Ipertesti Gli articoli del sito di Massimo Giuliani

Psicologi e diritti umani

04.30.2010 · Posted in Senza categoria

clicca sull'immagine

Sabato scorso, 24 aprile, ho partecipato come relatore a una giornata di studi organizzata a Verbania da Psychologists for Human Rights, una giovane associazione che si occupa di promuovere interventi psicologici in situazioni, anche internazionali, in cui sia necessario salvaguardare le voci dei più deboli e i diritti di chi non è in grado di difendersi. L’associazione è animata da Guido Veronese, un collega e amico di Milano che da anni passa una parte importante del suo tempo fuori dall’Italia – soprattutto in Medio Oriente – e si interessa di trauma, psicologia dell’emergenza e interventi in teatri di guerra.
Il titolo della giornata era Psicologia e diritti umani: quali sfide fra locale e globale?.

Ne parlo per due ragioni: uno, perché l’evento del 24 è stato l’occasione per dar vita a un blog che si spera cresca e diventi luogo di creazione e condivisione di idee; due, perché la giornata è stata un’occasione per la psicologia di riflettere su di sé mentre rifletteva su altro. E penso debba essere sempre così: nel senso che una psicologia senza consapevolezza autoriflessiva su quello che fa e sulle sue premesse rischia di diventare troppo spesso strumento di sopraffazione, di contraddire cioè la sua vocazione di essere di qualche utilità al prossimo.

Dunque, come ho detto in chiusura di un intervento che ho fatto nell’arco della giornata, ho trovato il convegno un’ottima opportunità di riflettere sulla psicologia davanti al potere e sulla psicologia come potere. Che vuol dire psicologia come potere? Vuol dire che chi detiene un sapere (e la psicologia è detentrice di un sapere sulla gente, sulle relazioni, su cosa fa star bene e cosa fa star male) deve essere consapevole che ciò comporta un potere e una responsabilità; che costruire un sapere e poi decidere che questo deve essere condiviso con le classi che ne sono oggetto, oppure al contrario essere tenuto loro nascosto, fa una differenza in termini etici e politici (in un senso, naturalmente, che non è il primo che viene in mente davanti a questa parola) e che ciascuna di queste scelte è legittima a patto di essere consapevoli delle implicazioni.

Ha aperto la giornata Guido Veronese, che ha presentato l’associazione e ha parlato di “Psychologists for Human Rights, fra locale e globale”; la sua è stata una preziosa e sentita introduzione alla cultura dei diritti umani.
Silvia Galvani dell’Università Cattolica di Milano ha raccolto il testimone di Guido ben illustrando l’ineludibilità dei diritti umani per una professione, quella dello psicologo, che vorrebbe promuovere il benessere. “Dal legittimo intervento all’intervento legittimo: considerazioni deontologiche” era la sua relazione.
Angela Fedi dell’università di Torino e di Libera (Torino) ha parlato di “I Testimoni di Giustizia: legalità, benessere e diritti umani”, in riferimento a quanti denunciano estorsioni e ingerenze della malavita organizzata e ne hanno la vita sconvolta: di loro, anche, si occupa l’associazione Libera.
Io ho parlato di Internet, informazione e comunicazione orizzontale, partendo da questa esperienza e dialogando con Claudia Valentini connessa da L’Aquila via Skype: il nostro intervento “dialogico” si chiamava “Un dialogo su Social Network, Blog e Trauma Collettivo”.
Adriano Zamperini dell’università di Padova e Presidente della Società Italiana di Scienze Psicosociali per la Pace, ha parlato di “Quale psicologia per quale responsabilità sociale?”.
Ronnie Bonomelli di Psychologists for Human Rights ha coordinato la mattinata.
Al pomeriggio, collegamenti audio con Mahmud Sahid, psicologo, da Gerusalemme Est, e una dottoressa israeliana da Nazaret. Poi workshop e conclusioni in plenaria.

Grazie a Guido e agli amici di PsyHR.

Condividi, stampa o scarica in pdf:
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Print
  • PDF

2 Responses to “Psicologi e diritti umani”

  1. Quando abbiamo pensato la giornata “Psicologia & Diritti Umani” non avevamo ben in mente dove saremmo andati a parare, se voci multiple si sarebbero coordinate in una conversazione proficua, aprendo a dimensioni dialogiche piuttosto che a un giustapporsi sterile di monologhi. Non abbiamo ancora idea di quali siano (saranno) gli esiti e gli sviluppi di questa “particolare” giornata (http://psicologiaedirittiumani.blogspot.com/ ), certamente quando un racconto scaturisce con naturalezza, in luoghi lontani dal potere, alla periferia dell’impero, un piccolo germoglio comincia a fiorire nel deserto delle opposte sponde del mediterraneo, e poi crescerà una pianta: un fico d’india o un cactus, un ulivo o un limone – mai un abete o un pino- là dove un tempo vivevano storie di villaggi scomparsi. Per sopravvivere la psicologia non deve – non può- perdere la propria memoria. Come recita un noto drammaturgo e scrittore palestinese, Salman Natour, se perderemo la Memoria le iene ci sbraneranno. Le iene ci sbraneranno se perderemo la memoria. Un grazie speciale a Massimo, per il suo splendido contributo “narrativo”.

  2. Ciao Guido, grazie a te. Ho la certezza che i semi piantati sabato 24 daranno frutti.
    In una giornata di studi non si può cambiare il mondo, ma si può aggiungere la propria voce alla promozione di autoconsapevolezza e di responsabilità per i professionisti dell’aiuto.
    Io ho la speranza, e spero di averlo fato passare nella mia relazione, che questo strumento che usiamo in questo momento io e te per parlarci, mentre altri ci leggono, sia l’occasione per far parlare le voci al margine e la possibilità per tutti (per quanti più possibile) di partecipare alla scrittura a più mani della storia che li riguarda.
    Spero che, come è stato a Verbania sabato pomeriggio, sia un’opportunità per far dialogare le voci migliori di una parte e dell’altra nelle situazioni di conflitto.