità, poi ti faccio anche un paio di domande. La prima riguarda l&#039;intelligenza collettiva. Un &quot;noi&quot; si costituisce anche - non solo, naturalmente - in contrapposizione ad un &quot;voialtri&quot;. E, ahimé, è più pericoloso dire &quot;Dio é con noi&quot; che &quot;Dio è con me&quot;.  Voglio dire, l&#039;intelligenza collettiva, come qualsiasi intelligenza, conosce vicende di sviluppo e regressione, sia in situazioni fisiologiche che di stress particolare. La seconda riguarda la rete. Sostenere che la comunicazione in rete, considerata la tendenza alla velocità, all&#039;uso di un linguaggio più contornuale che analitico etc. etc. promuova esclusivamente una comunicazione primitiva e scoraggiante l&#039;uso del pensiero significa ovviamente demonizzare la rete, ma non credi che si corra anche il rischio opposto, cioé di &quot;santificarla&quot;, demonizzando tutti gli altri mezzi di comunicazione? Voglio dire, l&#039;intelligenza collettiva é in funzione anche quando la gente guarda la tv o legge il giornale. Però una certa modalità di pensiero tende a svalutare questo aspetto, demonizzando la fruizione della tv o dei giornali come molte persone demonizzano l&#039;uso  di internet. Dal mio punto di vista esiste una &quot;tradizione orale&quot; ed informale dell&#039;intelligenza collettiva che tende a sfuggire a chi, un po&#039; per &quot;forma mentis&quot; e un po&#039; per necessità professionali, si affida più unilateralmente di quanto magari pensa a categorie di pensiero apprese e mantenute leggendo libri (nel mondo anglosassone si diceva un tempo, di una persona colta, che era &quot;a very well read person&quot;). Un esempio?
Nel tuo intervento fai una citazione a proposito delle categorie &quot;gratitudine e ingratitudine&quot; e immagino che tu ti riferisca a quanto tratti in un post precedente, appoggiandoti all&#039;analisi di un altro autore. Lo stesso episodio, nel numero del 29 maggio scorso é letto dal quotidiano francese &quot;Libération&quot; (che, se non mi é sfuggito qualcosa in questi anni, non simpatizza particolarmente con il principale protagonista dell&#039;episodio stesso)in modo completamente diverso; tra l&#039;altro lo fa molto pianamente, senza insultare nessuno, il che é importante, perché non importa come uno sia schierato politicamente, l&#039;articolo fa pensare.
Infine un paio di domande: parli di collettività e dici che, all&#039;interno del &quot;noi&quot; si può ravvisare il viso di ognuno. Mi chiarisci meglio questo aspetto? Per alimentare il confronto estremizzo volutamente un po&#039; i termini e ti chiedo: a quali visi ti riferisci? Sono le &quot;facce&quot; di &quot;Facebook&quot;, del catalogo delle facce per eccellenza? Perché, inteso in questo senso, secondo me, il contributo di Facebook tende viceversa ad una gigantesca falsificazione collettiva. Oppure sono visi in carne e ossa, quindi visi che, volenti o nolenti, ci inducono e quasi ci costringono a confrontarci con  la verità? E se sono questi visi, in che modo secondo te la rete ci aiuta ad incontrarli? Grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Massimo, complimenti per il tuo contributo di pensiero. Senti alcune mie perplessità, poi ti faccio anche un paio di domande. La prima riguarda l&#8217;intelligenza collettiva. Un &#8220;noi&#8221; si costituisce anche &#8211; non solo, naturalmente &#8211; in contrapposizione ad un &#8220;voialtri&#8221;. E, ahimé, è più pericoloso dire &#8220;Dio é con noi&#8221; che &#8220;Dio è con me&#8221;.  Voglio dire, l&#8217;intelligenza collettiva, come qualsiasi intelligenza, conosce vicende di sviluppo e regressione, sia in situazioni fisiologiche che di stress particolare. La seconda riguarda la rete. Sostenere che la comunicazione in rete, considerata la tendenza alla velocità, all&#8217;uso di un linguaggio più contornuale che analitico etc. etc. promuova esclusivamente una comunicazione primitiva e scoraggiante l&#8217;uso del pensiero significa ovviamente demonizzare la rete, ma non credi che si corra anche il rischio opposto, cioé di &#8220;santificarla&#8221;, demonizzando tutti gli altri mezzi di comunicazione? Voglio dire, l&#8217;intelligenza collettiva é in funzione anche quando la gente guarda la tv o legge il giornale. Però una certa modalità di pensiero tende a svalutare questo aspetto, demonizzando la fruizione della tv o dei giornali come molte persone demonizzano l&#8217;uso  di internet. Dal mio punto di vista esiste una &#8220;tradizione orale&#8221; ed informale dell&#8217;intelligenza collettiva che tende a sfuggire a chi, un po&#8217; per &#8220;forma mentis&#8221; e un po&#8217; per necessità professionali, si affida più unilateralmente di quanto magari pensa a categorie di pensiero apprese e mantenute leggendo libri (nel mondo anglosassone si diceva un tempo, di una persona colta, che era &#8220;a very well read person&#8221;). Un esempio?<br />
Nel tuo intervento fai una citazione a proposito delle categorie &#8220;gratitudine e ingratitudine&#8221; e immagino che tu ti riferisca a quanto tratti in un post precedente, appoggiandoti all&#8217;analisi di un altro autore. Lo stesso episodio, nel numero del 29 maggio scorso é letto dal quotidiano francese &#8220;Libération&#8221; (che, se non mi é sfuggito qualcosa in questi anni, non simpatizza particolarmente con il principale protagonista dell&#8217;episodio stesso)in modo completamente diverso; tra l&#8217;altro lo fa molto pianamente, senza insultare nessuno, il che é importante, perché non importa come uno sia schierato politicamente, l&#8217;articolo fa pensare.<br />
Infine un paio di domande: parli di collettività e dici che, all&#8217;interno del &#8220;noi&#8221; si può ravvisare il viso di ognuno. Mi chiarisci meglio questo aspetto? Per alimentare il confronto estremizzo volutamente un po&#8217; i termini e ti chiedo: a quali visi ti riferisci? Sono le &#8220;facce&#8221; di &#8220;Facebook&#8221;, del catalogo delle facce per eccellenza? Perché, inteso in questo senso, secondo me, il contributo di Facebook tende viceversa ad una gigantesca falsificazione collettiva. Oppure sono visi in carne e ossa, quindi visi che, volenti o nolenti, ci inducono e quasi ci costringono a confrontarci con  la verità? E se sono questi visi, in che modo secondo te la rete ci aiuta ad incontrarli? Grazie!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: massimo giuliani</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-465</link>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 06:25:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.massimogiuliani.it/blog/?p=3072#comment-465</guid>
		<description>Certo, Patrizio, grazie di averlo segnalato.
Io mi sono limitato a far scorrere le immagini di alcuni blog &quot;in senso stretto&quot;, ma 6aprile2009.it è un nodo importante di quella rete informativa che da quattordici mesi è quasi l&#039;unica possibilità di far filtrare notizie attendibili da L&#039;aquila.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, Patrizio, grazie di averlo segnalato.<br />
Io mi sono limitato a far scorrere le immagini di alcuni blog &#8220;in senso stretto&#8221;, ma 6aprile2009.it è un nodo importante di quella rete informativa che da quattordici mesi è quasi l&#8217;unica possibilità di far filtrare notizie attendibili da L&#8217;aquila.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Patrizio Trapasso</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-464</link>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 06:15:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.massimogiuliani.it/blog/?p=3072#comment-464</guid>
		<description>Salve,
pienamente d&#039;accordo con quanto scritto.

Le indico anche questo sito http://www.6aprile2009.it.
Differente da un blog ma sempre nato per fornire informazione dopo il
terremoto, ed ormai punto di riferimento importante per molti aquilani,
e non solo.

Patrizio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve,<br />
pienamente d&#8217;accordo con quanto scritto.</p>
<p>Le indico anche questo sito <a href="http://www.6aprile2009.it" rel="nofollow">http://www.6aprile2009.it</a>.<br />
Differente da un blog ma sempre nato per fornire informazione dopo il<br />
terremoto, ed ormai punto di riferimento importante per molti aquilani,<br />
e non solo.</p>
<p>Patrizio</p>
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	<item>
		<title>Di: Claudia Valentini</title>
		<link>http://www.massimogiuliani.it/ipertesti/2010/06/06/il-primo-terremoto-di-internet/#comment-463</link>
		<dc:creator>Claudia Valentini</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:32:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.massimogiuliani.it/blog/?p=3072#comment-463</guid>
		<description>http://lamaestra.tumblr.com/post/185956394/prima-generazione-aq
smackCla</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lamaestra.tumblr.com/post/185956394/prima-generazione-aq" rel="nofollow">http://lamaestra.tumblr.com/post/185956394/prima-generazione-aq</a><br />
smackCla</p>
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