A me mi piace (febbraio 2010)
Avevo promesso tempo fa che di tanto in tanto vi avrei proposto articoli che ho trovato interessanti da condividere.
Dunque nelle ultime settimane, fra le altre cose, mi sono soffermato a leggere: Leggi il seguito »
Avevo promesso tempo fa che di tanto in tanto vi avrei proposto articoli che ho trovato interessanti da condividere.
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Grazie alla rivista “Connessioni” ho messo on line i miei primi due articoli, del 2002 e del 2003. Erano anni in cui lavoravo con i tossicodipendenti e con i loro educatori (ho affiancato alla mia attività il lavoro in comunità come psicologo e terapeuta dal 1998 alla fine del 2004). Gli articoli sono nati da un clima e da un gruppo di lavoro speciali, una di quelle opportunità da cogliere finché durano. E infatti.
Li potete scaricare dalla pagina “Pubblicazioni su rivista” del mio sito, quello di lavoro. Se non vi va di passare dal sito, cliccate qui e qui.
Se li leggete, fatelo nell’ordine cronologico: c’è un senso.
Se vi va, lasciatemi un commento.
P.S.: per conoscere meglio la rivista: Connessioni. Rivista di consulenza e ricerca sui sistemi umani.

Sto preparando la rubrica “Segnalibro” per il numero 23 della rivista “Connessioni”. Fra le segnalazioni di questo numero, quella di un libro su cui avevo promesso di tornare in un post di qualche tempo fa…
Maddalena Mapelli e Umberto Margiotta (a cura di)
Dai blog ai social network. Arti della connessione nel virtuale
Mimesis, Milano 2009
Se il lavoro del gruppo di Ibridamenti.com di tanto in tanto incrocia le strade di Connessioni è perché nello studio della rete e del virtuale (che sono il campo di esplorazione del gruppo interdisciplinare Leggi il seguito »
“Signore e signori, grazie mille.
Credo di avervi già detto ciò che avevo da dire con la musica. Ma ciononostante, se mi sopporterete qualche secondo, lasciate che vi dica che questa orchestra è composta da persone meravigliose, intelligenti e coraggiose. Vengono da Palestina, Israele, Libano, Siria, Giordania, Egitto e Spagna. Leggi il seguito »
Sì, probabilmente vado a periodi.
Anni fa ero convinto che il libro che un terapeuta doveva assolutamente conoscere - certo, oltre quelli del suo mestiere e della sua “parrocchia” teorica - fosse “Il giovane Holden” di J. D. Salinger.
La curiosità candida del protagonista, che gli permetteva di vedere gli aspetti meno immediati delle cose mi sembrava una dote - una qualità cecchiniana - con cui un terapeuta dovesse confrontarsi.
Un giorno a una mia collega - una persona intelligente - dissi “Guarda qua, Il giovane Holden è un libro che quelli che fanno il nostro mestiere dovrebbero Leggi il seguito »
[Leggi tutte le puntate della rubrica "Libri e terapeuti"]

M.G.: Massimo Giuliani, psicologo psicoterapeuta e tenutario di questo blog, ce l’hai anche tu un libro che ti ha cambiato la vita?
Massimo Giuliani: Io devo confessare che i libri sono una passione tardiva. È vero che da ragazzino avevo le serie complete dei Gialli dei Ragazzi Mondadori e anche in seguito la letteratura poliziesca mi ha appassionato assai. Leggi il seguito »
[Leggi tutte le puntate della rubrica "Libri e terapeuti"] 
M.G.: Umberta Telfener, psicologa clinica, didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, docente alla Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell’Università di Roma La Sapienza: qual è il libro che ricordi perché ti ha cambiato la vita, o ti ha illuminato o ti ha lasciato un segno?
Umberta Telfener: Quando ero abbastanza piccola ho preso dalla libreria del salotto di casa mia un libro che si chiamava Leggi il seguito »
Prometto che è l’ultima cosa che scrivo su L’Aquila e sul terremoto.
Arriva un momento in cui certe vicende reclamano di tornare dentro i confini che spettano loro, per seguire percorsi necessari ma più segreti.
A quell’ultima cosa, però, ci tenevo. Leggi il seguito »
Il collega Luigi D’Elia mi ha chiesto per il sito dell’Osservatorio sulla psicologia nei media un commento sulla serie TV “In Treatment”, di cui avevo parlato al termine della prima stagione. Ripubblico qui l’articolo uscito per l’Osservatorio, scritto durante la visione della seconda (grazie, Luigi!). Leggi il seguito »

Rileggevo in questi giorni Patchwork Girl (1995), il romanzo ipertestuale di Shelley Jackson: una storia multilineare (navigabile su cd-rom) su una specie di Frankenstein donna realizzata con pezzi di corpi altrui. Una storia complessa che offre metafore sul sé, sull’identità ipertestuale e sui link (giunture, cicatrici) fra i vari “testi” che compongono quell’ipertesto.
Il corpo è spesso al centro dell’interesse di Shelley Jackson: come nel caso di “Skin”, un romanzo breve composto di 2095 parole - del quale ho parlato in questo frangente - tatuate sul corpo Leggi il seguito »

Cominciamo l’anno col pensiero di un maestro a cui veniva più naturale connettere che separare.
Non era raro che Gregory Bateson se la prendesse con la scuola e con il sistema educativo in genere, colpevoli a suo avviso di assecondare e tramandare gli errori epistemologici di cui soffre la nostra epoca e di non insegnare le cose importanti.
Questo breve video (che ho scoperto grazie a Pietro Barbetta e che è disponibile sottotitolato grazie a Il Narratore) Leggi il seguito »
Mentre questo 2009 - un anno che si è fatto, per ottime ragioni, più di un nemico - volge al termine non rimpianto da alcuno, impegni urgenti mi tengono lontano dal blog: complice lo “stacco” natalizio, sto scrivendo un bel po’ e spero di potere, prima o poi poi, farvi sapere qualcosa dei progetti in corso (e intanto segnalo a chi è in zona che a gennaio io e Flavio Nascimbene presenteremo a Bergamo il nostro “La terapia come ipertesto”: vi farò sapere di più).
D’altra parte oltre a scrivere, a lavorare, a lasciare tracce della mia esistenza nella rete e in qualche social network, e a nutrirmi nelle pause, Leggi il seguito »