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Il 14 luglio taci o sproloqui?
Scritto da massimo giuliani | 9 luglio 2009
Può essere che si tratti di un piano per danneggiare i blog e l’informazione via internet, o addirittura le versioni on line dei quotidiani; o magari è solo il frutto di una grossolana ignoranza, da parte della politica, di Internet e dei modi in cui circola l’informazione nella rete.
L’obbligo di rettifica - previsto attualmente per la carta stampata e che grazie al DDL sicurezza potrebbe diventare obbligatorio anche in rete - non risolverebbe i problemi che vuole risolvere e anzi ne causerebbe ancora di più ai soggetti che vorrebbe tutelare. Le ragioni della sua inutilità sono spiegate molto bene qui; della sua pericolosità, nel video che segue (dell’avv. Guido Scorza).
In parecchie sedi si sta svolgendo una serrata discussione sul modo migliore di esprimere dissenso e preoccupazione, ma detto fra noi non trovo utile la proposta di un giorno di silenzio dei blog per protestare con il disegno di legge né mi convince l’alternativa di pubblicare, il 14 luglio, una decina di post.
Circa la prima, mi sfugge la logica per cui, per difenderti da chi ti rende difficile parlare, resti in silenzio; e la seconda mi pare una forma di testimonianza che poco può portare di buono: non so voi, ma io dieci cose sensate non riesco a scriverle in un mese, altro che in un giorno! Se per dimostrare la necessità dell’informazione via rete la si inonda di fesserie, cosa porta questo alla causa?
Dai, sul serio: quale manovratore sarà veramente disturbato dal nostro silenzio o, al contrario, dai nostri sproloqui? Filippo Facci, in quest’articolo, gioca un po’ sporco e dice cose che secondo me non sono corrette; ma su una cosa potete credergli: nessuno perderà il sonno per lo sciopero dei blogger.
Guardo con curosità, invece, all’iniziativa di aprire un wiki sul quale scrivere collettivamente una proposta di emendamento. E guarderei con favore a una proposta di inondare la posta elettronica del ministro Alfano di centinaia di post, selezionati dalla rete, per fargli sapere che quello di cui si sta parlando non è un passatempo da ragazzini, ma un elemento importante di una novità che altrove (negli Stati Uniti come nel tormentato Iran) sta diventando parte integrante del rapporto fra i cittadini, l’informazione e la politica. E che nessuno chiede che il web sia una specie di zona franca e senza regole (una legge sulla diffamazione esiste già ed è più che sufficiente), ma solo che chi intende legiferare sull’argomento faccia il piccolo sforzo di provare a conoscerlo.
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Pubblicato in Punti di vista | Si parla di blog, mass media, politica |
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