Ipertesti Gli articoli del sito di Massimo Giuliani

Psicologi e psicoterapeuti: riaprire L’Aquila

05.11.2010 · Posted in Senza categoria
Dal sito www.vacanzeitinerari.it

Dal sito www.vacanzeitinerari.it

Sul sito dell’Ordine degli Psicologi dell’Abruzzo e su quello dell’Università dell’Aquila è possibile leggere l’appello (al quale aderiscono l’Ordine regionale, la Facoltà di psicologia dell’Aquila e l’Osservatorio Permanente sul Territorio dell’Università dell’Aquila) che Psicologi e Psicoterapeuti di tutta Italia stanno firmando per sollecitare le autorità a fare tutto quel che si può per mettere i cittadini dell’Aquila nelle condizioni di riprendersi il centro storico della città. È una questione di salute: la memoria, le appartenenze, i legami con i luoghi, non sono qualcosa di cui ci si può privare senza conseguenze.
Si aderisce con una email all’indirizzo psiperlaquila@gmail.com, specificando cognome e nome, afferenza lavorativa, sede. Ecco il testo dell’appello:

RI-Costruire la città per RI-Costruire l’identità delle persone
Appello degli psicologi per L’Aquila

Il terremoto del 6 aprile 2009 ha sconvolto la città dell’Aquila e una parte rilevante della sua provincia. Oltre ai fabbricati, alle abitazioni, alle chiese ed ai monumenti, il terremoto ha danneggiato l’identità di una vasta popolazione. Senza più casa, una gran parte di aquilani ha trovato ospitalità nelle tendopoli, negli alberghi della regione e in altre sistemazioni di fortuna. Una parte di essi sta occupando i nuovi complessi abitativi edificati per l’occasione. La priorità di trovare un tetto, un riparo, ha imposto loro di sparpagliarsi su un territorio amplissimo, spesso perdendo i punti di riferimento della quotidianità consolidati negli anni.

L’Aquila aveva un centro storico vitale e densamente abitato, non era solo meta turistica ma vero e proprio fulcro della vita sociale ed economica, luogo di incontro ed emblema di una comunità che in tale centro individuava un simbolo di appartenenza. Ed i centri storici sono sempre stati il cuore della vita delle persone e il segno di una continuità storica e affettiva con le proprie radici.

Dal 6 aprile 2009 il centro storico dell’Aquila, così come gli altri centri colpiti, è blindato e inaccessibile per ineccepibili ragioni di sicurezza.

Noi, professionisti della salute mentale, psicologi, psicoterapeuti e ricercatori, vogliamo evidenziare quanto sia importante e urgente restituire al più presto alle popolazioni colpite i punti di riferimento in cui possano riconoscersi e possano riconoscere i loro luoghi; quanto sia rilevante prendersi cura della ricostruzione del tessuto sociale e relazionale che, insieme a quanto fatto finora, possa aiutare le persone a salvaguardare la propria stabilità e la propria integrità; quanto sia impellente ripristinare elementi di continuità che permettano alle persone, al di là della grave frattura che hanno subito le loro vite, di adattarsi nella nuova realtà recuperando quel senso di sé la cui unitarietà è stata profondamente ferita.

Riteniamo che un passaggio ineludibile della cura dei luoghi terremotati sia quello di fare in modo di riaprire più spazi possibili di quei centri storici e di permettere alle persone di tornare a portare in quei luoghi la loro vita, di reincontrarsi, di riappropriarsi di quei pezzi di storia.

Trascurare questi aspetti può avere, a medio e a lungo termine, conseguenze disastrose sulla salute psicologica delle popolazioni colpite, sulla stabilità delle comunità e sulle speranze di ricostruzione, con costi ingentissimi per la collettività.

Il nostro appello alle Autorità preposte vuole attirare l’attenzione su un aspetto per nulla secondario – anche se immateriale – del dramma dell’Aquila. Quello che chiediamo loro è di farsi carico da oggi, e in tempi più stretti possibile, di un piano per la messa in sicurezza di quanti più spazi possibile dei centri storici con la prospettiva di permettere alla gente di tornare a popolarli e di riconnettersi con la storia interrotta della loro comunità.

Per aderire all’appello inviare una mail all’indirizzo psiperlaquila@gmail.com specificando Cognome e Nome, Afferenza lavorativa, Sede.

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2 Responses to “Psicologi e psicoterapeuti: riaprire L’Aquila”

  1. massimo schinco scrive:

    Ciao Massimo,mentre scrivo mi rendo conto che ormai ci conosciamo da qualche anno… e con o senza l’aiuto di succhi di mirtillo e/o birre più o meno consolatorie o goderecce abbiamo passato diverse ore a parlare. Sicché tu sai che è più probabile trovarmi al mercato a comprare un capo d’abbigliamento (ecco, una cosa che proprio non mi piace fare, ne sa qualcosa mia moglie, che Dio benedica la sua pazienza)che in calce ad una lista di nomi che aderiscono a qualche forma di appello. Non me ne faccio né un merito né un demerito, per mille motivi da un po’ di tempo sono fatto così. Però questa mail la mando.
    Sai qual’é il mio augurio? E’ un augurio composto da ingredienti diversi.
    Uno riguarda il tono dell’appello. E’ semplicemente civile e preoccupato, preoccupato sulla base di un sapere che vorrebbe anche essere servizio, appunto quando serve. Mi piacerebbe che questo tono si diffondesse.
    Un altro riguarda il tempo. Qui il tempo dell’orologio deve subordinarsi a un tempo più vasto, al “tempo giusto” perché una cosa possa essere fatta bene, tenendo conto di tutto: dei tempi del cuore gravemente ferito, dei tempi tecnici, dei tempi delle decisioni per fare bene le cose anche in vista del domani.
    Un altro infine riguarda il tema della responsabilità. Mi immagino che per fare ciò che l’appello richiede, delle persone (come me, come te, come chiunque) debbano prendersi delle responsabilità. Mi auguro che abbiano il coraggio di prenderle (a volte di coraggio pur si tratta) ma mi auguro anche che siano messe in condizione di prendersele senza per forza dover fare gli eroi(non so se é questo il caso, ma capita anche che se applichi una legge magari ne violi un’altra, o che due regolamenti siano in conflitto tra loro, o che se decidi vai a pestare piedi i quali, se poi per reazione pesteranno te, ti stritoleranno…)
    Insomma, il mio cuore é con tutte queste persone (soggetti attivi di responsabilità proprie, e passivi di responsabilità altrui)che desidererebbero, dopo cena, guardare in pace un telefilm con la moglie o col marito, e magari addormentarsi serenamente sul divano, a casa loro. Non so quanto tempo ci vorrà, ma glielo auguro con tutto il cuore.

  2. Ciao Massimo, grazie per la tua nota.
    Proprio perché conosco la tua riluttanza a firmare appelli, la tua adesione vale doppio.
    Questo appello richiama chi di dovere a una responsabilità, certo. Insieme, è anche una presa di responsabiltà di una categoria che sulla questione ha da dire delle cose ed è giusto che utilizzi il suo sapere anche in questo modo: dai miei primi viaggi a L’Aquila, dai primi resoconti che ne facevo sul blog, quello che ripetevo era che fra la gestione dell’emergenza prima, e quella degli interventi edili poi, quello che sembrava sparire era la sofferenza psicologica e relazionale delle persone. C’è una scia di vittime che non rientra nel computo dei morti perché sono morte lentamente dopo quel 6 aprile.
    Sono molto contento che i nostri colleghi di lì si siano fatti portavoce di questa richiesta, e spero che la categoria risponda.

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